La più grande magia della mia vita

Tra Torino e Fontanellato, piccolo paese in provincia di Parma, ci sono, mi dice Google Maps, 227 chilometri. Quasi tutti tranquillamente percorribili in autostrada, certo, ma, pur supponendo di farseli tutti ai centotrenta (massima velocità consentita), è pur sempre un viaggio di almeno un’ora e tre quarti.

La distanza in linea d’aria è sensibilmente più contenuta (di una trentina di chilometri, sempre a stare alla stessa fonte); ma questa, credo, non sarà una sorpresa per nessuno: per chi vola non c’è frontiera, infatti, e certe vecchie e noiose lezioni di geometria ci hanno insegnato che, tra due punti, non esiste distanza minore di una linea retta. Lasciatemelo dire: quelle lezioni di geometria, oltre che vecchie e noiose, erano anche false.

Sabato mattina ho visto la distanza tra Fontanellato e Torino contrarsi fino a diventare infinitesima; forse, addirittura, essa ha smesso di esistere. Gli uccelli le frontiere possono scavalcarle, perché hanno le ali; ma gli uomini possono annullarle, perché hanno il linguaggio, e, dunque, la magia.

La magia. Torino ne è, tradizionalmente, la capitale italiana (e non solo): nella città piemontese hanno operato tutti i più grandi “tecnici del mistero” della storia d’Europa; qui si incontrano il triangolo della magia bianca (che la unisce con Praga e Lione) e quello della magia nera (che invece ha gli altri due vertici a Londra e San Francisco); qui hanno abitato alcuni tra i più famosi medium e veggenti che la storia abbia conosciuto, da Nostradamus fino a Gustavo Rol, che alla metà del secolo scorso distribuiva miracoli a chiunque fosse abbastanza famoso da meritare la sua attenzione (una curiosa anticipazione del Lumaclub) ed abbastanza educato da non fare domande; qui ha sede un famoso museo di egittologia; qui, secondo alcuni (evidentemente molto ben informati, come sempre) è nascosto il Sacro Graal; qui è stato fondato il più antico tra i circoli illusionistici italiani. Qui (e scusate se inclino all’autobiografia) è nata la mia passione per la magia.

Anche se io, a Torino, non ci sono mai stato: il che è, con ogni probabilità, la più grande magia a cui abbia mai potuto assistere. L’ha fatta accadere, davanti ai miei occhi, ormai cinque anni fa, Mariano Tomatis. Un torinese, non per caso.

Per chi segue il mio blog, il nome di Mariano non suonerà nuovo: l’ho citato praticamente ogni volta che su queste pagine ho parlato di magia (qui, solo per fare un esempio), perché è stata la lettura del suo blog e dei suoi libri (in particolare “Memser“, “La magia dei libri” e, sopratutto, “L’arte di stupire“) a spingermi non solo ad intraprendere lo studio dell’illusionismo, ma anche ad avere “un approccio alla vita pieno di meraviglia”, come proprio Mariano consiglia, citando Sam Sharpe. Pochi giorni fa, l’ho indicato come uno dei miei scrittori preferiti. Due volte (una e due), sono addirittura andato a finire sul suo blog: che è una cosa di cui non finirò mai di vantarmi. Ieri, finalmente, sono riuscito a conoscerlo.

L’occasione me l’ha data il Festival di Stupire, organizzato proprio a Fontanellato da Mariano insieme con Francesco Busani (di cui già avevo narrato le imprese ad ottobre, recensendo il primo incontro dell’Accademia dell’Incanto, iniziativa curata da Ivan Cenzi, che pure ho reincontrato a Fontanellato, con immenso piacere, e del cui blog, Bizzarro Bazar, consiglio la lettura a chiunque). Nell’occasione in cui me lo sono trovato di fronte, non ho parlato molto: il che, potrà confermare chiunque mi conosce, è di solito un indizio significativo del mio stato d’animo; a chi non mi conosce, invece, sarebbe bastato vedere gli occhi che avevo quando, dopo aver ascoltato la conferenza-spettacolo che Mariano ha tenuto sulla magia dei libri, sono uscito dalla Rocca Sanvitale, il bel castello del centro della bassa parmense, per capire che avevo appena vissuto due delle ore più intense della mia vita.

