Problemi ed opportunità

Ha generato qualche rumore e parecchia sensazione, pare, l’intervista che Alessandro Di Battista ha concesso a Diego “Zoro” Bianchi per Propaganda Live (la trovate qui, inizia intorno a -2.04.00: scusate, non ho trovato da nessuna parte la sola intervista “ritagliata” dal resto della puntata). E no, non parlo solo di Angelino Alfano e del suo (sparuto) gruppo di sostenitori, che hanno minacciato di querelare Zoro e Di Battista ancora prima che andasse in onda. Che Alfano ormai minaccia querele con la stessa frequenza con cui Berlusconi, ai bei tempi, minacciava la discesa dei cosacchi bolscevichi dalle steppe dell’Oriente e lo sterminio dei primogeniti. Segnatamente, dei primogeniti ancora in età neonatale, che di quei cosacchi sarebbero dovuti divenire il fiero pasto.

Parlo anche, e soprattutto, della mia amica Anita, che quell’intervista mi ha addirittura consigliato di vederla.Io ed Anita obbediamo infatti coscenziosamente a quel luogo comune che vuole che non sia necessario assomigliare ad una persona, per volerle bene; e così, lei manifesta, rispetto agli oggetti della sua ammirazione o del suo interesse, una riservatezza che è uguale (per intensità) e contraria (per verso e direzione) rispetto all’entusiasmo che io esprimo per gli stessi argomenti (e c’è un intera sezione di questo sito, intitolata Recensioni, a dimostrarlo); un tale atteggiamento ha come ovvia conseguenza che, ogniqualvolta Anita mi consiglia di leggere, ascoltare o guardare qualcosa, io non posso far altro che andare a cercarla, roso dalla più viva curiosità. La sua politica su questo tema, evidentemente, è migliore della mia.

Questa premessa spiega, spero, perché io sia qui a parlare di quell’intervista; la quale (perdonami, Anita, ma questa volta non sei stata all’altezza di te stessa) mi è apparsa totalmente indegna di cotanta pubblicità. Diego ce l’ha messa tutta, nonostante il setting piuttosto inusuale (ha registrato a casa di Di Battista, di fronte alla sua compagna ed al suo bambino nato da poco), per non piegarsi a quel genere tutto italiano che è “l’intervista in ginocchio”; e, sia chiaro, il suo impegno è andato ampiamente a buon fine: ha fatto le domande giuste, ha messo in luce le contraddizioni più evidenti e toccato tutti (o quasi) i nervi scoperti. Il problema è che alla qualità dell’intervistatore, non corrisponde un’eguale qualità dell’intervistato.

Guardavo l’intervista, e mi pareva di star assistendo ad uno di quei programmi demenziali con tribune elettorali (cit.); guardavo Alessandro Di Battista, in teoria uno giovane, fresco, à la page, e mi pareva di vedere un misto tra un politico democristiano di secondo livello uscito dritto dritto dalla Prima Repubblica ed il Valter Veltroni che Maurizio Crozza sbertucciava per aver inventato il “ma anchismo”. Zoro gli chiedeva delle Olimpiadi di Roma, e lui rispondeva con la democrazia diretta; Zoro gli rinfacciava di essere stato tutto sommato complice delle politiche migratorie del governo, e lui ricordava di aver lavorato nella cooperazione internazionale. Zoro gli diceva che aveva detto una minchiata, e lui lo subissava di “legittimo”. Se ad un certo punto Zoro gli avesse chiesto chi secondo lui avrebbe vinto il campionato, o che tempo faceva, è verosimile che Di Battista avrebbe ribattuto che prima doveva consultarsi online con gli iscritti; Zoro avrebbe ribattuto che bastava guardare fuori dalla finestra, e Di Battista avrebbe chiuso con un “legittimo”.

E, badate bene, quest’irritante elusione, questo abuso che fa della parola “legittimo”, è quanto di meglio Di Battista ha da offrire al pubblico di Propaganda Live; perché, quando decide di cambiare strategia e di affrontare Zoro di petto, le cose iniziano a precipitare.

