Bozza per un discorso

Non so se voi possiate dire lo stesso, ma io non ho paura di affermare che questo che stiamo vivendo oggi è il momento più importante della storia dell’umanità; e non posso che dirmi lieto, commosso ed onorato di poterlo vivere da protagonista.

Sulla vostra venuta, amici, hanno riflettutto, profetizzato, scritto i più saggi e visionari, sia chiaro, uso questo termine nel senso più positivo che ad esso si possa dare, degli uomini del nostro passato; la vostra esistenza, allora solo ipotetica, era per loro motivo di stupore, curiosità, paura. Io ho letto le loro opere, ho sognato sui loro sogni, ho ponderato i loro dubbi; come molti della mia generazione, ho vissuto più avventure nei libri che nella vita, che per altro pareva destinata a diventare quella di un noioso avvocato di provincia. Le cose sono andate diversamente da così, anche se non di molto (risate), ed anzi spero che vogliate accettare le mie giustificazioni, se sono incapace di parlare con una voce un poco più ferma di questa: ma già quando sono stato eletto presidente del club di dibattito, lo consideravo il più grande onore della mia, allora giovane, ahimé, vita. Figuratevi, dunque, come potevo sentirmi sei mesi fa, quando mi fu data notizia della mia elezione; come posso sentirmi adesso.

Adesso che so, che tutti noi sappiamo, che lo stupore che quegli uomini provavano, di fronte all’incertezza, è nulla rispetto a quello che ora noi proviamo, di fronte alla prova che i nostri sensi ci danno: voi siete veri, e siete qui con noi; la curiosità che essi esprimevano, è nulla, rispetto a quella che noi abbiamo di sapere tutto di voi; e, soprattutto, la paura che essi manifestavano, di fronte a ciò che voi avreste potuto fare (o tentare di fare) una volta che foste venuti in contatto con noi, sparisce ogni secondo che la nostra conoscenza si approfonda. Siete qui solo da poche ore, e certo non posso che immaginare una porzione infinitesimale delle cose che potremmo fare insieme; eppure, se anche avessi di fronte agli occhi il loro sterminato elenco, sono sicuro che in esso non comparirebbe né la parola guerra, né la parola schiavitù, né la parola distruzione.

La nostra storia, è vero, pullula di stermini e genocidi che ci fanno vergognare di aver condiviso la specie con uomini capaci di commettere tali crudeltà nei confronti di altri uomini; e, sarebbe sciocco ammetterlo, persone che hanno occupato posizioni da cui potevano permettersi un arbitrio molto minore rispetto a quello che potrei permettermi io, hanno utilizzato quelle posizioni per tentare di cancellare intere città, a volti interi stati, dalla faccia della Terra. So che la vostra storia non differisce troppo da questa; pure, sarete d’accordo con me nel dire che è proprio questo che deve spingerci a cercare di fare diversamente; a cercare di fare meglio, perché peggio, rispetto a quanto abbiamo fatto noi, ed anche voi, in passato, è impossibile fare. Inutile negarlo: io sono presidente di un paese che ha raggiunto la posizione che occupa adesso anche sterminando i popoli che abitavano da tempo immemorabile su quello che sarebbe diventato il suo territorio; ed è questa un’eredità di cui a volte, di cui spesso mi vergogno. Non permettiamo che la storia dei contatti interplanetari, cosa dico, dei contatti intergalattici, sia segnata dalla stessa infamia. Questa è la prima volta che i fatti ci dimostrano che sì, esiste la vita, e per di più la vita intelligente, anche da un’altra parte del nostro universo; questa è la prima occasione che abbiamo di avere una relazione con un popolo che ha osservato un cielo diverso da quello che noi osserviamo. Ed è un’occasione che non possiamo sprecare.

Per conto mio, sono ottimista; e, in questi sei mesi di presidenza, ho avuto l’impressione che la mia opinione conti qualcosa (risate). Ma ciò che ci stupisce più di voi, amici, è l’incredibile similitudine che esiste tra noi e voi.

Gli uomini illuminati di cui dicevo prima, infatti, non hanno fatto che insistere sulle differenze, cosa dico, sulle incompatibili differenze, che sarebbero dovute esistere tra noi e voi; anche quegli spiriti davvero avanzati, che vi consideravano, ed a ragione, pacifici ed anzi benevolenti, non potevano immaginarvi diversamente che alieni, che poi è la parola che, comunemente, abbiamo usato per riferirci a voi. Avete già avuto modo di rassicurarmi, dicendo che non trovate tale aggettivo offensivo; pure, mi riprometto che cercherò di non utilizzarlo mai più, in futuro: perché, seppure non offende la vostra sensibilità, senza dubbio offende la realtà.

