Alcune domande sul caso Diaz

Vengo a sapere dell’affaire Tortosa grazie ad ammenicolidipensiero. La questione è troppo surreale perché io possa aggiungere più di alcune domande:

  1. se fosse stato qualunque altro condannato da un tribunale (per quanto sui generis come la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) ad affermare pubblicamente che lui rifarebbe (“mille e mille volte”) quello per cui è stato condannato, quali sarebbero state le reazioni della politica e, soprattutto, del corpo della polizia?
  2. chi bazzica Internet e si produce in reazioni sdegnate, è davvero così ingenuo da stupirsi del fatto che il potere (ed ancora di più i rappresentanti del potere, soprattutto quelli privi di ogni potere reale) sia arrogante?
  3. collegata alla precedente: possibile che non riusciamo a renderci conto che il polverone sollevato da questa uscita vergognosa, ci fa perdere di vista le vere questioni sollevate da quella sentenza, che nessuno si sta degnando di prendere in considerazione? (ci aveva provato Orfini, ma è stato un fiasco);
  4. perché l’Italia non ha una legge sulla tortura?
  5. ora sappiamo che quella notte alla scuola Diaz ci fu tortura: ma nemmeno i soldati della Gestapo dovettero assumersi la responsabilità di quanto venne loro ordinato dai loro superiori. Ergo, non è del tutto peregrino domandare: chi ordinò l’irruzione? Perché? Chi dev’essere considerato responsabile della “macelleria messicana”?
  6. pur volendo sorvolare sul fatto che ora quello che abbiamo sempre detto un po’ tutti è verità giudiziaria (quella dietro la quale tanti garantisti dall’anima buona si nascondono spesso), una cosa è certa: la gestione dell’ordine pubblico a Genova durante il G8 fu un fiasco. Perché nessuno ha ancora pagato, per essere stato, non dico altro, ma tanto incompetente?

O volete farmi credere che la presidenza di Finmeccanica, invece che (come sembra) un’applicazione perversa del principio di Peter, sia una specie di punizione?

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4 thoughts on “Alcune domande sul caso Diaz

  1. corollario al punto 5. i nomi dei responsabili “di mezzo”, di fatto, già ci sono: per chi volesse un riassuntino spicciolo è sufficiente un’occhiata a wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Processi_e_decisioni_giudiziarie_sul_G8_di_Genova) con anche un promemoria sugli avanzamenti di carriera successivi. certo, il problema è a che livello della gerarchia ti vuoi fermare, perché oltre ciò che è passato in giudicato si sfocia nell'”io so” pasoliniano, “ma non ho le prove per dimostrarlo.”
    p.s. corollario al punto 2: qua mi scappa la citazione… “certo bisogna farne di strada da una ginnastica d’obbedienza fino ad un gesto molto più umano che ti dia il senso della violenza però bisogna farne altrettanta per diventare così coglioni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni”

  2. Pingback: Non mi basta la forza degli occhi per voltarmi e non guardare | Io, me e me stessa - Historia de una mujer

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