A Roma andai, a voi ripensai – Seconda parte

Gaberricci Planet – Roma – Giorno 2 – Prima frazione

Primo giorno di concorso. La convocazione ufficiale è alle ore dieci, in un posto che dista da dove ho “dormito” (chi ha letto l’episodio precedente comprenderà le virgolette) meno di un chilometro. Tutti e due i luoghi sono all’interno del Raccordo Anulare, ma per sicurezza ho comunque puntato la sveglia alle sette e mezza.

Quando a svegliarmi, mezz’ora prima, è un violento dolore sopra l’orbita destra, certo segno di incompatibilità tra la mia sinusite e l’aria condizionata che sono stato costretto a tenere accesa (treni in arrivo ed in partenza tutta la notte e temperature prossime ai quaranta gradi non vanno molto d’accordo), le mie innate capacità deduttive mi suggeriscono che non sarà una giornata da ricordare. O che, se lo sarà, sarà da ricordare tenendo in mano il Martirologio Romano, cui abbiamo già accennato.

Non so a chi si rivolga il MIUR per la stesura delle domande con cui torturare valutare gli aspiranti specialisti che si sottopongono annualmente al test che dice alla metà di loro che sono troppo stupidi per diventare infettivologi o cardiochirurghi o audiologi; ma sospetto che a Trastevere, dove il MIUR ha sede, abitino diversi discendenti di mastro Titta, con cui la genetica è stata generosa. La ragazza che era seduta accanto a me penso arrossirà per molti anni, ripensando a quello che è uscito dalle mie labbra quando ho letto, in uno dei quesiti, la parola oseltamivir.

Il pomeriggio inizia con una breve incursione dalle parti del Colosseo.

Ho già avuto modo di dire che trovo sorprendente che, con tutte le cose che ci sono da vedere a Roma, i turisti stranieri sembrino rimbalzare tra piazza di Spagna, San Pietro, la Fontana di Trevi ed il Colosseo, passando senza curarsene minimamente davanti ad opere forse molto più apprezzabili. Qualcuno mi ha fatto notare che probabilmente dipende dal fatto che noi possiamo tornare a Roma tutte le volte che vogliamo, mentre loro non ci torneranno probabilmente mai più e, quindi, vogliono giustamente dare un’occhiata a tutti quei monumenti per cui noi abbiamo la nausea già a tre anni: questo può essere vero, ma io francamente tutta questa fascinazione per la Fontana di Trevi e per piazza di Spagna non la comprendo.

Il Colosseo, per altro, è relativamente vicino al posto dove sono stato io; in questi quattro giorni a Roma, per altro, ho avuto modo di notare come la Città Eterna sia molto più piccola di quel che sembri: nel momento in cui se ne accorgeranno anche i romani, forse, risolveranno i loro annosi problemi con i mortiferi ingorghi a croce uncinata (cit.); nella mia breve permanenza, ho avuto modo di vederne diversi, e questo vorrà pur dire qualcosa. Ho avuto modo di vedere anche parecchie croci uncinate, ma di questo torniamo a parlare più sotto.

Inoltre, volevo vedere gli effetti dei lavori di restauro finanziati dai Della Valle. Che avranno anche fornito i calzari ai gladiatori che stazionano fuori dall’Anfiteatro Flavio e che i turisti continuano a trovare incredibilmente affascinanti.

Il mio amico Francesco (di cui parleremo nei prossimi episodi) mi ha detto di non aver condiviso la decisione di ripulire il Colosseo dalle incrostazioni dovute allo smog: di fatti, ragionava, sul Colosseo si sono accumulate nei millenni “incrostazioni” anche più nocive (lungo l’ellisse dell’Anfiteatro, ho infatti avuto modo di notare, si susseguono lapidi con nomi di pontefici; cosa più grave, di pontefici di secondaria importanza) e, a quel punto, sarebbe stato più coerente, dopo averlo ripulito, pedonalizzare tutta l’area. Da un lato, Francesco ha ragione; d’altronde, siccome so che è una persona intelligente, trovo sorprendente che non abbia compreso che così facendo ci si sarebbe privati della possibilità di far finanziare una nuova opera di ripulitura a qualche imprenditore rampante desideroso di ripulire anche la sua immagine.

