A Sherazade (Invece di una lettera)

Ci sono persone che malinterpretano il senso dell’espressione “piacere della lettura”. Non sono in pochi, coloro che ritengono che Google abbia ragione, ad immergere i suoi utenti in quella che si chiama “bolla di filtri”. Credono che il compito di un testo piacevole sia quello di dire al suo lettore: complimenti, tu hai ragione e tutti i dati concorrono a dimostrarlo. Sono convinti che si possa gridare al capolavoro solo quando le parole che scorrono davanti ai loro occhi non mettano in discussione le loro più radicate opinioni, anche se quelle parole sono scritte in una forma che, se invece che un libro/un articolo/un post avessero composto un tema da esame di terza media, avrebbe guadagnato al loro autore un sei meno meno (per l’impegno). Professano, indefessi, la convinzione che chi non la pensa come loro non possa esprimere non solo nulla di giusto, ma neppure nulla di bello.

Ho molti difetti, e se mi seguite da un po’ di sicuro ve ne siete accorti anche voi: ma questo, penso, è uno dei pochi che mi mancano. Può testimoniarlo Marco, con cui sono legato da stima (spero reciproca) pur se su alcuni argomenti la pensiamo in modo forse diametralmente opposto. Penso quindi di poter dire con la massima sincerità che, pur apprezzandola grandemente, ritengo che quanto Sherazade ha scritto l’altro ieri non centri il punto.

Sherazade parlava dei fatti di Goro (anzi, più precisamente di Gorino, frazione di quel comune), coi cittadini impegnati ad erigere barricate sulla strada (forse l’unica) che portava al loro piccolo paese per impedire ad un gruppo di venti immigrati (per la maggioranza donne e bambini) di raggiungere un albergo che un rappresentante dello stato (un questore, mi sembra) aveva assegnato loro; pur non professando questo convincimento, forse, Sherazade sollevava il dubbio che tale comportamento non sia stato dettato da razzismo, quanto piuttosto da un diffuso sentimento di insofferenza nei confronti di uno stato che prima prende le decisioni e poi interpella i cittadini che quelle decisioni le subiranno (seppure li interpella). In aggiunta, c’è anche da dire che l’albergo scelto per ospitare i richiedenti asilo era l’unica struttura ricettiva di un territorio che vive prevalentemente di turismo: al danno per così dire “morale” si aggiunge, quindi, anche un danno di natura economica.

Dissento decisamente da questo punto di vista. La protesta di Gorino mi è sembrata tanto spontanea e disorganizzata da escludere un approfondimento, una riflessione tanto profonda; quei cittadini che hanno alzato cataste di legna, cartelli a volte ingiuriosi ed odio contro altri esseri umani, colpevoli solo di essere più sfortunati di loro (come se uno se la scegliesse, la sua fortuna), erano animati, secondo me, unicamente dal più bieco razzismo: l’unica cosa che hanno capito, di tutto quanto possa essere stato comunicato loro, è che stavano arrivando dei negri (no, non dei neri: dei negri) al loro paese. E, seppure non fosse così, siamo sicuri che sia meglio? Come vogliamo chiamarle, delle persone che, di fronte alla richiesta di accogliere qualcuno che ha perso tutto, risponde “ma anche no, dobbiamo lasciare il posto libero per dei grassi turisti”? Razzisti mi sembra il termine più gentile, per quanto non il più corretto.

Quando ho letto l’articolo di Sherazade, questa mia opposizione poteva essere supportata dalla (forse scarsa) esperienza che ho fatto della vita e delle persone; oggi, tuttavia, ci sono dei dati oggettivi a corroborarla: in particolare, le recenti dichiarazioni di una delle persone coinvolte nel blocco stradale. Dichiarazioni che confermano un’ignoranza che già era facile ipotizzare.

Sì, lo so: ce l’hanno ripetuto a lungo… e forse nel modo sbagliato, se ancora non siamo giunti a comprenderlo, ma questi fatti dimostrano ulteriormente che madre e levatrice del razzismo è l’ignoranza. Ignoranza che, come sempre, va intesa nel suo senso etimologico (ignorare nel senso di non sapere), e che non è solo ignoranza della storia, che ci porta a far finta che non esista la lunga concatenazione di eventi che ha portato quelle persone ad essere immigrate e noi ad essere i loro ospiti molto poco ospitali; non è solo ignoranza della geopolitica, che ci fa dimenticare come le condizioni che spingono quelle persone a venire qui le abbiamo create noi, con il nostro consumismo dissennato; non è solo ignoranza della biologia, che ha dimostrato da secoli che tutti gli uomini sono uguali sotto tutti i punti di vista, e che ciò che li distingue è tanto insignificante quanto fondamentale (giusto per non cadere nell’omologazione banalizzante della globalizzazione). No: è ignoranza proprio dei più banali fatti della vita.

