A proposito del Sunshine Blogger Award

Uno dei primi post che ho scritto su questo blog, e che ancora ricordi di aver scritto (e sì che sto facendo uno sforzo considerevole, per cercare di dimenticarmi gli esordi di Suprasaturalanx) aveva come tema centrale la nostalgia; potrete rendervi facilmente conto, se ne leggete le righe iniziali (e vi pregherei di non andare oltre), che questo sentimento veniva trattato con equanimità ed onestà, tant’è vero che la prima frase dell’articolo in questione è il seguente:

la nostalgia è un sentimento subdolo e bastardo.

A parte la pia illusione che farlo mi avrebbe reso uno scrittore migliore, non esisteva alcun motivo per utilizzare un linguaggio così “pulp”; per altro, non eravamo ancora giunti a quella fase della storia in cui i pubblicitari avrebbero preso l’abitudine (di cui ho parlato, ad esempio, qui) di servirsi della nostalgia come dell’unico testimonial per prodotti narrativi di vario genere e di dubbio gusto.

Dove cercare, dunque, le ragioni di tanto astio? Col titanismo che gli è proprio, Majakovskij avrebbe risposto “nell’amarezza degli offesi lamenti”; più prosaicamente, devo ammettere di provare, per la nostalgia, la stessa infatuazione che alcuni di noi (molti, forse tutti) ad un certo punto, durante l’adolescenza, hanno provato per la più stronza della classe: lo so che mi fa male, lo so che non è sano, eppure, nonostante mi irrida per questo, nonostante mi dica che dovrei smetterla, nonostante sappia che è ridicolo, soprattutto visto il grado di parossismo a cui tutti sono giunti ad esserlo, io sono nostalgico. Di più: io amo essere nostalgico.

Quell’articolo, e le ammissioni che sono costretto a fare ogni volta che lo rileggo o che ripenso al fatto che l’ho scritto, sono affiorati alla mia mente qualche giorno fa, mentre, incuriosito, leggevo il post con cui il mio amico bortocal ha deciso di partecipare al Sunshine Blogger Award. Le motivazioni di questa connessione sono numerose; nessuna ha a che fare con un’eventuale somiglianza nello stile: bortocal non utilizza mai un “linguaggio pulp” (neppure quando parla di Matteo Salvini, per dire) e, nonostante a volte (spesso) non sia d’accordo con lui, considero la peggiore delle cose da lui prodotte assai migliore della più riuscita delle mie. Figurarsi di un articolo, assai arronzato, del marzo del 2013 quando, se possibile, ero capace di scrivere meno di ora.

Ma le somiglianze, dicevamo. Intanto, c’è che il Sunshine Blogger Award, e lo sottolinea lo stesso bortocal, nella sua lunga vita è sempre stato legato al mese di dicembre, ai giorni freddi ed oscuri che chiudono l’anno. A quel periodo, cioè, in cui pare ancor più obbligatorio del solito essere nostalgici, ed in cui è il calendario (se non altro quello fiscale) a chiederci di fare il possibile per “chiudere i conti”, per “tirare le somme”, per “far quadrare il bilancio”, poco importa che questo riguardi i soldi che (non) abbiamo speso, le esperienze che (non) ci hanno formato o i blog che (non) abbiamo iniziato, o continuato, a seguire con passione. Insomma, il Sunshine Blogger Award viene a cadere (suo malgrado, ne sono sicuro) in quel lasso di tempo in cui su siti come questo cominciano a comparire le varie, tristi declinazioni del “Best of 2018” o, che è lo stesso, dei “10 propositi per il 2019”.

Ed ecco, dunque, il secondo trait d’union: con articoli siffatti, io ho, esattamente, lo stesso tipo di rapporto che ho con la nostalgia. Ne sono infastidito oltre i limiti del tollerabile, anche (cosa dico: soprattutto) quando sono io a scriverli… eppure, negli anni passati, non ho saputo fare a meno di scriverne; e di scriverne più d’uno, per di più. Per il primo dei due, ho sprecato un titolo assai potente (Gaber Ricci ed il mondo che verrà), che sarebbe stato meglio speso per uno di quelli che il mio amico ammennicolidipensiero chiama “racconti (semi)fantastici”; nell’altro (uscito, com’è ovvio, esattamente un anno dopo) mi sono nascosto dietro una pietosa preterizione, arrivando ad irridere i miei lettori, i quali “dovrebbero ringraziarmi, perché questa volta non infliggo loro un nuovo Gaber Ricci ed il mondo che verrà“, o qualcosa del genere.

