I nerd, i fighetti, i maghi ed io

In apertura a questo post, risalente a quasi un anno fa, confessavo di essere stato:

da qualche tempo travolto da una passione sfrenata per l’illusionismo.

La passione non si è affatto sopita, in questi dieci mesi. Anzi, se possibile, è divenuta più forte. E ieri sera, finalmente, ero pronto per la mia prima esibizione davanti ad un pubblico.

Occasione: una cena con alcuni amici dell’associazione di volontariato di cui faccio parte ormai da quattro anni. Nel corso di quest’anno, ci sono stati alcuni piccoli screzi coi membri del consiglio direttivo (niente di irreperabile, succede anche nelle migliori famiglie), ma siccome in passato i rapporti erano sempre stati ottimi e, soprattutto, paritari, io ed altri volontari (più loro che io, in realtà) abbiamo pensato di mettere una pietra sopra a questa storia con un piccolo, simpatico regalo.

Io sono stato incaricato di trovare un qualche modo originale di consegnarlo, questo regalo; ovviamente, ho colto la palla al balzo e chiesto se potevo farlo con un piccolo trucco di magia. La proposta è stata accolta.

Sono arrivato al momento dell’ “esibizione”, come credo sia comprensibile, piuttosto nervoso. Avevo passato una settimana a provare quello che avrei dovuto fare e, contemporaneamente, a lavorare sul lato del “marketing”, non rivelando nulla di cosa ci si sarebbe dovuti aspettare e suscitando la curiosità degli altri; temevo di non essere all’altezza delle aspettative (come mi capita sempre, d’altronde). In più, ripeto, era la prima volta che mi esibivo di fronte ad un pubblico “vero”, e questo non faceva che aumentare la mia tensione: certo, mi avrebbero detto che ero stato bravissimo anche se mi fossi fatto cascare tutte le carte di mano ed avessi rovesciato il tavolo addosso all’incolpevole presidente che mi sedeva di fronte, causandole una frattura del bacino guaribile in trenta giorni salvo complicazioni e, probabilmente, anche le complicazioni. Aggiungeteci un mal di testa da antologia, ed avrete un quadro piuttosto fosco. O almeno, un quadro che io vedevo piuttosto fosco.

La “perfomance” che avevo preparato prevedeva di far scegliere una carta al presidente dell’associazione, farci scrivere sopra “Il direttivo”, metterla in cima al mazzo (perché il direttivo è sempre in cima ai nostri pensieri…) e poi mostrare, sottolineando la cosa con una serie di commenti ironici, che era impossibile toglierla da lì, per quanti miscugli si facessero. Alla fine, avrei preso la carta in questione, l’avrei appoggiata sul tavolo e, sotto lo sguardo di tutti, l’avrei mutata in un’altra, su cui sarebbero comparsi i nomi di tutti i membri del consiglio direttivo. Qui, il tono del discorso sarebbe cambiato, ed avrei detto: “Ma ora chiedetevi: se, nonostante tutto, da anni continuiamo a scegliere sempre le stesse persone, queste persone, vorrà pure dire qualcosa, no?”.

Be’, com’è andata?, vi chiederete voi (o forse no, ed allora me lo chiedo da solo). Bene; non benissimo, ma bene. Tutto è filato per il verso giusto finché si è trattato di far ricomparire la carta scelta (il sei di spade) sempre nel posto in cui la desideravo; ad un certo punto, però, ho commesso un errore che mi ha costretto a far avvenire la trasformazione finale “per forza”, e non “naturalmente”. Nessuno se n’è accorto e, anzi, tutti mi hanno fatto i complimenti (anche se qualcuno mi ha detto di aver visto il trucco: ma era inevitabile, la micromagia è pensata per la persona che hai di fronte, non per quelli che ti circondano da ogni lato). Complimenti sinceri, mi è parso di capire. Una persona che stimo molto mi ha detto che ho un futuro.

Eppure, mi sono sentito irritato da quell’errore. Anche se non aveva avuto nessuna conseguenza pratica. Anche se nessuno poteva immaginare che l’avevo fatto. Anche se non appena ho concluso il gioco, subito mi è stata posta quella domanda che ogni illusionista vuole sentire, ed alla quale non può rispondere: “Ci spieghi come hai fatto?”. Perché?, mi chiedevo oggi, mentre rifacevo il trucco e, con rabbia, mi scoprivo in grado di farlo riuscire perfettamente.

