I Goonies – Richard Donner – Lunedì film

La per troppo tempo dimenticata rubrica Lunedì film torna di nuovo a farci compagnia, e lo fa con uno dei film che hanno segnato la mia infanzia: I Goonies, di Richard Donner (che è pure il signore che ha diretto il primo, leggendario Superman). Perché, vi chiederete voi. Semplice, perché ieri sera Boing ha deciso di farmi chiudere in bellezza il weekend, regalandomene la visione senza che io nemmeno gliel’avessi chiesto.

Chiediamo alla regia di agevolare una sinossi, per quelle poche, povere persone (abbiamo molta compassione per voi, davvero) che non hanno mai visto questo capolavoro.

Mikey e Brandon sono fratelli. Mikey è il più piccolo e se ne va spesso in giro a far danni insieme coi suoi tre amici: il tecnologico (pur nella scarsità di mezzi) Data, l’ingordo Chunk ed il sarcastico e “voglio-essere-grande” Mouth. Brandon è il più grande, e vorrebbe far credere che gli interessi solo dei suoi muscoli e delle ragazze (in particolare, della cheerleader Andy), ma in realtà vuole bene a suo fratello, e spesso fa compagnia pure ai suoi amici, che si fanno chiamare i Goonies (dal nome del quartiere di Astoria, nell’Oregon, dove abitano).

Sfortuna vuole che questo bel quintetto di giovani scapestrati stia per essere separato da uno stronzone di nome Perkins. Questi sta per sfrattare dalla casa che hanno in affitto i genitori di Mikey e Brandon. La storia inizia proprio la mattina dell’ultimo sabato che i Goonies potranno passare, tutti insieme, ad Astoria, prima che Mikey e Brandon si trasferiscano. L’idea era di andarsene a fare un giro sulla costa; peccato che Brandon, l’unico che abbia l’età per farlo, non possa scarrozzarli avanti e indietro con la macchina, essendosi fatto bocciare all’esame di guida. E di uscire a piedi o in bici non se ne parla, che Mikey ha l’asma e la mamma minaccia pene draconiane, se Andy gli consentirà anche solo di “mettere il naso fuori dalla porta”. E lui deve darsi uno struggente addio con Andy, figurarsi se è disposto a rischiare.

Per ingannare il tempo, i Goonies decidono di fare quello che riesce loro meglio: cazzeggiare. Eccoli quindi che partono all’esplorazione della soffitta di Mikey. Dove trovano qualcosa che non si aspettavano.

La soffitta conserva infatti gli “scarti” di una vecchia mostra sulla storia di Astoria. Tra questi, spunta fuori all’improvviso una mappa che dovrebbe indicare dov’è nascosto il leggendario tesoro di un pirata locale, Willie l’Orbo, che (si dice) tanti secoli prima era andato a nascondersi con la sua nave carica di oro e pietre preziose in una caverna, dove gli inglesi, che lo inseguivano, l’avevano murato vivo. Chiunque di voi abbia mai avuto undici anni sa benissimo che cosa si dicono, in coro, gli amici: andiamo a cercare questo tesoro!

Peccato che Brandon (in linea di principio, quello più autorevole) non sia d’accordo.Ma  Mikey ed il resto dei Goonies non si lasciano intimorire: e così intrappolano Brandon e partono.

Sfortuna vuole che, proprio sul punto dove la mappa indica di cercare, abiti la banda Fratelli, un pericolosissimo sodalizio criminale costituito da una madre con due figli (la signora ha anche un terzo figlio, che però criminale non è, per quanto…). E questi non è che facciano i topi d’appartamento, eh: no, stampano banconote false. Ed hanno appena fatto fuori due dell’FBI.

Mentre suo fratello ed i suoi coetanei si godono la compagnia di questi gentlemen, Brandon, che è uscito a cercarli, incontra Troy, il rattuso figlio di Perkins. Il quale, con suo sommo scorno, non solo la patente l’ha presa, non solo c’ha una macchina pagata con chissà quante lacrime di poveri bambini separati dai loro più cari amici, ma per di più è riuscito pure a convincere Andy ad uscire con lui (prima di giudicare male la ragazza, considerate che lei, che non è scema, all’appuntamento s’è portata la sua amica Stef: e si sa che significa qualcosa, quando la ragazza con cui esci non ci tiene proprio a restar sola con te).

