Un errore cardanico

Girolamo Cardano è stato, probabilmente, uno degli uomini più brillanti del Rinascimento: matematico, medico, ingegnere ante litteram (usiamo ancora oggi congegni che lui inventò o che, almeno, descrisse per primo), fatalmente filosofo, come tutti i dotti della sua epoca, si vide tuttavia costretto, per sopravvivere, a fare l’astrologo.

Devo alla lettura de Il teorema del pappagallo di Denis Guedj, più volte citato su queste pagine (qui, ad esempio), un aneddoto su questa sua occupazione in cui, pare, Cardano fosse singolarmente dotato. La sua fama di lettore degli astri, di fatti, giunse fino in Inghilterra, che visti i mezzi di comunicazione dell’epoca era lontana quanto la Cina.

Ciò non impedì a Cardano di compiere una tournèe sull’isola e, addirittura, di essere ricevuto da Edoardo VI, allora solo seienne ma comunque già re; questi gli cheise di scrutare nel suo futuro e di riferirgli cosa vedeva (debolezza assai sciocca, a cui evidentemente non sfuggono neppure i re e che solo la giovane età di Edoardo consente di scusare). Cardano, non si sa se per convinzione o con intento apologetico, gli rispose che sarebbe stato un grande sovrano e che lungo sarebbe stato il suo regno; quindi, ripartì per l’Italia. Appena giunse, gli riferirono che Edoardo era morto.

Il nostro non si scompose: volse di nuovo gli occhi al cielo, riconsiderò efemeridi e precessioni, si accorse di non aver tenuto conto di alcuni particolari che non poteva conoscere e, infine, dichiarò che Edoardo aveva fatto bene a morire quando era morto e che, se fosse morto un minuto dopo, ciò sarebbe stato contrario all’ordine del cosmo.

Credo che, nei mesi convulsi che hanno preceduto gli ultimi, frizzanti sviluppi della crisi di governo, tutti noi abbiamo commesso, prevedendo con superficialità un esecutivo verdeoro, come lo chiama Alessandra Daniele, un “errore cardanico”. Il particolare di cui non abbiamo tenuto conto era Sergio Mattarella.

Il presidente della Repubblica, di fatti, ci aveva dato l’impressione (e non solo nel corso delle recenti consultazioni, ma fin dalla sua elezione) di essere una personalità assai diversa da Giorgio Napolitano; sembrava che, al contrario del suo predecessore, si sarebbe accontentato di essere un’autorevole figura rappresentativa, un arbitro che, magnanimamente ma con distacco, avrebbe guardato all’agone politico e, quando necessario, sarebbe intervenuto nella più squisita neutralità. Credevamo, insomma, che il presidente avrebbe interpretato alla perfezione il ruolo di pacioso vecchietto da impapocchiare; il ruolo che tutti i capi partito avrebbero voluto che lui interpretasse, pur sapendo che non è quello che prevede la costituzione.

In questa sede, non mi interessa dare un giudizio sul suo operato; se proprio vi preme sapere la mia opinione, potrei riassumerla dicendo che nessuna delle parti in causa ha ragione e, men che mai, quelli che già sbraitano che non hanno votato per un governo Cottarelli: se è per questo, non avete votato nemmeno per il governo verdeoro. Ma non è questo il punto, quanto piuttosto: si poteva prevedere una simile evoluzione? Benché io non sia stato capace di farlo (anche in ragione della speranza che 5 Stelle e Lega andassero davvero al governo insieme, in modo da essere travolti alle prossime elezioni, che credevo assai vicine), la risposta a questa domanda è sì: perché qualcuno l’aveva prevista.

Luigi Di Maio e Matteo Salvini, per la precisione.

I leader dei partiti trionfanti lo scorso 4 marzo, di fatti, paiono non essere ancora usciti da una campagna elettorale che hanno saputo condurre tanto bene (e che magari sospettano sia meglio non interrompere?): la scelta di Mattarella di rigettare Paolo Savona, che era stato proposto per il ministero dell’Economia, ha colto Salvini a Terni, e non a casa sua, o a Roma, dove ci si aspetterebbe che stia uno che attende una chiamata per un posto di primo piano nel governo; ad essa, il segretario della Lega ha reagito con un comizio. Di Maio che, tra i due, è paradossalmente quello che si mantiene più sobrio, continua comunque a rilasciare dichiarazioni che si addicono maggiormente ad un politico che voglia farsi votare, che non ad un rappresentante delle istituzioni che sia stato già votato: e tra i due, passa la stessa differenza che passa tra uno che cerca di convincervi ad andare a letto con lui ed uno che deve dimostravi che avete fatto bene a sposarlo.

