Alternanza

La cosa pare non aver interessato lo stesso numero di persone che interessò l’ultima volta che si realizzò (o forse, l’ultima volta mi è parso che tutti ne parlassero perché ero direttamente coinvolto nell’evento), ma, pochi giorni fa, il governo Gentiloni ci ha fatto uno dei suoi primi regali: un’altra riforma dell’esame di maturità; l’ennesima, almeno per quanto ricordi io.

Tra i punti salienti della riforma, spiccano senza dubbio: una delle prove d’esame sarà somministrata durante l’anno scolastico; la prova in questione, che va a sostituire il famigerato “quizzone” (che, quando ho fatto l’esame io, non era affatto un quiz a risposta multipla), sarà la prova Invalsi, che, giustamente, si è guadagnato il diritto di essere somministrato anche agli studenti liceali, dopo aver sollevato tante criticità nelle scuole elementari e medie; viene abolita la “tesina”, ossia la presentazione di un percorso su un tema, deciso dal candidato (ai tempi, presentai un bel percorso sulla sessualità), che collegasse tra loro argomenti trattati in varie materie; e, soprattutto, il peso attribuito ai crediti scolastici accumulati negli anni del triennio conclusivo di studi sale dagli attuali 25 a ben 40 punti, su un totale di 100: in pratica, quaranta punti del proprio voto di diploma dipendono da quel che si è fatto nei tre anni che hanno preceduto quel giorno fatale in cui, di solito in un clima subsahariano (subsahariano dal lato dell’Equatore, però), ci si siede davanti ad una pletora di facce severe che iniziano tutte le loro frasi con un “Vediamo, parlami di…”.

Il che sarebbe anche un bene, intendiamoci; non fosse che, nel computo di questi quaranta punti, rientra anche l’esperienza compiuta nel corso dell’alternanza scuola-lavoro, entità misteriosa introdotta nell’ordinamento scolastico italiano, e con un certo orgoglio, dal governo Renzi.

Il che dimostra, a mio modesto parere, almeno due cose: uno, che esistono davvero alcune continuità tra questo governo e quello precedente, come dicevano talune malelingue; due, che forse ci sono motivi ben più validi per indignarsi col ministro Fedeli, che quello di aver mentito su una laurea o di aver sostenuto la teoria gender (che poi, sostenere la teoria gender è un po’ come sostenere la teoria geocentrica, e se qualcuno lo facesse meriterebbe il dileggio, piuttosto che l’indignazione).

Mi rendo conto che questo mio punto di vista può generare confusione: perché dovrebbe esserci qualcosa di male, si chiederà qualcuno, nel fatto che i ragazzi, mentre attendono ai loro studi liceali, possano, ed anzi debbano, alternare al tempo che passano sui libri del tempo in cui, invece, mettono in pratica ciò che hanno studiato?

Be’, intanto io ravviso un primo problema, di tipo per così dire metodologico, proprio nel debbano: l’imposizione, di fatti, è un elemento che dovrebbe essere stato rimosso dal mondo della pedagogia almeno dai tempi di Maria Montessori, e non vedo perché uno studente, magari bravissimo, che voglia concentrarsi unicamente sui propri studi e poi, eventualmente, trovare un modo per metterli in pratica, dovrebbe essere valutato ugualmente, o addirittura meno, di uno meno bravo di lui, ma che magari, invece, spende parecchio tempo a fare questo o quel lavoro, ottenendo risultati tutto sommato modesti. Ma d’accordo, capisco che nella scuola un qualche piano d’indirizzo debba pur esserci, e se esistono dei programmi che tutti i professori sono tenuti a rispettare (e quindi, tutti gli scolari a studiare), allora anche una simile imposizione può, da un certo punto di vista essere tollerata.

Il secondo punto è che un’alternanza scuola-lavoro potrebbe anche aver senso, purché gli studenti andassero a mettere effettivamente in pratica tutto quello che studiano. Ma, la domanda è: uno studente del liceo classico, in che ambiente lavorativo può fare una cosa del genere? Verrà mandato a fare esperienza sul campo in uno scavo archeologico? O, d’altronde: lo studente di un istituto tecnico che viene mandato a lavorare in una fabbrica, verrà posto a svolgere compiti adeguati alle sue conoscenze? Seguirà un percorso strutturato, che lo porti a mansioni via via più difficili, e che gli consentano di mettersi alla prova in tutto ciò che gli è stato insegnato o, come è più probabile, farà la fine di quei poveri studenti di scienze infermieristiche che incontro quotidianamente in ospedale, costretti agli stessi turni degli infermieri titolari, durante i quali non fanno altro che attaccare flebo e ripulire culi, per altro senza prendere neppure uno straccio di rimborso spese?