Il fatto è che io credo che l’illusionismo (come la fantascienza) sia un riflesso abbastanza fedele della società in cui si muove il mago, delle sue (della società, intendo) fissazioni, delle sue idiosincrasie, dei suoi desideri più riposti e delle sue paure più inconfessabili. Credo sia anche e soprattutto per questo, che mi piace così tanto (e penso sia per questo che mi piace tanto anche la fantascienza): guardare in azione i grandi illusionisti, scoprire chi ha vinto il FISM quest’anno, può dirci molto sul mondo che abbiamo intorno.

Alla fine dell’Ottocento, ad esempio, quando tutto l’Occidente era nel pieno dell’ubriacatura colonialista (che non l’avrebbe mai abbandonata, a ben vedere), i maghi si costruivano fittizi passati di studio con guru indiani, sciamani africani, santoni dell’estremo Oriente e, d’altronde, si prestavano anche, e di buon grado, a ridicolizzare quelle grandi tradizioni da cui dicevano di aver preso ispirazione. All’inizio del Novecento, la nascita del cinema e, quindi, del divismo, fecero sì che Houdini capisse che non si dovevano più vendere solo capacità eccezionali, ma anche la propria persona ed il proprio mito. Negli anni Ottanta, l’edonismo sfrenato ed il narcisismo che si portava a rimorchio furono la causa di una corsa all’eccesso, che trova il suo apice in David Copperfield che fa sparire la Statua della Libertà.

Ed oggi? Oggi il microcosmo dell’illusionismo ci dice che nel macrocosmo va di moda lo sfigato: la persona intelligente e studiosa che con i poteri della propria mente, sviluppati solo attraverso l’esercizio continuo e la lettura di libri che le persone “normali” non possono neppure immaginare, riescono a piegare le leggi che regolano la realtà ed ad innalzarsi al di sopra della condizione di “esclusi” in cui i loro miopi simili li avevano rinchiusi.È il caso di Derren Brown; ancora di più, è il caso di Dynamo.

Potrebbe sembrare che questa situazione sia migliore di quella degli anni Novanta, quando nelle trasmissioni della domenica pomeriggio gli illusionisti venivano mostrati come semidei in possesso di una forza e di una resistenza erculee, capaci di liberarsi da una camicia di forza o a sopravvivere in una vasca piena di ghiaccio con uno sforzo minore della massaia che li guardava sferruzzando la maglia; ma la verità è che non ci siamo mossi di un passo da quei giorni.

Non conta più la forza, d’accordo, quanto l’intelligenza (ma forse sarebbe meglio dire l’astuzia); la rappresentazione prevalente del mago, tuttavia, è sempre quella dell’uomo (inteso come maschio) che non deve chiedere mai; dell’individuo incapace di sbagliare, che scende sulla Terra solo per mostrare agli altri quanto sono inadeguati: il mondo della magia (come quello del cinema, d’altronde) potrebbe sembrare essere diventato un covo per nerd, ma continua ad essere popolato da un numero impressionante di fighetti. E sono i fighetti, quelli che arrivano al grande pubblico. Anche a costo di imbrogliare.

Per fortuna, c’è un buon numero di maghi che ha manifestato fastidio per questo stato di cose: lo stesso Derren Brown, ad esempio, o il mio “maestro spirituale” Mariano Tomatis, che in uno dei molti episodi del “Laboratorio di magnetismo rivoluzionario” (punto di incontro tra magia e letteratura, nato da una presentazione de L’armata dei sonnambuli), prendendo spunto da Mitocrazia di Yves Citon, ha portato in scena la goffagine del mago. Fino a ieri, nel mio piccolo, anch’io pensavo di far parte di questo ristretto numero di illuminati.

La rabbia per quell’errore mi ha costretto a riconoscere che così non è: anch’io, come tutti gli altri, voglio sentirmi infallibile. Anche in questo, come in altre cose, ho scoperto che, per vivere bene con me stesso, sarò costretto a sconfiggere dei demoni.

A questo grado di autocritica mi ha fatto giungere un’arte che per molti consiste solo nel far sparire una pallina da ping pong da sotto un bicchiere. Questi molti rimanessero fermi nelle loro convinzioni: io i vecchi libri di illusionismo continuerò a sfogliarli. Stai a vedere che, da qualche parte, non salti fuori un incantesimo per metterli in fuga, i demoni.

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