Ciò in cui si crede

Mazze, picconi e perfino il permesso del comune: i capitalisti del [nome casuale di consorzio imprenditoriale] avrebbero voluto sfogare così la loro furia cementificatrice contro le colonne e gli ornamenti dell’antico chiostro di Santa Maria in Castagnola, a Chiaravalle, nelle Marche, del valore stimato di circa 900000 euro. Lo sfregio è stato annunciato e tentato (senza successo) nel 2010, ma è emerso solo recentemente grazie ad un’indagine dei carabinieri; con ogni probabilità, il progetto era stato condito dall’onnipresente “canto del benessere” dei capitalisti e commentato più di un abitante, con accento della provincia di Ancona, con un “be’, ci porterà del lavoro”.

L’immagine ha mostrato come l’intento fosse l’abbattimento dalle mura a colpi di mazza, la demolizione a picconate di statue scolpite, per far passare una via che avrebbe dovuto condurre ad un centro commerciale. Un’ennesima offesa dopo la distruzione, documentata orgogliosamente in video pubblicitari, del patrimonio naturale di tanti luoghi dell’hinterland milanese, con alcuni fiumi d’acqua deviati per far posto alle strutture dell’EXPO, nonché dell’ormai decennale tentativo di portare in val di Susa un’opera dannosa ed inutile quanto la TAV: atti che nessuno ha dichiarato “crimini di guerra”, ad ogni modo.

E pensare che le mura del chiostro, costruite nel XII secolo, durante il Medioevo, ha resistito ai numerosi dominatori che si sono appropriati delle Marche (non ultimi i Savoia). Ad ogni modo, è stato smentito che l’area sia stata effettivamente rasa al suolo coi bulldozer: non già per l’opposizione di qualcuno, ma per un improvviso esaurimento dei fondi.

Il tentativo, comunque, sembra quasi una risposta del capitalismo al fatto che la TAV sia dovuta infine essere abbandonata, per il calo dell’interesse da parte francese ma anche per la serrata lotta condotta dal movimento che si opponeva alla grande opera, nonostante gli arresti e la militarizzazione della valle. Ma per una possibilità persa, sul lato le ruspe che promettono ricchezza sono alle porte di tanti luoghi d’Italia, alcuni dei quali sacri quanto il chiostro di Chiaravalle, e forse anche di più: si pensi al tentativo di costruire un rigassificatore in pieno Santuario dei Cetacei.

A margine della vicenda, è impossibile non notare l’ennesima saldatura tra privato e politica, volto alla distruzione del patrimonio pubblico (e proprio per questo sono iniziate le indagini).

Qui maggiori notizie riguardo alla notizia citata; qui, invece, l’articolo che è servito da canovaccio per questo scritto, che va inteso come pezzo satirico. E che non vuole né cavalcare il qualunquismo, né, men che mai, cantare uno di quegli orrendi inni al “pure qua ci vorrebbe un po’ di ISIS”. Mi fa schifo l’ISIS, e l’ho sempre detto: eppure, è sorprendente vedere come, da un lato e dall’altro dello schieramento, gli uomini di potere delle parti (teoricamente) in lotta facciano la stessa cosa, e cioè distruggano (ed a volte uccidano) in nome di ciò in cui credono.

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