Due versioni di Oberdan

(Liberamente ispirato alle Tre versioni di Giuda di J.L. Borges, contenuto nella raccolta “Finzioni”)

“Guglielmo Oberdan, nato con il nome di Wilhelm Oberdank (Trieste, 1º febbraio 1858 – Trieste, 20 dicembre 1882), è stato un patriota ed esponente dell’irredentismo italiano.

[…] [Lesse] molto e fu influenzato specialmente da Giuseppe Mazzini e Francesco Domenico Guerrazzi.Nel frattempo, pur giovanissimo e di modeste origini, prese a frequentare vari salotti letterari e politici di Trieste ed entrò in contatto con personalità quali Adolfo Liebman, Vitale Laudi, Gregorio Draghicchio, Riccardo Zampieri e Domenico Giovanni Battista Delfino […]

Nel 1877, grazie ad una borsa di studio elargita dal comune di Trieste, poté iscriversi al Politecnico di Vienna […] Ben presto divenne una figura di guida tra gli studenti italiani, e durante una festa organizzata da alcuni studenti polacchi, dichiarò la Polonia “quale sorella dell’Italia nella sfortuna”. Nel marzo dell’anno seguente, però, avendo l’Austria proclamato la mobilitazione per occupare militarmente la Bosnia e l’Erzegovina come deciso nel Congresso di Berlino ricevette la chiamata alle armi e dovette interrompere gli studi […] Contrario all’occupazione dei territori Bosniaci sanciti dal Congresso di Berlino decise di disertare[…].

Il 17 luglio 1878 abbandonò Vienna per trasferirsi a Roma dove frequentò i movimenti degli ex garibaldini e quelli irredentisti[…]. Nella sua piccola stanza a Trastevere aveva appesi due ritratti: quello di Gesù e quello di Garibaldi. Mentre leggeva opere del filosofo inglese John Stuart Mill, s’impegnava sempre più all’interno dei movimenti attivisti.

Nel luglio 1879, Oberdan ricevette a Roma un bacio sulla fronte dal suo “idolo”, Giuseppe Garibaldi […]. Alla morte di Giuseppe Garibaldi, avvenuta nel 1882, Oberdan marciò dietro al carro funebre con la bandiera di Trieste al collo per dimostrare il suo lutto.Oberdan prese la decisione che Trieste potesse essere separata dal dominio austriaco solo grazie al suo stesso martirio. Lo scoraggiamento degli esuli che avevano riposto in Garibaldi le loro speranze spinse Oberdan a organizzare un attentato, assieme ad altri irredentisti (tra cui l’istriano Donato Ragosa, con cui si era sempre mantenuto in contatto), contro l’imperatore Francesco Giuseppe in visita a Trieste in occasione dei 500 anni di dedizione della città all’Austria, la “fidelissima” titolo assegnatogli dalla monarchia asburgica per essersi astenuta dalle rivoluzioni del 1848.

Oberdan cercò di trasportare da Roma a Trieste due bombe all’Orsini; giunse assieme a Ragosa nella località di Ronchi presso Monfalcone, ma venne arrestato dopo che aveva sparato malamente ad un gendarme trentino, in seguito alla segnalazione di un messo comunale che notò il suo ingresso clandestino in territorio austriaco nei pressi di Versa.

Durante il primo interrogatorio egli si dichiarò come Rossi, ma in seguito, davanti al giudice distrettuale Dandini confessò il suo intento di voler attraversare il confine per recarsi con le due bombe a Trieste. Non essendo lui contento dell’arresto, in quanto voleva essere immolato, si autoaccusò.[2] Il 20 ottobre 1882, davanti all’imperial-regio tribunale della guarnigione di Trieste, Oberdan venne condannato a morte per impiccagione dalla giustizia austriaca per alto tradimento, diserzione in tempo di pace, resistenza violenta all’arresto e cospirazione, avendo confessato le intenzioni di attentare alla vita dell’imperatore Francesco Giuseppe. Il 4 novembre la condanna venne confermata e solo all’alba del 20 dicembre venne impiccato nel cortile interno della caserma grande di Trieste.

Mentre il boia Willenbacher, venuto direttamente da Vienna gli metteva il cappio al collo, Oberdan esclamò: “Evviva l’Italia! Evviva Trieste libera!”[2] Immediatamente dopo la sua morte Oberdan fu elevato al rango di martire. In conseguenza di ciò aumentarono le adesioni al movimento irredentista, e la lotta contro la supremazia austriaca raggiunse il suo picco. Durante la prima guerra mondiale, la propaganda nazionalista italiana fece tesoro della storia di Oberdan e del suo martirio, al fine di svegliare il consenso nazionale nella popolazione italiana”.

Quanto avete letto è quanto riportava, alla data del 20/12/2015,  la voce Guglielmo Oberdan di Wikipedia.

