Tutto serve da stimolo

Ebbe a dire una volta Borges:

tutto serve da stimolo al pensiero.

L’autore argentino è, probabilmente, il mio scrittore preferito. Tendo, quindi, a dargli ragione spesso e volentieri, di solito senza aver bisogno di un riscontro empirico.

Tuttavia, non posso negare che un esperimento mentale ben congeniato, partorito dalla diabolica mente di qualcuno di quei troll che sono usciti da sotto i ponti per venire a vivere nelle maglie più oscure e laide della Rete (Facebook, ad esempio), avrebbe potuto far vacillare questa mia certezza.

Ammetto che, se mi avessero chiesto “Ah, sì, tutto serve da stimolo al pensiero? Anche la finale dell’Europeo Francia-Portogallo?”, oppure, in tono lietamente ingenuo, “Interessante. Trovi che stimoli il tuo pensiero anche una ricerca sui luoghi di provenienza dei santi patroni di tutti i capoluoghi di provincia italiani?”, mi avrebbero indotto quanto meno a sospendere il giudizio; o, più probabilmente, perché almeno su Internet cerco di essere onesto, a rispondere di no.

Sbagliando. Che ora posso affermarlo davvero, che tutto serve da stimolo al pensiero, visto che ho passato le ultime due serate a farlo.

Parlo della ricerca sui luoghi di provenienza di coloro che intercedono presso il Signore perché ogni città abbia grassi raccolti, belle femmine dalle grandi puppe e pioggia di zolfo per la città confinante. Che, s’è mai sentito di finali di Europeo che si giocano in due giornate?

(In realtà )

(E comunque, anche le finali degli Europei Francia – Portogallo possono servire da stimolo al pensiero).

Ah, ma vi vedo, tutti lì, con le bocche spalancate ed il dito puntato contro lo schermo del computer, o che vi chinate a raccogliere lo smartphone che vi è caduto sul pavimento (non vi ripago lo schermo se si è rotto, mi spiace). Vi vedo, che, cercando di riuscire nel difficile compito di articolare qualche parola con le mandibole separate, mi chiedete: “Ah, ti è servito da stimolo al pensiero eh? E che ti ha fatto pensare, questa bella, ridicola, inutile raccolta dati?”.

Ci arriviamo. Ma prima, appunto, i dati.

Dati santi

Tabella

Grafico santi

Grafico a colonne

Ad uno sguardo superficiale, sembrerebbe proprio avesse ragione quel famoso nessuno (un tal Benito Mussolini, mi pare) che un tempo disse che gli italiani sono un popolo di eroi, navigatori e, appunto, santi. Ma le apparenze, a volte, ingannano, e mai come quando si ha a che fare di qualcosa di scivoloso come la statistica. Che diventa ancor più scivolosa quando a maneggiarla è un esimio incompetente, quale sono io.

Nella categoria “Italia”, infatti, non sono finiti solo i santi che, senza dubbio alcuno, sono nati nella Penisola; no, ci sono finiti anche tutte quelle persone che operarono miracoli in nome di Dio, di cui non è rimasta traccia del luogo di provenienza e che pensarono bene di venire a morire (il più delle volte, di morte violenta), sulle coste del nostro paese. Un buon 50% di quel 54% (cioè, a occhio, un 27%) sarebbe potuto essere meglio rappresentato da una categoria apposita, tipo “Provenienza NN” (non nota, NdA). Ma la locuzione mi sembrava troppo simile al “Figlio di NN” che tanto andava di moda negli anni Sessanta, e la cosa, credo, avrebbe potuto offendere i credenti che sono all’ascolto, ed ho preferito lasciar perdere.

