A me non mi piacciono gli ebook, a me mi piace la Formula Uno

(Mi rendo conto che suoni abbastanza assurdo che io scriva questo in un post su Internet…)

Non voglio dire che quando finalmente si realizzeranno le umane sorti e progressive, e finalmente l’orrore dei libri di carta sparirà per lasciar posto all’ebook, panacea di ogni male, io smetterò di leggere. E non voglio neppure fare lo snob che dice: eh sì vabbè l’ebook, ma vuoi mettere col libro di carta? Il vero cultore cerca quello, il resto lasciamolo a chi legge Cinquanta sfumature di grigio. Voglio solo esprimere un parere: e quel parere (che ho già avuto modo di accennare qui, per altro) è che a me, l’ebook, non piace.

I motivi di questa idiosincrasia? Be’, innanzitutto una questione pratica: leggere a schermo mi stanca la vista, ed infatti penso ci sia una correlazione statisticamente significativa tra l’arrivo di Internet a casa mia ed il mio bisogno di ricorrere agli occhiali (non fate battute facili, lì in fondo). Ma, in secondo luogo, c’è anche una questione affettiva: pur non essendone un feticista, a me piace il libro di carta. Mi piace accarezzare la copertina, mi piace l’odore del libro nuovo, mi piace controllare quante pagine mancano alla fine di un capitolo insopportabile semplicemente facendomi scorrere le pagine tra le dita, senza dover trascinare giù una barra e poi non riuscire più a ritrovare dove diavolo ero arrivato.

Ma tant’è, mi sembra di aver capito che la grande battaglia tra gli “apocalittici” che vedono come un disastro la fine del libro come lo intendiamo ormai da più di mille anni e gli “integrati” che esultano per la sua trasformazione in una lunga sequenza di 0 e di 1 la stiano vincendo i secondi: non passa giorno senza che qualcuno ci ricordi gli infiniti vantaggi della trasformazione informatica.

Il fronte di questi “lettori tecnoentusiasti” è ampio, e va dal dottor Manhattan (che ha spiegato i motivi della sua conversione al digitale in un post di alcuni anni fa) ad un iscritto alla pagina Facebook “Raccolta statistica di commenti ridondanti” di nome Eugenio Mamprin (il cui commento a favore degli ebook è l’ultimo che ho letto in ordine di tempo). Per quest’ultimo, per altro, la superiorità è talmente netta da non dover essere neppure spiegata.

I vantaggi del Kindle possono essenzialmente essere riassunti in tre punti:

  1. pesa meno di un libro;
  2. occupa praticamente spazio zero (così, invece di cento metri quadri di casa, iniziano a bastarne cinquanta… e chi, come me, ha letto Casa dolce casa di Ballard, inizia a sentire i sudori freddi);
  3. nonostante ciò, hai la possibilità di portarti sempre una biblioteca in tasca.

A dirla tutta, a me questi sembrano ben magri vantaggi, a confronto col fatto che un lettore di ebook ha bisogno quanto meno di una custodia, dev’essere maneggiato con più delicatezza di un libro tradizionale, non offre la possibilità di essere gettato in borsa all’ultimo momento che sennò rischia di scassarsi, riceve molti più danni se accidentalmente ti cade e, in più, rischia di scaricarsi a duecento chilometri dalla più vicina presa di corrente proprio quando stai per scoprire chi è l’omicida in Dieci piccoli indiani. Tutto ciò, senza voler considerare gli studi scientifici che sembrano suggerire che ci si concentri di più se si legge un libro tradizionale, piuttosto che uno elettronico (ne ha parlato anche Le Scienze, in un articolo purtroppo accessibile solo agli abbonati, e che io ho potuto leggere sulla rivista cartacea prestatomi da un’amica…); ancor di più, se il libro elettronico lo stai leggendo su un supporto che ti offre parecchie distrazioni.

