Piccoli piccoli

C’è solo una cosa peggiore della violenza dei bruti, ed è la violenza dei vigliacchi

è una frase che mi piace, nonostante ne sia venuto a conoscenza grazie a Roberto Benigni, al minimo complice, negli ultimi anni, delle peggiori nefandezze (ivi compresa “La vita è bella”, ovviamente). Il motivo è semplice: quella frase è vera. Mi capita dunque di usarla spesso, e l’ho fatto anche su queste pagine (qui, ad esempio).

Tra l’altro, sarò monotono, ma credo che con queste stesse parole potrebbe essere sintetizzato anche uno dei grandi messaggi lanciati da J.K. Rowling in Harry Potter: Voldermort è uno dei cattivi più cattivi che io ricordi, uccide senza rimorsi, non manifesta mai neppure un briciolo di pietà, sfrutta tutti quelli che ha intorno, insomma, è un essere spregevole… eppure non possiamo non riconoscergli una certa grandezza (“d’altronde, Colui che non deve essere nominato ha fatto grandi cose. Terribili, certo, ma grandi”). Lo odiamo quanto lo temiamo ma, di sicuro, non lo disprezziamo; a tratti, anzi, quasi lo compatiamo (questo, d’altronde, è quanto ci consiglia di fare Albus Silente). Il disprezzo è semmai un sentimento che riserviamo per i personaggi come Codaliscia o Dolores Umbridge, che non hanno neppure il coraggio di essere malvagi, ma si limitano a “cogliere l’occasione” loro offerta dall’avere vicino qualcuno di potente.

In fin dei conti, riflettevo una volta con un mio amico, è verosimile che le peggiori violenze del fascismo le abbiano perpetrate non dei grandi gerarchi, ma degli oscuri podestà di provincia; persone che in un contesto diverso non avrebbero neppure avuto il coraggio di aprire le persiane di casa propria al passaggio di un corteo d’operai, e che invece, per aver puntato sul cavallo giusto al momento giusto, si trovarono ad avere la possibilità di sfogare il proprio sadismo su degli indifesi, certi che nessuno avrebbe osato alzare un dito contro di loro. Questo non significa certo scusare Mussolini, o Italo Balbo, o Roberto Farinacci, o Rodolfo Graziani, che ordinarono o compirono di propria mano delle stragi; significa, però, avere ben chiaro chi dobbiamo temere (e disprezzare), oggi che, come provano le cronache, tra la generale indifferenza, il fascismo si sta guadagnando la strada per venir fuori dalla fogna in cui erano certi di averlo ricacciato tanti ottimisti, ed in cui hanno finto di averlo ricacciato alcuni opportunisti.

Ora, detto senza mezzi termini: io odio il fascismo. Taluni dicono che non c’è nulla di meritevole, nel provare un sentimento del genere: non sono d’accordo; trovo ci sia poco di altrettanto umano che odiare un’ideologia che fa della violenza, della prevaricazione, dell’homo homini lupus la sua ragion d’essere. Di un odio ancor più tenace, forse, odio i fascisti, e segnatamente quelli che si rendono conto che questi sono i presupposti della propria fede, e che la abbracciano non nonostante questo, ma proprio per questo.

A costoro non riconosco alcuna virtù, men che mai quella (per altro, di definizione piuttosto equivoca) della grandezza; per questo, ritengo sia mio diritto, oltre che odiarli, disprezzarli. In analogia a quanto detto prima, tuttavia, disprezzo ancor di più i fascisti “piccoli piccoli”; quelli che non avrebbero neppure il coraggio di mettere le mani addosso ai propri bambini (di per se, un atto spregevole quanto pochi altri), ma che si arrapano tutte le volte che qualcuno dal proprio balcone spiana il fucile e centra in testa il poveraccio che gli sta forzando il cancello di casa. Che, se c’è un barbone che dorme sulla panchina di un parco, e qualche bel rappresentante della migliore gioventù italica decide di andare a dargli fuoco, dicono che la colpa peggiore ce l’ha il barbone, che “fa degrado”. Che, in tutte le occasioni in cui qualcuno fa delle gerarchie tra esseri umani, non si tirano indietro di fronte alla “responsabilità” (o, sarebbe meglio dire, all’irresponsabilità) di giustificare e fare distinguo tanto numerosi quanto inutili. Che, quando qualcuno se la prende con una qualunque delle (svariate) minoranze indifese che ci sono in questo paese, cercano di inculcare in tutti coloro che sono disposti a starli a sentire l’idea che chiunque, nelle stesse condizioni, avrebbe fatto la stessa cosa. Gente come Vittorio Feltri, insomma.

