I posti che… TAG (A modo mio)

(Attenzione! Post molto lungo e pregno di considerazioni personali di cui con ogni probabilità non vi interessa nulla! Oh, io v’ho avvertito, eh!)

Ringrazio un po’ di mondo per avermi nominato nel “I posti che…Tag” ideato da Neogrigio. Un po’ scarno, non c’è che dire. E copiato pari pari proprio dall’articolo con cui un po’ di mondo mi ha coinvolto in questo gioco. Ma, oh, ho sempre difficoltà, quando si tratta di ringraziare.

In realtà, ho difficoltà anche quando si tratta di partecipare ai tag, pure a quelli che mi piacciono, come questo. Non perché abbia qualcosa contro i tag, eh, ma perché tutte le volte che leggo tag non posso fare a meno di pensare a Yotobi che dice: “faccio li tag, faccio le haul…“.

Ma non siamo qui per parlare delle mie eventuali tare psicopatologiche. Piuttosto, le regole del gioco:

  1. Ringraziare il blogger che vi ha nominato.
  2. Rispondere alle domande.
  3. Nominare 10 blog amici, soprattutto chi ama viaggiare, e avvisarli sulla loro bacheca, o comunque sincerarsi che abbiano ricevuto la nomination.
  4. Aggiungere tra i TAG “I posti che TAG”
  5. Inoltrare le vostre risposte al creatore del TAG (Neogrigio), nominandolo come undicesimo o inoltrandoglielo per altra via.

Sul punto uno, pur nella pochezza del ringraziamento, direi che siamo apposto (un po’ di mondo, fammelo sapere, se non la pensi allo stesso modo). Sul punto due, un momento che ci arrivo. Le incombenze numero quattro e cinque verranno espletate appena avrò finito di scrivere. Resta il punto tre, che è il punto che mi mette sempre in imbarazzo.

Leggo parecchi blog, in giro per la Rete, ma con pochi dei loro autori sono, per così dire, abbastanza in intimità per coinvolgerli in un tag. Senza considerare che a me loro piacciono, e parecchio, ma di converso loro nun me se ‘nculano de pezza, ed è altamente probabile che prenderebbero un mio eventuale: “Ciao ti ho nominato a questo tag!” con la stessa faccia con cui io accolgo un escremento di piccione sul parabrezza; probabilmente, anche con la stessa teoria di improperi, rivolti a personaggi considerati divinità da varie religioni. Per cui, facciamo così: diciamo che nomino tutti quelli che avranno voglia di sentirsi nominati, ok? Così, per non fare torto a nessuno.

Ora, prima di passare a rispondere alle domande, è necessario fare una breve introduzione.

Io sono uno a cui piace raccontare e farsi raccontare storie: è sempre stato così, dalla più tenera infanzia. Considerate questo: dopo una prima, brutta esperienza nell’asilo comunale, a quattro anni, mia madre decise di spostarmi in una scuola materna retta da monache francescane. Doveva essere l’inizio di novembre, o giù di lì quando, a sorpresa, nell’asilo si presentò il vescovo della nostra diocesi. Entrò, si fece un giro, accarezzò qualche bambino, disse qualche parola, guardò i disegni, venne fatto accomodare in mezzo a noi. Poi, all’improvviso, fece la ferale richiesta.

“Chi mi dice una poesia?”

Sono sicuro che qualcuna delle maestre, che non avevano ancora fatto in tempo ad insegnarci neppure la più banale delle Vispe Terese, in quel momento, disse dentro di se, in quel luogo in cui solo il Signore poteva udirle, parole che poco si confacevano con l’abito che indossavano.

Narrano le cronache (nella persona di mia nonna) che solo uno tra i bambini presenti alzò la mano, si fece avanti e, mentre un paio di terziarie francescane venivano portate via dai paramedici, imbastì una poesia certamente non degna di un’antologia, neppura di una di quelle per le scuole elementari, ma che l’alto prelato parve comunque apprezzare; una poesia che, forse, era più simile ad un racconto. Inutile dirlo, quel bambino ero io.

Capite bene che, per uno così, scoprire la lettura fu come scoprire il Sacro Graal. Scoprire la scrittura, come rendersi conto che il Sacro Graal non era poi così stupefacente, e che potevo costruirne anch’io: forse di fattura non altrettanto eccelsa, ma comunque passabile. Che c’entra tutto questo con i viaggi? Un momento.