Perché ecco, tralasciamo pure queste sottigliezze da sofisti, ma concentriamoci su questo punto: Renzi, infatti, presentando la sua rivoluzionaria idea per far abituare da subito i giovani al mondo del lavoro (che sennò poi magari finisce che a 39 anni devono rassegnarsi a fare il presidente del consiglio), ha sempre parlato di alternanza scuola-lavoro, e mai di alternanza scuola-tirocinio, scuola-esperienze o simili sinonimi. Ora, in tutto questo c’è un problema: ed è che il lavoro si paga; spesso poco, ma si paga. Chi e quanto li paga, questi ragazzi che vanno a fare esperienza in aziende o in uffici di avvocatura? C’è in previsione un mansionario ed un orario da attendere? Avranno diritto al riposo? Potranno rifiutarsi di svolgere compiti a cui non sono tenuti?

E badate: non è una questione di pura terminologia: perché le cose sono due. O quei ragazzi non faranno niente, ed allora quest’alternanza scuola-lavoro serve soltanto a far spendere altri soldi allo stato ed alle famiglie (assicurazioni, spostamenti, vitto e magari alloggio…), privando per altro i ragazzi di un tempo che avrebbero potuto meglio sfruttare stando a casa a studiare (perché, magari giova ricordarlo, ma anche etimologicamente il lavoro di uno studente non è saldare, incollare, scaricare o rispondere al telefono: è studiare), o magari cercandosi un lavoro vero; oppure, quei ragazzi svolgeranno il lavoro che verrà loro assegnato (da chi? Dal ministero o dal posto in cui andranno a lavorare?), ed in questo caso, quale che sia il carico di mansioni che verrà loro affidato, saranno sfruttati (come vengono sfruttati gli infermieri tirocinanti di cui parlavo prima).

Volendo sintetizzare l’intero concetto in poche parole: questa riforma riesce magnificamente, ancor prima della sua messa in atto, nella difficile impresa di risultare o inutile, o sommamente ingiusta. I ragazzi che si affacciano al mondo del lavoro avranno senza dubbio un’ottima impressione di quest’ultimo, ne sono sicuro.

A meno che, ovviamente, compito della riforma non sia abituare gli studenti al mondo del lavoro che verrà: e, che in parte, con i voucher, gli annunci che promettono licenziamenti in caso di maternità, le paghe da fame, lo sfruttamento diffuso ad ogni livello (anche nella sanità, anche nel pubblico) e che ha portato, anzi, alla situazione grottesca in cui chi vi si ribella è visto come un lavativo, e chi vi si adegua come un benemerito (come se esistesse un’alternativa), è già qui.

“La guerra di classe esiste: ed è la mia classe che sta vincendo” ebbe a dire, una volta, Warren Buffett, uno degli uomini più ricchi del mondo; ed aveva ragione. Non è la prima volta che chiudo un mio post così, e temo che non sarà l’ultima.

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17 thoughts on “Alternanza

  1. lìaspetto più preoccupente dell’inserimento delle prove invalsi secondo me non è tanto legato alle criticità sollevate dalle prove nelle scuoel di grado inferiore, quanto ad una considerazione più generale: inseriamo tra i criteri di valutazione della maturità dei questiti che, di base, hanno l’obiettivo di rispondere a una semplicissima domanda: “o giuovane virgulto in corso di formazione, hai capito cosa c’è scritto in quello che hai appena letto?”. ciò che ritengo preoccupante è il fatto che questo passaggio, dal mio punto di vista, dovrebbe essere acquisito già dall’educazione primaria (essendo quella secondaria, per definizione, ad altro deputata). quindi: o va da sè che è l’ennesimo pessimo ritocco dell’esame di maturità o, al contrario, i nostri legislatori hanno acutamente colto la necessità di adeguare l’esame alle competenza acquisite in media di questi tempi – il che forse è ancora più preoccupante. tertium non datur.

