Sofia and me

Sofia ha otto anni, ed un nome che le sta bene addosso come un vestito su misura.

La incontriamo, io e P., mia amica e collega di volontariato, il martedì prima di Carnevale, nella sala d’attesa del pronto soccorso pediatrico (se non ricordo male, Sofia sta lì per una brutta tosse). Tutti e due ci innamoriamo di lei, all’istante. E si vede: io, che di solito con i bambini (e non solo) parlo a macchinetta, la guardo, silenzioso ed incantato, mentre riempie il foglio che si è fatta consegnare da noi con il disegno di una festa in maschera; P., che sa che io non approvo e di solito si contiene, per prima cosa chiede alla mamma quando è nata e di che segno è. Perché P. è una brava ragazza, simpatica e divertente, ma crede nell’oroscopo e in quelle stronzate motivazionali (“Tu puoi cambiare la tua vita!”, e cose del genere) di cui sono pieni siti internet, programmi televisivi e scaffali di librerie (sigh).

Quello che sua madre risponde a quella domanda non lo ricordo; ricordo però che, ad un certo punto, dice, non so bene perché, guardando con un misto di rassegnazione ed orgoglio la figlia: “Ogni tanto devo dirle: Sofia, e per favore, metti giù quel libro, guarda un po’ di televisione!”.

Se Sofia non avesse otto anni, a questo punto, le chiederei di sposarmi. Giacché ce li ha, mi limito a girarmi verso di lei e, fissandola come se fosse la prima alba del mondo, ad enunciare: “Brava, Sofia. Chi ha un libro non è mai da solo”.

La frase non la impressiona quanto avrei desiderato: e questa è la fine di un magnifico idillio. Be’, certo, mi consolo, perché non la comprende. Ma, subito dopo, mi rimprovero: no, questa è una spiegazione sciocca, di uno che si crede superiore ad una bambina solo perché ha più anni di lei.

La frase non la impressiona, ragiono, perché non tutti leggono per lo stesso motivo: e tu le hai detto un motivo, un meschino motivo, che evidentemente non le appartiene, e che è tuo e tuo soltanto.

Perché sì, è vero. Io leggo per non sentirmi solo. Leggo per sapere che qualcun altro, in qualche altro posto, l’ha detto meglio. Leggo perché poche persone mi hanno coccolato, blandito, schiaffeggiato, preso a morsi, eccitato, commosso, [inserire participio passato], come hanno fatto “Il maestro e Margherita“, o “Un oscuro scrutare”, o “1984”, o “Watchmen”, o “Il teorema del pappagallo“, o “Il caso e la necessità”. Leggo perché la lettura è il vero social network: e, al contrario degli altri, è capace di superare tutti gli ostacoli. E con tutti, intendo tutti: la lettura sfida le miglia, la razza, il censo, l’ideologia, ed anche quel piccolo problema che è la non esistenza di molti dei personaggi che amiamo. E sfida il tempo: perché, come scrivere, anche leggere sottrae dal dominio del tempo e consegna all’eternità.

Leggo, come sta scritto su uno dei segnalibri che di tanto in tanto il mio libraio di fiducia regala ai suoi clienti, per legittima difesa. Legittima difesa da tutto ciò che mi fa paura, e che verrebbe a tormentarmi ogni notte, se solo io non lo tenessi a bada con qualche pagina dei libri che mai mancano sul mio comodino.

#ioleggoperchéLeggo per riuscire almeno ad udire questo grande dialogo. Ed a sentirmi vivo tra cose vive.

Sì, lo so che non ho giocato secondo le regole. Ma spero mi vogliate bene lo stesso: e, se no, fa niente. Tanto c’è A che punto è la notte? di Fruttero e Lucentini che mi aspetta.

Edit: come giustamente richiesto da ‘povna, aggiungo il link al portale dell’iniziativa #ioleggoperché. A cui sto lottando per non partecipare: perché la trovo una cosa magnifica, ma dubito di avere il tempo per renderle l’onore che merita.

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13 thoughts on “Sofia and me

  1. Ovviamente ti vogliamo bene, e benvenuto a fiancheggiare l’iniziativa. Ciò detto, se Cita un libro nasce (come nasce, te lo dico io che l’ho inventato) per essere a sua volta fiancheggiatore di #ioleggoperché, dai, e metticelo questo benedetto link al portale; e, dai, e gioca di domenica!
    Ti aspettiamo il 1 marzo, dai!

    (A che punto è la notte, interessante come sintomo dei tempi, ma molto medio).

  2. Il teorema del pappagallo me lo ha regalato mio figlio quest’estate per il mio compleanno, io pensavo che lo avesse scelto per la copertina colorata ma lui ha specificato ” parla di matematica e di un mistero due cose che ti piacciono”

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