Feltri dimostrò di che pasta era fatto con un memorabile editoriale scritto in occasione della strage di Utoya, ma personalmente lo ricordo anche per aver parlato dell’omicidio di una ragazza paragonandola ad una patata al cartoccio. Da ieri, avrò una nuova impresa da aggiungere al suo cursus honorum: un editoriale dall’eloquente titolo “Lasciano libero Igor il russo, ma ammazzano l’orsa”. Articolo dai molti demeriti, non ultima la disonestà: di Igor il russo, l’assassino che ha seminato il panico nel ferrarese qualche mese fa, infatti, a dispetto del titolo, si parla in una sola riga. Si capisce benissimo che quella è la riga fondamentale, quella in cui Feltri cerca di dimostrare che l’uccisione dell’orsa rende legittima l’uccisione dell’uomo.

Feltri mi faccia sapere se non era questa la sua intenzione, ed io sono disposto a scusarmi; in quel caso, tuttavia, lui dovrebbe fare lo stesso, per aver tirato in ballo Igor, del tutto incoerentemente, in un articolo che parlava di altro, e che si faceva già abbastanza fatica a capire, visto l’italiano in cui è scritto, uscito pari pari dagli spassosi “Come non eravamo” di Maccio Capatonda.

Ora come ora, tuttavia, l’unico scopo che riesco a scorgere nel tracciare un parallelo tra due eventi tanto diversi e, in ogni senso, distanti, è suggerire il seguente sillogismo: in Trentino hanno ammazzato un’orsa perché era pericolosa; Igor è decisamente più pericoloso di quell’orsa; è evidente che questo giustifica la possibilità di sparargli a vista dovunque lo si veda (o si creda di vederlo). Non starò qui a ripetere, con la saggezza popolare, che due torti non fanno una ragione; neppure, inalbererò una riflessione su quale possa essere la scala di valori, o la malafede, di uno che ritiene che ammazzare un animale sia peggio che ammazzare un essere umano, fosse pure il peggior essere umano che esista sulla faccia della Terra (sì, mi spiace, sono specista). Quel che davvero mi chiedo è se Vittorio Feltri è davvero cialtrone quanto sembra.

Più spesso di quanto non vorrei, nel mio lavoro, mi capita di dovermi arrendere di fronte alla morte, di dover constatare che un cuore batte sempre meno e che due polmoni respirano sempre peggio nonostante tutti gli sforzi che io e dei colleghi molto più in gamba di me abbiamo fatto per cercare di ritardare quel momento, di dovermi limitare a guardare mentre un paziente, a cui ho dato energie ed impegno, oltre a tutta la scienza di cui sono in possesso (poca, ma si fa quel che si può), lascia questa vita.

Perché vi dico questo? Perché, al cospetto del cuor leggero con cui Feltri parla oggi di uccidere Igor, o di quello con cui rimproverava i ragazzi di Utoya per non aver ammazzato Breivik non appena aveva iniziato a sparare, non posso fare a meno di chiedermi quante persone ha non dico ucciso (non penso si sia mai macchiato di questo crimine: nel caso, l’avrebbe fatto fare a Facci e poi si sarebbe preso il merito, autocit.), ma, semplicemente, visto morire. Se sa quale è l’angoscia e la sofferenza con cui, in perfetto benessere e, dunque, presumibilmente ben lontani da quel momento, si assiste al macabro spettacolo dell’essere umano che si arrende di fronte alla natura. A me, fortunatamente, non è capitato così di sovente; eppure, abbastanza per rendermi conto che non sopporterei mai il pensiero che un evento del genere possa essere mia diretta responsabilità.

