Un problema di ricezione

Col tempo, sono riuscito a liberarmi di tutti i fastidiosi difetti che caratterizzavano la mia personalità di dieci anni fa. Personalità che può essere riassunta in una citazione di Zerocalcare: “se mi aveste abbattuto, nessuno ve ne avrebbe fatto una colpa”.

Ma, datosi che nessuno è perfetto, non sono riuscito a liberarmi proprio di tutti quei fastidiosi difetti; no: di tutti, tranne che di uno.

Sono ancora d’accordo di Voltaire.

No, non con quel famoso: “non sono d’accordo con quello che tu dici, ma sarei disposto a morire perché tu possa dirlo”. Se mi è permesso, anzi (e visto che l’Internet è pieno di voltairiani integralisti, senza dubbio mi è permesso), quella frase non mi ha mai convinto del tutto: che rinunciare alla mia vita per permettere a Salvini di andare in giro ad affermare impunemente che non si può dire che la Lega è razzista perché tanta gente la vota non è, insomma, una delle cose per cui spero di essere ricordato.

In più, aggiungiamoci pure che quel famoso motto non è nemmeno di Voltaire, ma presumibilmente di qualcuno che voleva avere una giustificazione per poter professare, in pubblico e senza vergognarsene, la temeraria idea secondo cui, per il bene dell’umanità, tutti gli abitanti di Granozzo con Monticello (Novara) dovevano essere passati per le armi.

No, la frase di Voltaire con cui sono ancora d’accordo, benché non abbia più sedici anni e da quella patologia che si chiama adolescenza dovrei ormai essere guarito, è: “quando gli altri sono d’accordo con me, ho la fortissima sensazione di avere torto”. Ed infatti, per qualche motivo, mi trovo sempre in disaccordo su qualche punto con gran parte delle persone che mi circondano (figuriamoci, quindi, con gli estranei). Forse c’entrerà che non mi faccio mai i cazzi miei, eh, e quindi sto sempre lì ad esprimere la mia (non richiesta) opinione anche su argomenti come il bridge e la pesca alla carpa durante la fase di declino dell’Impero Romano, argomenti che non solo conosco, ma che neppure mi interessano. Ma, che volete farci, va così.

Capite quindi con quanta sorpresa mi sono ritrovato seduto dalla parte della maggioranza, nella vicenda che ha opposto la direzione del Giornale alla maggioranza, appunto, dell’opinione pubblica sulla decisione del quotidiano di via Negri di regalare ai suoi lettori (ed a chiunque avesse voluto sfruttare la ghiotta occasione) un classico della letteratura mondiale, tanto citato ai giorni nostri dopo un periodo di (vergognoso) oblio: il Mein Kampf di Herr Adenoid Hynkel Adolf Hitler.

Ebbene sì: anche io, come molti (forse, addirittura, come qualcuno con cui stamattina avete diviso gomito a gomito un caffè al bar) credo che la scelta del Giornale non sia condivisibile; e lo credo, e continuerò a crederlo, benché ciò non solo uccida quel poco di ragazzo innocente che è rimasto in me, ma mi porti anche a stare dallo stesso lato della barricata di Matteo Renzi, che ha definito la scelta di Alessandro Sallusti e dei suoi allegri musicanti “squallida”. Con quel meccanismo di understatement di cui si è già parlato su queste pagine.

Attenzione, però: io non credo che in assoluto sia sbagliato stampare e vendere il Mein Kampf o il Manuale della guerriglia di Hello Kitty. Come dicevo anche qui, parlando proprio di quel volume (no, non la bibbia del Movimento per la Liberazione dei Gatti senza Bocca), io penso che sia giusto ed anzi sacrosanto, se riconosciamo che esiste la libertà di parola, offrire questo diritto a tutti, anche a chi vuole vedere morti tutti gli abitanti di Granozzo con Monticello e perfino a chi, invece, ritiene che la libertà di parola sia un diritto che vada, come dire, moderato. Se non altro, per dargli uno schiaffo morale.

Ma, anche, per non ammantare ciò che si combatte di un’aura metafisica: evitando di stampare i libri di Hitler, infatti, io credo che si finirebbe per relegarlo in una categoria “speciale”, uno spazio metafisico, quello del Mostro con la M maiuscola, che ha professato idee tanto raccapriccianti da non poterle nemmeno pronunciare; rifiutando di stampare i suoi libri, si finirebbe per trasformare il nazismo nel mito di Chtulu. Questo è lo stesso errore che denunciava Elio Vittorini in “Uomini e no”: quello di dimenticarsi che Hitler, e Mussolini, per quanto criminali, sono pur sempre uomini. E come tali vanno trattati.