Potrei tirarla per le lunghe, spiegando il perché, ma è stato proprio Mariano, in un’occasione, a consigliarmi di “asciugare” il più possibile quanto scrivo. Cerco sempre di seguire fedelmente il suo consiglio, anche se non si direbbe; non voglio fare eccezione in quest’occasione, per cui vi dirò soltanto che, per centoventi minuti, Mariano ha parlato delle infinite meraviglie che si possono tirare fuori da un libro con un tale trasporto ed una tale sincera ammirazione che, pur sapendo qual è “il trucco” e, anzi, avendo l’effetto nel mio repertorio, quando gli ho visto trasformare, a pochi passi da me, un albo Disney in bianco e nero in uno a colori, non ho potuto far altro che applaudire estasiato e mormorare “Bellissimo!”.

Per tutta la durata del suo intervento, Mariano ha più volte sottolineato di essere un pessimo esecutore (ed in questo l’ho sentito molto vicino alla mia sensibilità); eppure, la ragazza che era seduta accanto a me avrà portato a casa con sé un ricordo vividissimo di come questo “wonder injector” le abbia letto sul viso la carta che aveva casualmente scelto da un mazzo completamente mescolato. Vividissimo, ma non sgradevole: perché uno dei difetti del mentalismo contemporaneo è quello di sposare con entusiasmo la retorica del superuomo, dell’individuo sovrannaturale che, grazie alle sue doti superiori, penetra nella mente dello spettatore per portare via le informazioni che poi gli spiattellerà in faccia. Che lui lo voglia o no.

Mariano, invece, si muove sempre con grazia, senza voler imporre a nessuno il suo ego; sembra non aver perso di vista il fatto che la magia è anzitutto un gioco, ed in un gioco, più si è, più ci si diverte. Ogniqualvolta che ci presentava qualche magia, non faceva mai a meno di aggiungere: “se volete, trovate i materiali e le istruzioni per realizzarlo sul mio sito”; una condivisione che è un atto rivoluzionario in senso generale, in un mondo in cui sembra vergognoso anche respirare senza pagare, e, in senso più particolare, nel ristretto microcosmo degli illusionisti, dove la prima regola è “non dire nulla a chi non è uno di noi”. Desiderio di segretezza che, sia pur giustificato da un certo punto di vista, dall’altro è figlio di una carenza di fondo: quella di avere ben poco da dire. Se si ha una bella storia da raccontare, si può anche conoscere (o intuire) il modo in cui il miracolo sta avvenendo: ma ce lo si potrà godere lo stesso (ed infatti, anche di quell’effetto sapevo il metodo, eppure…). Se togliete ad un numero di Shin Lim (tecnicamente di tutt’altro livello rispetto a Mariano, e so che lui non se ne avrà se lo dico) la musica ed il segreto, che cosa resta?

Ma mi accorgo che, pur avendo detto di non volerla tirare per le lunghe, anche stavolta sono giunto a toccare le mie usuali mille parole. Mi dispiace, ma non padroneggio ancora così bene la magia da accorciare le distanze con una sola, incisiva frase; se lo sapessi fare, probabilmente, direi che raramente una persona conferma le impressioni che ci eravamo fatte di lui/lei, quando abbiamo la fortuna o la sfortuna di poterla conoscere di persona.

Ebbene io, oggi, sto scrivendo di Mariano le stesse cose che ho scritto dopo aver letto i suoi libri. Vorrà pur dire qualcosa.

Alla prossima edizione di Stupire!

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12 thoughts on “La più grande magia della mia vita

  1. Ogni libro che ci attrae ci coinvolge ci porta in un mondo magico dei sentimenti e dei luoghi.
    Questa è la ricchezza dei buoni lettori non degli onnivori bulimici.
    Posso provare per te una sana invidia?!
    Sherabientot

      • Ho letto il tuo post sarei tentata di risponderti come Gaber ovvero cos’è la destra cos’è la sinistra.
        La sinistra per me è una ferita aperta è un sogno che inizia nel 1983 al fianco di Pietro Ingrao. La sinistra e onestà intellettuale soprattutto ed è quella che nessuno dei cosiddetti politici hanno più ma ogni gesto nostro e politica e quando questo gesto è rispettoso e attento diventa sinistra è sinistra.
        Sono uscita dai binari verrò da te e forse farò solo un copia incolla e che tu capirai che di sinistra non posso parlare più come di un amore finito che rimane solo per noi e del quale ricordiamo parole e gesti…
        Sheraccidentiaccidentaccio

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