Che copiava anche i miei errori

Ho sentito gente che mi copiava così bene che copiava anche i miei errori

ebbe a dire, una volta, Jimi Hendrix; e, nel mio piccolo, posso testimoniare che le parole dell’unico, grande musicista di Seattle ad aver cambiato la storia sono vere, e che il problema dei giovani wannabe che copiano i loro idoli al punto da diventarne caricature è annoso nonché attuale.

Quando ho iniziato a scrivere, volevo talmente tanto essere Jorge Luis Borges che stipavo tutto ciò che scrivevo di citazioni assolutamente fuori luogo e circonlocuzioni verbali del tutto incongrue ai “giochi” di realtà/fantasia che andavo a creare (ed a cui non avrebbe abboccato neanche Antonio Razzi, ma sorvoliamo). Un periodo, pensavo che non sarebbe stato male cavarsi gli occhi, per assomigliargli di più. E questa “malattia”, per così dire, non mi è ancora passata del tutto, se è vero come è vero che questo blog ospita una rubrica che si chiama L’emeroteca di Babele.

Stupisce dunque che un uomo usualmente sveglio ed attento come Pippo Civati si sia accorto solo ora che promette di abbassare le tasse per riguadagnare consensi, che Matteo Renzi non fa altro che copiare da Silvio Berlusconi. Che spreco, vedere una tale intelligenza ridotta a sottolineare l’ovvio.

Il leader di Possibile (prossimo detentore della maggioranza assoluta in Senato e Camera, garantito) doveva essere in letargo, mentre Renzi stracciava lo Statuto dei lavoratori, faceva a pezzi la scuola pubblica, assestava un nuovo colpo alla rappresentanza parlamentare con l’Italicum, usava la fiducia come se fosse aceto balsamico (che, si sa, sta bene su tutto) e, in poche parole, realizzava tutti i sogni proibiti che a Silvio, in un ventennio, non è riuscito di realizzare (niente battutacce, là in fondo). Soprattutto, doveva essere in letargo mentre Renzi faceva quello che Hendrix imputava ai suoi discepoli più fanatici: ossia, mentre copiava modi e strategie dell’uomo di Arcore, anche se era evidente che avrebbe dovuto fare l’esatto opposto.

Prendiamo il modo in cui il presidente del Consiglio gestisce la macchina del consenso, ad esempio: ciò che ha permesso a Berlusconi di ottenere per anni percentuali bulgare, non sono state tanto le promesse farlocche, pronunciate a favore di telecamera e sempre nel modo più spettacolare possibile (esempio di scuola, il famoso “contratto con gli italiani”) quanto, più che altro, la creazione del nemico, l’uso insistito del frame concettuale dell’assedio di un gruppo di “cattivi” ad una maggioranza di buoni (di cui, ovviamente, il leader di Forza Italia era il “comandante” ed il miglior rappresentante). Il nemico, nel tempo, ha assunto varie forme: e proprio il fatto che il nemico fosse sempre qualcuno di diverso era funzionale a dare l’immagine di qualcosa di enorme, proteiforme, cangiante, ed a inverare l’ipotesi dell’esistenza di un complotto contro i buoni. Berlusconi se l’è presa, nel tempo, con gli immigrati (buoni in tutte le stagioni), con i magistrati, con il “partito dell’odio”. Soprattutto, lo spauracchio che più spesso si è divertito ad agitare è stato quello dei “comunisti”: e non solo perché, per un capitano di industria come lui, i comunisti rappresentano effettivamente il nemico, e trasformare un suo nemico personale in un nemico della Nazione gli faceva buon gioco. E neppure perché, spostando sempre più a destra la soglia oltre la quale si finiva bollati come “comunisti”, ha fatto sì che i suoi pretesi avversari gli avvicinassero sempre di più tanto che, come dicevamo, alla fine è stato uno “degli altri” a fare tutto ciò che a lui non è riuscito.

No, il motivo l’ha spiegato Umberto Eco, dopo la sostanziale sconfitta rimediata da Pierluigi Bersani alle elezioni del 2013, in un articolo che il sito internet dell’Espresso si ostina a non volermi far trovare: far smuovere il culo a quell’ampia fascia di elettorato di destra che, usualmente, resta a casa quando si tratta di andare a votare. Quando questi elettori hanno l’impressione che, anche senza il loro contributo, la battaglia sarà comunque vittoriosa, la domenica se ne vanno a sciare; viceversa, se si respira il clima da “i bolscevichi verranno ad abbeverare i cavalli nell’acquasantiera di San Pietro” (ma c’è un’acquasantiera, a San Pietro), accorrono in massa alle urne, per impedire la caduta del Paese nella barbarie.

Renzi, creandosi come avversario l’inguardabile Salvini, sperava di fare la stessa cosa. Il problema è che non ha considerato un aspetto fondamentale: il contesto. La strategia di Berlusconi funzionava perché era stata costruita su misura per un determinato elettorato; applicata al PD, la stessa strategia risulta perdente: gli elettori del PD ci vanno già, a votare, perché credono a tutte quelle storie sul dovere civico eccetera; costruire un Salvini non attira gli elettori cosiddetti centristi verso di te, caro Matteo, soprattutto quando vent’anni di propaganda martellante li hanno convinti del fatto che chiunque non creda che il padrone di uno stabilimento abbia il diritto allo ius primae noctis è un pericoloso eversore. Semmai, li attira verso di lui.

Ricordatevelo, il giorno in cui il governo Salvini giurerà nelle mani del Presidente della Repubblica Federalista d’Italia, Umberto Bossi.

Advertisements

One thought on “Che copiava anche i miei errori

  1. Confermo che a San Pietro ci sono le acquasantiere… Le ho notate lo scorso anno quando una turista giapponese è andata a sciacquarsi le mani dopo aver finito di sgranocchiare un sacchetto di patatine nel bel mezzo della navata della Basilica. Se entri in San Pietro in calzoni corti o in canottiera ti fanno mettere un cencio addosso per rispetto del luogo… se invece bivacchi nella navata centrale con patatine, bibite e perfino gelati va benissimo (visto con i miei occhi ad Agosto 2014).

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s