E così vorresti fare lo scrittore?

“E così vorresti fare lo scrittore? Se non sei capace di scrivere dell’undici settembre… benvenuto nel club”.

Vivesse e pubblicasse oggi, ne sono sicuro, Charles Bukowski la metterebbe semplicemente così (e ci farebbe più bella figura che con quella sua poesia, più famosa di quanto meriti ed indegna di figurare accanto a ben altre opere dello scrittore americano).

Perché, l’hanno detto in molti e mi vergogno a scrivere questa banalità, ma: l’undici settembre 2001 è stato (per gli Stati Uniti, ma anche, gioco forza, per tutto il resto del pianeta) uno di quei momenti che gli storici finiscono, alcuni lustri dopo, per chiamare fondativi. Noi, in questo senso, siamo stati fortunati: sono bastati pochi giorni, l’articolo della Fallaci sul Corriere e l’attacco all’Afghanistan, per renderci conto che il mondo era cambiato ovvero (che poi è la stessa cosa) che era rimasto lo stesso, ma con un vestito nuovo.

La cosa che personalmente ho sempre trovato curiosa (almeno, da quando ho iniziato ad interessarmi a questi argomenti) è che ad un simile rivolgimento psicologico non sia poi seguito un uguale rivolgimento dell’immaginario. O, per meglio dire, il rivolgimento dell’immaginario c’è stato: è cominciata dopo l’undici settembre, la proliferazione di opere narrative che facevano della claustrofobia della nazione che si credeva a torto invincibile la propria ragion d’essere, così come di opere pseudopropagandistiche (anzi, nemmeno tanto pseudo) che dividevano nettamente il mondo in due blocchi, da una parte i buoni e dell’altra i cattivi (300, il film di Zack Snyder, è in questo senso un’opera rappresentativa). Ma questa evoluzione, a ben vedere, era già in atto prima che il World Trade Center venisse raso al suolo (ed infatti il fumetto da cui il film di Snyder è tratto è del 1998) e rifletteva, forse, un’incomprensibile nostalgia per la guerra fredda, per il pericolo di distruzione incombente, per i rifugi antiatomici in giardino e per tutte quelle cose di cui abbiamo visto le inquietanti pubblicità in Fahreneit 9/11 (ricordo, in particolare, il paracadute da grattacielo). Ma nessuna di queste opere affrontava direttamente il tema, nessuna prendeva di petto gli attentati e ne faceva motivo di narrativa: se ci penso, l’unica opera che se ne occupava che abbia raggiunto un discreto successo è Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer… ma alzi la mano chi si ricorda che nel curriculum di Tom Hanks c’è anche il film che ne è stato tratto.

A pensarci, questo tentativo di “rimozione” è nel DNA degli americani; nel 1991, Oliver Stone (che ha diretto anche un film sul WTC, che però non ha avuto minimamente lo stesso impatto) uscì con un film intitolato JFK. Gli adattatori italiani aggiunsero come sottotitolo: Un caso ancora aperto, e secondo me interpretarono benissimo il pensiero di Stone e di molti americani. Ventotto anni dopo l’omicidio Kennedy, per il regista ed i suoi connazionali, il caso era ancora aperto: e non solo riguardo gli aspetti, diciamo così, giudiziari della faccenda. C’è da attendersi che, prima di leggere un romanzo sull’11 settembre della stessa densità di 11/22/1963 di Stephen King, dovranno passare almeno vent’anni (oltre i quindici che sono già passati). Ma, anche allora, non sarà facile.

Adesso vi dico una cosa: io ho aperto un blog perché volevo fare lo scrittore (non lo scrittore americano come alcuni aneddoti dal mio futuro, che per altro all’undici settembre ha dedicato un post interessante, ma sicuramente lo scrittore) e, be’, mi serviva un posto dove riversare le boiate i racconti che scrivevo. Poi, la cosa mi ha preso la mano, ho conosciuto persone, letto quello che scrivevano loro, mi sono detto che questa o quella cosa sarebbe piaciuta farla anche a me e, insomma, adesso è qualche tempo che non scrivo più racconti di fantascienza (benché continui a leggerne, come dimostra l’articolo che viene prima di questo). Perché sì, forse non l’ho detto, ma il mio genere di riferimento era (ed è) la fantascienza.

Della fantascienza, mi piace soprattutto la domanda che ne costituisce il nerbo: quel What if… che ha dato il via a molti grandi classici del genere, e soprattutto a molti del mio amato Philip Dick. Da La svastica sul sole (e se i tedeschi avessero vinto la guerra?) a Cronache del dopobomba (e se qualcuno buttasse davvero l’atomica?) fino a Ma gli androidi sognano pecore elettriche (e se venissero inventati gli androidi?) ed ai miei preferiti, Un oscuro scrutare e Scorrete lacrime, disse il poliziotto (e se venissero inventate nuove droghe) tutti i libri del (grande quanto folle) autore americano partono da quel dubbio, antico quanto l’uomo: e se il destino non fosse un obbligo?