Ad ogni modo, la sbiancatura delle parti ancora in marmo aumenta il contrasto con quelle che invece dai marmi sono state spogliate in lunghi secoli di “riciclo”, e di cui permane solo la struttura in mattoni: cosa che ricorda, anche visivamente, che Roma è una città fatta di recuperi, scambi, rifacimenti. E che forse è questo, che la rende così affascinante.

Anche chi ha una conoscenza dell’Italia pari a quella che noi italiani abbiamo dell’islam conosce il Colosseo, quindi non vedo cosa potrei dirvi su di esso che non sappiate già. Mi raccomando solo di non commettere l’errore di quel romano che aveva portato i suoi parenti “del Nord” a vedere l’orgoglio di Roma, e che ne attribuiva il nome al fatto che fosse, appunto, “colossale”. L’Anfiteatro Flavio ha effettivamente delle proporzioni che ancora oggi risultano sorprendenti, e due giorni dopo sentirò con le mie orecchie un romano che, ammirato, dirà alla moglie: “Guarda che cazzo hanno fatto li romani!”. Ma il Colosseo è noto con questo nome per il fatto che nei dintorni c’era una statua di Nerone, di dimensioni forse ancor più imponenti.E, oh: avete presente l’ampia parte mancante? Non è frutto di spoliazioni, ma di un lavoro di consolidamento, avvenuto in tempi in cui si credeva che, altrimenti, l’opera sarebbe venuta giù.

Non penso nemmeno per un momento a percorrere la lunghissima fila che inizia nei dintorni dell’Arco di Costantino e che conduce all’ingresso dell’anfiteatro; tra l’altro, la mia parte medica mi suggerisce che una fila così lunga, senza alcun riparo, sotto il cocente sole di luglio, debba essere caratterizzata da una percentuale di mortalità statisticamente significativa (prendo nota per un futuro studio). Mi limito quindi a girarci intorno ed ad ammirare le ampie arcate che fecero da sfondo al duello finale tra Bruce Lee e Chuck Norris nel film “L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente”. Il cui set, però, a Roma in realtà non giunse mai: il Colosseo che si vede nel film è un fondale ricostruito in studio (piuttosto bene, diremo).

bruce-lee-2

Dal Colosseo risalgo lungo la via di San Clemente, che connette la zona dei Fori con quella di San Giovanni. Lungo la strada, sorge la Basilica di San Clemente, papa e martire. Se passate da quelle parti, vi consiglio di farci una capatina: è un bellissimo esempio di architettura medievale a Roma e, probabilmente, uno di quelli meglio conservati e meno intaccati dai rifacimenti dei secoli successivi (solo il soffitto, da quel che ho potuto vedere, risale a secoli successivi). Il ciborio (il “baldacchino” che “copre” l’altare maggiore), ad esempio, è quello originale del 1200, e probabilmente la schola cantorum che si trova al davanti dell’altare stesso è ancora più antica. L’abside è impreziosito da un bellissimo mosaico, che testimonia come la Roma medievale sia un aspetto della città spesso poco considerato, ma sicuramente non meno affascinante.

san20clemente20interno

La basilica è interessante anche perché costruita su almeno due strati di costruzioni più antiche; per visitare gli scavi, tuttavia, è necessario pagare un biglietto, e non dei più economici (dieci euro). So tuttavia che nell’antica basilica (che costituisce il “primo strato” degli scavi) si trova un affresco che è, contemporaneamente, il fumetto più antico della storia e una delle prime testimonianze scritte in lingua volgare. Clemente, prima di essere ucciso per annegamento, fu infatti torturato alla colonna; l’affresco rappresenta, appunto, il suo torturatore che ordina ai servi di portare la colonna per torturare il santo, e che dice: “Traete, fili de la puta!”; ossia, letteralmente: “Portate, figli di puttana!”.

Altri documenti che rivaleggiano con questo per il titolo di “prima testimonianza scritta del volgare” sono il Placito Cassinense e l’Indovinello Veronese: il primo è un documento giudiziario che raccoglie la testimonianza di un contadino, durante un processo per il possesso di certe terre rivendicate dall’Abbazia di Montecassino (con quante b si scrive abbazia?). Il secondo, invece, è appunto un indovinello che, tradotto nell’italiano odierno, recita più o meno così:

davanti a se tiene i buoi, ara prati bianchi

e tiene un bianco aratro e semina un seme nero

(la soluzione, per chi non la conosca, è in fondo all’articolo). Due dei più antichi documenti in italiano sono un fumetto ed un indovinello. E qualcuno ancora si interroga se la cultura popolare possa essere considerata “vera” cultura.

