Days like these – 10 marzo 2000

No, ma che poi io dico pure che Del peggio del nostro peggio è una brutta rubrica, buona solo a far danni (tipo mettermi di fronte al fatto che ho una voce di merda). E invece, anche da lei può venir fuori qualcosa di buono. No, non parlo delle mie battute sugli eventi del mese.

Ieri sera (o forse sarebbe più corretto dire ieri notte) bazzicavo per l’Internet alla ricerca di “contenuti multimediali”, con cui rendere almeno un poco più interessante (e meno insopportabile) la versione audio di Del peggio del nostro peggio di questo mese, appunto (il risultato di questa operazione, credo fallita, lo trovate qui).

Giunto alla battuta:

Il centrodestra ha intanto trovato il suo candidato [a sindaco di Roma]: Guido Bertolaso. Bertolaso ha grandi idee per rilanciare l’economia della capitale: sta solo aspettando un terremoto.

ho pensato che ci sarebbe stato bisogno di un supporto visivo, che mi aiutasse a spiegare perché l’ex comandante in capo della Protezione Civile “tifasse sisma” a Roma. Che mica sono tutti aquilani, e si ricordano cos’è successo nella mia città, subito dopo il 6 aprile del 2009. E chi non se lo ricorda, fa bene: che, col cumulo di schifo che è andato a sommarsi ai cumuli di macerie e cadaveri, qui abbiamo rischiato un’epidemia di emesi incoercibile, come se non bastasse tutto il resto.

Mi sono messo, così, alla ricerca di qualche prima pagina dei quotidiani usciti in edicola nei giorni subito successivi al 10 febbraio del 2010, quando saltarono fuori audio di gente che rideva per cose che, francamente,facevano ridere meno di Colorado Cafè (ed è tutto dire) e nei mass media di tutta Italia finì il sospetto, fino a quel momento mormorato all’uscita della funzione domenicale, che i centri massaggi non fossero solo centri massaggi. Giunse completamente nuova, invece, la possibilità che fosse lì dentro, che potevano venir decisi gli appalti sulle Grandi Opere (magari pure Dannose, Inutili ed Imposte).

Pare, però, che siano pochissimi, i giornali che consentono agli internauti di fare quello che mi proponevo io. Il Corriere della Sera, ad esempio, rende sì accessibili le sue prime pagine, ma solo quelle di date storiche e, comunque, a mero scopo commerciale: andando a questo indirizzo, potete scegliere la prima pagina che aveva la testata di via Solferino l’undici settembre 2001 (in realtà, credo il dodici, ma comunque), o il sei giugno 1948, quando venne dichiarata la Repubblica, o, insomma, fate voi, e farvela spedire a casa. Per inciso, trovo curioso che al quinto posto, come preferenza, ci sia la prima pagina del sette ottobre 2011, il giorno dopo la morte di Steve Jobs. Toccherà tornare a parlarne.

Comunque, quello che mi proponeva il Corriere decisamente non faceva per me: a parte il fatto che ad aspettare stampa e spedizione era ormai ora di fare Del peggio del nostro peggio di dicembre con le battute sceme sul Natale, ma poi credo che nelle date tra il dieci ed il quindici di febbraio non accadde nulla che la redazione di uno dei giornali più famosi di Italia possa considerare “storico”.

Gira che ti rigira, alla fine ho raggiunto l’Archivio Storico dell’Unità. Sul giornale fondato nel 1924 da Antonio Gramsci si possono pensare molte cose (e sì, pure io credo che, vivesse e lottasse oggi, Gramsci la userebbe al più per accendere il caminetto); ma senza dubbio, la possibilità di sfogliare tutte le sue edizioni, di ogni data a partire dalla sua fondazione (dodici febbraio 1924), tranquillamente seduti a casa propria, è qualcosa meritevole di plauso.

Dopo una breve ricerca, sono riuscito a trovare questo:

Prima pagina

Prima pagina del dodici febbraio 2010. La trovate qui insieme al resto del giornale di quel giorno

che, direi, andava bene per i miei scopi. L’ho presa, copiata e brutalmente ficcata nel mio “video”.

Mentre mi aggiravo tra i rimasugli di quell’anno non bellissimo, tuttavia, mi è tornata in mente un’intervista di uno dei miei modelli ispiratori, Mariano Tomatis (non riesco a ricordare quale, purtroppo). In quell’intervista, Mariano elogiava iniziative come quella dell’Unità, dicendo che quegli archivi potevano essere un immenso “deposito di meraviglia”: cosa era meritevole della prima pagina, esattamente cinquant’anni fa, il dieci marzo del 1966? E cosa, nel giorno in cui siamo nati? Rispondere a queste domande, potrebbe portarci a scoprire storie interessanti, sorprendenti, in una parola, meravigliose.

