Dati alla mano

Ho pensato per molto tempo (più o meno cinque minuti, direi) a come avrei potuto introdurre l’argomento, ma penso che di introduzioni non ci sia bisogno. Tanto, l’avrete sentito tutti: Renzi ha deciso, vuole fare il ponte sullo stretto di Messina.

Vabbè, direte voi, sai che c’è di strano: finalmente, sappiamo quando andremo a votare per il referendum sull’Italicum, e Renzi, conseguentemente, è entrato con la sua consueta grazie nella campagna elettorale. Rispolverando lo stesso metodo che gli ha già portato tanta fortuna per il referendum sulle trivelle. Un metodo per cui gli studiosi di comunicazione politica hanno un nome: terrorismo.

Allora, il presidente del consiglio disse e fece abbondantemente ripetere ai suoi compagni di merende (oddio, essendo Renzi fiorentino la locuzione non suona felicissima…), opportunamente piazzati nei vari salotti televisivi: “se il referendum passasse, andrebbero persi migliaia di posti di lavoro, gli investitori internazionali fuggirebbero dal nostro paese, l’Italia resterebbe al buio (mi avete capito? Niente più Twitter, niente più Facebook, niente più video su YouTube!) e, probabilmente, ci ritroveremmo con così poco petrolio che saremo costretti a pisciare nelle auto ed a bruciare i nostri primogeniti per riscaldarci!”.

Oggi, invece, Matteo, benché con uno dei “sono stato frainteso” più clamorosi dai tempi di “non ho mai detto che Pierluigi Bersani fa i prosciutti coi neonati” (che pagò, come ricorderete) ci abbia assicurato che non ha intenzione di lasciare la politica nemmeno se dovesse essere battuto con percentuali bulgare, sottolinea che, nel caso qualcuno disturbasse il manovratore:

  • sarebbero a rischio le riforme (ormai le mamme ai bambini dicono: “se non vai a letto subito, niente riforme!);
  • la nostra credibilità internazionale andrebbe a farsi benedire;
  • la ripresa economica, tanto a lungo agognata ed ora lì, ad un passo, non arriverebbe più (e di questo avviso, bisogna dire, è anche certa stampa internazionale);
  • la democrazia e la civiltà ne sarebbero offese;
  • probabilmente verrebbe cancellato il Grande Fratello Vip;
  • gli alieni, che sono appostati dietro Titano in attesa del momento propizio, approfitterebbero dello sbandamento delle nostre istituzioni per invadere Gallarate.

In questo elenco, ora, Renzi ha aggiunto anche: “Se vincesse il no ed io fossi costretto a dimettermi, sarebbe a rischio anche il ponte sullo stretto di Messina” (da notare che Renzi non ha mai detto: “Se dovessi dimettermi, il previsto piano di lotta al dissesto idrogeologico dell’Italia non potrebbe essere attuato”. D’altronde, i temporali autunnali non sono arrivati e nessuno c’ha ancora rimesso le penne, e quindi).

Il presidente del consiglio, quindi, fedele al motto “la miglior difesa è l’attacco”, sta giocando d’anticipo: in un momento in cui sembra che il governo stia vacillando come Foreman dopo il micidiale cazzottone di Alì all’ottava ripresa del Rumble in the Jungle (nel giorno del suo compleanno, Berlusconi ha incontrato Salvini e la Meloni: come se già si fosse aperta la crisi di governo, faceva notare l’altra sera a Gazebo Marco Damilano), Renzi decide di alzare la posta e di spararla più grossa di qualunque cosa potrebbero opporgli i suoi avversari. In effetti, la storia ci insegna, “faccio il ponte sullo Stretto” suona più incredibile di qualsiasi cosa, ivi compresa “Renzi fa le messe nere in cantina” o “Berlusconi telefona in questura per far liberare una minorenne marocchina spacciandola per la nipote di Mubarak”.

C’è da dire una cosa: Renzi è stato piuttosto furbo. Innanzitutto, ha celato il suo annuncio (che è arrivato del tutto imprevisto anche per i suoi) in una selva di dico non dico consistente, accennando direttamente al ponte una sola volta e per il resto parlando di “infrastrutture”, di “collegare la Calabria al resto del paese”, di “Napoli-Palermo”; in secondo luogo, conscio del fatto che in tempi di Internet le persone tendono ad essere scettiche su tutto tranne che sulle pubblicità per allungarsi il pene (e c’è da dire che il ponte per Renzi sarebbe una sorta di pene lungo tre chilometri e mezzo), il presidente del consiglio ha voluto parlare non in astratto, ma numeri alla mano. Per esempio, ha dichiarato con una certa fierezza che la realizzazione di questa Grande Opera porterebbe a qualcosa come a centomila posti di lavoro, più che raddoppiando le previsioni dell’impresa che già si era aggiudicata i lavori (la Salini – Impregilo, ad un convegno in onore della quale ha tirato fuori questa sparata), e comunque dimenticando che la costruzione del ponte, come faceva notare il sempre ottimo mazzetta (da cui ho preso anche i dati sulle stime della Impregilo), significherebbe la perdita del posto per lavoratori dei traghetti, portuali e simili. Per non parlare di tutti quei politici (locali e non) che fanno fortuna promettendo la realizzazione dell’opera.

