Del peggio del nostro peggio – Aprile (2017, pare)

Per chi fosse così fortunato da non saperlo, Del peggio del nostro peggio è il titolo di una rubrica che è stata ospitata su queste pagine da gennaio a dicembre dello scorso anno. In essa, a cadenza mensile, pubblicavo un monologo satirico, scritto prendendo spunto da quanto avevo letto sui giornali nel mese precedente. Una personale dimostrazione del fatto che dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior, ma a volte dal letame nasce solo del letame che puzza di più.

Se volete leggerne, ed ascoltarne (perché sì, c’è anche la versione audio di ciascun monologo), gli episodi, potete andare qui. Ma, in questo caso, credo che il browser vi abbia rediretto sul sito sbagliato quando avete cercato “fammi male” su Google.Non che voglia lamentarmene, la maggior parte delle visite che ricevo sono dovute a bug di Google.

All’inizio di quest’anno, comunque, mi sono trovato in dubbio sulla possibilità di continuare questa rubrica. Da un lato, c’era il fatto che essa mi aveva permesso di realizzare un desiderio che covavo da tempo. Se avete ascoltato anche un solo secondo di uno qualsiasi dei miei monologhi, avrete senza dubbio capito qual è, questo desiderio: uccidere causando inutili sofferenze.

In effetti, penso che dovrei ringraziare il signor WordPress, per avermi dato la possibilità di infliggere tanto dolore a tante persone. Che poi, ora che ci penso: avete mai letto il profilo Facebook di una cinquantenne? Quella doveva essere anche l’intenzione di Mark Zuckerberg, quando ha creato il suo social network.

Ok, ok, sto scherzando. Secondo voi davvero penso che scrivere e registrare Del peggio del nostro peggio sia stato bello perché potevo, ogni mese, condurvi in un inferno di sofferenza e tortura, stando per di più comodamente seduto sul divano di casa mia? Certo che no. Io non ce l’ho, un divano.

Non ho nemmeno una casa, ma questo è un altro discorso.

D’altra parte, come ho detto anche nel post che ha idealmente chiuso la serie, questo, nei tempi di Internet chiunque si sente un autore satirico, senza nemmeno aver capito che cosa sia la satira. A leggere certi tweet, anzi, viene il sospetto che si dovrebbe ripartire proprio dalle basi, qualcosa tipo: scrivete tutti, esse, a, ti, i, erre…

No, davvero, chiunque pensa di poter fare satira. Perfino Salvini, che ancora non ha capito che differenza passa tra una battuta ed un rutto.

Per carità, non è che questo sia necessario. Gli autori di Colorado la differenza non l’hanno ancora capita, eppure il loro programma va in onda da quattordici anni.

E, d’altra parte, Salvini non ha capito nemmeno che differenza passa tra un’opinione politica ed un rutto, eppure il suo partito va in onda da ventisei anni.

Ed insomma, per la paura di essere diluito in questo mare magnum di satira vera e presunta, in cui la presunta fa comunque più ridere di quella che scrivo io… perché, lo so che dopo Charlie Hebdo siamo tutti un po’ confusi, ma forse a volte ci dovremmo ricordare che lo scopo della satira è far ridere.

Per questa paura, dicevo, ho preferito non portare più avanti la mia rubrica. E questo, nonostante le richieste appassionate di alcuni fan, a cui avrei dovuto prestare forse maggior attenzione: se questo è ciò che li fa felici, forse non è nel mio diritto negarglielo. Soprattutto considerando quanto la natura si è accanita su di loro, rendendoli ciechi e sordi.

A questo punto, mi rendo conto, tutti voi vi starete chiedendo: e allora, cosa ci fa qui questo post? Oh, è facile: da ieri, Matteo Renzi è di nuovo segretario del PD e, quindi, siamo di nuovo in pieno 2016.

Anzi, devo sbrigarmi a finirlo, questo articolo. Che se le cose vanno come dice lui, e riesce a diventare di nuovo presidente del consiglio, tra poco ci ritroveremo di nuovo nel 1956 ed io sarò un concorrente di Lascia o raddoppia?

Renzi ha vinto le primarie, ma la cosa, a dire la verità, non ha sorpreso nessuno: era talmente chiaro che avrebbe vinto lui, che la notizia è arrivata appena due ore dopo che Mentana aveva iniziato la diretta.

D’altronde, avete visto chi erano gli avversari? Andrea Orlando e Michele Emiliano. Se si fosse potuta candidare, li avrebbe battuti anche Hillary Clinton!

Orlando ed Emiliano. Gente talmente famosa che molti credono che “Orlando” ed “Emiliano” siano i loro nomi di battesimo!

Tra l’altro, la candidatura di Orlando aveva destato molta sorpresa: Orlando, in fin dei conti, è molto vicino a Renzi, e, anzi, ha fatto parte del suo governo. Perché avrebbe dovuto candidarsi un renziano contro Renzi? Be’, perché fare le primarie con un solo candidato sarebbe stato troppo da Cinque Stelle.