Tanta perseveranza, a mio parere, cela malamente il desiderio inconfessabile di non governare (come, per altro, dimostrano anche certi lapsus freudiani); la Lega, d’altronde, dopo un lungo periodo nell’esecutivo, occupando anche dicasteri importanti (Maroni agli Interni, ad esempio), riuscì a raggiungere, in quello che prima delle ultime elezioni era il suo migliore exploit, solo l’otto per cento (politiche del 2008); i 5 Stelle, invece, sono passati il 4 marzo all’incasso della scommessa che fecero quando rifiutarono di accordarsi con un Bersani disperato che, in pratica, avrebbe lasciato carta bianca su tutto: pur senza contare che, dalla lista delle loro promesse elettorali, di cui prima o poi qualcuno avrebbe chiesto loro conto, mancava solo la fine della piaga delle vene varicose, basterebbe considerare cosa li ha portati al successo, per capire perché leghisti e grillini non ci tenessero particolarmente, a sedersi tra gli scranni di palazzo Chigi. In comproprietà, poi: cosa che una larga parte del loro elettorato, abituato a sentir parlare con eccessiva liberalità di inciuci, avrebbe finito per considerare un tradimento.

Alla luce di ciò, assume un’altra luce la testardaggine con cui Salvini e Di Maio hanno difeso Paolo Savona; assume un’altra luce, anzi, il fatto stesso che abbiano scelto Paolo Savona.

Ultraottantenne (è coetaneo di Silvio Berlusconi), economista, fondatore della LUISS, ex direttore generale di Confindustria ed ex ministro in un governo tecnico (quello di Carlo Azeglio Ciampi), sia pure in un ruolo tutto sommato marginale (ministro dell’industria), Savona sembra essere il ritratto di ciò con cui un governo del cambiamento, come pomposamente Di Maio e Salvini hanno preso a chiamare l’esecutivo che pretendevano di star costruendo, non dovrebbe avere a che fare; e non basta una serie di accuse (tutto sommato generiche ed assai lontane, negli intenti, da quelle che le hanno rivolto Lega e 5 Stelle) verso l’Unione Europea, per cancellare una compromissione tanto spiccata con l’odiata Prima Repubblica. I grillini ed i leghisti hanno trascorso due mesi, in febbrili trattative e continue discussioni: possibile che, in questo lasso di tempo, non siano riusciti a proporre per quel ministero qualcuno che non assomigliasse, in maniera sinistra, a Mario Monti?

È stato riflettendo su questo, che si è acceso il mio spirito borgesiano: e se Paolo Savona, in realtà, non fosse mai esistito? O, che è equivalente: e se quello che Salvini e Di Maio avessero proposto per l’economia fosse stato non la persona Paolo Savona, a Mattarella di sicuro ben nota e, in un certo senso, affine, ma il personaggio Paolo Savona?

Immaginiamo uno scenario del genere: la mattina del 5 marzo, Salvini e Di Maio, con orrore, si rendono conto che, vista la maggioranza parlamentare, c’è un solo governo che è possibile formare, e che devono essere loro due a formarlo. Alla luce delle motivazioni sovradette, considerano quest’ipotesi non solo inaccettabile, ma deleteria; si trovano, dunque, nella singolare situazione di dover far naufragare il loro successo. Come? Il presidente della Repubblica, nonostante abbia una storia ed un’ideologia assai distante, sembra ben disposto nei loro confronti; solo una proposta francamente inaccettabile potrebbe spingerlo a rifiutare un esecutivo che goda di una così ampia rappresentanza in parlamento: è a questo, che si sono applicati, nei quasi tre mesi intercorsi tra il voto ed oggi, leghisti e Cinque Stelle, alla costruzione di questa proposta.

Già Giuseppe Conte sembrava avere tutte le carte in regola per suscitare l’ira di Mattarella, che aveva chiaramente espresso la sua contrarietà ad un primo ministro che non facesse parte del parlamento; tuttavia, facendo buon viso a cattivo gioco, il capo dello stato ha costretto i dispiaciuti vincitori a prendere Paolo Savona, un tranquillo professore in pensione, la cui statura politica è pari, su per giù, a quella di uno Scognamiglio o di un Malagodi, ed a trasformarlo in un guru, in un maitre a penser, in un campione dell’antieuropeismo e, in poche parole, in qualcosa che, agli occhi di Mattarella, apparisse appena meno pericoloso di un anarcoinsurrezionalista o di un cosacco che si allea con i miliziani dell’ISIS per far abbeverare i cammelli nelle acquasantiere di San Pietro.

In questo senso, ho scritto che Savona non esiste: quello che Mattarella ha rifiutato per il ruolo, non è il Savona “storico”, ma il Savona che, con sapienza, è stato costruito con l’intenzione di farglielo rifiutare.

Potrà sorprendere che Lega e 5 Stelle, che non si sono mai distinti per le soluzioni di fino, siano riusciti a portare a termine un piano così sottile (che è, ovviamente, del tutto ipotetico); d’altronde, se entrambe le forze politiche sono riuscite a farsi amare dagli italiani, è stato perché, come in una famosa poesia di Kavafis, hanno costruito per loro la figura di una banda di barbari di cui stare in costante, fibrillante, tremebonda attesa.

Costruire un singolo barbaro, per una singola persona, è ampiamente nelle loro possibilità.

