Il vero volto

“Blob” è, a mio giudizio, una delle trasmissioni più schiette e allegramente anarchiche della televisione italiana: oggi inizierà forse a mostrare segni di stanchezza, ma, nei ventotto anni ed una settimana che sono trascorsi da che vive, i suoi autori non l’hanno mai mandata a dire a nessuno, non si sono fermati di fronte a nessun tabù (ed a nessun totem), non hanno, almeno a mia memoria, mai peccato di disonestà, come invece sembra fare, abitualmente e senza dare la minima impressione di vergognarsi, uno dei competitor più agguerriti per il controllo di quella fascia oraria; quello, per essere precisi, che va in onda sulla rete ammiraglia di casa Mediaset.

Con la sola forza del montaggio, “Blob” è riuscito nel compito di smitizzare, ben prima che scoppiasse il caso Tangentopoli e che la cosa diventasse di moda, le figure eteree dei Potenti (anche di quelli che avevano il solo Potere di apparire in video e raggiungere l’intero corpo elettorale, presente e futuro), mostrando quanto nelle loro stanze regnasse un’ipocrisia tanto spiccata da rasentare (e spesso e volentieri anzi da superare) la soglia del grottesco e del ridicolo; che, poi, è quello che, come si è detto tante volte da queste parti, fa ed ha sempre fatto la satira, prima che qualcuno (sicuramente in buona fede) si confondesse ed iniziasse a credere che essa non è che un’altra delle armi a disposizione del vasto arsenale che l’Occidente usa per bombardare i nemici che attentano ai suoi diritti fondamentali: libertè, egalitè e Moulin Rouge (autocit.).

Ci sono stati tempi, e so che potrà sembrare strano a chi non li ha vissuti, in cui il berlusconismo non era il cadavere divorato dai propri figli (in una curiosa riproposizione a rovescio del mito di Saturno) che è oggi, ma una casa dentro o fuori dalla quale tutti i politici che contavano volevano trovare posto. Erano quelli pure i tempi in cui si tendeva a confondere l’interesse di chi ricopriva una carica pubblica (metti, quella di presidente del consiglio) con l’interesse pubblico; e così, capitava a volte che qualche programma televisivo, che aveva proposto una critica a questa o quella decisione del governo o, addirittura, non l’aveva accolta col necessario entusiasmo, venisse additato come esempio di “cattiva tv di stato”, perché “remava contro” e cercava di portare al potere un’oscura genia di uomini dediti al cannibalismo, al rifiuto dello ius primae noctis ed ai film di Nanni Moretti. L’accusa, talvolta, colpì anche “Blob” e nel suo caso, oltre che insensata, era davvero ridicola: che “Blob”, in tutto questo quasi-trentennio, avrà spostato dieci voti, forse quindici, e comunque tutti senza volerlo. Perché, mi pare di aver capito, l’intento di chi lo scrive è essenzialmente uno solo: divertirsi fino al punto di fare i cazzoni. Un intento con cui non posso che plaudire con sincera ammirazione.

Dopo questa lunga introduzione, credo che non ci sia bisogno di spiegare a chi ha visto la puntata odierna di “Blob” (o a chi vorrà recuperarla seguendo questo link) perché essa mi abbia particolarmente colpito: perché era seria. Dannatamente seria. Segno che sì, anche per questa allegra comune di uomini e donne dediti, a volte fino al parossismo, allo sberleffo, esiste qualcosa di sacro (nel senso meno deteriore della parola).

La Resistenza.

In luogo del consueto found footage di immagini e voci tratte da quanto accaduto in tv negli ultimi giorni, infatti, “Blob” ha voluto proporci stasera un collage di testimonianze di quegli uomini e quelle donne che la Resistenza l’hanno combattuta armi alla mano; tra le molte, mi ha colpito in particolare il racconto di una donna che ha detto, a chiare lettere, di essersi unita ai partigiani nel momento in cui “il fascismo ha mostrato il suo vero volto”. La citazione è più o meno letteraria; il corsivo è mio, ma segnala perché quella frase mi abbia spinto a riflettere.

Da quando con gli ex (?) fascisti la repubblica italiana, che in reazione al fascismo è nata, e con un parto tutt’altro che indolore, ha fatto pace, è in atto una fastidiosa e quanto mai incongrua opera di riabilitazione del ventennio mussoliniano. I più banali, ti dicono che Mussolini ha bonificato l’Agro Pontino; quelli che a nascondere le proprie simpatie non ci provano neppure, che almeno ai tempi del Duce l’Italia era “grande” (perché evidentemente è lo sterminio, quello che rende grande un popolo); qualcuno di più avveduto, che comunque Mussolini ha scritto anche poesie (cit.), e che quando non era impegnato a comporre versi comunque ha trovato il tempo di portare nel nostro paese la previdenza sociale e la televisione. Tutti, comunque, sono d’accordo su una cosa: il fascismo in fin dei conti non era così male, finché non ha fatto le leggi razziali. A sentire certi discorsi, parrebbe quasi che Matteotti sia inciampato per le scale, che Gramsci abbia avuto un colpo apoplettico dovuto alla sua alimentazione dissennata, che Lussu sia fuggito a nuoto da Lipari perché mirava a vincere l’oro alle Olimpiadi in una gara di fondo e che, insomma, il fascismo sia stato quasi un regime “dal volto umano”, che sì, limitava certe libertà fondamentali e malmenava oppositori, ma lo faceva solo nel superiore interesse degli italiani.