Per colpa di questo simpatico individuo, Brandon fa un volo giù per un dirupo, atterrando (vedi certe volte i colpi di culo) proprio a due passi dal covo dei Fratelli. Qui, poco dopo, lo raggiungeranno pure Stef ed Andy, che hanno mollato Troy e preferito la compagnia di un gruppo di ragazzini folli, che si sono messi alla ricerca di un tesoro che, forse, non gli interessa neppure di trovare.

Perché, ecco, per i Goonies il traguardo non è l’obiettivo. Sì, d’accordo, partiamo tutti insieme ed andiamo a cercare la nave di Willie l’Orbo. Ma perché? Perché è sabato pomeriggio e ci stiamo annoiando? Perché abbiamo tutti voglia di fare campeggio? Perché con tutto l’oro che si dice c’avesse Willie l’Orbo potremmo comprarci non una bici, ma la fabbrica delle bici? No: perché siamo amici. E siamo amici perché siamo tutti, per usare le efficaci parole di Chunk, “degli scarti”.

Come in una versione per pre-adolescenti de “I soliti ignoti”, I Goonies raccoglie una serie di persone, attorno ad una missione che ha, per unico scopo, quello di cementificare ancora di più le relazioni che le legano: e che legano loro, e non degli altri, perché con loro nessuno vuole averci a che fare.

I protagonisti del film, infatti, sono una banda di sfigati di quelli che a me piacciono tanto: Mikey, asmatico e passivo-aggressivo; Brandon, che vede allontanarsi la ragazza dei suoi sogni perché è povero; Data, che sarebbe un genio, ma non ha i mezzi per realizzare le geniali invenzioni che progetta; Mouth, una di quelle persone sensibili che negli anni Ottanta erano costrette a mascherarsi dietro il sarcasmo; Chunk, obeso e pallista. Persone che tutti abbiamo conosciuto. Ed ecco un altro punto di forza di questo film.

I Goonies non inventa un’infanzia che non esiste: I Goonies descrive l’infanzia. Tutti quanti noi fratelli maggiori abbiamo voluto bene a nostro fratello minore, anche quando gli facevamo le spazzolette, gli ammollavamo coppini e lo riprendevamo per ogni cosa che diceva (fratelli minori, per voi valeva lo stesso?). Tutti noi abbiamo desiderato baciare una ragazza più grande. Tutti quanti abbiamo voluto, almeno una volta, dire a quegli adulti che non comprendevamo (lo confesso: io a volte continuo a non capirli) “Ah, guarda, ho vinto io!”.

Nei Goonies, infatti, l’amicizia diviene uno straordinario antidoto contro l’avidità e l’insensibilità degli adulti, ed anche un atto d’accusa verso la prepotenza degli uomini, che costringe le persone a vivere indicibili pericoli, pur di rendere la vita un po’ più degna di essere vissuta. Questi ragazzini sfidano apertamente il potere di chi li sta separando, inventandosele tutte pur di stare insieme, e lo inchioda alle sue responsabilità: non sarebbe stato più semplice lasciarci la nostra casa, piuttosto che costringerci ad affrontare mafiosi, piovre giganti (striiiiiiiz!) e tremendi tracobetti (cit.)?

Parlo di nuovo a voi, persone che non avete mai visto I Goonies: guardate questo film. In meno di due ore, avrete avventura, divertimento, thrilling, arie d’opera, i vostri figli incantati, persone normali in situazioni straordinarie (la più grande lezione di cinema data da Spielberg), tazze del cesso che saltano in aria, navi pirate e Cindy Lauper. No, davvero, anche Cindy Lauper. Quanti altri film si possono vantare di possedere tutto questo? Ecco, appunto.

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6 thoughts on “I Goonies – Richard Donner – Lunedì film

  1. Quando è uscito ero un già grandicello ma usai la scusa di vedere Cyndi Lauper per vederlo al cinema. Poi è diventato uno dei miei film preferiti e perfino anche uno dei preferiti da mia figlia!

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