Perché uno vorrebbe anche dargli ragione, a tutti quegli insigni sociologi che cercano di dimostrarci che queste reazioni di pancia sono l’urlo di disperazione di un popolo esasperato, che vede ridursi sempre di più un benessere che i loro padri hanno guadagnato non solo col sudore della fronte, ma col sangue e le lacrime, e che assiste impietrito all’indifferenza con cui la classe politica accoglie questa loro disperazione: forse hanno ragione (o forse no, e le persone sono semplicemente razziste perché al mondo ci sono anche gli stronzi e gli ingenui, non solo le persone per bene e gli acuti). Perché quello che io mi dico (e l’ho scritto nei commenti e sotto il post di Sherazade, e sotto questo bel post di Marco): sì, ok, siete esasperati perché quest’anno non potete farvi le vacanze o (ben più grave) perché siete stati licenziati e mantenere un figlio all’università è un problema (so quello che dico, per un periodo mia madre e mio padre di figli all’università ne hanno mantenuti due); supponiamo che questo sia abbastanza per dire che state vivendo una vita di merda. Quello che non comprendo è: come fate a dire che questa vita di merda che state vivendo, sia colpa di quelle persone contro cui vi state rivoltando? Questa non è ignoranza di storia, di geopolitica, di biologia: è ignoranza della più semplice logica, di quella logica che si impara prima dei due anni e che dice che la causa non può venire dopo la conseguenza. Voi una vita di merda la facevate già. Come fate a dire che è colpa di persone che nella vostra vita non ci sono mai entrate? E che, forse, se proprio ci tenevate a che fossero estranee, non ci volevano nemmeno entrare: gli bastava entrare nel vostro paese.

Benessere: forse il punto sta tutto qui. Forse le persone che vivono a Gorino e che non gradivano di dividere il loro bel paese con una ventina di africani ritengono che avere qualcosa sia vivere una vita all’insegna del consumo, che è quella cosa di cui la crisi ha privato una buona fetta del paese. Forse è questo che li ha spinti ad alzare quel cartello “Qui non c’è niente per noi che ci siamo nati, figuratevi per gli altri”. Ma si sbagliavano: qualcos’altro, qualcosa per cui essere grati, per quelle persone, in quel posto c’era. Un tetto ed un pasto caldo: qualcosa che diamo talmente per scontato, da credere che la vita, il benessere, appunto, sia altro. Non per chi quelle cose non le ha mai avute, o (peggio) le ha avute, e poi gli sono state sottratte.

Una volta, feci una battuta che, credo, si adatta bene a questa situazione. Io non capisco tutto il successo che ha Bob Marley: non perché non fosse un grande musicista, ma perché il suo messaggio dovrebbe essere per noi completamente incomprensibile. Quando cantava Exodus, le persone a cui si rivolgeva comprendevano bene cosa stava intendendo: per loro l’esodo era un viaggio di liberazione, una fatica necessaria per tornare a quella terra da cui erano stati strappati dalla crudeltà e dall’avidità di affaristi senza scrupoli.

Per noi che lo ascoltiamo qui, in Europa, che cos’è l’esodo? La coda sull’autostrada a Ferragosto.

Advertisements

11 thoughts on “A Sherazade (Invece di una lettera)

  1. Ti ringrazio dell’attenzione al mio pensiero che a dire il vero ha preceduto telegiornali e trasmissioni (mi riferisco a Piazza Pulits dell’altra sera).
    Sono fondamentalmente convinta che nel fatto di Gorino vi sia una grande sfiducia nelle istituzioni che nella persona del Prefetto hanno “requisito” un ostello che sembra essere l’unico punto di aggregazione di una piccolissima frazione.
    Credo e voglio credere che che una preventiva riunione (o riunioni) avrebbero portato molte delle persone di Gorino ad accogliere se non tutte almeno, come ho detto, alcune delle donne cosa che tra l’altro è stata fatta soddividendole in tre frazioni dimostrando il pressapochismo e la poca conoscenza del territorio dei preposti.
    La ‘vecchia’ nazifascista lombrosiano (“Meglio incivili che scimmie”) ha come a suo tempo Bossi fatto leva sugli istinti peggiori.
    Insisto, ti prego di leggere da me il commento di Crimson che mi pare sia self explainatory.
    Molti fattori hanno contribuito a quanto successo: esecrebile il risultato dal quale escono male i cittadini ma ancor peggio questo Governo arruffone completamente avulso dai problemi del territorio.
    sheragrazieancora

  2. Io me lo sono chiesta sai perché queste persone hanno alzato le barricate. Perché non é scattata la solidarietà che scatta ormai da anni a Lampedusa in occasioni simili.
    Perché queste persone non sono riuscite a mettersi nei panni di gente cui manca tutto.
    E la spiegazione che mi sono data é che, in uno Stato ingordo, latitante e manchevole, si siano persi valori essenziali come la carità, la solidarietá, l’umanità e l’umana pietà.
    Si pensa al proprio orticello, ci si lascia aizzare da mostruosità come “prima gli italiani”, ci si divide in noi e voi e il risultato é quello che hai egregiamente descritto tu. Sí, ignoranza e razzismo vanno a braccetto.

  3. Ho risposto in lungo e in largo sotto al commento di sherazade sul mio blog. Sintetizzo qui in due righe. Si è trattato di puro e semplice razzismo, fomentato da noti leghisti locali. La mancanza di empatia non si risolve con una riunione del prefetto ma nasce dal consumismo: ormai ci fa più pena un telefonino rotto che un essere umano che fugge dalla guerra! Se, come dice sherazade, alle origini delle barricate ci fosse la sfiducia nel governo… beh i goresi le avrebbero alzate anche per la sanità che non funziona, per la disoccupazione, le scuole non a norma, etc.. etc… Invece, sparite le negre, sparite anche le barricate!

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s