L’avevo detto che avevo le prove…

… e ne ho trovate anche riguardo una questione emersa nei commenti al mio precedente articolo: quella sul potere deterrente delle pene, maggiore per quanto riguarda le pene pecuniare che per la stessa pena di morte.

Quando ero più piccolo mi piaceva Flavio Tosi; o meglio, mi piaceva per quanto (allora come ora) potesse piacermi un leghista. Rispetto alla massa degli esponenti del suo partito, mi sembrava più ragionevole, più avveduto, addirittura, più intelligente.

Sofocle diceva che il tempo è il più saggio, perché svela ogni cosa; ed io, con l’aiuto di questo sapiente, avrei scoperto che le critiche che Tosi rivolgeva ai vertici del suo partito (che era in quell’epoca pre-scandali dominato dai “bossisti”) rispondevano più a logiche di affermazione personale, che di rigurgiti di coscienza. Non per nulla, Tosi è stato poi espulso dalla Lega perché voleva candidarsi a presidente del Veneto al posto del candidato, Luca Zaia, sostenuto dal nuovo capoccione della Lega.

Ma comunque, questo ci dice molto sulla scarsa capacità di critica che avevo ai tempi del liceo, che non sul perché prevedere di dover mantenere a vita vedova ed eventuali orfani di qualcuno del cui omicidio vieni giudicato colpevole sarebbe più efficace delle attuali pene, nel prevenire assassini, stragi ed ammazzamenti vari. Il fatto è che ieri e stamattina sono stato a Verona, città di cui, come forse non ignorate, il sopraddetto Tosi è sindaco: e quel poco di stima (diciamo, ma vedi le considerazioni di sopra) che potevo provare per Tosi è svanito, quando sono venuto a sapere che, con apposita ordinanza, egli da qualche tempo ha previsto di multare i cittadini ed i turisti che si fossero resi colpevoli dell’orrendo delitto di dare un obolo, anche di pochi centesimi, ai (non pochi, devo dire) mendicanti che si trovano tra i vicoli della (bellissima) città scaligera. Sono d’accordo: la decisione si pone nel solco di molte simili prese da sindaci di vario colore in giro della penisola e, quindi, come si dice, nulla di nuovo sotto il sole; ma fidatevi se vi dico che fa una certa impressione vedere una signora che si sporge al di sopra della testa di un mendicante che chiede qualcosa per i propri figli per sbirciare il cappellino che andrà di moda questo inverno.

Proprio questo è il punto: quell’ordinanza è riprovevole ed orrenda (e non mi spingo oltre, che se una multa è la punizione per chi fa un’elemosina, mi figuro quale possa essere quella per chi dice qualche parola fuori posto), ma funziona. Cittadini e turisti, oggi, a Verona, la fair Verona, non solo non aiutano i mendicanti, li ignorano proprio. Volendo sintetizzare il fenomeno in uno slogan, si potrebbe dire che il portafogli prevale sull’empatia… non fosse che io nutro, a questo proposito un ragionevole dubbio.

Siamo davvero sicuri che qualcuno tra coloro che calpestano i richiedenti (e non parlo solo di carità…) la provi, quest’empatia? Non è che questa vituperat ordinanza di Tosi ha solo dato a qualcuno una scusa socialmente accettabile (ricordate quella vecchia distinzione tra etica e morale che feci tempo fa? Ecco, appunto) per smettere di fingerla?

I Wu Ming hanno più volte sostenuto che, nella lotta al razzismo, l’argomento “siamo stati migranti anche noi” è vuoto e spuntato; il collettivo bolognese attribuisce la sua inutilità ad un diffuso senso di “eccezionalismo” rispetto al fenomeno emigratorio degli italiani: noi eravamo diversi, noi lavoravamo (strano, l’ultima volta che sono stato nei cantieri ho sentito parlare parecchie lingue diverse dagli italiani… e non parliamo dell’ospedale, lato pazienti infortunati sul lavoro), noi non andavamo mica lì a delinquere (ed infatti, Pizza Connection è il nome di una pizzeria all’ultima moda a piazza Bra). Questo, indubbiamente, ha un peso; d’altronde, io ritengo che alla base ci sia anche un problema di empatia, appunto. Non riusciamo a metterci nelle scarpe di questi poveri uomini e di queste povere donne… perché? Mi sono detto tante volte. Nel tempo, ho costruito una mia risposta, ed è che non ci riusciamo per lo stesso motivo per cui alcuni giovani, europei di nascita, musulmani per cultura, e per lungo tempo sostanzialmente indifferenti alla religione praticata (senza eccesivo zelo, spesso) dai propri genitori si sono resi responsabili di quelle stragi che hanno sconvolto la Francia negli ultimi due anni. Lo so, è un’opinione forte, ma se mi seguite un attimo cercherò di spiegarvela meglio che posso.