Si parla di migranti, e Zoro ricorda al padrone di casa che, a fronte di un’inchiesta della magistratura di Catania che (attenzione, periodo pieno di corsivi in arrivo) avrebbe messo in luce delle possibili collusioni tra alcuni membri del personale di supporto di alcune organizzazioni umanitarie e gli scafisti che trasportano i migranti nel Mediterraneo, abbiamo oggi un governo che, col consenso unanime di tutte le forze politiche (compreso il Movimento 5 Stelle) fa accordi con quegli stessi scafisti perché i migranti permangano (in condizioni disumane) nelle carceri libiche, e Di Battista (che cinque minuti prima ha dichiarato orgogliosamente che per ogni sua decisione consulta il suo elettorato) prima ribatte semplicemente di aver seguito la linea del suo partito (“dei migranti si deve occupare l’Europa”: ad un di presso, quello che potrebbe dirvi qualunque leghista) e subito dopo ammette candidamente che comunque deve valere il principio che tutti, comprese le organizzazioni umanitarie, debbano “rispettare la legge”. Zoro qui gli fa presente che il regolamento Minniti è un codice di condotta, non una legge; uno degli ospiti in studio sottolinea come accettare i punti del codice Minniti, ed in particolare la presenza di polizia sulle navi, avrebbe significato praticamente la fine delle attività di un’organizzazione come Medici senza frontiere. Tutte obiezioni che non colgono il punto.

In questa stessa intervista, Di Battista ha rivendicato la decisione del suo partito di non candidare inquisiti; decisione giustificata da una minore probabilità di “reclutare” dei disonesti tra le proprie fila (come se per commettere un assassinio, oltre all’arma ed al movente, non fosse necessaria anche un’occasione). Uno può avere anche dichiarato che nel tempo libero gli piace fare i safari di etiopi, ma se non c’è una magistratura che ha aperto un fascicolo su di lui, per Di Battista (e, si presume, per i Cinque Stelle) è perfettamente presentabile come candidato: non esiste un “inaccettabile moralmente”, ma solo un “punibile legalmente”. Non puoi parcheggiare in divieto di sosta, nemmeno se ti fermi a soccorrere un ferito; puoi però lasciare degli uomini a crepare di fame in un campo di prigionia in Libia, purché tutte le carte siano in regola.

Si parla di fascismo (ed è la parte più interessante dell’intervista, ha ragione Alessandra Daniele) e, neppure una volta, neppure per sbaglio, Di Battista afferma in modo netto di essere antifascista. Gira intorno alla questione; azzarda un approccio benaltrista (“il fascismo oggi è il capitalismo finanziario”: come se il fascismo non fosse, da sempre, il braccio armato del capitalismo), ma arretra subito dopo; tenta, ancora una volta, di ricondurre tutto ad una questione giudiziaria, dichiarando che, se qualcuno è violento, allora dovrebbe essere perseguito dalla legge, facendo finta di non sapere che un fascista non violento è della stessa specie di un unicorno rosa, e che nelle stesse forze dell’ordine che dovrebbero perseguire quei violenti ci sono persone che tengono appese in camera bandiere delle forze armate naziste. Parla della legge Fiano (che, sono d’accordo, è completamente inutile) come di una legge che si propone di abbattere i monumenti del Ventennio, e la irride, dichiarando che il fascismo è morto settant’anni fa. Ritengo che qui emerga in maniera prepotente la sua malafede.

Di Battista è un politico ed un esperto di comunicazione, non può ignorare che i movimenti politici trionfano non per quello che fanno, ma per quello che raccontano. Smettiamo di occuparci di fascismo, d’accordo; ma, potete scommetterci, i neofascisti, che non nascondono minimamente di discendere da quella storia, non faranno lo stesso. Lasciamo in piedi le orrende opere volute da Mussolini e compagni, senza storicizzarle un minimo, senza problematizzarle, dimentichiamocele: ma quelli che comprano manganelli col Mascellone e la scritta Me ne frego! non avranno la memoria così corta, e si ricorderanno di avere un intero ventennio su cui raccontare menzogne con cui attirare a se nuovi proseliti. Lasciamo che si recuperino le Case del fascio e che ci si portino le scolaresche, lasciamo che si raccontino loro le storielle sul Duce; lasciamo che qualcuno racconti ai ragazzi che Mussolini costruiva il Colosseo quadrato, e la democrazia le orrende case popolari in cui sono cresciuti; per carità, non tocchiamo gli affreschi con Mussolini che fonda l’Impero, sono la nostra memoria storica!, e comunque io sono nato nel 1978, il fascismo non è un problema mio… ma potrebbe essere un’opportunità. E Dibba se ne rende conto benissimo; in effetti, questa è l’unica cosa su cui è apertamente sincero (contro la sua volontà, ne sono sicuro) in tutta l’intervista.