      • Guarda… sostanzialmente la penso come voi. Di mio posso dire che la questione è parecchio complessa e va ad innestarsi su altre annose problematiche di cui risente il nostro sistema scolastico/formativo. Procedendo seguendo il mio caro ordine cronologico, in principio l’Italia aveva un ottimo sistema scolastico-universitario capace di fornire solide basi e competenze. Sistema che – mi tocca ammetterlo – affondava radici valide in epoca fascista. Le riforme che si sono susseguite dalla Iervolino a Gentiloni passando per la Gelmini hanno pressoché distrutto quello che era un fiore all’occhiello dell’Italia. Da persona che ha a che fare con il mondo della scuola posso dire (pensavo di farlo in un articolo, appena avessi avuto modo…ma dato che sono qui, approfitto) che a bambini e ragazzi manca un sistema che fornisca le basi di apprendimento. C’è una miriade di materie dai nomi assurdi che non fanno che confondere le idee… prima di arrivare a parlare di – per dirne una nell’ambito della scuola primaria – studi sociali… non sarebbe d’uopo focalizzare l’attenzione sulla matematica, l’italiano, la storia?… Ok, occorre stare al passo con i tempi… inseriamo informatica e inglese… ma la parcellizzazione sempre più minuta in micromaterie teoricamente afferenti ma di fatto scoordinate nell’insegnamento, produce l’apprendimento settoriale, di poche informazioni e l’incapacità di fare collegamenti. Quest’ultima dovuta al fatto che, a partire dai libri di testo in uso (che ormai procedono per indici tematici) non vengono fornite e apprese le coordinate spazio-temporali in cui inserire argomenti e informazioni. Per fornire un’idea più chiara, prendiamo un’antologia: l’indice non procede seguendo l’arco cronologico di sviluppo della letteratura. L’indice procede per generi: la poesia, il fantasy, il giallo…ecc. Cosa succede? Succede che mancando la sequenza temporale i ragazzi si trovano in una difficoltà pazzesca nell’incasellare generi letterari e autori e mancano della capacità di fare collegamenti fra le varie nozioni imparate in almeno tre materie: italiano, storia, geografia. Tornando all’alternanza scuola-lavoro: imporre un simile sistema (oltre alle questioni da te sottolineate) in Italia equivale a fare grossomodo un buco nell’acqua. Non perché non possa essere utile alla formazione, ma perchè in Italia mancano pressupposti burocratici, economici, scolatici e sociali per attuare una simile riforma. L’alternanza scuola-lavoro costringe inoltre gli insegnanti a terminare i programmi, che già risentono di un monte di ore insufficiente, in tempi ancora più risicati. Insomma… “il sacrificio della scuola nostra è consumato”.

  2. gli alunni del nostro liceo classico lo scorso anno hanno annusato carte all’archivio di stato, sempre di scavi s’è trattato! che vuoi che ti dica sul resto? io voglio andare in pensione, altroché! tieni presente che i miei pulzelli di seconda media l’anno prossimo dovranno fare le invalsi ad aprile con la prova d’inglese, senza più il cartaceo, ma davanti ad un pc – e mi chiedo come faremo a fargliele fare in contemporanea con le altre classi visto che di pc, grasso che cola, se ne abbiamo in numero sufficiente per tre classi! alla fine, il voto delle prova, pregiudicherà l’ammissione all’esame di licenza. poi semmai avranno diritto alla laurea, sicuro!

  3. A Roma si dice in questi casi ” la buttano in caciara” oppure “tutta fuffa”.
    Ma poi penso anche che l’alternanza scuola lavoro sia l’unico mezzo per dare un’idea del lavoro a dei ragazzi che del lavoro non vedranno più l’ombra per altri vent’anni e se saranno fortunati faranno tutt’altro. Le domande che poni sono tutte talmente giuste è ovvie che danno la misura, rubiamo il termine a Sgarbi, di che razza di capre decidano il nostro destino di cittadini ma anche di persone! È pur vero che questo è il quarto governo che ci viene imposto senza voto ma se l’alternativa fosse quella americana di ritrovarsi un Trump ?

    Sherabuonasettimana

    • Io non sono molto d’accordo con la retorica del “noi non l’abbiamo votato” perché, Costituzione alla mano, nessuno dei nostri governi viene votato… ed in questo senso l’esempio di Trump calza a pennello, visto che se si fa il conto totale dei voti vincente risulta la Clinton.

      A parte ciò… ecco, citi giustamente un altro punto che non avevo considerato. Grazie e buona settimana anche a te!

      • Costituzione alla mano, In Italia, non si vota direttamente il presidente del Consiglio: si vota quel Parlamento che darà o meno fiducia al candidato incaricato dal Quirinale.
        Ora io mi domando se oggi le maggioranze politiche che sono espressione di questo Parlamento siano le stesse votate illo tempore, a nostro piacere o nostro malgrado, non siano mutate (es. Ncd Alfano e chi?).
        I missunderstanding nei commenti sono comuni e la mia sintesi non era comprensibile, chiedo venia.
        sherabientot

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