Dicevamo sopra che l’Italia, fino almeno a tutti gli anni Sessanta, è stata una terra da cui le persone erano obbligate a fuggire, non verso cui erano obbligate a fuggire; era, in una parola, un paese povero. La gran parte delle persone che oggi vanno a spasso per la penisola sono figli di quei tempi, esattamente come i terroristi del Bataclan o di Bruxelles sono figli di un ambiente familiare che ha, sostanzialmente, relegato la religione ad un ruolo marginale, quando non consuetudinario.

Ad un certo punto, la vita degli uni e degli altri è stata sconvolta da qualcosa: nel caso delle persone che vivevano in quel paese povero che era l’Italia, dal boom economico degli anni Sessanta; nel caso degli “altri”, dall’improvvisa conversione all’Islam. Ecco, qui sta il punto: per gli uni, quanto per gli altri, è giunta improvvisa una svolta. Per i primi, la svolta nella ricchezza; per i secondi, la svolta nella religione.

Avete mai notato come i neo-convertiti siano, spesso, i più feroci difensori, i più integralisti propugnatori di un’idea, di un credo, di un partito? Pensate a Sant’Agostino, che da giovane era stato prima pagano, poi eretico; ma pensate anche ai vari portavoce, portaborse, portazo… ehm, che si affiancarono a Berlusconi quando era al massimo del potere, e che in gioventù avevano militato in partiti incociliabili col “credo” del Cavaliere (Sandro Bondi, per dire, era stato nel partito comunista). Abbiamo sempre considerato questi individui lacché professionisti o, nella migliore delle ipotesi, personaggi da operetta; non abbiamo mai sfiorato l’idea, però, che il loro amore per Berlusconi fosse autentico, e che sentissero di doverlo dimostrare in maggior grado proprio nella misura in cui venivano da un retroterra per cui potevano essere guardati con sospetto.

Ecco: i neo-convertiti devono dimostrare qualcosa; devono dimostrare, cioè, di essere entrati del tutto nel loro “nuovo mondo”. Questo è qualcosa che ad un vecchio credente non si chiede: lo sanno tutti, che lui è un credente e, anche se la sua fede fosse inferiore a quella di uno che è stato appena “battezzato”, tutti persevereranno in questa loro ipotesi. Ma a chi entra in un consesso di cui fanno già parte altre persone, si richiede una prova: e non credo sia un caso, che molti antichi riti ed altrettante sette moderne richiedessero una “prova di passaggio” ai loro candidati adepti.

I neo-(ri)converiti all’Islam scelgono un atto eclatante, come un attentato (o, anche, la predicazione della jihad, intesa nel suo senso più violento); i neo-convertiti alla richezza, allo sfarzo, al benessere, scelgono (ed è ovviamente un bene) di schifare i poveri. Che è qualcosa che un vero ricco, uno che ricco ci è nato, non fa, per il semplice fatto che uno che nasce ricco non sa neppure che possa esistere, la povertà.

Posso confessare una cosa? In passato ebbi a dire che si sarebbe reso miglior servizio alla nostra sicurezza cercando di comprendere le ragioni che spingevano ragazzi in tutto e per tutto europei ad uccidere loro compatrioti e confessando, pure, qualcosa di molto simile alla pietà nei loro confronti; o, meglio, di pietà riguardo alle misere vite che dovevano condurre.

Oggi, guardando una signora che quasi dava un calcio ad un macilento, anziano signore che porgeva un cappellino, per la prima volta e pensando a questo, ho provato pietà per tutti e due.