Lo so: divento odioso, quando vengo messo di fronte alle mie debolezze; ancor di più, quando mi ci metto da solo. Questo è, probabilmente, il principale tra i motivi che mi hanno convinto a non partecipare al Sunshine Blogger Award, nonostante il buon bortocal fosse stato così gentile da invitarmi: l’award in questione prevede infatti che si indichino alcuni blog che si ritengono particolarmente “creativi, positivi e costruttivi”, e lui ha risposto che lo sono tutti quelli che segue; e di questa famiglia, abbastanza immeritatamente, faccio parte anche io, e quindi…

Peccato: se c’è una cosa che ho imparato, da quando mi sono affacciato al mondo del blogging, è stato proprio ad apprezzare gli award. Perché, quando ho iniziato a scrivere in questo spazio e, ancor di più, quando aggiornavo a cadenza irregolare l’abbozzato, fallimentare “esperimento” che l’ha preceduto, con la sicumera tipica del ragazzino (è quello che ero, d’altronde) che è convinto di sapere tutto di cinema perché ha visto un sacco di serie tv (e magari invece ne ha viste solo due, ed una era pure girata di merda), li consideravo una pessima abitudine del Web; qualcosa di simile ad una marchetta, che nessuno (d’altronde, chi poteva pretendere di possedere il mio coraggio e la mia acutezza?) osava chiamare con il suo vero nome. Tale, infamante giudizio, ovviamente, era figlio di un’esagerata autoconsiderazione: credevo che ciò che scrivevo fosse talmente interessante che non avrei avuto bisogno di simili “mezzucci”, per raggiungere tutto il pubblico che desideravo; pensate un po’ che, nella prima casa che ho occupato online, avevo volutamente tralasciato di aggiungere la sezione Commenti: ero infatti convinto che, senza nessuno che li monitorasse a cadenza oraria (che io avevo da fare, che credete), essi si sarebbero riempiti della spazzatura vomitata da tutti quei troll che si sarebbero dati appuntamento sulle mie pagine…

Qualche mese speso a scrivere articoli che leggevo solo io, e giunsi a bramare che qualcuno mi nominasse per un award: non tanto perché ciò avrebbe significato (forse) raggiungere nuovi lettori, ma perché sarebbe stata una prova, una dimostrazione del fatto che qualche lettore, a dispetto di quel che mi diceva la pagina delle statistiche, ce l’avevo già.

Solo in tempi recenti, sono riuscito a raggiungere un equilibrio su questo tema, e ad abbandonare tale ambiguità (l’ambivalenza è una mia caratteristica peculiare, pare); solo in tempi recenti, ho compreso che gli award sono la quintessenza della “legge fondamentale dei blog” (i quali, sia detto per inciso, costituiscono un sistema che dovrebbe basarsi su una condivisione assai diversa da quella professata da Facebook o Instagram): se vuoi che qualcuno ti trovi, ti legga e ti apprezzi, devi essere tu per primo ad andare in giro a trovare, leggere ed apprezzare.

È stato allora, quando ho capito che essi erano, effettivamente, una sorta di “catena di sant’Antonio”, però virtuosa, che ho preso a parteciparvi volentieri (qualche volta, imbrogliando); ad un certo punto, un award, sia pure con una storia a se, sia pure sui generis, ho provato addirittura a lanciarlo (ne ho raccontato qui). E, lo riconosco, mi avrebbe fatto particolarmente piacere far parte di questo award qui, perché le inevitabili domande che accompagnano giochi di questo genere, e che bortocal ha ripreso dal sito di Veronica (che ringrazio per avermi indirettamente consentito di fare questa lunga riflessione) ruotano tutte più o meno attorno al tema del viaggio: e avrei potuto fermarmi a lungo (ancora più a lungo, intendo) a commentare bortocal che scrive che il viaggio che gli ha regalato più emozioni è stato quello intorno a lui stesso, e su come questo c’entri, e parecchio, con la risposta che io avrei dato alla domanda: se potessi mollare tutto e partire domani, dove andresti? Perché il mio rifugio, non avrei dubbi, sarebbe Granada; e nell’Albaicin, il suo quartiere più vivo, scorre il Darro, un fiume in cui, come scrivevo qui, “mi sono rimescolato, e mi sono conosciuto”.

