Machiavelli e l’ipocrisia

Stato etico è un’espressione che fa schifo ad ogni livello: a livello concettuale, perché l’idea che uno Stato possa dire ai suoi cittadini quali devono essere i suoi valori può andare bene giusto dalle parti di Al-Raqqa; a livello più bassamente lessicale, perché, ripetiamolo ancora una volta, uno Stato del genere si dovrebbe chiamare semmai Stato morale.

D’altro canto, non mi trovo affatto in imbarazzo ad affermare che non riesco proprio ad evitare di provare disprezzo per i nostri uomini politici per via della loro ipocrisia.

Sì, la conosco quella famosa idea machiavellica per cui politica ed etica non sono parenti neppure alla lontana: e, sapete che vi dico?, forse potrei pure essere d’accordo. Non fosse che Machiavelli non la mette giù così semplice, e dice piuttosto che (riassumo) il politico può essere volpe e leone a suo piacimento, mentire, assassinare, tradire, sottrarsi alla pubblica riprovazione ed anche alla propria coscienza, in una parola catafottersene dell’etica… purché faccia bene il politico.

Ora, su cosa significhi essere un buon politico le opinioni sono praticamente una per testa; e forse è meglio così: che mondo potrebbe essere quello in cui l’idea di buon politico prevalente fosse quella di Antonio Razzi, ad esempio? La risposta rischia di mettere a serio rischio la sanità mentale di noi tutti, e quindi credo sia meglio glissare, e parlare in modo più generale.

Posto che io ritengo il nazionalismo la sentina di ogni vizio, stante l’attuale situazione di mondo diviso in Stati nazionali in perenne conflitto (economico, diplomatico, a volte militare), penso che ci si potrebbe però accordare nel ritenere un buon politico quello che fa il bene dei suoi cittadini: e, ci tengo a sottolinearlo, di tutti i suoi cittadini. Io lotterei per un altro tipo di rapporto tra gli uomini: ma se uno decide di accedere alle stanze dell’Autorità, non trovi idiota quanto lo sono io il fatto che uno nato a Civitella Roveto (AQ) abbia più diritto a certe cose di uno nato ad Al Manzla (Marocco).

Dal che: Monti non è stato un buon politico; Letta non è stato un buon politico; Renzi non è stato un buon politico (e con ogni probabilità, almeno a Milano, nessuno dei membri del PD lo è). Lasciamo stare Berlusconi, che è come sparare sulla Croce Rossa.

Visti chi sono stati i suoi rappresentanti negli anni più recenti, dunque, penso che sia nel mio pieno diritto affermare che le slot machine che si trovano praticamente in tutti i bar siano qualcosa di immorale. Dare il permesso perché fiorissero non è stata buona politica: non ha aiutato i cittadini e non ne ha aiutato neppure una parte risibile, cioè coloro che sono i proprietari degli esercizi in cui quegli arnesi del demonio sono piazzati, che accedono ad una percentuale minima dei guadagni (a meno che non accettino di ridurre le persone sul lastrico… cosa che spesso accade, ovviamente). Una mossa del genere ha favorito solo due “entità”: quella astratta, che va sotto il nome di Stato, appunto, e quella, purtroppo troppo concreta, che è il crimine organizzato.

Per questo, io non mi vergogno a dare allo Stato dell’ipocrita (che è un giudizio etico) tutte le volte che mi si presenta davanti un volantino come quelli che lo Stato appiccica sulle maledette macchinette vicino alle quali tanti padri di famiglia (e non solo) si giocano lo stipendio giornalmente: quelli che dicono di fermarsi a riflettere, di non giocarsi tutto, e che ammettono, bontà loro, che il gioco eccessivo può causare dipendenza.

Quest’ultima frase è significativa: perché qui non siamo più nemmeno nel campo del “Il fumo uccide”, che sta stampato sui pacchetti di sigarette con cui i Monopoli di Stato continuano ad avvelenare le persone a cui poi si rivolgono tante pubblicità progresso. No, qui l’ipocrisia è spinta ad un nuovo livello: perché non è vero che il gioco eccessivo può causare dipendenza. Il gioco, tout court, causa dipendenza, se uno è portato a svilupparla: si potrebbe dire, anzi, piuttosto, invertendo i termini della frase, che è la dipendenza a causare il gioco eccessivo.

Cartelli come quelli sono parenti stretti dello Schettinen di una settimana fa: stiamo usando (male) la psichiatria come un manganello, per zittire qualcuno (in questo caso, le voci critiche, che sono molte e spesso si beccano anche delle denunce) e continuare un gioco (termine che non uso per caso) che sarà bieco, ma è troppo remunerativo per essere interrotto.

Chissà se Machiavelli avrebbe perdonato al Duca Valentino anche un simile comportamento. Anzi, chiediamoci piuttosto se Machiavelli l’avrebbe scritto, Il principe, al giorno d’oggi, o se, piuttosto, non avrebbe buttato via il suo tempo, i suoi soldi ed il suo genio davanti a quelle che gli americani, che pure sono il popolo più ipocrita del mondo, hanno il coraggio di chiamare ladri con un braccio solo.

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6 thoughts on “Machiavelli e l’ipocrisia

  1. no, che a milano nessuno dei membri del pd sia un buon politico è falsità. è giusto riconoscerlo: a milano molti, e dico davvero molti, membri del pd, ancorché giovani, sono ottimi amministratori e hanno tutte le carte per essere anche dei buoni politici. il vento arancione di pisapia non si è spento subito come molta stampa ha voluto far credere, nonostante le difficoltà non siano state poche.

      • Sul fatto che molti membri del Pd siano dei buoni politici (e non solo a Milano) potrei anche essere daccordo. Il problema è che quando arriva il momento delle decisioni importanti i buoni politici del PD non contano niente e vincono sempre gli altri… i maneggioni e gli inciucioni etc… I buoni politici del Pd non sono utili, sono soltanto decorativi: come i centrini all’uncinetto della nonna. Per riprova basta vedere che più sono buoni politici e meno carriera politica fanno.

  2. Sulle macchinette del gioco d’azzardo c’è anche l’ipocrisia di molti gestori. Dalle mie parti l’ARCI ha più volte raccomandato ai gestori dei circoli di non tenere le macchinette ma poi ognuno fa quello che vuole… Molti circoli le hanno tolte mentre altri le tengono con la scusa che altrimenti avrebbero il bilancio in rosso e rischierebbero la chiusura. Se poi vai a vedere scopri che i circoli che hanno tolto le macchinette sono quelli più attivi dal punto di vista sociale e culturale… gli altri si accontentano di macchinette e ballo liscio.
    Per fortuna a livello di associazionismo e volontariato ci sono tante persone che aderiscono all’appello della campagna “No Slot” e fanno colazione solo nei bar senza slot.
    Pare comunque che, secondo la bozza del decreto fiscale del governo che potrebbe entrare in vigore a luglio 2015, gli enti locali non potranno più porre “limitazioni di distanza ed orari nei riguardi dei punti di offerta di gioco”, per cui potremo avere macchinette accanto a scuole, asili, chiese, ospedali… E qui torna in ballo l’ipocrisia del PD…

    • Hai ragione. E comunque, da quel poco di esperienza che ho in merito (persone che conosco), le macchinette non portano tutto questo guadagno neppure al gestore dell’esercizio, in termini percentuali.

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