La prima volta va male a tutti

Il mio coinquilino Alessandro (avevo accennato a lui già qui: giù le armi, Giovanardi, non siamo una coppia di fatto) è andato ieri a votare per la prima volta (ha compiuto diciott’anni a novembre).

Non gli è andata benissimo, ammettiamolo. Non dico che non ci sia chi sta peggio, eh: la prima volta che sono andato a votare io (sono passati già otto anni, tra una cosa e l’altra) ho dovuto assistere con terrore all’estromissione dal parlamento di qualsiasi cosa recasse ancora in se una parvenza di sinistra (almeno nel nome), ad una nuova affermazione di Silvio Berlusconi mentre tutto il resto del mondo gridava “Yes, we can!” ed alla Lega Nord che quasi raddoppiava il suo consenso elettorale.

Però, insomma, anche la vita politica di Alessandro non è iniziata sotto i migliori auspici: a guardarlo da fuori, infatti, sembra proprio che il risultato di questa consultazione referendaria debba essere consegnato ai posteri (e potrebbero essere in molti ad interessarsene, in futuro) come una vittoria di Matteo Renzi, e soprattutto della sua strategia comunicativa.

Strategia comunicativa che è passata per una demagogia che raramente si era spinta così oltre, giungendo parecchio vicino ad una forma di ricatto, col presidente del consiglio che, a urne quasi aperte, annunciava urbi et orbi che chi sarebbe andato a votare contro le trivelle avrebbe in realtà votato contro le undicimila persone a cui davano lavoro. In tempi di berlusconismo, una simile uscita avrebbe provocato riprovazione e strappamento di vesti; Matteo, invece, non solo l’ha fatta franca, ma stamattina ha addirittura potuto permettersi di rivendicare quella frase. A latere, comunque, si potrebbe notare che è curioso che Renzi, tanto amico di Marchionne e Farinetti, si scopra paladino dei lavoratori, quando i loro interessi (solo apparentemente, intendiamoci) collimano con quelli dell’azienda. Ma forse sono io che sono malizioso, eh; forse a Renzi, in questo caso (come nel caso ILVA), interessava solo inchiappettare Michele Emiliano.

(Ah: la prossima volta che qualche politico si genufletterà ad un amministratore delegato con la scusa delle centinaia o migliaia di persone a cui quell’amministratore delegato “generosamente” offre lavoro, io spero che qualcuno tra il pubblico gli faccia notare che una delle aziende italiane con il più alto numero di dipendenti è la mafia. Dobbiamo smetterla con gli arresti, quindi?).

Posso dirlo? Secondo me quell’uscita di Renzi non ha spostato un solo voto, né in un senso, né nell’altro; e non l’ha spostato neppure l’altra strategia messa in atto dal governo, quella apocalittica. Quella, per intenderci, che ci ha costretti ad assistere per mesi a talk show durante i quali gli inviati del governo paventavano un subitaneo black out per il nostro paese, ancora drammaticamente dipendente dalle risorse fossili, qualora il Sì avesse vinto al referendum. Come se gas e petrolio estratti entro le dodici miglia non coprissero appena il 10% del nostro fabbisogno energetico (che sarebbe ora di cominciare a far dipendere da qualcos’altro, visto che l’esaurimento delle scorte di petrolio mondiale è vicino decenni, non secoli). Come se quelle piattaforme non avessero potuto continuare ad estrarre comunque, visto che il referendum prevedeva che avrebbero dovuto fermarsi al termine della concessione, e non immediatamente.

