Elogio del cinghiale

Devo ammetterlo, e per una volta non a malincuore: ho un debole per i suini.

I maiali sono, con ogni probabilità, gli esseri viventi che più trovo simpatici nel regno animale (attenzione, simpatico non è sinonimo di bello… anzi, anni ed anni di “è bella?No, ma è simpatica!” ci hanno insegnato che spesso è vero proprio il contrario*) e di loro trovo irresistibile praticamente tutto: la costituzione antiaereodinamica (che rende ragione del perché non volino), la durezza della loro pelle, che ho potuto constatare con mano quando un medico pietoso sopra di essa insegnò a me ed ad una banda di studenti di medicina un po’ troppo entusiasti come si faceva una sutura, la voracità con cui mangiano, le rughe sul loro grugno, perfino quella coda arricciata e vezzosa che in qualunque altro animale troverei insopportabile e kitch.

Qualcuno, mi rendo conto, potrebbe trovare contraddittoria questa mia attestazione di stima (direi quasi di amicizia) con la convinzione con cui, in passato, ho difeso la mia scelta carnivora; ma io penso che la contraddizione sia solo apparente, come ben sapeva quel saggio (non ricordo chi) che disse, più o meno: “Il cannibalismo andrebbe rivalutato. Meglio nel caldo corpo di un amico, che nella fredda terra”.

E dunque, non sono certo uno di quelli che guarda con disprezzo o addirittura con odio alle norcinerie; anzi, trovo il venditore di carne di maiale un lavoro onesto, nobile, forse addirittura necessario. Per altro, con i norcini sono legato da rapporto professionale: in fin dei conti, un buon cinquanta per cento della medicina è nato, storicamente, nelle loro botteghe.

Ma comunque: io sto alle norcinerie come Ulisse stava alle sirene, nel senso che quando ci passo davanti devono trascinarmi via dopo avermi legato. Prosciutti, salami, braciole: del maiale mangerei davvero qualunque parte; negli anni che ho abitato a L’Aquila, ho imparato ad apprezzarne anche le interiora (ovviamente dopo che siano state appositamente lavorate e confezionate. Non vado ancora in giro a squartare suini per mangiarne gli intestini sanguinanti, tranquilli). Tra le altre cose, adoro particolarmente le salsicce di fegato: ed immaginate il mio raccapriccio, quando ho scoperto che nella città in cui abito ora non le tratta praticamente nessun macellaio.

Questo mio sentimento ambivalente mi ha portato, talvolta, ad avere discussioni (che sono, pur se di rado, sfociate anche in dibattiti accesi ed ai limiti del lancio di oggetti) con persone che ritengono che l’amore o comunque l’amicizia per un animale implichi che quell’animale divenga il dominatore della Terra: e così, è capitato che io mi sia trovato a ribattere a chi mi diceva che le tonnare andrebbero abolite perché, spesso, durante il loro svolgimento muoiono anche tanti delfini, che:

  1. se proprio si vuole ammettere che la tonnara è sbagliata (e posso accettarlo), perché causa la morte di tanti esseri viventi in modo tanto crudele, allora non vedo perché il delfino abbia più diritto del tonno di essere difeso, essendo per altro alcune specie di tonno a rischio di estinzione;
  2. che comunque i delfini, come ci ha insegnato quel capolavoro che è Perle ai porci di Stephen Pastis, sono animali malvagi che puntano a sottometterci ed a divenire davvero i dominatori della Terra: per cui faremo meglio ad eliminarne il maggior numero possibile il prima possibile (ma questa è una mia idiosincrasia personale);
  3. e che “anche a me i maiali stanno tanto simpatici: peccato che siano tanto buoni che nessuno cerchi mai di fermare il signor Parma, produttore dell’omonimo prosciutto”.

O qualcosa del genere.

Questo sentimento di affetto si estende pure a parecchi cugini dei maiali medesimi: dai cinghiali fino ai facoceri, che adoro da quando a sei anni vidi per la prima volta “Il re leone”. Lo so: i facoceri non sono tutti Pumbaa… anzi, probabilmente, nessuno di loro lo è, e se mi trovassi da solo con lui nella savana, quando lui avesse finito con me, non lo troverei più tanto buffo e divertente. Anzi, probabilmente non lo troverei più in nessun modo: quando un facocero con le zanne incontra un uomo senza fucile, l’uomo senza fucile è un uomo morto.