Così, nella sede del PD, hanno preso una boccia, ci hanno messo dentro i nomi di tutti i renziani, e poi hanno chiamato un bambino innocente ad estrarre un nome, ed è uscito Orlando. Perché su tutti i bigliettini c’era scritto Orlando, ma non è questa la notizia.

No, la notizia è che il bimbo innocente era Pierluigi Bersani.

Avete sentito il discorso che Matteo Renzi ha fatto dopo la sua elezione? Ha detto talmente tante volte “straordinario”, “bello” e “meraviglioso” che ad un certo punto ho pensato che stesse per presentare il nuovo iPhone.

Molti i ringraziamenti fatti da Renzi. Tra tutti, quello che mi ha colpito di più è stato rivolto ai ragazzi che ieri hanno votato per la prima volta. Che sarebbe stata anche l’ultima, se l’Italicum fosse passato.

Renzi ha poi voluto chiarire che il PD non è un partito personale. Ha ragione: per essere un partito personale, bisognerebbe che fosse un partito.

Inoltre, Renzi ha voluto dettare la nuova linea del PD, partendo da alcune parole forti: responsabilità, umiltà, pigna, pizzicotto, manicotto e tigre.

C’è stato anche modo di ribadire l’appartenenza del PD all’area della sinistra, attraverso la citazione di tutte le iniziative di sinistra portate avanti dal governo Renzi: la legge sul terzo settore, quella sul “dopo di noi” per i genitori dei disabili, quella sull’autismo, quella sul lavoro, il ministero concesso ad Angelino Alfano…

Proprio sul lavoro, Renzi ha insistito, dicendo che il Jobs Act è una delle cose più “straordinariamente di sinistra che siano state fatte in Italia in questi anni”. Senti, Matteo: anche io sarei l’uomo più straordinariamente figo con cui Mariangela Fantozzi abbia mai scopato.

Sempre se non le facesse troppo schifo venire a letto con me, sia chiaro.

Renzi ha poi invitato i suoi ad andare strada per strada, borgo per borgo, casa per casa. Oh, è questa la nuova strategia elettorale del PD: lo stalking.

In chiusura, Renzi ha ricordato i giorni difficili del suo governo, fatti di litigi, dispetti, scissioni, arrabbiature. “Sembravamo davvero un partito di sinistra”, le drammatiche parole usate dal segretario.

Ad ogni modo, sono andate a votare quasi un milione e novecentomila persone e, quindi, si deve ammettere che queste primarie sono state un successo. Qualcuno ha fatto notare che i votanti sono stati molti meno che nelle precedenti primarie ma, per quello che dicono oggi i sondaggi, è un miracolo che al seggio si siano presentati Renzi, Orlando ed Emiliano.

Caos a Gela, dove alcuni si sono presentati con le schede già compilate. Inutili le loro giustificazioni: “Siamo elettori PD, non sappiamo leggere!”.

Ed ora scusate, ma penso proprio di dover chiudere qui: in questo articolo ho scritto talmente tante volte “Renzi” che, se lo avessi letto ad alta voce, il mio vicino di casa avrebbe pensato che io fossi Maria Elena Boschi che faceva il solito sogno erotico.

“Ehi, già, ma dov’è la versione audio del monologo?”. Ma come? Siamo stati fino ad ora a parlare del fatto che Renzi è rientrato in pompa magna nella vita pubblica di questo paese, e voi mi chiedete pure di farvi ascoltare di nuovo la mia voce? C’è un limite anche alla crudeltà!

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6 thoughts on “Del peggio del nostro peggio – Aprile (2017, pare)

  1. l’immagine del tuo post non può che essere questa:

    p.s. ciò che a me ha infastidito di più è quando venerdì mi hanno chiesto: «per chi vai a votare?», come se il fatto di “non votare a destra” significasse che automaticamente tu debba andare a votare alle primarie del PD. risposta: «nessuno, il PD non è, né è mai stato, il mio partito, né mai l’ho votato. anzi, sono in credito con loro di 2€ per le primarie del 2012, quando andai a votare SEL». «ah. e allora cosa speri? [sottinteso: quale risultato, a.k.a. “chi speri che vinca?”]. risposta, serafica: «che il PD scompaia». apriti cielo. ci sono certe cose che, in italia, non si possono (più) dire. in politica, soprattutto, non esiste (ma forse non può intrinsecamente esistere) il concetto di radere al suolo per ricostruire, nessun metodo baconiano è concesso. men che meno è concepibile che quell’entità assurda che ormai come uno spettro si aggira per l’italia (perché *questo* è il vero spettro, mica quell’altro) decida di ridare un nome a quella che è la sua “realtà onotologica” (eppure basterebbe chiudere il ciclo degli acronimi.. PCI – PDS – DS – PD… eddai, cazzo, tiratela fuori ‘sta C!)

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