I nazisti ce l’hanno col Belgio

I nazisti ce l’hanno col Belgio. Non lo so perché, ma è innegabile che sia così.

Nel 1940, Hitler e compagnucci pensarono bene di invadere il Belgio (che già nel 1914 aveva subito una devastante invasione tedesca) per andare a far danni in Francia; oggi, ci pensano i nuovi nazisti, quelli dell’ISIS, a far pagare dei belgi innocenti per qualcosa di cui non hanno colpa. Come se non bastasse, negli stessi giorni in cui ci andava l’ISIS, in Belgio ci stava pure Matteo Salvini, e sappiamo tutti come è andata a finire.

Sì, l’ho detto e lo ripeto: l’ISIS è un’organizzazione nazista. Non il nuovo nazismo, come vuole qualcuno, ma una delle tante, troppe (posto che un’organizzazione nazista è una di troppo) aggregazioni naziste che si trovano sulla Terra. Voi come lo definireste un gruppo di uomini che mira al controllo assoluto di un territorio (per poterne sfruttare le risorse, ovviamente), che fa del militarismo la propria ragion d’essere e che discrimina (ed uccide) altre persone sulla base di fattori etnici e religiosi? Io nazisti. Non ci sono altre definizioni più calzanti ed economiche di questa.

La cosa più assurda, però, negli ultimi anni di islamofobia che abbiamo vissuto, è che i “nazisti di Raqqa” potrebbero essere ridicoli tanto quanto i “nazisti dell’Illinois”, se solo i governi che dicono di volerli combattere si mobilitassero davvero contro di loro. E non possono farlo, ovviamente, per tutta una serie di veti incrociati di alleati ed alleatucoli vari e collaterali che hanno interesse nell’area mediorientale. Faccio un esempio: in Medio Oriente, una forza che combatte (e sconfigge) l’ISIS esiste. Sono i curdi. I governi occidentali, invece di progettare la solita invasione colonialistica (ma sì, l’ultima ci è andata tanto bene), potrebbero sostenere l’esercito del Rojava, che per altro ha il non indifferente vantaggio di conoscere il territorio in cui si muove (il fattore territorio è un fattore che gli americani sottovalutano fin dai tempi del Vietnam. E infatti…). Nessuno finora ha neppure considerato questa possibilità: i curdi sono nemici giurati dei turchi, e per di più si fanno portavoce di un modello di vita che è completamente contrario ai valori dell’Occidente. Beni comuni, parità di genere, democrazia dal basso, pussa via!

E così, la “lotta” contro l’ISIS, nell’impossibilità di mettere d’accordo tutte le quattrocentomila parti che hanno un sia pur minimo interesse nell’area, è lasciato a chi a loro più assomiglia: i nazisti di casa nostra. Nazisti che, ovviamente, a parte prendersela con chi del nazismo non ha nessuna colpa (e cioè con gli islamici che magari sono fuggiti dall’ISIS), poco altro vogliono fare. Ogni volta che leggo un titolo come quello con cui il Giornale ci ha deliziato l’altro ieri, penso sempre a Wu Ming che dice: “ma perché questi non si danno una punta da qualche parte e non se la risolvono tra di loro?” (senza rompere i coglioni a noi, aggiungerei).

Anche a livello di più banale “lotta al terrorismo”, per altro, la situazione è desolante. I governi europei hanno trasferito nella “lotta al terrorismo” lo stesso modello che utilizzano per la “lotta alla povertà”: e cioè, citando le parole di Oscar Wilde, “pensano di risolvere il problema del terrorismo uccidendo i terroristi”. Bene, sappiate, signori, che questo comportamento non ci porterà a niente. Non è uccidendo i terroristi, che si sconfigge il terrorismo. Se togli un ceppo acceso da un camino e lo poggi da un’altra parte, non hai spento il fuoco. Probabilmente, ti ritrovi con la casa in fiamme.

Perché una grande mancanza della “critica” al terrorismo è non saper distinguere tra la testa dell’organizzazione e le braccia dell’organizzazione. Non so dire di chi ha compiuto le azioni in Belgio, ma l’ultimo grande precedente (gli attentati di Parigi) sono stati compiuti da ragazzini (per altro, francesi quanto io sono italiano) con un passato di vandalismo e piccola delinquenza. Sbagliano, quelli che pensano che la piccola manovalanza del terrorismo ce l’abbia con l’Europa, o con la Francia, o col Belgio, o col Papa: quei ragazzi non ce l’hanno con nessuna di queste entità. Quei ragazzi, semplicemente, ce l’hanno col mondo. E trovano nei bastardi dell’ISIS qualcuno che incanala la loro rabbia verso un obiettivo, e la strumentalizza. Uccidendo il singolo terrorista, non abbiamo ottenuto niente: dobbiamo rimuovere le condizioni che gli fanno sembrare appetibile andare ad ammazzare delle altre persone, magari uccidendosi a sua volta. Che noi non ci pensiamo mai, ma per prendere una decisione del genere l’integralismo non basta: ci vuole una disperazione senza pari.

No, non è solidarizzare con gli assassini, e non è neanche giustificarli; è solo cercare di comprenderli. Cosa che, mi pare, nessuno ha finora tentato di fare: come possiamo sperare di sconfiggere un fenomeno, se non lo comprendiamo? Ah, no, aspetta, lo so: riempiendo le stazioni di soldati. Tutta questa gente armata in giro, e poi dice che è pericoloso viaggiare. Ti credo!

Non è che queste persone, francesi o belghe, comunque europee, nei doveri, non si sentano altrettanto europee nei diritti? Non è che il clima di continua ostilità verso di loro ha qualcosa a che fare con la loro rabbia? Non è che le periferie rivoltanti in cui devono vivere, a volte esclusi perfino dall’edilizia popolare, fanno loro pensare che la morte (che li porterà ad un paradiso pieno di latte, miele e vergini) sia un’alternativa migliore?

Eppure, non mi sembra di aver ancora sentito nessun politico provare a dire: ma vogliamo vedere cosa succede, se cerchiamo di migliorare la qualità di vita di queste persone? E non vedo come potrebbero, finché ci sono in giro simpaticoni che pensano di vincere le elezioni (e, Dio santo, hanno ragione) con questi manifesti qui.

Ma c’è speranza. Ce l’hanno insegnato i Blues Brothers: i nazisti, che siano di Raqqa, di Voghera o dell’Illinois, possono essere sconfitti. Certo, bisogna accettare la possibilità di dover rimettere insieme una banda, firmare cambialoni, rinunciare a compensi, farsi centosei miglia sulla strada di notte, convincere Steven Spielberg ad interrompere la pausa pranzo e, forse, finire perfino in carcere. Ma se l’alternativa è il nazismo, be’, ci sto.

Advertisements

3 thoughts on “I nazisti ce l’hanno col Belgio

  1. mi ricordi un libro scritto da un giornalista di cui ho grande stima, paolo barnard, “perché ci odiano” (è il titolo, ovvero la domanda di una ragazzina statunitense da cui muove il tentativo di risposta di barnard). lo consiglio caldamente. http://goo.gl/d7MY3U
    e poi vabbé, visto che hai chiuso con i blues e i nazi dell’illinois mi sento autorizzato a giocare pure il jolly dell’ironia: perché, insomma, belgio… “per me, differenza c’è”. questo è un pezzo cult del primo, dirompente, bergonzoni:

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s