No, signori, Hitler non era un demone venuto dall’inferno: Hitler (e gli uomini di cui esternava i sentimenti) non era che la manifestazione dei più infimi, merdosi recessi dell’animo umano. Quei recessi in cui si dice, per sintetizzarlo con un efficace motto in lingua inglese, che va bene tutto, ma not in my backyard.

Sallusti, tra parentesi, ha provato a buttarsi su questo punto, dichiarando che “bisogna conoscere il male“. Voglio dargli il beneficio del dubbio; ma, se è davvero per questo che sabato scorso in edicola c’era Hitler, Dio santo, che debacle. Tutti questi anni a dire che il comunismo è stato molto peggio del nazismo, e poi quando si tratta di “far conoscere il male” a tutti quei lettori che stanno lì fuori e non sanno cosa sia il nazismo (e, se lo sapessero, probabilmente non comprerebbero il Giornale) i tuoi pupilli, quelli che tu hai svezzato al giornalismo coraggioso e privo di peli sulla lingua, cosa fanno? Subito pensano ad Hitler.

Ma, qui, il problema non è, per così dire, la produzione del lavoro di Hitler; il problema, semmai, è la ricezione del suo lavoro. Mi spiego meglio.

Io penso che, per approcciarsi correttamente al “male” rappresentato da Hitler, bisogna anzitutto rendersi conto, appunto, del fatto che egli non era altro che l’interprete appena più estremista di un’ideologia piccolo borghese diffusissima ancor oggi (forse più di quanto lo era ai suoi tempi); e, per farlo, bisogna sì leggere il Mein Kampf, ma leggerlo in maniera critica. Magari in una bella edizione con note a piè di pagina e spiegazione dei contesti in cui quelle idee furono concepite. Note a piè di pagina e spiegazione dei contesti che ci porterebbero a renderci conto che le idee di Hitler erano non solo folli, ma soprattutto (e questa forse è la cosa più spaventosa) banali. Fatevi un giro per il centro città, per rendervene conto.

Ora, non ho sotto mano l’edizione del Giornale, ma sospetto che contenga poco altro, oltre al testo nudo e crudo del “capolavoro” hitleriano. Forse, giusto un’introduzione che spiega perché, nonostante le critiche dei soliti noti, era fondamentale ristampare questo testo. Excusatio non petita, accusatio manifesta.

Ma soprattutto: la buona ricezione di un testo la fa soprattutto il pubblico dei lettori. D’accordo: magari qualcuno sarà andato in edicola a comprare il Mein Kampf pensando, appunto, che sia giusto conoscere ciò contro cui si sta combattendo, e che questo era il modo più semplice per venire in possesso di quel libro (ci credo poco, però). Ma la stragrande maggioranza delle copie sarà finita in mano ai lettori abituali del Giornale. A quelli, cioè, che quotidianamente si bevono bufale sugli zingari vecchie almeno diciassette anni (e per altro periodicamente riciclate) e che ingollano senza protestare i quintali di merda che quel fogliaccio ha in prima pagina (e figuriamoci in quelle più interne) ogni giorno.

Proprio un bel servizio, far conoscere “il male” a questi individui.

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12 thoughts on “Un problema di ricezione

  1. Ricordo che per un esame di storia avevo letto degli estratti dal Mein Kampf, e li avevo trovati estremamente interessanti. Non tanto per i contenuti in sé, ma per capire le logiche, i trucchi e le bufale, le mistificazioni e la persuasione. Però sì, per capirci qualcosa ci vogliono spiegazioni e contesti, per cui sono d’accordissimo con la tua posizione.
    P.s. La frase sul difendere le opinioni altrui l’ho letta da qualche parte come citazione di Che Guevara XD

    • Che poi, se vogliamo, sono le stesse logiche che entrano in gioco oggi in chiunque “costruisca” un pensiero razzista.

      P.S.: sono un buon conoscitore del Comandante, e direi che una frase del genere non era proprio nelle sue corde :-). Ha scritto cose magnifiche, ma (anzi, direi: e quindi) non questa.