Siete tutto, amici miei, fuorché degli alieni. La vostra anatomia corrisponde in tutto e per tutto alla nostra: avete una testa, come la abbiamo noi; un tronco, che assomiglia molto al nostro, tanto da essere praticamente indistinguibile da quello; due arti superiori e due inferiori, ciascuno dotato di un’appendice che nessuno di noi si farebbe problemi a chiamare mano o piede. La vostra pelle, come la nostra, è quasi del tutto nuda; la vostra pelle, come la nostra, non ha per tutti la stessa sfumatura. Mi dicono alcuni scienziati illustri, che hanno avuto modo di mettersi in contatto con i loro pari che appartengono al vostro popolo, che, ad andarla ad indagare ad un livello, come dire, più intimo (risate) le cose si complicano; pure, non ritengo che il numero di fegati che un individuo possiede, o le particolari condizioni che devono crearsi all’interno del suo corpo per digerire certi cibi, possano essere d’impedimento perché io viva in pace con lui.

E, comunque, scusate se sono così schietto, ma di questi illustri scienziati io preferirei non fidarmi, perché su di voi ci hanno mentito a lungo, e spudoratamente. Non già perché, come dice qualcuno, voi avevate già raggiunto il nostro pianeta, e da lungo tempo; ma perché essi ci avevano assicurato che, quando ciò fosse avvenuto, sarebbero stati necessari anni, forse secoli o addirittura millenni, perché tra di noi fosse possibile comunicare, anche solo ad un livello elementare. Come fare a far comprendere il nostro linguaggio ad un altro popolo, si chiedevano questi scienziati, che magari non comunica col linguaggio verbale e che, magari, interpreta il mondo con sensi che sono totalmente diversi dai nostri? Ed invece eccovi qui, amici: anche voi vedete, udite, toccate, assaggiate ed odorate; ed invece eccovi qui, amici, che mi salutate stringendomi la mano e dicendomi: buongiorno, presidente, in un inglese migliore di quello che parlano molti miei concittadini!

Pochi minuti fa, pensate, conversavo amabilmente con uno di voi; senza riflettere, preso senza dubbio dall’emozione che provavo, ad un certo punto ho proferito una battuta di spirito di rara stupidità. Il mio interlocutore, lungi dall’assumere l’espressione di imbarazzato sgomento che quella battuta avrebbe meritato, ha sorriso e finto divertimento. Come posso considerare alieno, come posso anche solo considerare diverso, qualcuno capace di una così buona educazione? Qualcuno dotato di un senso dell’umorismo tanto migliore del mio? (risate)

E cosa dire della vostra storia, che, come ho avuto modo di dire, ricalca in molti dei suoi passaggi, nei più gloriosi come nei più vergognosi, quelli della nostra? Anche voi, come noi, vi siete levati dalla fetida melma, siete fuoriusciti dalle acque ed avete urlato alle fredde stelle: “io esisto!”; anche voi, come noi, avete provato tanto l’eccitazione della scoperta, quanto il terrore di fronte al male che, con quella scoperta, poteva essere fatto. Anche voi avete vissuto i giorni bui in cui i fratelli combattono con i loro fratelli, anche voi avete esultato, quando quei fratelli hanno potuto riabbracciarsi. Come potremmo, mai, pensare di scacciare dal nostro pianeta, individui con cui abbiamo tanto in comune?

Ed è per questo, amici miei, che io mi sono già detto e non posso non dirmi nuovamente ottimista; è per questo che io credo che la storia dei rapporti tra i nostri popoli non potrà che essere una storia di pace e di amore, una storia caratterizzata da…

Fu a questo punto che il discorso del presidente fu interrotto da un sommesso, educato, ma sonoro, colpetto di tosse. Proveniva dalle fila dei Nuovi Venuti, tutti seduti in bell’ordine accanto all’astronave con cui avevano raggiunto la Terra, talmente simile ad un Boeing 737 da far credere di essere stato progettato da un ingegnere terrestre; per la precisione, da un individuo che somigliava, straordinariamente, allo scrittore di fantascienza Fredric Brown, baffi e spessi occhiali compresi.

“Sì?”, domandò il presidente, sorpreso, volgendosi nella sua direzione.

“Signor presidente, mi scusi se la interrompo” disse il Nuovo Venuto, con incredibile sussiego. “Ho molto apprezzato il suo discorso, però, ecco, temo ci sia un concetto che non ho compreso. Posso chiederle di spiegarmelo?”.

“Ma certo, ma certo, amico mio!” rispose il presidente. “Che cos’è che non è chiaro?”.

“Ecco, mi chidetevo, esattamente… cosa significa amore?”.

Dedicato a wellentheorie, che ha appena cominciato a conoscere Fredric Brown.

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