Tre cose su una boiata (e c’ho le prove – cit.-)

L’ottimo mazzetta (mai abbastanza ringraziato) mi ha confermato, qualche giorno fa, in un convincimento che avevo dal marzo scorso (da quando, cioè, la fattispecie  esiste): l’introduzione del reato di omicidio stradale è stata una boiata. Non che ne avessi mai avuto dubbi, eh, ma è sempre bello sapere che le cifre confermano le mie opinioni.

Prevengo subito l’obiezione: non sono contrario all’omicidio stradale perché i sabato notte vado a fare corse clandestine a Bergamo Alta sperando di mettere sotto Salvini che porta a pisciare il cane. Anzi, a ben vedere questa legge mi può interessare (potenzialmente, e tocco ferro) più come vittima che come “carnefice“: sono sempre piuttosto prudente alla guida, raramente supero i limiti di velocità, tendo a non gettarmi in sorpassi azzardati e certe volte non sorpasso nemmeno le vecchiette che imboccano l’autostrada per sbaglio (nel senso di marcia giusto, si spera); talune persone sul cui affetto tenderei a non dubitare, anzi, mi dicono che io guido come una vecchietta, e insomma è più probabile che finisca in un’aula di tribunale a dover rispondere del reato di abigeato che di quello di omicidio stradale.

Tutto ciò premesso, continuo a credere (cosa che sorprende molti eterosessuali nostrani) che uno possa battersi anche contro qualcosa che non lo riguarda personalmente: e quindi sono qui, ad offrire i miei dieci centesimi al dibattito (in realtà inesistente) ed a spiegare perché, secondo me, l’introduzione del reato di omicidio stradale è stata una boiata.

  1. Non sono un avvocato, ma penso che questa norma induca una diversità di trattamento tra fattispecie che dovrebbero, invece, essere trattate nello stesso modo. Se, infatti, si va a leggere l’articolo 589-bis del Codice Penale (quello che appunto introduce il reato di omicidio stradale) ci si rende conto che esso recita: “chiunque cagioni per colpa la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale è punito con la reclusione da due a sette anni“; la pena è ulteriormente aumentata se il fatto è commesso sotto l’effetto di sostanze alcoliche, ma non è questo che ci interessa ora, quanto il fatto che già la sua legge istitutiva dichiari apertamente che il reato di omicidio stradale altro non è che una fattispecie particolare del reato di omicidio colposo. Quest’ultimo è  già sanzionato dal nostro Codice con la reclusione da mesi sei ad anni cinque, e l’unica altra possibilità di vedersi aumentata questa pena è quella di commettere l’omicidio colposo in violazione delle norme sulla sicurezza nei posti di lavoro. Omicidio colposo, ricordiamolo, significa che chi ha ucciso non voleva uccidere, ma la morte di un altro individuo è conseguita ad un suo atto per una sua negligenza, imprudenza, imperizia (colpa generica) o, ed è questo che ci interessa, per una violazione di leggi e regolamenti (colpa specifica; fonte Wikipedia, ma ricordo una distinzione simile fatta dal mio professore di diritto alle superiori, e da quello di medicina legale all’università). La legge sull’omicidio stradale, dunque, dice esplicitamente che, anche se questo è un omicidio colposo (ed infatti chiarisce che viene commesso in inosservanza di alcune norme), esso dev’essere punito diversamente; la diversità di trattamento di cui dicevo all’inizio (sì, vale lo stesso per l’omicidio colposo commesso per inosservanza delle norme sulla sicurezza, almeno ad un livello puramente giuridico);
  2. anche nell’iter legislativo di approvazione di questa legge, è prevalso quell’odioso artificio retorico che mi piace chiamare “dittatura della vittima” (o, forse sarebbe meglio dire, dittatura dei parenti della vittima), per cui ad ogni obiezione che veniva posta, si rispondeva con un “eh, ma non pensi alle vittime (o ai loro parenti)?”. Sì, io ci penso: voi no, invece, almeno a giudicare dagli effetti che questa legge ha avuto. Non solo, ma se davvero la nostra prima preoccupazione fossero le vittime, non penseremmo di risolvere il problema, per così dire, a posteriori, con una legge che stabilisce che chi le ha uccise (senza volerlo, ricordiamolo) debba essere punito più severamente di chi spara un fuoco d’artificio a Capodanno e lo fa finire dentro una finestra: le vittime, a quel punto, se ne sono già andate a ricongiungersi coi loro avi (cosa che, di questi tempi, è più facile che ricongiungersi con la sua famiglia per un rifugiato politico, ma lasciamo stare). Dovremmo agire, piuttosto, a priori, cioè con attività di educazione della popolazione; e la prima cosa da fare sarebbe, piuttosto, insegnare ai molti guidatori sparsi nella penisola (soprattutto ai maschi, bisogna riconoscerlo) che le automobili, al contrario di quello che i loro produttori vogliono far credere, non sono un prolungamento del pene; quindi tranquilli, se non fate quel sorpasso, nessuno dubiterà della vostra virilità e penserà che, sotto la maglietta attillata, nascondiate un cuore di panna da checca isterica. Più che l’introduzione dell’articolo 589-bis del Codice penale, insomma, avrebbe secondo me giovato alla causa della riduzione dei morti della strada una legge che vietasse di far vedere auto che si arrampicano ai centotrenta sopra il Monte Bianco, nelle pubblicità delle case automobilistiche. Ma questa è solo una provocazione, come lo è pure chiedere: ma ai parenti di chi l’omicidio stradale l’ha commesso, invece, perché non ci deve pensare nessuno?
  3. a questo proposito: ma noi siamo davvero sicuri che l’aver inasprito le pene detentive aiuti a far diminuire l’incidenza di un reato? E non sto parlando solo dell’omicidio stradale, eh, sto parlando di qualunque reato in generale. Pensiamo ad un argomento più “grande” di quello di cui sto parlando in questo articolo: la pena di morte; è stato dimostrato (da studi che purtroppo non riesco a recuperare) che la pena capitale (che dovrebbe essere considerata il “deterrente supremo”) non riduce l’incidenza dei reati nei paesi in cui viene applicata. Certo, conferire poteri speciali alla polizia, come dimostra il caso delle Filippine, abbatte il crimine: ma, più che altro, perché abbatte i criminali e non di rado qualche innocente. Ed anche se, sono sicuro, a qualche politico si bagnano le mutandine la camicia della polizia indossata per un comizio le fauci a pensare a poliziotti che possano abbattere a vista chiunque passi ad un semaforo col rosso (ed è già capitato, per altro), la cosa, ritengo, avrebbe un effetto un pochettino destabilizzante su quella democrazia che diciamo di voler andare in giro ad insegnare agli altri. Non solo: ma se tu, legislatore, riconosci che l’omicidio stradale è un omicidio colposo (e devi riconoscerlo per forza, perché ci sono metodi molto più performanti per uccidere un uomo volontariamente, piuttosto che metterlo sotto con la macchina), e quindi, in quanto tale, deriva essenzialmente dal non avere contezza delle conseguenze delle proprie azioni, allora come puoi sostenere, pure, che una legge più severa possa risolvere questo stato di cose? Se uno prima non rispettava la striscia continua con la prospettiva che, uccidendo qualcuno, avrebbe potuto essere condannato a cinque anni di carcere, non lo farà neppure adesso, che di anni ne rischia sette; semmai, resosi conto di quello che ha fatto, con più probabilità cercherà di far perdere le sue tracce (ed infatti), negando magari i primi soccorsi ad un moribondo che avrebbe potuto essere salvato.