      • Esatto, che poi, studiare cose come il Mein Kampf servirebbe anche come prevenzione, per farsi gli anticorpi (dico bene, dottore?), per non cascarci più quando poi uno vuole “costruirti” un pensiero razzista.
        P.S. Eh eh 🙂

  2. mah, guarda, quando ho letto della notizia non mi sono posto il dubbio che ci potesse essere un significato “politico” dietro alla pubblicazione. per me è stata una scelta meramente editoriale-commerciale (“sparlate, ma parlate”). il MK era in allegato al primo volume di una nuova collana che comincia con la ‘storia del Terzo Reich’ di tale shirer. l’edizione è quella integrale italiana del 1937 con «introduzione storica e critica di Francesco Perfetti» (quello che scrive per il Giornale da mo’, ma d’altronde mica gliene veniva nulla a chiedere di fare una prefazione a, che so, Paul Ginsborg).
    ora, io del MK ho letto qualche passaggio, in passato, e mi è sembrato personalmente un libro ridicolo (ma non avevo grossi dubbi del fatto che mi servisse leggerlo per giungere a tale conclusione) ma comprensibilmente pericoloso. ho ripensato al discorso della pubblicazione libera. se la si accetta, e la si accetta in qualunque forma, quel libro può essere pubblicato da chiunque, come di fatto è, con o senza revisione critica. se prevale il concetto della “pericolosità”, potrebbe essere ovviamente bandito; ma, come ben sai, non esisterebbe miglior modo per garantirne la diffusione (a quel punto illegale ma verosimilmente ancora più efficace).
    non c’è soluzione, allora? a livello universale non dico nulla. a livello locale, in risposta alla scelta del giornale, credo che l’unica risposta sensata dovrebbe essere rispondere criticamente, entrare nel merito della ridicolaggine. non mi basta un tuit di renzi che scrive #maipiù, dando per scontato che tutti conoscano che cosa è successo. vuoi, stato, contribuire a costruire una cultura antifascista, antinazista? ok, investi nella memoria, non solo un giorno all’anno. investi in pubblicazioni, investi negli archivi storici, ripristina l’insegnamento dell’educazioen civica nelle scuole, ect etc e lascsia perdere le polemiche col Giornale, che su questo gongola (secondo me Sallusti mentre scriveva la replica alle polemiche dopo aver visto il picco di vendite della giornata è andato vicino all’orgasmo)
    scusa, mi son lasciato un po’ prendere la mano. venti righe fa volevo solo scrivere: “sono d’accordo con te, ça va sans dire.” 😀

  3. Io di solito un paio di paginette del Mein Kampf le faccio leggere, alle terze, e senza particolari introduzioni. Nel suo genere è un testo interessante, con i due difetti principali di essere di una noia mortale e piuttosto sgangherato nei ragionamenti. A lettura conclusa, la scolaresca tira sempre un sospiro di sollievo, appunto perché é di una noia mortale e non si capisce bene di cosa parli se non ci fai molta attenzione. È’ un tipo di prosa (e di logica e struttura del discorso) che oggi va di moda specie in certi movimenti politici.
    Chi ha comprato il Giornale quel giorno voleva informarsi e/o scandalizzarsi, e sospetto che ci si sia addormentato verso pagina tre. Per seguire la linea del ragionamento di Hitler si dovrebbe essere immersi nel clima di quegli anni dove molte premesse erano date per sottintese – Hitler non aveva il dono di far seguire i suoi ragionamenti anche a chi viene da un clima culturale diverso, e sospetto che abbia avuto successo con le doti oratorie, più che con la forza della sua scrittura. E non credo che serva nemmeno per farsi gli anticorpi, perché è troppo noioso. È’ una fonte storica come tante, e trovarlo in vendita è sempre stato facilissimo – io ho in casa la vecchia edizione Medusa degli anni 50 che avevano comperato i miei.
    Diciamo che il Giornale ha uccellato i suoi lettori, che essendo suoi lettori si sono fatti uccellare senza opporre resistenza, ma che da questa “trasgressione” (immagino che sia stata vissuta in quest’ottica, perché chi era sinceramente interessato alla Sua Battaglia se lo era già procurato, vuoi con poca spesa vuoi prendendolo aggratis in qualsiasi biblioteca pubblica) ha tratto scarsa soddisfazione. Sono passati più di 80 anni, Mein Kampf ormai è un testo storici.

  4. Tutto marketing per vendere qualche copia in più… meglio ignorarlo quel quotidiano.
    Non ti viene il dubbio che a leggere tutti questi post Sallusti si freghi le mani?

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