Quella frase, quel sottolineare che sì, sono esistiti un fascismo movimento ed un fascismo regime, ma erano comunque tutti e due lo stesso fenomeno, rimette invece le cose al loro posto: il fascismo che penetrava nelle istituzioni dello stato, il fascismo che si imponeva ad ogni livello nella vita pubblica, il fascismo che costruiva le scuole a forma di M e che obbligava ogni sabato mattina dei bambini a giocare alla guerra nel senso peggiore che esista, il fascismo che ha inventato i sindacati, ma per tenere sotto controllo i lavoratori, era (ed è) lo stesso fascismo che uccise Matteotti e Buozzi, che sterminò gli etiopi, che in Libia inventò il concetto di campo di concentramento, che assediò per tre giorni la città di Parma, che consegnò senza pensarci migliaia di ebrei ad una morte atroce e raccapricciante. Il fatto che non agisse più con il manganello, ma con le circolari ministeriali; che non uccidesse i propri avversari con un colpo di pistola alla tempia, sulla pubblica piazza, ma con un decreto che li obbligava ad una vita da reclusi, non lo rende migliore. Semmai, un poco peggiore, ed ancora più meritevole di essere combattuto.

Mettetevi l’anima in pace: la Resistenza ha combattutto, ha sparato, ha messo bombe, ha ferito e, certo, ha anche ucciso. Curioso, tuttavia, che una parte politica che ripete con tanta insistenza che è sacrosanto diritto di chi sente un ladro che sta forzando il cancello della propria casa sparargli addosso fino a ridurlo ad un sacco di carne maciullata, si strappi le vesti perché qualcuno a cui un intero stato aveva dichiarato guerra non si sia arreso, ma abbia messo in gioco la propria vita e combattuto. Difendendo, nel frattempo, quei diritti e quei valori (con l’eccezione del Moulin Rouge) che dichiariamo frignando essere nostri propri ogni qualvolta qualcuno che proviene da lontano ci chiede di riconoscerli anche a lui.

Certo, si dirà che raccontare la Resistenza in questo modo “crea conflitto”: ma “creare conflitto” è esattamente quello che la Resistenza deve fare. C’è differenza tra “pace” e “pacificazione”: la pace uno se la da e la difende giorno per giorno, la pacificazione è un atto di imperio imposto dall’alto, ad esempio da un presidente della Camera che ritiene che aver combattuto con i precursori di quella repubblica che anche lui rappresenta o con i loro avversari sia la stessa cosa (ma tu guarda se mi tocca citare Famiglia Cristiana… NdA). 

Contro questo stato di cose, la Resistenza ed il 25 aprile devono creare conflitto: non può esserci pace, se lasciamo peneterare nella nostra vita chi si fa portatore di un’ideologia che ha nella guerra per la guerra (che è ben diverso dal difendersi quando si viene attaccati) uno dei propri valori fondanti (sempre che si possa parlare di valori del fascismo); contro quest’ideologia, si deve sempre combattere, si deve sempre alimentare conflitto.

Tanto, qual è il pericolo? Che i fascisti si sentano offesi e se ne vadano, portandosi il pallone? Meglio. Tanto sarà un pallone bucato.

La bella frase con cui iomemestessa questa mattina celebrava questa ricorrenza, me ne ha riportata, forse inevitabilmente, in mente un’altra, che Philip Dick scrisse per il protagonista di uno dei suoi romanzi più belli, Scorrete lacrime, disse il poliziotto: “la mia chiesa è il mondo libero”. Risonanze; che si amplificano ulteriormente quando si nota che Dick è anche l’uomo che, in un’intervista, disse anche: “il nemico è il fascismo, ovunque venga fuori”.

E, come il mio amico adp, anche io voglio chiudere questo post con una citazione, tratta dal più bel libro sulla Resistenza che abbia letto:

Vero, disse il Gracco. Egli lo sapeva, e i morti glielo dicevano. Chi aveva colpito non poteva colpire di più nel segno. In una bambina e in un vecchio, in due ragazzi di quindici anni, in una donna, in un’altra donna: questo era il modo migliore di colpir l’uomo. Colpirlo dove l’uomo era più debole, dove aveva l’infanzia, dove aveva la vecchiaia, dove aveva la sua costola staccata e il cuore scoperto: dov’era più uomo. Chi aveva colpito voleva essere il lupo, far paura all’uomo. Non voleva fargli paura? E questo modo di colpire era il migliore che credesse di avere il lupo per fargli paura.

Però nessuno, nella folla, sembrava aver paura.

(Elio Vittorini, Uomini e no)

 

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6 thoughts on “Il vero volto

  1. Purtroppo nell’era della informazione, la verità è più celata di quanto noi possiamo pensare.
    Le nuove generazioni (ma anche le nostre) conoscono poco e male il passato, ed anche l’epoca del fascismo viene spesso fraintesa. Non basta un libro di scuola per capire bene cosa sia accaduto, forse sarebbe meglio chiederlo ai nostri nonni.
    L’Italia si è svegliata tardi, ma per fortuna si svegliò.

  2. rilancerei, per altro, la tua riflessione con un: quelli che ieri si chiamavano “partigiani” oggi si chiamano “terroristi palestinesi”, o “terroristi kurdi”, o “terroristi ceceni”, etc etc etc.
    o almeno così scriverebbe giampaolo pansa XD

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