Resterebbe, poi, da discutere sul fatto che nessuno pensi mai di insegnare il fatto che dovrebbe essere la prospettiva di uccidere un uomo, e non quella di finire in carcere, a farci togliere il piede dall’acceleratore. Ma, in questo momento, me ne manca la forza.

 

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16 thoughts on “Tre cose su una boiata (e c’ho le prove – cit.-)

  1. Attività di educazione della popolazione? Siamo il paese dei contentini, distribuiti a dovere per far tacere le vari proteste che ogni tanto qualcuno solleva. Sulla lunghezza del pene del suo proprietario inversamente proporzionale alla grandezza dell’automobile che possiede, esistono ormai numerose prove. Questo articolo mi ha fatto tornare in mente una lettura che feci riguardo ai pedoni vittime di incidenti in Cina, e pare che in quel paese l’automobilista si assicuri che il malcapitato investito sia certamente morto, onde evitare di mantenere la sua assicurazione per tutta la vita nel caso riportasse danni permanenti. Vidi alcuni video di automobili che passano per diverse volte sopra corpi inermi stesi in mezzo alla strada proprio per raggiungere lo scopo ultimo.

  2. Sarei anche d’accordo con te…resta il fatto che qualcosa di dissuasivo andava fatto. Io sarei molto più drastico sui limiti di velocità e sulle contravvenzioni collegate. La famigerata norma sui 110 in autostrada ad esempio la trovavo sacrosanta

  3. è dato di fatto che l’intensità della pena non sia deterrente quanto invece lo sono la certezza e la prontezza della medesima. ma temo l’abbia già detto beccaria credo circa due secoli fa, non so se riuscirei a spacciarla come punto di vista innovativo. XD

  4. Inasprire le pene ma (per certi versi) anche garantirne la certezza secondo me non sono abbastanza deterrenti o forse contro l’imbecillità non ci sono deterrenze che tengano. Con tutte le telecamere sparse sul territorio e con la possibilità di estrarre il DNA dal più piccolo e insignificante frammento, l’idea di commettere un qualsiasi delitto (colposo o meno) e farla franca dovrebbe far dissuadere un sacco di gente e invece mi sembra che i delitti, stradali o meno, continuano allegramente.

    p.s. Se a te dicono che guidi come una vecchietta… a me invece dicono che guido come un “domenicano”… che non è un frate ma è colui che guida soltanto di domenica, col pranzo della mamma sullo stomaco e piano piano porta la famiglia alla sagra della porchetta che tanto non c’è fretta visto che si deve arrivare all’ora di cena…

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