Subito dopo il Bel Paese (dove, oltre al sì, dunque, parrebbe risuonare anche il Padre Nostro), viene la Palestina (qui intesa come entità geografica): e la cosa non dovrebbe sorprendere, dal momento che è lì che è nata la religione di cui gli oggetti della mia ricerca sono stati campioni. Dalla Palestina, per altro, provenivano i santi patroni di alcune delle più importanti città italiane: Roma (San Pietro), Venezia (San Marco), Firenze, Torino e Genova (San Giovanni Battista). Più sorprendente, invece, il terzo posto della Turchia (che, pure, ha dato i natali a quello che gli storici della religione ritengono il vero “inventore” del cristianesimo, Paolo di Tarso). Qui e lì, tra “piazzati” eccellenti, ma prevedibili (ad esempio la Spagna, patria di San Lorenzo), spuntano alcune sorprese: l’Ungheria (dove è nato San Martino, poi diventato famoso in Francia), l’Irlanda (patria di San Cataldo, patrono di Taranto), l’Irlanda (San Giuliano l’Ospitaliere, patrono di Macerata). Anche il Nord Africa ha avuto i suoi momenti di gloria, tra tunisini (Santa Giulia di Corsica, patrona di Livorno e morta in croce), algerini (ovviamente, Sant’Agostino), ed altri cui non possiamo attribuire altra provenienza se non l’attuale Maghreb, mancando una corrispondenza precisa tra il territorio dell’antica Mauretania e gli stati moderni (da qui proveniva San Zeno, patrono di Verona).

Ho trovato decisamente interessante il fatto che nessuno dei santi patroni delle città italiane capoluogo di provincia sia vissuto oltre il Seicento: potrebbe essere una prova del fatto che il mondo va verso la decadenza, e che santi non ne nascono più (e forse in quest’ottica va visto il proliferare di santificazioni sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, che ha proclamato più santi di qualunque altro pontefice prima di lui); d’altronde, si potrebbe anche vedere questa generale penuria di persone capaci di fare miracoli come una conseguenza del progredire della scienza, che ha sottratto molto al campo del miracolistico per riportarlo in quello del meraviglioso, ma comunque spiegabile (ed in questo senso, fanno forse bene quei non credenti che mettono in guardia i credenti dall’affidarsi al “Dio tappabuchi”, il Dio che colma le -attuali- lacune della scienza: man mano che la scienza fa scoperte, di fatti, gli “ambiti” di applicazione di un Dio siffatto diventano sempre più stretti).

Degno di considerazione, pure, che nessuna città italiana, tra quelle più grandi, abbia voluto farsi proteggere da un santo dell’Estremo Oriente (e ve ne sono) né da uno del Nuovo Mondo (ed anche qui, la materia prima non manca certo).

Come vedete, dunque, non mentivo: ho trovato davvero stimolante questa ricerca, iniziata per dare un “fondo di verità” ad una battuta che avevo fatto. Per quanto mi riguarda, è stata una versione “su larga scala” del mio vecchio progetto RWF: mi ha portato ad esplorare pagine di Wikipedia su cui, probabilmente, non sarei mai giunto, ed ad interessarmi di argomenti cui, altrimenti, non mi sarei mai interessato.

Prendiamo ad esempio proprio quella Giulia di Corsica sopra citata. Trovo significativo che la santa in questione sia morta crocifissa, “onore” che, a quel che mi è dato sapere, toccò soltanto, dopo Cristo, a San Pietro ed a Sant’Andrea (che erano discepoli diretti di Cristo); ma trovo significativo, pure, che esistano due versioni diverse del martirio di Giulia e che entrambe raccontino che, prima di essere messa in croce, ella fu mutilata: in una versione, le vennero strappati i capelli; nell’altra, asportati i seni. Non mi ero mai fermato a riflettere sul fatto che le storie delle sante, anche quando le glorificano, comunque colpiscono le donne nei simboli stessi della loro femminilità (i capelli ed i seni). Semmai mi leggesse, sarei curioso di sapere cosa pensa di questo argomento Ivan Cenzi, il curatore di Bizzarro Bazar.

Infine, fa riflettere quel quasi 30% di santi che vennero a proteggere gli italiani partendo da due zone del mondo calde ancora oggi: la Palestina e la Turchia. Dicevo sopra che questa mia ricerca è nata da una battuta: la battuta in questione era questa:

certo che questi razzisti che se la tirano col mito delle radici cristiane dell’Europa… i due compatroni della mia città sono slavi. Quelli di Roma, uno turco e uno palestinese. Sant’Agostino era tunisino. San Zeno, addirittura, della Mauretania. San Tommaso era terrone, ma aveva studiato a Parigi, senza dubbio sotto i poteri forti dell’epoca.