Mi sembra sia stato Stephen King, ad aver scritto: “Io sono uno scrittore di professione. Questo significa che le cose più eccitanti che mi sono capitate, mi sono capitate in sogno”. Ora, io non sono uno scrittore di professione (purtroppo). Ma non posso non riconoscermi in questa frase dello scrittore americano: e badate che i miei sogni sono qualcosa con cui è molto difficile competere.

L’altra notte, per esempio, ho sognato che partecipavo ad un biopic su Charles Bukowski, in cui il grande scrittore americano era interpretato da Clint Eastwood. Quando facevo il liceo, una volta, sognai di star facendo una jam session in una bellissima caverna insieme con Jimmy Page (chissà dove avevamo attaccato gli amplificatori, poi). Una volta, mi sono svegliato arrabbiatissimo da un sogno, in cui stavo vedendo un film talmente avvincente che volevo sapere come sarebbe andato a finire. In compagnia di Fabio De Luigi (oh, ognuno), poche settimane prima di iniziare l’università, visitai Modena: anche se sono sicuro che Modena non è affatto così, non possiede quelle vie lastricate a mosaico, né una cattedrale di marmo bianco, con un campanile che si conclude con un alto pinnacolo. Dev’essere per questo, che non sono mai stato a Modena.

Ecco, siamo venuti al punto: in qualche modo, questo mio continuo rifuggiarmi in mondi di fantasia ha tarpato le ali alle mie velleità di viaggiatore. Oh, deve entrarci qualcosa pure il fatto che non ho mai avuto le possibilità economiche per andarmene tanto lontano quanto avrei voluto, ma lasciamo perdere questo secondo punto.

Dell’Italia, comunque, sono riuscito ad esplorare molti posti splendidi. E non è capitato di rado, che questi fossero all’altezza delle aspettative che mi ero fatto immaginandoli, o leggendo di loro. Mi piace ricordare, a questo proposito, il tuffo al cuore che ebbi quando, su un cartello stradale della Toscana, lessi l’indicazione per Montaperti.

Ma solo uno di quei luoghi è stato capace di farmi pensare, dentro di me, che era addirittura meglio di come avevo sognato che fosse. Quel luogo (e lo saprete senza dubbio, se leggete il mio blog da un po’) è Roma. Pensate che persino la mia amica Anita (che a Roma mi ha accompagnato varie volte), che il mondo l’ha girato in lungo e in largo, una volta ebbe a dire: “Non esiste una città più bella di Roma”.

Da molto tempo, meditavo di scrivere una specie di “Gaberricci’s Soul Guide” della Città Eterna. Ci avevo provato con questo articolo, ma alla fine l’intento, per così dire, espositivo era stato soverchiato da altre considerazioni; avevo poi tentato un’altra volta, ma anche allora il discorso era andato poi a posarsi su altri lidi.

L’occasione, si dice, fa l’uomo ladro; si potrebbe dire, pure, che lo fa scrittore. Le domande che un po’ di mondo mi gira sono la “scusa” ideale per porre in essere quel mio vecchio proposito. Per questo, si sarebbe meritato un ringraziamento molto più caloroso di quello che gli ho concesso.

Ma bando alle ciance, quest’introduzione è durata fin troppo. Le domande sono:

Il posto …

1 … che porti nel cuore

Le Fiere di Roma. Sì, architettonicamente sono quello che sono ed io continuo a trovare assurdo che, per entrare in una fiera, si debba pagare un biglietto d’ingresso. Ma al mio primo Romics ho conosciuto Alberto Corradi e Silvia Ziche: erano , li vedevo, erano veri, potevo parlare con loro, e non con le storie con cui ero cresciuto.

Alle Fiere di Roma, poi, è legato un ricordo molto particolare, che divido con mio fratello.

2 … più divertente

Il chiostro di Santa Maria della Pace (opera del Bramante), dove un anno e mezzo fa io ed Anita siamo andati a vedere una mostra delle opere di Maurits Escher. Sarò io, eh, ma ho trovato (appunto) divertente, nella sua paradossalità, il fatto che le opere dell’artista che più di tutti aveva contribuito a metterci di fronte al fatto che il nostro occhio ci inganna, fossero esposte in un edificio progettato da un uomo che, contribuendo all’invenzione della prospettiva, di quell’inganno si era fatto alleato.

3 … più commovente

La piazza di Pasquino, dietro piazza Navona. Pasquino è la più famosa delle statue parlanti di Roma, sculture di epoca classica che, nei secoli, si fecero intrepreti del malcontento del popolo romano verso i suoi governanti, prima quelli pontifici, poi quelli italiani. Al collo di Pasquino, mani anonime appendevano poesie satiriche che si scagliavano contro il malcostume di chi li governava: si può ben dire che la poesia di Belli viene dalle famose “pasquinate”. Solo per fare un esempio: il motto “Quel che non hanno fatto i barbari, l’hanno fatto i Barberini” è nato al collo di Pasquino.