Quel che mi chiedo è: e se tra qualche anno uno scrittore di fantascienza (un grande scrittore di fantascienza) si trovasse a farsi la fatale domanda “Cosa sarebbe successo se Bin Laden non avesse tirato giù le Torri Gemelle?” (siamo tutti d’accordo che le torri le abbia fatte abbattere Bin Laden, sì? Se qualcuno non lo è, consiglio la lettura di questo articolo). Quale mondo immaginerebbe? Quali conseguenze per i suoi abitanti? Quali vertigini utopiche ed incubi distopici o, viceversa, quali vertigini distopiche ed incubi utopici?

Come dicevo su, non sono più uno scrittore di fantascienza; e, se anche lo fossi, non mi azzarderei ad addentrarmi in una giungla tanto fitta, in cui la mano dell’uomo non ha mai messo piede (cit.). In attesa, tuttavia, che venga un redivivo Philip Dick a scriverci sopra un capolavoro, mi permetto di fare qualche ipotesi: per ricordare tutti i possibili universi paralleli che questi quindici anni avrebbero potuto costruire e che invece non hanno costruito, e per inchiodare alle loro responsabilità i criminali che compirono quella strage, ed anche gli approfittatori che se ne servirono per i loro scopi: perché, come sempre mi piace dire in questi casi, nel valutare eventi di tale portata, non bisogna pensare solo a ciò che fu, ma anche a ciò che non poté essere.