Pensavo di aver esagerato, di aver trovato gli unici esempi (non del tutto corretti, per altro, come ho poi appurato) di “santi patroni venuti da lontano” (San Tommaso, per altro, non protegge nessuno dei capoluoghi di provincia). Ed invece mi sbagliavo.

Ora, se è vero che la statistica non serve soltanto a descrivere l’esistente ed il passato, ma anche a fare inferenze sul futuro, io direi che questa mia piccola e senza dubbio migliorabile raccolta di dati dovrebbe mettervi in guardia, per le prossime volte in cui griderete “Aiutiamoli a casa loro!” o “Rimandiamo indietro le barche!”.

Sopra quelle barche, ci potrebbero essere i portatori di una civiltà nuova; una civiltà per cui i vostri figli si batteranno come vi state battendo voi. Probabilmente, anche loro chiederanno a gran voce che vengano riconosciute, e con atto pubblico, che di quella civiltà vengano riconosciute le radici solo e soltanto nel messaggio di quegli uomini. Messaggio che, ovviamente, avranno completamente pervertito.

Oh, certo, e poi ci sarebbe quel piccolo fatto di quel Gesù, che non era nato a Legnano, ma a Nazareth; e che di sicuro, ma quale strage degli innocenti!, quello Erode era tanto un brav’uomo, di sicuro stava passando in Egitto per andare a Tripoli a imbarcarsi per Lampedusa. Ma questa è un’altra storia.

12 thoughts on “Tutto serve da stimolo

  1. Anche sulla matematica e l’algebra ci sarebbe da aprire una bella parentesi. Sinceramente non ero al corrente della provenienza di quei santi, è sorprendente.

  2. Pingback: Santi e patroni | Mentitude

  3. Guarda, con me sfondi una porta aperta, e non ci trovo niente di strano nel passare due serate a studiarsi statistiche sui santi patroni: ai tempi dell’università ho frequentato parecchi santi e soprattutto parecchie vite di santi in latino, ma oltre alla cattedra di agiografia latina, dedicata appunto alle loro vite, avevamo anche roba molto più complicata, come le vite di santi etiopi di cui si occupavano nel dipartimento in fondo al nostro corridoio (scritte in lingue ben più esotiche del mio modesto latino medievale).
    Che molti santi vengano da fuori lo sapevo (del resto, come osservi, lo stesso cristianesimo viene da fuori); non sapevo però che a Verona avessero il patrono maghrebino – cosa molto divertente, viste le attuali tendenze politiche di quella zona. Il fatto che molte città abbiano santi “antichi” non dipende però dalla scarsità di santi ragguardevoli dopo il Seicento, ma dal fatto che quasi tutte le nostre città sono ormai di una certa età – insomma, i santi patroni li hanno scelti quasi tutti nel medioevo, ovviamente tra santi che già c’erano. Sarebbe interessante sapere a questo punto che santi patroni hanno scelto le città di fondazione più recente – ad esempio le varie Aprilia e Fertilia del periodo fascista – così sono andata a controllare appunto Aprilia e Fertilia, che sono le uniche che ricordo, ma non mostrarono molta originalità: Aprilia scelse Michele Arcangelo, e Fertilia l’evangelista Marco. Nessuno dei due è italiano, anzi Michele non è nemmeno umano – in compenso entrambi erano parecchio famosi 🙂

    • I santi etiopi devono essere parecchio interessanti:-). Tra l’altro, l’Etiopia ha tutta una storia complicata, riguardo le religioni; storia che, non di rado, passa per delle donne (come la regina di Saba e Fatima, la figlia di Maometto). Per il resto, il discorso che fai è vero fino ad un certo punto, visto che città dalla storia anche lunga scelsero determinati patroni anche molto dopo la loro fondazione. L’idea che proponi, però, è interessante. Quasi quasi faccio una seconda ricerca!

  4. Ti sei dimenticato Sant’Antonio da Padova che in realtà da Padova non era mica! Infatti era da Lisbona e ha fatto vincere l’Europeo al Portogallo!!!

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