Oggi è il 12 dicembre

Oggi è il 12 dicembre. Uno dei due giorni dell’anno in cui penso a Flavia.

Flavia che, in realtà, non si chiama affatto Flavia. La chiamo così perché mi piace dare agli altri (e soprattutto alle altre) dei nomi che non sono quelli che hanno dato loro i genitori. Sia chiaro, attuo questa procedura di rinominazione solo dentro di me: Flavia non l’ho mai chiamata Flavia, per dire.

Le motivazioni per cui lo faccio non credo sia il caso di spiegarle qui; sono molto futili, comunque. Ah, e nel caso ve lo stiate chiedendo, nella mia vita ci sono state (in qualche caso ancora ci sono) anche un’Angelica ed una Layla.

Ad ogni modo, Flavia è stata la mia prima ragazza. Abbiamo iniziato ad uscire che io avevo diciassette anni (eh sì, ho avuto la prima ragazza a diciassette anni) e, tra una cosa e l’altra siamo stati insieme più di tre anni.

Dico tra una cosa e l’altra perché una frazione non indifferente del tempo che siamo stati “amici che si baciano” l’abbiamo passata a fare questo. Il resto del tempo, però, siamo stati bene. O, almeno, io sono stato bene con lei. Ed è per questo che oggi, passato attraverso la delusione e la rabbia e l’odio (più o meno in quei momenti iniziai a chiamarla Flavia) e l’indifferenza, la ricordo con affetto. E la penso due volte all’anno.

Una volta lo faccio il due di agosto, e qui siamo sul facile: è il suo compleanno. L’anno scorso le ho anche mandato gli auguri, e lei mi ha risposto dicendomi che aveva avuto un bambino. Quest’anno pure le ho scritto, ma lei non mi ha risposto. Peccato.

L’altra volta, come dicevo, è in data odierna. E pure c’entra un compleanno: per la precisione, quello di una sua cugina che, se non vado errato, dovrebbe compiere oggi sei anni. Una cugina a cui Flavia volle bene da prima che nascesse (eccitata mi raccontava di aver accompagnato sua zia a fare il tracciato e l’ecografia e di aver sentito il nanerottolo che le stava dentro darle un calcio attraverso il pancione della madre), figurarsi dopo che è venuta al mondo: ricordo i messaggi che mi mandava quando andava a trovarla, e finivano tutti col punto esclamativo. Oggi sappiamo che vuol dire qualcosa.

Mi piace pensare che questo rapporto speciale che intercorreva tra le due cugine non c’entrasse soltanto col sangue, ma anche con la curiosa coincidenza di essere nate tutt’e due in date-chiave della storia italiana: Flavia in quella della strage della stazione di Bologna, la piccoletta in quella dell’attentato di piazza Fontana. Convenzionalmente, l’inizio e la fine della strategia della tensione.

Il bellissimo articolo che, nel suo “Misteri d’Italia“, Carlo Lucarelli dedica proprio alla strage di Bologna, si conclude con una parola che è contemporaneamente di speranza e minaccia: “aspettiamo”. Ma questa attesa non può trascorrere nell’inerzia: è vero, attorno a quelle vicende regna il silenzio e, anzi, l’omertà; un’omertà contro la quale ci sentiamo impotenti. Ma un’arma a nostra disposizione l’abbiamo: è una sola, ma è potentissima.

Raccontare.

Per questo motivo, oggi io ho voluto raccontare una piccola parte della mia storia privata: per dire che, anche se non sapete come, anche se non immaginate perché, quelle ferite sono state aperte nella carne di tutti noi. Anche in quella di chi all’epoca degli eventi non era ancora nato. Anche di chi non è mai stato a Bologna o Milano. Anche di chi “si sente assolto”: perché anche lui “è comunque coinvolto”.

Ecco perché spero che Flavia abbia almeno iniziato ad accennare, alla cuginetta (e magari, ora, anche al figlio) che le date in cui loro due hanno deciso di venire al mondo non sono date normali.

Sono sicuro che, se non l’ha fatto, prima o poi lo farà. In fin dei conti, sotto sotto, era una brava ragazza.

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5 thoughts on “Oggi è il 12 dicembre

  1. Mi è molto piaciuto questo tuo post… e non per il gusto di farmi i fatti tuoi, ma per il tono accattivante con cui hai scritto. P.s. Non mi puoi piazzare un Clapton così… non mi dirai che anche a te piace vincere facile?!? 😛 Buona serata

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