Informazioni aggiuntive per turisti fai da te (i miei turisti preferiti): l’ingresso della basilica si apre sulla parete laterale; se, una volta entrati, vi girate alla vostra destra, c’è la “vera” porta d’ingresso, che viene utilizzata tuttavia solo in occasioni ufficiali. Se uscite dalla porta, vi troverete in un bel porticato in cui riposarvi; se volete, nel porticato c’è anche un bagno.

Arrivato a San Giovanni, giro a sinistra per via Emanuele Filiberto, diretto verso piazza Vittorio Emanuele. Davanti alla fermata della metro di viale Manzoni (che fa parte della linea A), mi si para davanti una voragine che, probabilmente, conduce direttamente tra le braccia di Lucifero. La metropolitana di Roma, penso, è un curioso esempio di “nascondere la polvere sotto al tappeto”, ma al contrario: la polvere sta sopra, ed il bel tappeto sotto.

Piazza Vittorio Emanuele è una delle piazze più grandi d’Italia; al centro dell’ampio anello di palazzi, c’è un bel giardino pubblico e, tutt’attorno, persone di ogni etnia; credo che la piazza sia, tra le zone del centro di Roma, una delle poche sottratte al processo di gentrificazione. In mezzo a questo miscuglio di culture (che è ciò che caratterizza l’Italia tutta, e Roma in particolare, fin dall’antichità), sopra una colonna (degrado!) noto un manifesto di Casa Pound. E penso che Roma è sopravvissuta agli Unni, ai Visigoti, ai Vandali, ai Borgia, a Vittorio Emanuele II. Figurati se possono farle paura questi idioti. Ad ogni modo, per arrivare a piazza della Repubblica, preferisco evitare via Napoleone III, dove Casa Pound ha sede, e scelgo il parallelo viale Carlo Alberto.

piazzavittorio_vistaalto

Per varie vicissitudini che vi risparmio, raggiungo largo Santa Susanna. Guardo la fontana dell’Acqua Felice, che non è più brutta di quella di Trevi, e mi chiedo cosa sarebbe successo se Federico Fellini avesse deciso di far fare un bagno ad Anita Ekberg lì.

fontana-dell-acqua-felice

(continua. Avevo intenzione di far corrispondere ogni giorno ad una parte, ma già così è venuto un episodio monstre. Ad ogni modo, ditemi voi come preferite. Sì, lo so che preferireste la pagina bianca.

La risposta all’Indovinello Veronese è: la scrittura. I buoi sono le dita, i campi bianchi le pagine, l’aratro bianco la penna ed il seme nero l’inchiostro.

Le foto che corredano questo articolo ed i successivi non mi appartengono, ma i diritti sono dei rispettivi proprietari).

Advertisements

5 thoughts on “A Roma andai, a voi ripensai – Seconda parte

  1. Mi stavo chiedendo quale relazione ci potesse essere tra il petto villoso di Chuck Norris e la nuova capigliatura dell’ex ct dell’Italia Antonio Conte. Davvero un commento di bassa lega il mio, scusami se non sono riuscito a fare di meglio.

  2. I sotterranei di San Clemente li ho visti… Il costo forse è un pochino eccessivo ma tutto sommato meritano: dove lo trovi un tempio al Dio Mitra e (se non ricordo male), degli affreschi, delle abitazioni e perfino una sorgente sotto una chiesa? Insomma in tre piani s’è stratificata tanta di quella roba interessante, che magari non vale 10€ ma 5 si!
    Per il Colosseo sono d’accordo col tuo amico… Della Valle poteva lasciare i marmi con le incrostazioni e comprare qualche giocatore senza incrostazioni per la Fiorentina!

    • Tifoso scottato? 🙂

      P.S.: un tempio del dio Mitra non so… ma nella mia città c’è un enorme serapeo (tempio del dio Serapide), in buona parte coperto da colate di cemento.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s