Zoro, sull’antifascismo, non molla il colpo, e costringe così Di Battista a rifuggiarsi in un un argomento caro alla retorica a 5 Stelle: il “senza di noi, il parlamento sarebbe un bivacco per i manipoli dei neofascisti”. Se lo inventò Grillo, ai tempi in cui qualcuno iniziava ad accorgersi di quanto verticistico fosse il suo movimento; di tanto in tanto, di fronte alle accuse di scarsa “presa di distanza” dal fascismo, qualcuno torna a ripeterlo, non rendendosi conto che si tratta di un clamoroso autogol: perché non prendi i voti dei fascisti (e cioè di quelli che, secondo il tuo discorso, sarebbero andati in altre circostanze ad un partito autenticamente fascista), se non offrendo del fascismo. Cercare di scagionarsi da un accusa di fascismo sorridendo sornioni e ribattendo “se non ci fossimo noi, al posto nostro ci sarebbe un partito neofascista”, è come presentarsi in un tribunale dovendosi difendere da un’accusa di stupro, sorridere sornioni e dire “posso portare a testimoniare centinaia di donne, che ho scopato da ubriache in un vicolo dietro una discoteca!”, aspettandosi pure che dalla folla assiepata all’ingresso parta un caloroso applauso.

Questo non è arginare i fascisti: è nasconderli. Ma, d’altronde, i loro voti vanno bene quanto quelli di chiunque altro: uno vale sempre uno.

Alla mia amica Anita, che voleva sapere cosa ne penso di quel che ha detto Di Battista. C’è un’altra cosa che non abbiamo in comune, ed è il dono della sintesi.

Advertisements

12 thoughts on “Problemi ed opportunità

  1. Ciao GaberRicci. Non ho seguito l’intervista, ma ho letto le tue righe.
    Ecco, io un po’ penso alla frase “di Battista è un politico” e credo che forse lui non lo sia affatto. Se per politico intendo Salvini, Renzi, Fassino, Bersani, Alfano e questa accozzaglia di mantenuti dallo Stato da decenni, Di Battista è quanto più di diverso da un politico vero e proprio, ed infatti ha già asserito l’idea di lasciare questo mondo.
    E’ vero tuttavia che la sua capacità di elusione dalle domande è a volte abbastanza imbarazzante, ma ieri sera ho sentito Berlusconi e l’ho trovato (per altri argomenti) molto più imbarazzante di AdB.

  2. Ho visto l’intervista e ne traggo tre conclusioni…
    1) Zoro è un grande intervistatore… forse per questo non è più in Rai (come la Gabanelli). Fazio invece è rimasto e il perchè si vede dalle domande.
    2) Concordo con Ammennicoli che Di Battista è un paraculo, che svicola dalle domande e tutto ciò che vuoi. Ma almeno si è lasciato intervistare con domande vere e difficili. Quanti altri politici avrebbero accettato un’intervista analoga? E quanti ne sarebbero usciti molto peggio di Di Battista?
    3) Spero che tu abbia visto anche il servizio sulla ricerca del meccanico di Di Battista… Completa l’intervista in modo divertente e dimostra che, col cavolo che prima di prendere le decisioni, i 5stelle consultano gli elettori…

    • 1) Vabbê, non spariamo sulla Croce Rossa
      2) Letta, Bersani, la Bonino… e Grillo, si è fatto intervistare qualche volta? E Di Maio?
      3) Riporto anche qui quanto ho poi scritto ad Anita: Di Battista non è un parlamentare. È un PR.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s