No, se il settanta per cento dei votanti italiani è rimasto a casa… ma che poi, ora che ci penso, a me sembra veramente illogica, questa storia del quorum. Cioè: il referendum è uno strumento di democrazia popolare, che chiama il corpo elettorale ad esprimersi su una questione ben precisa. Potrebbe darsi (lo so che non è così, ma datemi il beneficio del dubbio) che molti non vadano a votare perché la questione a loro non interessa, o perché sono degli “ignoranti virtuosi”, e sanno di non saperne abbastanza, per potersi esprimere su quell’argomento. Sta di fatto, però, che se almeno il cinquanta per cento degli aventi diritto non va a votare, automaticamente si da il referendum per rifiutato (tra l’altro, introducendo un’evidente sproporzione, visto che chi si batte contro il referendum ha due possibilità di vittoria su tre: l’affermazione del No e l’astensione). Per le elezioni politiche, invece, non è così: eppure, le elezioni politiche chiamano il popolo ad esprimersi non su una questione ben circostanziata, ma sulla politica generale del proprio stato; e non per un quarto d’ora: per i successivi cinque anni. Eppure, se anche si presentasse a votare un solo elettore (come nel classico racconto di Asimov Diritto di voto), il suo unico voto deciderebbe quale governo starebbe in carica (a schiacciantissima maggioranza…) per il quinquennio successivo.

Ma lasciamo perdere queste questioni forse futili: concentriamoci piuttosto sul fatto che il settanta per cento degli aventi diritto non si è presentato a votare perché delle trivelle non gliene fregava niente. Perché abita lontano dal mare, e ci va solo in ferie. Perché sennò gli sarebbe toccato comprarsi la macchina elettrica. Perché con questa bella giornata che palle andare a votare. Perché non è che così faccio un favore ai comunisti? Perché, perché, oggi si vota? No, lascia stare, io non la guardo la televisione, mi dicono solo quello che vogliono loro. Perché l’altra volta almeno mi si sarebbe dovuta abbassare la bolletta, ma così va a finire che un pieno mi costi il doppio!

Ebbene, oggi il mio amico un po’ di mondo parla di coerenza, dicendo che chi è andato a votare Sì ha ancora un’arma, per fermare quelle trivellazioni: diventare meno dipendente dal petrolio. Un po’ di mondo potrebbe avere ragione, certo: ma secondo me, ci si dovrebbe aspettare coerenza anche da chi ieri è stato a casa.

Di solito, in occasione come quella di ieri, coloro che avversano il referendum dicono: non andate a votare, piuttosto andate al mare. Bene: con la vostra indifferenza di ieri, voi avete dimostrato che del mare non ve ne frega nulla. Quindi, mi aspetto che al prossimo referendum andiate tutti a votare. In massa.

Anche perché, al prossimo referendum, potrebbe non esserci più, un mare dove andare.

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10 thoughts on “La prima volta va male a tutti

  1. per la verità anch’io sono sempre meno convinto del sendo del quorom sul referendum abrogativo, come già scrivevo altrove, e non sono sicuro che sarebbe a rischio la rappresentatività, anzi. in ogni caso, appoggio assolutamente updm.

    • Come ho scritto anche a lui, io (che uso la macchina una, due volte al mese) non del tutto. Siamo di nuovo di fronte a quella situazione in cui pare che dobbiamo essere noi a prenderci una responsabilità: ma la politica ambientale italiana non dobbiamo deciderla noi. O meglio: è il governo che deve prendersi queste responsabilità.

  2. Ti risponderò con un post che spero di riuscire a buttar giù entro stasera… adesso ti lascio con una battuta che diceva mia nonna: – Se dal Governo aspetti un soccorso, ti cresce il pelo più di orso!-

  3. La lucida perizia della tua analisi è disarmante. Si, il discorso sugli effetti della strategia comunicativa di Renzi non fa una piega, fermo restando che trovo comunque vergognoso quanto affermato da lui e quell’altra beatiful mind (in senso ironico) di Napolitano. E poi la questione sul quorum… già… per le elezioni politiche non è così, se si presentasse a votare un solo elettore, il suo unico voto deciderebbe quale governo starebbe in carica (a schiacciantissima maggioranza…) per il quinquennio successivo… Viva l’anarchia!

  4. Pingback: Alessandro, ricordati che si vota tutti i giorni. – Un po' di mondo

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