Un regalo atteso

C’è un ragazzino (da qui in poi, il Ragazzino) che tra qualche giorno compie sei anni. L’estate è cominciata da poco, ma fa un caldo considerevole come solo in certe lande del Sud; quindi, i suoi parenti sono già sufficientemente, ehm, urtati per i fatti loro, senza che il Ragazzino in questione scassi le palle come, invece, fa. Perché, a tutti costi, non importa cos’altro potrebbero aver pensato, i parenti, lui come regalo per il suo compleanno vuole l’ultimo film Disney, testé uscito in home video. E basta.

Il problema, come sa chiunque ne abbia mai acquistato uno in originale (*ruota attorno gli occhi con aria di passare di lì per caso*), è che è mica da ridere, il costo di un film Disney con contenuti speciali ed il solito, insopportabile invito a non alimentare il mercato nero della pirateria; soprattutto per chi, come la famiglia del Ragazzino, vive una vita che, economicamente, può essere così riassunta: un lungo alternarsi tra un periodo brutto ed uno peggiore.

Ma tocca accontentare il desiderio, in fin dei conti il Ragazzino ha solo sei anni e non ti ha chiesto mica una minimoto come certi suoi compagni di asilo (i figli di papà, già stronzetti). Ma come fare, senza doversi privare dei soldi che sono necessari per comprare i farmaci che potrebbero salvare la vita al suo fratellino di un anno, che da quando è nato non fa altro che piangere e farsi venire malattie dai nomi impronunciabili tipo stenosi ipertrofica del piloro? (sì, ok, forse la sto facendo più drammatica di quello che è. Comunque, la spesa sanitaria è consistente).

Si sa che la necessità aguzza l’ingegno. Ed è così che il padre del Ragazzino (da qui in poi: il Padre) si fa venire un’idea geniale: no, non quella di scaricare il film da Internet, che per quelli della sua età e della sua fede calcistica Internet è solo un net molesto appiccicato ad una parola splendida (il Ragazzino ha detto “Forza Inter!” prima di “Mamma”, garantisce la Genitrice). Chiede a dei suoi amici. I quali gli indicano degli altri amici. I quali conoscono certe persone che forse fanno al caso suo. Che lo indirizzano ad una via sconosciuta ai più, in cui incontra… no, non è vero, va a chiedere ad uno di quelli che vendono i loro prodotti tenendoli avvolti in una coperta. Sono sicuro che avete presente.

Ed insomma, il giorno del compleanno del Ragazzino il film tanto desiderato arriva; e lui è talmente felice che schiva baci ed incarti che hanno la consistenza inconfondibile dei vestiti non desiderati (ma per i quali è obbligatorio ringraziare, gli è stato insegnato), e va subito a guardarlo. La Genitrice, che passa di lì per caso, vede quello che scorre sullo schermo della tivù e si produce in un facepalm talmente violento che in Australia Crocodile Dundee si ferma per esclamare: “Cosa è stato?”, ed il coccodrillo che sta cercando di ipnotizzare se lo sbrana prima che lui possa fargli presente che è un cornuto.

No, il Padre non ha acquistato accidentalmente un film porno. La pellicola acquistata è proprio quello che il ragazzino desiderava. Solo che…

All’inizio del film, si vedono le persone che prendono posto in sala. I colori sono tutti completamente sballati, le immagini sono sovraesposte e, in certe scene, è difficile distinguere i personaggi tra di loro, e dallo sfondo, e dal bianco che è stato dato da poco sul muro dietro la televisione. Le canzoni (che ovviamente attaccano di frequente: è un film Disney) sono cantate in una lingua che per il Ragazzino è incomprensibile quanto il Klingon, e che di lì a pochi mesi imparerà chiamarsi inglese. I dialoghi, quelli sono in italiano: ma perfino lui si rende conto che la voce del protagonista non è quella del Grande Attore che tutte le riviste specializzate hanno intervistato chiedendogli perché abbia accettato di lavorare in una “cosetta per bambini”, ma assomiglia piuttosto a quella del papà del suo amico Alessio. Che è gentile, ed ogni tanto lo accompagna a casa dopo l’asilo e gli compra pure un pezzo di pizza (il Ragazzino è un sacco goloso… e si vede), e tutto sommato non ha una voce così brutta… ma, insomma, per un cartone animato anche no.

La Genitrice fugge a gambe levate, paventando che, nel giro di secondi, il Ragazzino estrarrà il supporto su cui quell’aborto è stato riversato dal dispositivo che lo sta riproducendo, e lo utilizzerà come arma impropria. Ed invece, il Ragazzino, che di solito è una mitraglietta di domande, dubbi amletici, barzellette sporche raccontate da zii ambigui, se ne sta un’ora e mezza zitto e buono a guardarsi quella copia pirata, registrata in un cinema inglese o americano con una telecamera a mano, e poi doppiata (magari davvero dal papà di Alessio) in qualche oscuro sottoscala (chissà se ne sono state fatte copie anche in francese, tedesco e spagnolo). Quando alla fine preme il tasto STOP, lo direbbe, se solo conoscesse la parola: è un capolavoro.

Posso assicurare che la storia che vi ho raccontato è vera. E ve lo posso assicurare perché il Ragazzino sono io, ed il film che desideravo ardentemente per i miei sei anni era Il re leone.

Ho consumato il VHS che mio padre aveva acquistato, ehm, sottobanco, a furia di riguardarlo. Adoravo Rafiki, ed il fatto che colpisse in testa Simba urlando: “Sbagliato! La domanda è Chi sei tu?”. Capivo che Timon e Pumba temevano che Simba scappasse via con Nala, e facevo il tifo per loro. Odiavo Scar, e comprendevo che era diverso da tutti i cattivi Disney che avevo visto fino a quel momento: perché Scar aveva uno scopo, e questo lo rendeva più pericoloso di tutti gli altri. Non perché fosse un leone, ma perché, si capiva, nonostante i poteri magici e tutto il resto, era più pericoloso avere a che fare con lui, che non con Jafar (che ho sempre considerato un pirlotto privo di ogni spessore, e che riesce a fare quello che fa solo perché è circondato da emeriti imbecilli). Trovavo insopportabile Zasu, ma in fin dei conti, stringi stringi, pure lui era bravo. Mi si stringeva il cuore quando parlava Mufasa, anche se non aveva la voce di Vittorio Gasmann.

Era inevitabile che verso i dodici anni mettessi via tutta la roba Disney che avevo, ed iniziassi a dirmi che “quelle robe” mi erano piaciute solo perché ero un bambino, ed anche abbastanza stupido. Verso i diciannove anni, complice la riedizione in 3D che la Disney decise di fare proprio del film in questione, tirai fuori il VHS, lo inserii nel videoregistratore, lo feci andare.

Era una copia pirata, brutta, fatta male, che saltava in continuazione, e rovinata dalle continue “repliche” a cui l’avevo costretta. Ma sapete una cosa? Il film era splendido lo stesso. Vorrà pur dire qualcosa.

(questo post partecipa a Lunedì film, rubrica che giaceva dimenticata da un po’ troppo tempo)

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8 thoughts on “Un regalo atteso

  1. scherzi del destino: al nostro bimbo è stato fatti vedere dai nonni senza che lo sapessimo (no comment…) a meno di sei anni. lui deve aver pensato la medesima cosa, oltre ad aver dato un senso alla morte che dico solo: chapeau.

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