Ancora una domenica d’attesa

Oggi è domenica: od(i)o le campane che richiamano i fedeli alla funzione, guardo il “Trattato del sapere medico” di Harrison, da cui dovrei studiare qualcosa, abbandonato di traverso sul mio letto, ed attendo.

Ad ottobre, dopo aver vissuto un mese di pura follia che mi ha fatto dubitare seriamente di riuscirci (relatore all’estero, cambiamenti in corsa praticamente ad ogni rilettura, copisteria che doveva farmi le stampe che chiude dall’oggi al domani… mancavano gli alieni e le cavallette, poi avevo fatto l’en plein), mi sono laureato. E da lì, sono cominciate, appunto, le attese.

Ho accettato di buon grado i tre mesi di tirocinio post-laurea; dopo aver conseguito l’agognata abilitazione alla professione di medico e chirurgo, ho pazientato finché l’Ordine dei medici della mia provincia si è decisa ad iscrivermi nelle sue fila. Ho frequentato assiduamente il reparto in cui ho svolto la tesi; ho fatto domanda per svolgere sostituzioni e guardie mediche tipo ovunque (anche negli istituti carcerari), ho domandato a medici di base che dovevano andare in ferie se potevo sostituirli, mi sono messo a dare ripetizioni a studenti che muoiono dalla voglia di trovarsi, tra qualche anno, nella mia stessa situazione. Ho visto miei compagni di corso laurearsi, in tutta calma, a marzo; altri ne vedrò laurearsi a luglio: il mese entro la fine del quale, almeno a sentire il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, dovremmo finalmente riuscire a capire, io e le altre migliaia di studenti che si trovano nella mia stessa situazione, quando diavolo ci sarà, questo maledetto concorso per l’ammissione alle scuole di specializzazione di area medica e chirurgica (senza frequentare le quali è praticamente impossibile svolgere la professione per cui abbiamo studiato).

Sarà dunque entro la fine del mese di cui ringrazio Dio, perché in un suo giorno, sotto il sole caldo, ci sono nato io (cit.), che questa snervante attesa avrà fine? Ne dubito. Il comunicato stampa linkato su annunciava in pompa magna che il BANDO nazionale per le scuole di specializzazione sarebbe uscito entro il 30 aprile; ed effettivamente, il 30 aprile, alle ore 19.00, abbiamo avuto qualcosa dal governo (e non si dica che non manteniamo le promesse): il Regolamento per l’ammissione alle scuole per l’anno 2015. Il quale (vi risparmio la lettura del burocratese) dice su per giù che:

  • entro centottanta giorni dalla sua pubblicazione, uscirà il bando per l’ammissione alla scuola;
  • non prima di sessanta giorni dalla pubblicazione del suddetto bando, si svolgerà la prova.

Nella peggiore delle ipotesi, dovranno passare quindi 240 giorni, a partire dal 30 aprile, perché noi possiamo andarci a scannare (un’altra volta, magari, parleremo di come la retorica della meritocrazia ci abbia portati a guerreggiare per ogni nostro diritto) per quei pochi posti che il governo metterà a concorso; nella migliore, almeno 60 (ma oggi è il 17 di maggio, e luci ancora non se ne vedono). In poche parole, con quell’annuncio, il MIUR, a noi che vogliamo smetterla di fare i bamboccioni dopo sei anni di studi e levarci a carico di mamma e papà, ci ha detto che dobbiamo, ancora, attendere.

Ed io attendo, infatti. Non solo che questo bando, finalmente, venga scritto e reso pubblico, ma anche che Renzi lanci qualche hashtag sull’argomento: non sarebbe impensabile, dopo aver “hashtagato” una riforma sulla scuola che non piace A NESSUNO con #labuonascuola (per chi di voi abbia vissuto in Alaska nelle ultime settimane, un buon riassunto dei suoi punti chiave fatto da iome), che per noi Renzi si inventasse qualcosa tipo #fareinfretta.

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4 thoughts on “Ancora una domenica d’attesa

  1. appurato che la selezione non sarà, come sempre d’altronde, meritocratica, significa semplicemente che avrai più tempo per entrare nelle grazie di un direttore di scuola di specialità 😛 (non so se sia facile per tutti cogliere la sottile ironia)
    p.s. giugno quando? i tuoi natali, intendo.

    • Col nuovo sistema, almeno in teoria, l’opinione del direttore di scuola conta quanto la tua…

      P.S.: io sono di luglio. 4 luglio, per la precisione (no, non scherzo).

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