Vuole essere meno umano di uno a cui non frega niente di un’orsa, direttore Feltri? Io non credo.

– Quante persone hai visto morire ultimamente, Severus?

– Ultimamente, solo quelle che non sono riuscito a salvare!

– J.K. Rowling, “Harry Potter e i Doni della Morte”

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13 thoughts on “Piccoli piccoli

  1. La riflessione fa il paio con le urla dei prepotenti che fanno meno paura del silenzio dei giusti, direi. L’altra sera ci è capitato di vivere da vicino una situazione analoga, con un pestaggio gratuito (e di matrice verosimilmente ‘ndranghetista) di fronte all’indifferenza degli astanti e, peggio, dei carabinieri intervenuti su nostra chiamata, che se ne sono andati dopo aver avuto rassicurazioni dall’aggressore che non fosse successo nulla (se riesco scrivo un post al riguardo).
    P.S. a proposito di non-sillogismi, @wellentheorie, quando leggerai questo post: constato che Gaber, senza saperlo, è stato molto più rapido di noi a realizzare le idee che ci balzano per la mente… 🙂

    • Bah, i Dursley non mi sembrano spregevoli, e Dudley, comunque, alla fine si è mostrato migliore dei genitori, tanto è vero che i “leak” dicono che Harry sia ancora in contatto con loro.

      Fa sempre piacere sentirti.

  2. Una cosa è essere cattivi contro chi può (o potrebbe) difendersi, una cosa contro chi è pacificamente indifeso. Per questo, infatti, il disprezzo e l’odio è più acuto verso coloro che, arma in mano, si lasciarono andare ad istinti omicidi verso persone inermi.

    Riguardo Feltri, la sua figura è uno spreco per il genere umano. Lui, infatti, è intelligentissimo, ma ha sempre usato la propria intelligenza per far emergere la bassezza delle proprie convinzioni, politiche ma specialmente ideologiche. Mentre uno come Belpietro (un fessacchiotto, diciamolo) mi dà fastidio ma nulla più, Feltri mi fa ribrezzo.

    • Secondo me è un’intelligenza fasulla.

      Ed io sono dell’idea di Eco: se mi aggredisci con un coltello, ho il diritto di difendermi con un pugno. Ma qui spesso noi siamo quelli col coltello.

  3. Bellissimo articolo che mi ha fatto riflettere molto, tanto che prima di rispondere ho preso un giorno di tempo per pensarci. Alla fine ho tirato la conclusione che questo post non avresti dovuto scriverlo. Feltri non si merita un post così bello! Quegli omuncoli piccoli piccoli (Casapound, Forza Nuova, la Moric e compagnia cantante) non si meritano ne’ un post così bello ne’ tanto meno il tempo e le risorse che una mente brillante come la tua ha dedicato loro! Ho il personale dubbio che se Feltri venisse a leggere il tuo post, nonostante il disprezzo con cui lo tratti, gongolerebbe… perchè penso che questa gente cerchi soprattutto visibilità e, secondo me, meno ne riceve meglio è! So che potrei essere accusato di essere lo struzzo che mette la testa sotto la sabbia ma penso che dovendo accendere un riflettore, lo accenderei più su chi li combatte che su di loro!
    Mi spiego con un esempio locale: alcuni giorni fa un professore di Carrara è salito sul monte Sagro, luogo di un eccidio nazista, e si è fatto immortalare con la bandiera della Repubblica di Salò. Alcuni giorni dopo il parroco di 80 anni è salito sullo stesso monte con alcuni parrocchiani e per rimediare hanno cantato tutti insieme “Bella Ciao”. Sai come è finita? Che la stampa locale, pur condannando il fatto, ha riempito le pagine di articoli e foto del professore col bandierone, mentre al parroco non ha dedicato una riga… Solo il Fatto quotidiano lo ha intervistato. Alla fine ha avuto più visibilità il professore fascista che gli antifascisti… (puoi cercare in rete per conferma).

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