Ma se Renzi vuole metterla sui numeri, secondo me c’è qualcosa che nessuno ha considerato: e no, non sto parlando dei costi, che senza dubbio saranno astronomici. Parlo dell’utilità di questa ardita realizzazione ingegneristica, e ne parlo pur rendendomi conto che, in tempi di TAV, può risultare ozioso opporsi ad una Grande Opera dimostrando che è inutile.

Renzi dice che il ponte (insieme ad altri lavori che potremmo chiamare “di contorno”) sarà necessario per “accorciare” la distanza tra Napoli e Palermo. Benissimo: Google Maps alla mano, per andare da Napoli a Villa San Giovanni (dove attualmente ci si imbarca per Messina) ci sono 487 chilometri. Seguo il tracciato dell’attuale autostrada perché presumo che, per quanto spaccone, Renzi non abbia in mente di spianare l’Appennino calabro e ritracciare l’A3.

Arrotondiamo pure questi chilometri a 480, e supponiamo che Renzi riesca a trasformare la Salerno-Reggio Calabria in una vera autostrada: uno di quelle su cui si può viaggiare alla massima velocità consentita dal codice della strada, ossia a 130 chilometri orari (pia illusione, considerando il traffico di Napoli e dintorni ed il percorso complicato: ma supponiamo). Per coprire tutto il percorso, sarebbero necessarie, arrotondando per difetto, tre ore e mezza.

A questo punto, un ipotetico automobilista incontrerebbe il ponte. Nel punto in cui le coste sono più prossime (che non è detto che è dove verrebbe costruito il ponte), ci sono da scavalcare circa 3 chilometri di mare. A 130 chilometri orari, più o meno due minuti di percorrenza. A questo punto, resta solo da fare la strada da Messina a Palermo: 223 chilometri di autostrada, di non facilissima percorrenza; ma diciamo che, anche qui, si riesca a farsela tutta ai 130 fissi. Un’altra ora e quaranta che, sommata alle precedenti, fa circa cinque ore. Col traghetto, nelle stesse condizioni, ce ne vorrebbero sei (la traversata dura poco meno di un’ora): ha senso, per risparmiare un’ora di tempo, spendere miliardi e miliardi prelevati dalle casse dello stato?

Io ritengo di no, ma sono aperto alle opinioni più disparate. Anche se devo dire che mi resta un dubbio: non è che è tutta una scusa? Non per vincere il referendum, ma per un altro progetto, ben più ambizioso. Renzi è stato presidente della provincia di Firenze a 29 anni, sindaco del capoluogo toscano a 34, presidente del Consiglio prima dei 40; e viene, ricordiamolo, dalla città che è stata dei Medici.

Non è che semplicemente punta ad aggiungere alla lista dei suoi titoli quello di pontefice, no?

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4 thoughts on “Dati alla mano

  1. L’articolo è interessante e la nuova burla del ponte di Messina esce fuori spesso in tempi magri per il governo in carica. Praticamente ne riparleremo tra altri 15-20 anni, tanto non penso che nel frattempo la Sicilia si allontani dalle coste calabre. Detto questo, come si chiamava quel prodotto per allungare il pene che mi hai consigliato in email? A quello ci credo!

  2. dati alla mano la salerno reggio calabria a 130 all’ora è impossibile. a meno che non si riesca a scavalcare gli otto chilometri chiusi per crollo da fare in statale a 10 all’ora.
    rispetto alla conclusione, a parte un doveroso rimando a:

    lo vedo ghibellino, però, più che guelfo. punta al quirinale. ‘sto giro lo salta per età, se tutto va secondo i tempi stabiliti, ma il prossimo…

  3. Renzi è così ambizioso che potrebbe fare contemporaneamente sia il Papa che il Presidente della Repubblica e, se la situazione glielo consentisse, pure il Padre Eterno (il Figlio no perchè la crocifissione è dolorosa). Ora basterebbe qualcuno che, da quelle altezze la cui lo porta il suo ego, lo facesse tornare bruscamente sulla terra… ma purtroppo non vedo nessuno in grado di farlo! Tanto per fare un esempio, D’Alema e Brunetta uomini immagine del NO al Referendum sono la carta migliore per far vincere Renzi…

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