  1. Una delle tremila vittime complessive degli attentati, o forse una delle migliaia provocate da quelle guerre che in quegli attentati trovarono il casus belli, non distratto dai suoi studi da cosucce come la morte o l’ondata di patriottismo d’accatto che si abbatté prepotente su tutto l’Occidente in quei giorni, scopre il vaccino contro l’AIDS, o una nuova, rivoluzionaria cura per il carcinoma del pancreas, o forse più semplicemente scrive il romanzo capace di far firmare la pace tra gli uomini e la lettura, o… le possibilità non mancano, anche considerando che quelle tremila persone (e le migliaia che la loro morte si è portata dietro) potevano avere figli, nipoti, pronipoti e via di questo passo. Quanti segretari del consiglio di sicurezza dell’ONU ci hanno portato via, quegli attentati? Quanti diplomatici che sarebbero stati in grado di far finire la guerra tra Perù e Nicaragua che scoppierà nel 2084? Quanti ingegneri capaci di prevenire il disastro dello Zeus 78, che nel 2061 arresterà momentaneamente il tentativo di costruire un’installazione umana su Titano?
  2. Oriana Fallaci, divorata dal suo livore prima ancora che dal suo inguaribile cancro, muore nella sua casa il 16 settembre 2006 (curiosamente, lo stesso giorno in cui è morta davvero). Non influenzati dalle porcate che vomitò nei suoi ultimi giorni di vita (e sembrerà una battuta di cattivo gusto, ma ci avrebbe fatto più bella figura a far credere che fosse un effetto collaterale delle cure cui era sottoposta), la Fallaci, che per tutta la vita era stata avversa a qualunque forma di religiosità, viene immediatamente trasformata dai suoi colleghi in un santino, come già capitato al suo collega Indro Montanelli. Una punizione troppo severa, per quell’ultima rabbia che non riuscì a sfogare, impossibilitata a scrivere quel pamphlet che la fece morire forse non pacificata, ma sicuramente più famosa.Purtroppo;
  3. Non drogata dall’indotto provocato dalle guerre, l’economia mondiale giunge al collasso nel 2003; il disastro economico provoca una diffusa sfiducia in tutte le istituzioni “tradizionali”. In Italia, il presidente del consiglio Silvio Berlusconi riesce comunque a mantenere la fiducia del suo elettorato: gli storici scrivono malgrado alcuni scandali sessuali, mentre in realtà ciò accade grazie ad alcuni scandali sessuali. Pare che la prima pagina del Corriere con la foto del nudo integrale di Berlusconi di fronte alla vera nipote di Mubarak abbia convinto molti a spingerlo ad andare avanti: era sempre meglio quello, che l’ennesima notizia sul crollo della borsa di Milano (come piacevole contorno, nessuno avrebbe mai sentito parlare dello spread);
  4. In cerca di nuove strategie per vendere più copie, e senza il nemico islamico contro cui rivolgersi, il Foglio di Giuliano Ferrara tenta una sottoscrizione porta a porta; viene in questo tuttavia osteggiato dagli agguerriti boy scout che vendono “L’eco di Sant’Antonio”, che arrivano sempre prima e riescono a far firmare le dolci nonnine che poi cacciano gli uomini del Foglio a scopettate. Irritato da questa concorrenza sleale, Ferrara lancia una serie di attacchi durissimi al direttore de “L’eco”, un anziano parroco di Legnate: è, questo, l’inizio della sua svolta atea;
  5. I curdi ricacciano i talebani sulle montagne ed instaurano in Afghanistan un governo basato sulla partecipazione dal basso e sull’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. E, se Dio vuole, questa è una cosa che può ancora accadere;
  6. George W. Bush, non interrotto dalla notizia dell’attacco alle Torri Gemelle, porta a termine con successo la sua visita ad una scuola elementare di Sarasota. La settimana successiva, tuttavia, una delle maestre dell’istituto denuncerà la scomparsa di tutti gli alcolici della sua scorta personale. Bush, travolto dallo scandalo, sarà costretto a dimettersi; troverà tuttavia lavoro come testimonial per il Jack Daniels: “La bevanda più consumata in America. Lo dimostra il fatto che mi abbiano eletto”;
  7. Non impegnati in Medio Oriente, gli Stati Uniti seguiranno con maggior attenzione la crescita di due potenze asiatiche: la Cina e la Russia. A questo scopo, commissioneranno nel 2003 un rivoluzionario sistema di spionaggio ad un famoso informatico: Steve Jobs. La cosa ritarderà gravemente lo sviluppo della tecnologia per l’ascolto di musica ed impedirà a Jobs di moltiplicare i pani ed i pesci a Cupertino nel 2006; inoltre, grazie a quanto detto al punto 1., la sua grave malattia verrà curata. Gli sarà quindi impossibile perseguire quella santificazione che aveva inseguito per tutta la vita;
  8. L’attenzione americana per l’Asia, tuttavia, avrà anche effetti positivi: nella speranza di dotarsi di uno scudo spaziale, gli Stati Uniti aumenteranno significativamente il proprio budget per l’esplorazione spaziale. In questo modo, già nel 2020 saremo in grado di avere le prime, pionieristiche fattorie sulla Luna; nel 2037, vi verrà aperto un luna park destinato a diventare famoso. Non accontentandosi della Luna, gli uomini cercheranno di raggiungere Marte dove, a seguito di un esperimento sbagliato, accellereranno grandemente l’evoluzione dei microrganismi ivi presenti, che diverranno esseri senzienti nel giro di appena dodici anni (perché proprio dodici? Mistero). Tra questi, scoppierà inevitabilmente una guerra, alimentata anche da certe imprese multiplanetarie che cercheranno di sfruttarla per i loro scopi: ne conseguirà un esodo di massa dei marziani verso la Terra. La vita degli immigrati marziani sulla Terra sarà molto dura: che quella del terrorismo islamico è solo una scusa, per essere razzisti.

(Nel 2001, poche settimane dopo l’attacco, raccontava Daniele Luttazzi, un comico americano fece una battuta sul World Trade Center. Qualcuno dal pubblico gridò: Troppo presto! Spero non sia ancora troppo presto.

Penso che le mie ipotesi vi faranno capire perché ho smesso di scrivere fantascienza)

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13 thoughts on “E così vorresti fare lo scrittore?

  1. Bellissimo post! Nell’ordine mi piacciono le ipotesi 5, 1 e 3!

    p.s. Comunque, dovendo scegliere tra Attivissimo e Giulietto Chiesa, scelgo 100 volte Giulietto Chiesa! Dopo i fatti di ieri proporrei Attivissimo come nuovo Ambasciatore USA a Roma!

      • Attivissimo lo seguivo quando smascherava i virus e le bufale informatiche: in quel tempo era un bravo informatico e mi era utile anche per il lavoro.
        Poi è diventato un tuttologo e sull’11 Settembre è stato più mainstream dell’amministrazione USA: dovendo scegliere tra Attivissimo e il trio Bush, Rice e Powell, mi sembrano più credibili gli ultimi 3 (ed è tutto dire). Sull’11 Settembre (e anche più in generale) mi fido di più di pone dubbi e domande come Giulietto Chiesa o Gianluca Ferara piuttosto di chi sparge a piene mani verità assolute come Attivissimo.

      • Che ci siano degli aspetti oscuri nell’11 settembre, è indubbio. Ma il.complottismo che c’è stato costruito sopra è ridicolo. Ed io non mi fido né di Attivissimo né di Chiesa: mi fido di chi mi propone prove convincenti.

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