Anche quest’anno è l’otto marzo

Fino a qualche anno fa, l’8 marzo era semplicissimo: compravi un mazzetto di mimosa per mille lire ed un tot di insulti al marocchino che te l’aveva venduta, lo portavi alla tua donna (l’aggettivo possessivo non è usato a caso) e stavi a posto così. Un anno di insulti e sguardi ai culi delle altre era perdonato con un attimo.

Poi, le cose hanno iniziato ad ingarburgliarsi: e sciacquarci la coscienza è diventato sempre più difficile, tanto che per farlo siamo stati costretti ad inventarci i discutibili neologismi di cui abbiamo parlato giusto un anno fa. Di pari passo, molte donne hanno dimostrato che, almeno in quanto ad ipocrisia, la parità dei sessi è stata pienamente raggiunta: siamo contro il sessismo, ma stasera andiamo ad ubriacarci come un camionista mentre ci guardiamo un gregge di spogliarellisti gay. In locali gestiti da uomini, nella maggioranza dei casi.

Sono polemico, lo so. Ma una cosa non posso non riconoscerla: anche in questo contesto, c’è sempre qualcuno che sa come cavarsi d’impaccio. Il Tg1, ad esempio, è riuscito nella giornata di ieri a parlare di questa festa complessa ed ormai densa di contraddizioni in modo esemplare. D’altronde se, come si legge qui, è il primo telegiornale italiano, ci sarà pure un motivo.

Guardate ed imparate. Quale modo migliore per festeggiare più di cent’anni di lotte per la parità dei sessi, che rilanciando le parole infelici del capo dello Stato, che ha ricacciato le donne al ruolo che a loro compete, quello di assistenza (a gratis, si intende) dei più deboli e derelitti della società (degli uomini)? Come esaltare l’intelligenza e l’indipendenza del sesso femminile, se non mostrando lo sguardo di ammirazione (anche un po’ ebete, sia detto senza offesa) con cui fissano il padre di tutti noi? Quale altro metodo utilizzare, per ricordare che biologia e psicologia hanno spazzato via tutti i luoghi che pensavamo di avere tra i sessi, che ripetendo ancora il mantra della “superiore sensibilità” femminile ed il parallelo donna/madre Terra? Come altro dimostrare che il capo dello Stato ha ragione, se non accennando solo per un attimo al motivo per cui quelle donne stanno ricevendo un premio dalle sue sante, maschili mani, che insieme al resto del suo corpo, alla sua voce, ai suoi pensieri, alle sue parole, alle sue omissioni occupano il 99 per cento del servizio?

Ecco, è sempre bello sapere che, mentre le solite sovversive trovano segni di discriminazione (avendo ragione da vendere) anche in uno spogliatoio, c’è qualcuno che si premura di rimettere tutte le cose a posto. Che, si sa, a noi uomini basta ben poco, per agitarci e farci smettere di vivere nel paese delle favole.

Felice festa della donna.

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