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10 thoughts on “L’avevo detto che avevo le prove…

  1. ;Mi hai fatto venire in mente una vecchia storia che avevo letto da ragazzina, un libro francese, credo risalisse addirittura alla fine dell’ottocento, o almeno all’inizio del novecento. Una bimba rimasta orfana veniva “accolta” in casa dalla zia, ricca e avida, che le faceva fare praticamente da serva e non smetteva di rinfacciarle la carità che le aveva fatto prendendola in casa solo per la sua ‘bontà’ e continuava a rinfacciarle la propria superiorità morale in quanto donna rispettabile agli occhi di Dio e degli uomini (mentre la bambina,che era diventata una ragazza al tempo del racconto, era figlia di una “donna perduta”, nel senso di una donna che si era intestardita a sposare un uomo che amava contro il volere della famiglia, anzi, si insinuava che non fosse neppure sposata, e dunque la piccola Fée aveva nelle vene sangue disonesto ecc. ecc.). Romanzo ‘per signorine” ma, devo dire, avanzato per i suoi tempi, per la critica all’ipocrisia religiosa, all’egoismo spesso nascosto dietro la facciata di chi fa l’elemosina solo per dovere o per farsi vedere, ma di fatto disprezza chi non rientra nella propria ristretta visione. Non so perché mi sia venuto in mente proprio quello. Io comunque mi tengo stretto il mio “buonismo”, nel pensare che i danni peggiori alla nostra convivenza civile li faccia la nostra incapacità di andare a cercare quello che ci accomuna, le somiglianze. Se non si riconosce una parte dell’altro in se stessi, diventa possibile il disprezzo, l’indifferenza alle sue sorti, la negazione del valore della sua vita, persino.

  2. Tralascio l’argomento terroristi francesi che meriterebbe una trattazione apposita e mi concentro sulle ordinanze e sull’empatia verso i mendicanti.
    – Le ordinanze simili a quelle di Tosi ci sono ovunque: a Firenze già dai tempi di Renzi sindaco, e forse anche da prima, ne abbiamo avute di fantasiose. Non potendo multare l’atto di mendicare ci si attacca ad ogni cosa: i lavavetri perchè intralciavano il traffico automobilistico e i mendicanti perchè ingombravano il marciapiede impedendo il passaggio in particolare per le persone in carrozzina e per i non vedenti. Come se non bastassero quelle che già ci sono, nelle ordinanze comunali, i mendicanti sono diventati barriere architettoniche…
    – Mi dispiace dirlo ma, per esperienza personale, non faccio mai l’elemosina ai mendicanti perchè dietro c’è un business colossale di cui i mendicanti sono al tempo stesso vittime e ingranaggi. Sotto casa mia c’è un semaforo e i mendicanti fanno i turni con gli orari e i posti fissi: alla mattina ci sono gli storpi dell’Europa dell’est, le rom nel pomeriggio e la sera gli indiani a vendere i fiori. Quello che la mattina sta sotto casa mia lo ritrovo il pomeriggio in Piazza della Repubblica, mentre gli indiani dei fiori la mattina stanno nelle strade adiacenti al mercato di quartiere. Proprio ieri pomeriggio stavo facendo la mia camminata quando mi sono imbattuto in una faccia conosciuta: pensa e ripensa mi è venuto in mente che si trattava di uno degli storpi che chiede l’elemosina al semaforo sotto casa mia, solo che era vestito a modino e camminava dritto come un fuso! Ho subito pensato: – Si vede che non è in servizio! –
    Detto questo dovrei forse considerarmi un becero razzista o uno che non ha empatia verso i poveri? No perchè cerco di aiutare in altro modo dando l’euro che metterei nel cappellino alla Caritas che gestisce le mense dei poveri, al Banco alimentare, a Emergency. Piuttosto che dare cinquanta centesimi tutti i giorni ad un extracomunitario preferisco mettere da parte i soldi e pagare l’adozione a distanza della bambina in Uganda che ho con Shalom. Ognuno l’empatia l’esprime a modo suo… magari perfino la signora del cappellino!

    • Invece io preferisco dare i soldi al mendicante, e per due motivi:
      1. come dici tu, quel mendicante è la vittima di un sistema e, probabilmente, se la sera non porta un certo incasso, sono dolori;
      2. anche dietro la grande beneficienza, c’è una complicata rete di interessi e guadagni che non voglio alimentare.

      • Beh dietro il mendicante sicuramente c’è un racket malavitoso… e preferisco non alimentarlo. Penso (o mi illudo) che dando ad Emergency o altri magari qualche soldo si perda per strada o in burocrazia, ma che almeno non vada direttamente alla criminalità…

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