Presente gnomico, schiaffi, vittimismo, potere e Potere

Nel mondo si tortura. Questo è un esempio di uso “gnomico” del presente indicativo. Il presente gnomico è il tempo indeterminato di ciò che avviene sempre. Il significato è: nel mondo si è torturato, forse si sta torturando anche in questo momento, ed è probabile che si torturerà in futuro.

Quando siamo al sicuro nelle nostre tiepide case, con davanti il cibo caldo ed intorno i visi amici, possiamo anche far finta che non sia così; ma poi, una voce di popolo, qualche “scassaminchia” che non sa starsi zitto, una nota di cronaca, ci ricordano che, invece, sono (siamo) ancora quelli della pietra, della fionda e della sedia inquisitoria, gli uomini del nostro tempo. E ce lo ricordano, con la stessa violenza ed immediatezza dello schiaffo.

L’ultimo schiaffo, ricevuto mentre eravamo con la guardia bassa, dritto sul nostro bel viso pieno di sicumera, ha un nome ed un cognome: si chiama Giulio Regeni. Che è stato fatto fuori dopo due giorni di torture; forse (si sa che in questi casi tutti i fottuti condizionali del cazzo sono d’obbligo) come scrive, ad esempio, l’Huffington Post, dalla stessa polizia egiziana che l’aveva arrestato.

Regeni era un uomo coraggioso (un uomo? Può una persona che aveva appena due anni più di me essere considerata un uomo, e non un ragazzo?) ed io ne piango la morte, come piango la morte di tutti coloro che sembrerebbe siano morti per via di un potere oscuro ed insaziabile (non nascondiamoci dietro il paravento del bon ton internazionale: quella egiziana è una dittatura, che anche noi, come parte dell’Occidente, abbiamo contribuito a mettere dove sta). Quando e se per me dovesse venire il momento di scegliere tra ciò che è giusto e ciò che è facile, ricorderò cos’è accaduto a questo ragazzo che era buono, e gentile, e coraggioso, per aver attraversato il cammino di un potere così disumano.

Ma questo non può impedirmi di affermare che il modo in cui si sta raccontando il suo caso in Italia è vomitevole. Un nostro connazionale muore all’estero, ed ancora noi non sappiamo far altro che raccontare questa storia con il triste vittimismo dei colonialisti arrabbiati. Con lo sdegno di chi non crede che questi selvaggi abbiano potuto avere l’ardire di far fuori un bel ragazzo bianco come Regeni. Urlando con forza il nostro “Vergogna!” contro questi buzzurri che attentano così ai più basilari diritti umani ed ad uno dei pilastri della democrazia occidentale, la libertà di stampa e quindi di opinione e quindi di pensiero. Che, in quello scatolone di sabbia, era difeso, non per caso, da uno dei rappresentanti più fulgidi di quell’unica razza che in Africa non è andata a deportare schiavi o a uccidere negri o a sfruttare risorse naturali, ma a costruire strade e debellare malattie (in effetti, i libici sterminati da Rodolfo Graziani non erano esattamente negri, più mulatti).

In altre parole: non ci stiamo incazzando o commuovendo o indignando perché in Egitto è stata torturata e poi uccisa una persona, ma perché è stato torturato ed ucciso un italiano. Di più, perché un italiano è stato torturato ed ucciso all’estero.

Ma, signori benpensanti, spero non vi dispiaccia: il presente gnomico che ho usato su non dice che “in Africa si tortura”, e nemmeno che “tra i selvaggi si tortura”; men che mai, che “altrove si tortura”. No, dice che “nel mondo si tortura”. E, nel caso non lo sapeste, il mondo comprende anche l’Italia. Dove, infatti, si è torturato, si tortura, e si torturerà. Dalla caserma di Bolzaneto, madre ed al tempo stesso più alta incarnazione di tutte le torture del nostro paese, in giù. Eppure, quando è la polizia italiana a torturare (o ad uccidere) un nostro connazionale, magari anche più giovane del povero Regeni, non c’è la stessa indignazione, ed i se ed i ma fioccano. In qualche caso, capita pure che ai poliziotti, riconosciuti colpevoli di omicidio, venga tributato un lungo applauso, senza che la cosa finisca sulle prime pagine dei giornali (o, in qualche caso, che ci finisca, ma solo per dire che chi ha applaudito ha fatto bene).

Questo perché, come al solito, è al lavoro il vecchio “divide et impera”: Regeni, che in Egitto è stato ucciso per il suo lavoro, vale di più della polizia egiziana, per il fatto che lui è italiano, mentre tutti quegli altri sono egiziani. Le loro torture fanno schifo, il loro omicidio dev’essere perseguito con la massima severità possibile. Quei quattro fannulloni che protestavano a Genova, invece, erano per l’appunto fannulloni, e Carlo Giuliani era il più fannullone e lercio di tutti. Le botte che hanno preso (sempre se le hanno prese, eh), non sono state “botte di regime”, ma “schiaffetti correttivi”: ed infatti, è sicuro che molti di loro siano poi rientrati nei ranghi e chissà, forse qualcuno ha pure finalmente deciso di mettere la testa a posto e trovarsi un lavoro vero. Magari è pure entrato in polizia. Spiace per Giuliani ma, come detto, lui era il peggio di tutti, attaccava un mezzo blindato con un estintore, ormai era irrecuperabile.

Il potere (anzi, il Potere) ha tutto l’interesse a che i suoi sottoposti pensino che i propri nemici siano altri sottoposti: ed ecco che Regeni, che se fosse vissuto in Italia e si fosse occupato, che so, dei No Tav sarebbe già stato oggetto di parecchi post Facebook che sottolineavano come “se la fosse cercata” (non escludo che ci siano comunque, questi post), diventa una specie di eroe nazionale, per aver difeso i nostri sacri, disincarnati Diritti di Uomini Liberi… da un’altra parte. Sì, lo so, con Vittorio Arrigoni non è successa la stessa cosa. Ma quello era amico dei palestinesi, che c’entra.

Ed insomma, non so se alla fine di questo papiro (il papiro è stato inventato in Egitto, per altro. Forse quelli lì tanto selvaggi non sono) sono riuscito a farvi capire quel che volevo dire. Be’, se non ci sono riuscito, sappiate che il tutto è condensabile in due sole frasi:

  1. datosi che mi sembra di aver capito che fosse uno che della sua materia se ne intendeva, io credo che anche a Giulio Regeni avrebbe fatto schifo, il modo in cui i mass media stanno raccontando la sua morte;
  2. se e quando verrà messo con le spalle al muro riguardo questa storia, consiglio ad al-Sisi di giocarsi il jolly: “Regeni era un terrorista”. In Italia funziona da sessant’anni.

L’apertura di questo post è un calco dell’incipit di questo articolo di Wu Ming. Se ne consiglia caldamente la lettura.

 

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s