Nel 1938, quando Hitler venne in Italia a prendersi pacche sulle spalle dal suo amico Mussolini, Pasquino tornò a parlare. E disse:

Povera Roma mia de travertino

te sei vestita tutta de cartone

pe’ farti rimirà da ‘n imbianchino

venuto da padrone

4 … più deludente

Sicuramente via del Corso. Spiacente, non mi piacciono proprio i centri commerciali.

5 … più sorprendente

La Fontana dei Fiumi di piazza Navona. Non ero mai stato un fan di Bernini e, più in generale, del barocco. Eppure, quando la via Agonale si apre in quello che fu lo stadio di Domiziano e, al centro, dritto come un fuso, vedi svettare quell’obelisco, che sembra che sia davvero sospeso nell’aria, non ancorato su nulla, sorretto solo da una magia che i tempi nostri hanno dimenticato… non puoi che spalancare la bocca e stare a guardare, ammirato, il genio del grande artista del Seicento. Ed inchinarti di fronte al maestro: non ne fanno più, di illusionisti così capaci.

6 … più gustoso

Intenderò gustoso in un senso un po’ particolare, ma io credo che la cosa più gustosa che abbia visto a Roma (ottimamente consigliato, in questo senso, da Bizzarro Bazar) è la chiesa di San Vitale a via Nazionale. Ora, san Vitale è un martire piuttosto particolare: prima di riuscire ad ammazzarlo, infatti, i suoi carnefici le provarono tutte. E con tutte, intendo dire davvero tutte: fu torturato alla ruota, lapidato, squartato, decapitato… ma niente, lui continuava a rimettersi insieme ed a far finta di nulla. Alla fine, i soldati romani, per disperazione, finirono per seppellirlo vivo. Ma secondo me, se vai a vedere, san Vitale sta ancora lì, vivo e vegeto.

Sulle mura della piccola basilica, vi è un ciclo di affreschi di Agostino Ciampielli: rappresenta tutti i supplizi di san Vitale, con una precisione ed un gusto per il dettaglio oserei dire anatomico. Ditemi voi se non è gustoso!

7 … che ti ha lasciato un ricordo particolare

Il Quadraro. In quel quartiere popolare di Roma, infatti, si trova il museo a cielo aperto più grande d’Europa: sui muri dei suoi palazzi, alcuni dei “writers” (il termine è usato a sproposito, lo so) più famosi d’Europa hanno lasciato opere che sono capolavori. Se capitate a Roma, non rimbalzate come tutti i turisti tra il Colosseo, piazza di Spagna, la Fontana di Trevi e san Pietro: tra qualche secolo, i vostri pronipoti pagheranno un biglietto salato, per vedere dal vivo quelle opere di cui hanno visto riproduzioni sui loro libri di storia dell’arte. Oggi, voi, potete andare lì e gustarvele completamente gratis.

Almeno finché qualche romano non si farà venire la stessa geniale idea che si è fatto venire un certo bolognese.

8 … più romantico

Bisognerebbe chiarirsi su cosa significa posto romantico, prima di rispondere a questa domanda. Se a me si chiedesse di indicare un posto romantico a Roma, senza dubbio indicherei piazza del Popolo: è proprio in quella piazza, che si svolge una delle scene emotivamente più forti de “Il conte di Montecristo”, uno dei capolavori del romanticismo francese.

Una scena di decapitazione, per essere precisi.

9 … che vorresti rivedere

Il Pantheon. Dove ad ogni ora del giorno c’è un picchetto d’onore di fronte alla tomba di Vittorio Emanuele II, che per di più è un capolavoro del kitsch, e nessuno si volta mai a guardare, a livello del pavimento, la semplice lastra con su incise poche parole: Raffaello Sanzio, Artista.

10 … dove ti piacerebbe andare

Che domande: a Roma, ovviamente!

11 thoughts on “I posti che… TAG (A modo mio)

  1. Dici di apprezzare alcuni bloggers che non ricambiano?
    Per viaggiare nel mondo hai sempre tempo, o hai già tirato i remi in barca? Questo non è un terzo grado. 🙂

  2. Bellissimo post che mi ha messo davanti a due fatti compiuti:
    1) nei imiei 10 giorni a Roma nel 2014 sono stato rimbalzato come un turista qualsiasi.
    2) necessito di tornare a Roma ma stavolta al posto della Lonely Planet mi devo comprare la Gabericci Planet.

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