Baglioni a Shichwa

Come sa chiunque segua questo blog da un po’, a me non piace consegnare i regali che faccio in modo normale. Adepto del culto del magic experience design, cerco sempre di fare in modo che il regalo non evochi solo sorpresa (come qualunque regalo fa, in un modo o nell’altro), ma anche meraviglia.

Quasi un anno fa, per la mia amica Anita, ho costruito a tal scopo una specie di complicata caccia al tesoro, ed i risultati non sono stati disprezzabili; un mese fa, per mia madre, ho ricorso agli stessi principi per gli stessi scopi.

Prima di raccontarvi questa storia, però, è necessario fare una premessa: Claudio Baglioni è il cantante e probabilmente l’uomo preferito da mia madre. Roba che io so a memoria il testo di Avrai (che la Genitrice utilizzava a mo’ di ninna nanna insieme a Brutta di Alessandro Canino… don’t ask) da quando avevo sei settimane. Sei settimane di gestazione, voglio dire: ed all’epoca non avevo neanche le orecchie, fate voi.

Ogni periodo della vita di mia madre, a giudicare dai suoi racconti, sembra essere legato ad una qualche canzone del cantautore romano; quando acquistammo la prima macchina con autoradio che la mia famiglia abbia mai avuto (l’unica macchina con autoradio che la mia famiglia abbia mai avuto, dovrei dire), per almeno un anno dalle casse dell’impianto non uscirono altro che le note di Lampada Osram, Una faccia pulita, Viva l’Inghilterra e via bestoffizzando.

Aggiungete a tutto ciò che mia nonna dice di ricordare che sua figlia, all’età di quattro o cinque anni, desiderava ardentemente avere come padre Gianni Morandi (che all’epoca non era ancora un social network hero) e forse vi renderete conto di cosa abbia significato, questo, a casa mia. In pratica, se ci avessero messo sopra un cartello luminoso con scritto REGALO DI COMPLEANNO PER LA MADRE DI GABERRICCI, non avrebbero potuto essere più chiari.

Io e mio fratello abbiamo colto la palla al balzo: lesti come faine (si fa per dire: la burocrazia dispiegata da Poste Italiane per farti comprare online con una Postepay è la tredicesima piaga d’Egitto), abbiamo acquistato due biglietti; poi, ci siamo messi a pensare a come avremmo potuto trascinare la Genitrice in un’esperienza magica tutta per lei. Alla fine, ci è venuto in mente questo.

Io, sfruttando le mie sopraffine capacità informatiche (cioè: spulciando Google per una quindicina di secondi) ho creato un finto post Facebook di Claudio Baglioni, in cui il cantante annunciava che per qualche tempo (e forse per sempre) avrebbe dovuto smettere la sua attività, a causa di non meglio identificati “problemi personali”; poi, ho inviato la foto a mia madre chiedendo ragguagli, e sottolineando che si vociferava che avesse problemi di salute. Avevamo previsto che la sera, a cena, il discorso “Ma Baglioni sta male?” sarebbe venuto di nuovo fuori. A quel punto, mio fratello avrebbe dovuto dire che aveva letto che si trattava solo di una bufala; io avrei ribattuto che ero abbastanza sicuro della fonte; lui avrebbe insistito; io pure; ci sarebbe stato un mezzo litigio, per dirimere il quale lui avrebbe tirato fuori il telefonino. Avrebbe digitato un paio di cose, poi mi avrebbe passato l’arnese bofonchiando: “Toh, leggi qua”, ed io avrei letto e poi mormorato “Oh, è vero…”. Quindi, avrei mostrato a mia madre lo schermo, e sullo schermo ci sarebbe stata una foto dei suoi biglietti.

Se si esclude che ho dovuto reinviare la foto dei biglietti a mio fratello per colpa di uno scherzo di cattivo gusto fattoci dal suo smartphone, si può dire che il piano ha funzionato bene, anzi, alla perfezione: imbeccati stupendamente da mia nonna (che è un’attrice nata), io e mio fratello abbiamo recitato abbastanza bene da far passare mia madre dalla perplessità alla meraviglia in un decimo di secondo. Attenuatosi l’entusiasmo che le era montato dentro, però, ci ha confessato la cosa.

Parentesi: devo ammettere che sono abbastanza sicuro del fatto che quanto abbiamo organizzato, io e mio fratello, non sia del tutto rispondente alle regole del magic experience design, che probabilmente e giustamente non devono vedere di buon occhio che si cerchi di provocare la magia facendo credere a qualcuno che una persona cui, in qualche modo, è legata, stia male. Ero ben conscio di ciò, ma ho voluto seguire questa strada per due motivi:

  1. altre idee non ce ne venivano;
  2. volevamo dare in qualche modo una lezione a mia madre, che è solito credere a tutto quello che legge su Internet (o che crede sia stato scritto su Internet, come in questo caso).

Ciò che non potevamo sapere era che, per una volta, mia madre aveva fatto una rudimentale forma di fact checking: oltre ad aver telefonato praticamente a tutte le persone che conosceva per dar loro la ferale notizia, infatti, si era anche connessa ad Internet, aveva postato lo screen su una pagina di fan di Claudio Baglioni ed aveva chiesto a qualcuno se ne sapeva di più. Mentre lei ci raccontava questa storia ridendo, io e mio fratello abbiamo cominciato a sentire i sudori freddi: sta a vedere che avevamo costruito, nostro malgrado, una bufala!

Ci siamo fiondati su Google: nessun sito sembrava riportare la notizia. Abbiamo controllato, a quel punto, la pagina Facebook di questo fan club: gli amministratori, evidentemente, si erano reso conti che la “notizia” non aveva alcun fondo di verità, ed avevano rimosso il post di mia madre, che ha poi provveduto a scusarsi, parlando di “stupida burla”, ed ad annunciare che sarebbe andata a vedere il suo idolo.

Perché vi ho raccontato tutto questo? Perché stamane ho fatto un raffronto, e sono rimasto, questa volta io, meravigliato. D’altronde: come altro dovrei essere, dopo aver scoperto che a fare fact checking sono più bravi mia madre (che si fiderebbe anche di Lercio) e gli amministratori di una pagina di fan di Claudio Baglioni (che saranno tutte persone degnissime, ma che, ecco, nella vita fanno altro), che i tanti giornalisti che, in questi giorni, si sono occupati del caso Shickwa?

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