Al di là di tutto ciò, comunque, è impossibile non riconoscere che le motivazioni 1. e 2. sono inoppugnabili: sono stato in libreria (altro vantaggio dei libri di carta: creano lavoro) ed ho comprato “Il conte di Montecristo” e, be’, portarselo a spasso e trovargli un posto in libreria non è certo cosa semplice. Ma il punto 3. mi manda veramente ai matti: perché uno dovrebbe provare il bisogno di portarsi una biblioteca in tasca?

Capisco se il qualcuno in questione è uno studente: carichi tutti i libri che ti servono sull’ebook reader e poi, se mentri studi filologia romanza incappi in una questione linguistica che non ricordi bene, apri il tuo libro di glottologia, ripassi, torni alla filologia romanza e capisci tutto. E senza doverti far venire un’ernia discale per portarti dietro tutti e due i libri. Certo, si potrebbe obiettare che di solito uno studia o a casa, ed allora il libro ce l’ha sotto mano, o in biblioteca, ed allora può prenderlo dagli scaffali: ma lo studente è uno che per lavoro studia, e può capitargli di studiare in qualunque posto, e quindi non stiamo a cavillare.

Ma chi legge i libri anche per diletto, perché dovrebbe avere sempre sotto mano quindicimila, centomila, un milione di titoli? A che serve? Io non ho mai letto più di due o tre libri in contemporanea; poteva accadermi di attaccare una saga, e contemporaneamente leggere un saggio o un libro di racconti: ma già con quattro titoli insieme, la mia mente inizia a confondere le cose, e rischio di far finire Deckard a cacciare il mostro di Frankenstein, mentre Aleksej Ivànovic si siede allo stesso tavolo di Frank Abbagnale… E forse sono io, che ho una mente limitata, ma credo sia così un po’ per tutti quelli che leggono, qualunque cosa leggano.

Insomma, questo “la mia biblioteca sempre in tasca” mi sembra l’ennesimo atteggiamento da fighetto travestito da nerd. Calma: non sto dicendo che sia così per tutti quelli che hanno un ebook reader e lo usano, magari con profitto: ma senza dubbio questa è l’aria che si respira in un sacco di discussioni, e che per altro è abilmente sfruttata dal marketing di molte aziende.

Guardami quanto sono bello, ho sempre un gilione di libri con me. Certo poi, magari pilucchi ora uno, ora l’altro, e ti perdi i pezzi ed alla fine è come se non ne avessi letto nessuno.

O magari non ne leggi davvero nessuno, che far finta di leggere, su un ebook reader, è un sacco più facile che su un libro normale, dove, almeno, devi girare le pagine.

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3 thoughts on “A me non mi piacciono gli ebook, a me mi piace la Formula Uno

  1. eh però.
    io, diviso a metà tra il cartaceo e l’ebook, ho due elementi pratici a favore che spostano, su molti libri, l’ago della bilancia: lo spazio in casa non è un aspetto secondario. quantomeno, non lo è adesso, finite le scansie e con libri in doppia fila.
    l’altro aspetto, non secondario (per quanto so che la mia motivazione sia socialmente criticabile): il prezzo.
    sì, lo so che a meno c’è il libro in prestito. qua bisogna aprire il capitolo del desiderio di possesso dei libri, e allora le cose si complicano…

    • Ammetto che al prezzo non avevo pensato. Un punto a favore degli ebook, a ben vedere.

      E però, c’è anche il rovescio della medaglia: coi DRM, il libro elettronico è più difficile da prestare (almeno, a voler rimanere nella legalità).

      E comunque, io ripeto che non ho nulla contro gli ebook.

  2. Non ho l’ebook e non ho nemmeno intenzione di comprarlo, però quando a letto, prima di dormire, leggevo “Guerra e Pace” m’è venuta parecchia voglia… Essere sdraiati a letto con un mattone sullo stomaco mi bloccava la digestione: il contenuto del libro era bellissimo, molto meno le migliaia di pagine lì sul cardias…

    Per i problemi del prezzo e dello spazio occupato dai libri io li ho risolti entrambi grazie al bookcrossing… libri gratis e spazio libero in casa. Conservo solo i libri così belli che sicuramente rileggerò in futuro. Sinceramente quanti libri avete letto due o più volte?

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