Wikipedia, ricordiamolo, fu un ambizioso quanto effimero progetto di raccolta del sapere universale, portato avanti all’inizio del Ventunesimo Secolo da alcune migliaia di persone (la maggior parte delle quali residenti in quello che allora si chiamava “blocco occidentale” o “emisfero occidentale”) e basato su un sistema di archiviazione informatica dei dati.

Benché oggi sia praticamente sconosciuto, ai suoi tempi questo enciclopedico lavoro rappresentava praticamente l’omnibus della cultura accessibile a quello che potremmo chiamare l’uomo della strada; detto in altri termini: tra il 2010 ed il 2025, chi conosceva tutta Wikipedia (che era per altro disponibile in varie lingue) conosceva il mondo.

Come tutto ciò che era sviluppato con i protocolli informatici di inizio secolo, Wikipedia è stata travolta dalla crisi del silicio dei primi anni Trenta; pochissime copie delle sue voci, raccolte su supporti cartacei prima che fosse troppo tardi, sopravvivono ai giorni nostri. L’unica disponibile in italiano è ospitata presso la Biblioteca [***] di Roma. A questa copia mi sono rivolto per la voce che avete letto poco sopra, e per le altre che ci serviranno per esplorare il tema di cui questo libro si occupa (la storia della menzogna).

[…]

Quella di Oberdan fu, senza dubbio, il caso di menzogna meglio raccontata nella storia. E fu una menzogna tanto efficace soprattutto perché, prima di mentire agli altri, Oberdan mentì soprattutto a se stesso, mascherando il proprio desiderio di gloria personale dietro il paravento di interessi più alti, ed in particolare di quelli della Patria.

In ciò, fu senza dubbio aiutato dal clima che si respirò in Italia per circa centocinquant’anni, negli anni che vanno cioè dalla sua riunificazione attraverso le guerre di conquista dei Savoia alla metà degli anni ’20 del Duemila, quando una manciata di storici distrusse il mito del cosiddetto Risorgimento […] e lo fece partendo proprio dalla figura di Oberdan, tanto nota da essere citata perfino in un canto patriottico scritto trent’anni dopo la sua morte.

[…]

L’attecchimento della menzogna di Oberdan, dicevamo, fu favorita enormemente dai desideri dei governi che si avvicendarono alla guida dell’Italia prima nel periodo regio e poi in quello repubblicano; desideri che furono imperialistici, ma sempre giustificati da un vittimismo a tratti esasperante, che vedeva nell’Italia una nazione oppressa dai propri vicini e, per questo, “autorizzata” a prendersi il suo posto al tavolo dei “grandi” del mondo, espandendo i propri confini a discapito dei barbari che le stavano vicini, in particolare quelli di etnia slava.

[…]

Si potrebbe anche dire che in nessun altro paese avrebbe potuto durare così tanto la leggenda di un uomo come Oberdan. Già ai tempi della sua morte, esistevano prove che indicavano come, nella realtà, Oberdan fu sempre più un uomo “di teoria”, che di azione: aveva studi tecnici, certo, ma non sarebbe mai stato in grado di costruire una bomba; d’altronde, attentare alla vita di un uomo, foss’anche dell’odiato imperatore d’Austria, non rientrava decisamente nel suo carattere.

[…]

Era Oberdan un irredentista? Certamente, nessuno potrebbe negarlo: lo era, e dei più integralisti. Cercò mai di uccidere l’imperatore d’Austria? No, e questa è una risposta che può essere data con altrettanta certezza. I già citati studi storici eseguiti tra il 2025 ed il 2031 lo dimostrano.

[…]

E quindi, Oberdan fu semplicemente molto bravo a sfruttare le circostanze: arrestato per tutt’altro motivo, confessò crimini che non aveva mai commesso e non aveva neppure intenzione di compiere; lo fece per offrirsi come simbolo dell’irredentismo italiano, certo. Ma (anche e soprattutto) affinché la sua figura non venisse dimenticata.

E la storia del ragazzo che nasce sotto il tallone dell’impero nemico, e poi così generosamente offre la sua vita per riportare ai suoi legittimi “padroni” la terra che vive sotto il giogo straniero, era troppo bella perché lo stato italiano non la sfruttasse per i suoi fini (che, probabilmente, erano anche quelli di Oberdan).

[…]

Solo alla luce di tutto ciò, si può capire perché, ancora oggi, si dice “oberdanata” per dire di una menzogna tanto enorme e scoperta che dovrebbe essere accolta con una risata e che, invece, tutti giudicano veritiera ed indubitabile

– Tratto da Storia della menzogna, di autore ignoto, Roma, 2091.

 

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3 thoughts on “Due versioni di Oberdan

  1. E’ la solita vecchia storia: dipende da che lato della barricata stai… per alcuni sei un eroe, per gli altri un terrorista e magari non hai fatto niente per essere ne’ l’uno e nemmeno l’altro…
    p.s. dicono che Firenze sia l’unica città (a parte Trieste) ad avere un monumento e una piazza intitolati a Oberdan…

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