(Il giorno in cui sono nato io, ad esempio, veniva comunicata al mondo la morte di Andrej Gromyko, politico e diplomatico sovietico, per lunghi anni (ben trentotto) ministro degli Esteri, noto col simpatico nomignolo di mister Nyet – mister No. Non il fumetto -).

Non è da me lasciarmi sfuggire un’occasione del genere: ed è per questo, che sono qui a presentarvi la rubrica Days like these, che nei prossimi mesi ci terrà compagnia spesso (almeno lo spero). Nel giorno in cui deciderò di giocare a Days like these, mi armerò di un generatore di numeri casuali (sto usando questo) e della pagina dell’Archivio Storico dell’Unità. Estrarrò un numero a caso tra 0 e 92, lo aggiungerò a 1924, ed andrò a leggermi l’edizione di quel giorno, di quell’anno dell’Unità.

Oggi, ho giocato per la prima volta: mi è uscito il numero 76, ed è così che sono giunto qui.

Apparentemente, il dieci marzo del 2000 fu un giorno veramente noioso, se è vero, come è vero, che in prima pagina andò a finire la nomina di tal D’Amato (non ho neppure voglia di andare a vedere come si chiamava di nome) a presidente di Confindustria. Le pagine interne riservano qualche sorpresa in più: degli aggiornamenti sulle elezioni americane (che, ancora non lo sapevamo, ma avrebbero dovuto portarci ad un frontale in galleria), un’ordinanza dei PM contro “l’utero in affitto” (aveva ragione Borges: l’attualità non esiste), un articolo su Franco Basaglia (che a distanza di quarant’anni continua a far discutere). E poi, un articolo sul “mega concertone” che si stava preparando in quei giorni, per celebrare Fabrizio De Andrè, morto l’anno prima.

Ed ecco che già, di meraviglia, se ne sprigiona un po’: è possibile che sia solo un caso il fatto che proprio oggi io abbia deciso di fare questo gioco, e sia finito proprio su quell’anno, ed abbia notato proprio l’articolo su De Andrè, oggi, che ho cominciato la mattina leggendo pagsy fare una mai tanto sacrosanta citazione di De Andrè? Certo che è un caso. Ma è il caso, il padre della magia.

Il “mega concertone”, tra parentesi, finì in un caravanserraglio che non rendeva degnamente omaggio al grande poeta in nome del quale era stato organizzato: perché, ad esibizioni assolutamente sublimi, commoventi e commosse (sì, sto pensando a Franco Battiato), se ne aggiunsero altre non all’altezza del contesto, distratte, mal gestite, e che denunciavano il loro intento puramente pubblicitario (Celentano, se ti fischiano le orecchie non sbagli, ce l’ho con te).

Non volendo commettere lo stesso errore, non parlerò, in questo spazio risicato che questa enorme introduzione mi ha lasciato, di Faber, della grandezza della sua poesia e di quella, spesso dimenticata, della sua musica; non parlerò di come sia stato per me uno dei primi passi mossi nel mondo dei grandi; non parlerò del fatto che sorrido, al pensiero che un bambino nato il giorno a cui mi ha catapultato quel generatore di numeri casuali abbia oggi più o meno la stessa età che avevo io quando mi resi conto che, sì, veramente quel De Andrè era un grande autore ed esecutore di canzoni, e non solo il tizio che aveva scritto “La canzone di Marinella” e “La guerra di Piero”, e che magari anche lui sta scoprendo la stessa cosa. Non parlerò neppure del fatto che potrebbe scriverla ancora oggi, una di quelle canzoni che scriveva negli anni Settanta sui froci e sulle puttane, e comunque sarebbe sempre attuale come quando cantava della vita di Cristo nel 1968. Mi riservo, piuttosto, di dedicare una prossima puntata de Un disco per il mercoledì a tutto questo, ed anche ad altro.

Ecco, una raccolta di vecchi giornali ed una versione un po’ più tecnologica di un dado mi hanno portato a riesumare una rubrica che giaceva dimenticata da luglio (ed a fare un viaggio nel mio passato). Se volete giocare a Days like these, prego, accomodatevi. Vi assicuro che è un piacere.

 

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9 thoughts on “Days like these – 10 marzo 2000

  1. Fanno bene quelli dell’Unità a mettere in rete i numeri storici… Avrebbero fatto meglio però, dopo gli ennesimi fallimenti, a non far tornare nelle edicole quei quattro fogli azzerbinati al premier, che attualmente usurpano il nome di un quotidiano storico…

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