Mentre lavoravo per Vertigine della classifica (Le storie, il raccontare, la cronaca)

Ho avuto modo di dire (qui, ad esempio) che il difficile, nello scrivere una storia, sta nel disporre la materia in un certo ordine, nell’imbrigliare la propria fantasia sfrenata nelle maglie di un “genere” (nel mio caso quello del racconto) che ha delle regole e delle convenzioni; e questa mia opinione è corroborata da numerose auctoritates.

Andrea Camilleri, per esempio, interrogato sul perché avesse scelto di scrivere proprio dei gialli, rispose che lo ha fatto proprio perché il giallo è “una gabbia”, all’interno del quale bisogna disporre i propri personaggi e le proprie situazioni in modo che risultino comunque credibili e verosimili (né questa è l’unica limitazione che Camilleri pone alla sua scrittura).

Datosi che l’uomo racconta ormai da migliaia di anni, è ovvio che le leggi e gli impedimenti che si pongono di fronte ad uno che decide di raccontare storie (ad esempio, io), nel 2015, sono molte ed a volte contraddittorie; per lo stesso motivo, è lecito supporre che le storie che potevano essere raccontate siano già state raccontate tutte (anche perché, come lessi non ricordo dove, i canovacci possibili sono quattro o cinque al massimo) e che, quindi, tutto sta nel raccontare quegli stessi eventi che già Virgilio ed Omero e Swift e Hugo e Asimov hanno già raccontato, solo in modo diverso.

Per questo motivo, in quello stesso post-racconto, facevo dire ad uno dei miei personaggi, che è semplice farsi venire un’idea per scriverci sopra un racconto. La ricetta è essenzialmente questa: si pensa a quali siano le regole che tengono insieme il mondo (e la società), se ne sovverte qualcuna, si fa cuocere tutto a fuoco lento finché non vengono fuori le conseguenze più estreme; soprattutto, si aggiunge (dicevo io rifacendomi al grandissimo Kurt Vonnegut) una dose abbondante di sadismo, ed ecco qua un’idea bella, pronta e finita. Adesso, fatela funzionare, se siete capaci.

Perché far funzionare quelle idee non è mica facile: certe volte hai delle intuizioni che ti sembrano fantastiche, e ci costruisci sopra tutto un intreccio che presumi debba tenere chi ti ascolta (o legge o guarda) incollato alla poltrona, imbastisci trappole che neanche un indiano della tribù dei Nasi Forati, prepari con cura i fucili di Cechov di cui avrai bisogni, arrivi al finale più mindfucking che si sia visto… poi rileggi, e ti rendi conto che la tua idea era proprio una bella merda. Un po’ come quella storiella, raccontata da Hitchcock a Francois Truffaut, con lo sceneggiatore che sogna storie bellissime, di cui al mattino non si ricorda. Allora comincia a mettersi vicino al letto un bloc notes, così, svegliatosi dal proprio sogno, potrà appuntarsi queste straordinarie idee che Morfeo gli passa ogni notte. Fa l’esperimento la prima sera: sogna, si sveglia, scrive. Al mattino, legge sul bloc notes: “Un ragazzo ama una ragazza”. E nient’altro.

Questo stato di cose, qualche volta, rende difficile anche il “semplice” farsi venire un’idea: perché sai che, tanto, quelle che ti verranno riguarderanno dei personaggi che non sono di carne e sangue, ma di carta ed inchiostro; non avranno davvero muscoli guizzanti o pance prominenti o superbi seni, perché queste sono strutture anatomiche che si proiettano nelle tre dimensioni, ed i tuoi personaggi, come il foglio su cui li stai scrivendo, di dimensioni ne hanno solo due. Ed in questo caso, da dove le vai a prendere, le idee? Il consiglio buono te lo da Orson Wells: sulle pagine dei giornali.

Ora, io, che tengo ormai da un anno e mezzo una rubrica in cui mensilmente racconto quello che è accaduto nel mese appena trascorso (rubrica che si chiamava prima A year in review, e che ora si chiama Vertigine della classifica), le pagine dei giornali le sfoglio ogni mattina. E da un paio di giorni, mi assale sempre lo stesso pensiero: non penserò mai più che qualcosa che voglio scrivere non sia credibile, o verosimile.

Perché i genitori che accusano le suore di insegnare la masturbazione (notizia ovviamente sparata da Leggo con tutta la forza possibile) sono il sogno di ogni autore satirico. O pornografico.

Perché la consigliera di Forza Italia che sparge in giro siringhe ed imbratta muri sorpassa (a destra, ovviamente) qualsiasi delirio complottistico la mente (forse malata, senza dubbio geniale) di Philip Dick avrebbe mai potuto concepire.

Perché i volontari (si fa per dire) di Bella Milano che cancellano un’opera d’arte scambiandola per un atto di vandalismo non potranno mai essere eguagliati da nessun romanzo storico, che racconti quei momenti in cui si pensò di buttar giù il Giudizio Universale di Michelangelo per “allargare la sacrestia”.

Perché accusare qualcuno di qualcosa accaduto in un luogo in cui neppure era presente fa sembrare Kafka un autore di romanzi rosa.

Ma sono tutte cose apparentemente impossibili.

Capite, quindi. Come sempre:

La vita ha più fantasia di noi.

Purtroppo.

Purtroppo.

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