Spero di andare un giorno nella savana africana, e spero pure di non incontrare un facocero inferocito (a tutto c’è un limite); pure, posso dirvi che un incontro ravvicinato di questo tipo non credo sarebbe in grado di scalfire l’affetto che provo per i suini tutti. Lo dico con cognizione di causa sufficiente: che questa estate, faccia a faccia con un cinghiale (no: con una cinghialessa coi cuccioli) mi ci sono trovato, e non ho provato mica ad ammazzarla con un coltello, come ha fatto il dottor Manhattan. No, semplicemente ho riconosciuto di aver commesso io un errore, invadendo il territorio che quella madre amorevole aveva riservato per lo svezzamento dei suoi cuccioli, e mi sono allontanato di buon grado. Lasciandomi dietro una scia d’erba bruciacchiata, ma questo è un altro discorso; parliamo semmai del fatto che (quando sono riuscito a fermarmi, circa seicentoventi chilometri dal luogo dell’incontro) abbia pensato che, in fin dei conti, il cinghiale mi piace anche (soprattutto?) per il suo caratteraccio, che tutto sommato fa il paio col mio: che uno guarda un cinghiale e pensa che sia un cugino peloso del maiale, e invece quello è tutto un altro suino e forse di questa associazione si è pure un po’ rotto il cazzo.

Comunque, ho scritto tutto questo papiro solo per dirvi (colpo di scena) che questo titolo di giornale

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non ha attirato la mia attenzione perché parlava di un cinghiale.

No, l’ha attirata perché una delle più antiche regole del giornalismo dice che: “un cane che morde un uomo non è una notizia. Un uomo che morde un cane lo è!”. Ora: per come la vedo io, che un animale, nel suo habitat naturale, aggredisca un uomo che è andato a disturbarlo, e che avrebbe magari lasciato in pace se quello non fosse andato a rompergli le scatole (e no, non provate a fare un parallelismo con l’immigrazione, sennò vi porto nella savana e poi libero il mio facocero inferocito), non è evento tanto eccezionale da andare a finire in un giornale, nemmeno in uno locale. In realtà, non lo sarebbe neanche il contrario, vista la caccia a cui è soggetto il cinghiale, ma sorvoliamo. Quel che mi preme è piuttosto chiedermi: perché quella notizia sta lì?

Allora, io ve lo dico, ma voi promettete che non ridete: sta lì perché il cinghiale è oggetto di una campagna di diffamazione a mezzo stampa. No, non sto scherzando.

A ben vedere, il cinghiale rappresenta tutto ciò che la nostra epoca cerca di allontanare da se: il cinghiale, tanto per cominciare, è brutto. Come dicevo anche su, nessuno di quelli che degli animali amano gli occhioni dolci difenderà mai un cinghiale, perché è grosso, tozzo e puzza. In secondo luogo, il cinghiale se ne sta per i fatti suoi, non si lascia addomesticare, e per di più è un sabotatore: rovista nei campi, scava le radici degli alberi, devasta le coltivazioni e si mangia la verdura del contadino. In più, i cinghiali si riproducono in fretta e sembrano essere ovunque. Probabilmente (e lo dico nella migliore accezione possibile) se i cinghiali fossero esseri umani, sarebbero tutti No TAV.

Ed ecco che il paragone si chiude, nel momento in cui si vede come, da qualche anno, ai cinghiali vengano attribuite nefandezze che magari tali non sono (e che magari i poveri cinghiali nemmeno hanno commesso) pur di giustificare un loro abbattimento selettivo (per iniziare, poi Dio provvede).

Che dite, ce n’è abbastanza per intitolare un post di quasi milletrecento parole “Elogio del cinghiale”? Spero di sì, perché l’ho appena fatto.

* nessuno qui sta dicendo che tutte le donne simpatiche non sono belle, e nemmeno che sono scrofe, sia chiaro.

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4 thoughts on “Elogio del cinghiale

  1. bisognerebbe effettivamente capire se anche douglas adams non avesse un fine allusivo con il suo messaggio “addio e grazie per tutto il pesce” che i delfini lasciano alla terra… ciò detto, concordo con il fatto che perle ai porci sia me-ra-vi-glio-so, ma oso di più: pastis secondo me ha in mano la possibilità di essere “l’erede spirituale” di watterson, se se la gioca bene – e spero che lo faccia.
    e comunque ‘sto post m’è piaciuto un sacco!

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