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20 thoughts on “Un errore cardanico

  1. Girolamo Cardano Ecco L’unica cosa friccicorina che mo mette una porporina ha due personaggi e ha una situazione che ha rasentato l’arco di ogni sentimento dove ha vinto e parlo per me il disgusto per questi minuetti che sempre per me erano scontati nella soluzione che diciamo lo avrebbe avuto la soluzione nel fare un semplice passo indietro ripeto che politicamente i due non hanno voluto fare credo più scientemente Salvini sul nome di Savona che come hai sottolineato anche tu rappresenta tutto fuorché il nuovo tanto sbandierato.
    A posteriori se pure a malincuore credo che per quel che restava e resta del PD sarebbe stata un’ulteriore debacle il dialogo con i cinque stelle…

    Scusami non posso rileggere perché sono in movimento certo non alla guida e la dettatura non è poi perfetta nell’ascolto e nell’interpretazione.

    sheravantitutta

  2. Mica tanto “ipotetico” il tuo ragionamento, anzi del tutto plausibile e simile a quello di molti di noi (anche al mio).
    L’unico fattore di rischio era che Savona (o il suo avatar) si facesse da parte, dichiarando “mi auto escludo per il bene del Paese”, ma per fortuna dei due ciò non è accaduto.

    E’ evidente che NON abbiano voluto governare, perché sarebbe bastato pochissimo per poterlo fare. D’altronde, con un programma già scritto e bloccato, qualsiasi persona (anche il sottoscritto) avrebbe potuto fare il ministro dell’Economia.
    Senza contare che poi hanno fatto di tutto per far arrabbiare il PdR, con rinvii, consultazioni, Conte etc etc.

  3. Ebbene sì, anche per la mia anima candida e ingenua il primo pensiero è stato “Ma allora proprio non volevano governare!”.
    E disapprovo infinitamente che Di Maio sia andato a raccontare in diretta televisiva balle sui suoi colloqui al Quirinale – balle soggette ad essere smentite con grande facilità, tra l’altro. Proprio non è cosa.

  4. splendido! splendido come l’hai reso. con te però forse siamo in tre a pensarlo, da un breve sondaggio che ho fatto in questi due giorni.
    sono dell’idea, senza dar ragione o torto a nessuno, che sia un peccato che mattarella non abbia fatto “provare a governare” questa combinata gialloverde con dentro savona. il che cosa potrà mai fare savona di terribile oggi è niente in confronto a quello che potrà far qualcuno molto peggio di savona domani, quando si tornerà a votare e mateo e giggino chiederanno il conto al grido di “non ci hanno lasciato governare” (e, nello scenario più catastrofico, in due altro che queste percentuali avranno, e saranno allora davvero cazzi)

    • Ti dico come l’ho pensata: governo di scopo per legge elettorale, Porcellum sotto falso nome, uno dei due ha la maggioranza assoluta.

      In realtà, come vedi, molti sono della nostra stessa idea.

  5. articolo (piu` che post) gustosissimo e scritto benissimo.
    pero` non condivido l’interpretazione dei fatti: la rinuncia di conte non e`, a parere mio, il frutto di una congiura a due, Di Maio Salvini – troppo sottile.
    e` il modo che ha trovato Salvini per incartare Di Maio (non che sia difficile…), il quale non ha piu` potuto tirarsi indietro e adesso e` quello che strilla piu` forte per nascondere la sconfitta.
    ma credo che ci saranno molti altri colpi di scena in questa farsa, dove il Partito Demokrat si conferma, con ;astenzione su Cottarelli, il piu` inutile partito politico d’Italia, ora che e` caduto sotto il controllo del terzo o quarto sprovveduto ignorante uomo politico decisivo del paese: Renzi.
    il nostro problema e` culturale: un popolo ignorantisssimo, dove l’ignoranza e` diventata un vanto, e che si sceglie leader politici ignoranti come lui.

    • Ho appunto detto che era un’ipotesi borgesiana. Resta il fatto che, in due mesi di trattative, non siano riusciti a tirar fuori niente di meglio che uno sconosciuto avvocato fiorentino ed una fotocopia di Mario Monti.

  6. Pingback: continua il viaggio con Veronica (nel blog) – bortoblog 02 – cor-pus 15

  7. Mattarella sa bene che Savona è solo un simbolo. Quello che pretende da Lega e M5S è un giuramento di fedeltà all’Euro che non possono dargli, perché gli farebbe perdere troppi voti.
    A questo punto, a Salvini sta bene sia governare che tornare alle urne. Di Maio invece sa di non potersi permettere un fallimento, perché Di Battista è già pronto a fargli le scarpe.

  8. Dopo Totò e Peppino, Tomas Milan e Bombolo, Boldi e De Sica, quest’estate abbiamo Matteo e Giggino… Sui titoli di coda scopriremo che è il solito cinepanettone di De Laurentis…
    E’ tutto un diversivo, per non riempire i TG delle solite bolle di calore, dell’esodo e del controesodo e del calcomercato… L’Italia è fuori da Russia 2018: dovevamo inventare qualcos’altro per restare alla ribalta nel mondo!

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