E dunque: 630 parole per spiegare “il principale tra i motivi” per non partecipare ad un award che aveva tutte le caratteristiche per piacermi, e per piacermi parecchio; capirete bene che il secondo motivo che mi spingono a compiere “per viltade il gran rifiuto” è la mia cronica incapacità di sintesi: che a me non sarebbe bastato, dire che tra i blog che ritengo più “creativi, positivi e costruttivi” ci sono quello di sherazade (qui il suo ultimo post), e Bizzarro Bazar, curato dal sempre ottimo Ivan Cenzi; no, avrei dovuto sottolineare che non tutti ritengono “creative, positive e costruttive” le stesse cose e che, anzi, si possono ritrovare in persone tra loro assai diverse queste caratteristiche, sia pure per motivi diversi: e così io le attribuisco a sherazade perché è capace di farmi vedere che anche le piccole cose meritano la mia attenzione, che anche nell’infinitamente piccolo può nascondersi una scaglia di bellezza per cui vale la pena lottare (che è, anzi, forse l’unica cosa per cui ancora vale la pena lottare); e che Ivan, viceversa, mi spinge a volgere gli occhi verso il dimenticato, il rimosso, il perturbante, e mi ricorda, costantemente, parola dopo parola, che a dispetto degli sguardi sconvolti di coloro cui racconto queste mie passioni non c’è nulla di male, nell’essere affascinati dalla tanatologia, e che dovremmo ricordarci che “orribile” non è, obligatoriamente, un termine dispreggiativo…

Ma vedete, non ho nominato che due blog, e, in estrema sintesi, ho dovuto utilizzare per loro quasi 200, ulteriori parole (vi invito caldamente, se non li conoscete, a “farvi un giro” sui due siti citati, comunque); in definitiva, è una vera fortuna che io quell’articolo in cui parlavo e partecipavo al Sunshine Blogger Award non l’abbia scritto, nevvero?

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31 thoughts on “A proposito del Sunshine Blogger Award

  1. Quel “sherazade” buttato lì a metà pagina ti dà la misura di come io sia a parte tutto, certo con un po’ di autolesionismo, attenta alla tua produzione e alla sua lettura da capo a fondo.

    Un bel massaggino mattutino per il mio ego in una giornata fredda fredda e di pioggia come non ringraziarti?
    Mi hai descritto con poche parole che mi vestono alla perfezione. Vuol dire che ho fatto un buon lavoro soprattutto su me stessa su quel lato pessimista e tragico che mi ha accompagnato per molto tempo.
    In un contesto sociale mi sento accerchiata da brutture e indifferenza

  2. Partito il commento di già troppo lungo.

    Non ho mai fatto mistero di nn amare dli Awards e di nn avervi ( quasi) mai partecipato
    Perché i blog che leggo tutti interessanti nel loro modo di essere non possono essere soggetti ha una classifica.
    O almeno io non mi sento di farla.

    Sheranessunrimpiantoindietrononsipuoandare

  3. stavolta ti sei superato. quasi 900 parole per spiegare com mai non tu abbia scelto di non partecipare a una catena di sant’antonio… 😀 😀
    scherzo, ovviamente. se non sapessi che questi non sono altro che semplici pretesti per parlare di (molto) altro avrei smesso di seguirti al primo post per manifesta incapacità di sintesi. e invece 😉

  4. ps Fammi sapere quando decidi il trasferimento per Granada ne scrissi molto tempo fa è una città bellissima Ci sono stata più volte e da che l’ho conosciuta sostengo che ia l’unica città davvero a misura di uomo/ donna dove io vorrei vivere (poi ci sarebbe anche San Francisco Ma lì è un discorso più lungo).

  5. ehi, qui ci sono delle affermazioni gravi, e io arrivo troppo tardi per smentire… 😉

    le dispongo in climax ascendente, ok?

    1) non e` propriamente vero che io ho deciso di partecipare al Sunshine Blogger Award (non lo avrei mai fatto…): lo ha deciso l’amica veronicaiovino che ci partecipassi, e potevo dirle di no? ho comunque svolto solo in parte i compiti assegnatimi (ad esempio non ho stilato una classifica dei blog che mi sono cari: operazione tanto lunga quanto pericolosa): del resto, l’eta` mi sta rendendo pigro e soprattutto scettico.

    2) non e` vero che non uso MAI un linguaggio pulp; lo uso molto di rado, perche` il pulp se usato troppo di frequente diventa lingua comune e perde l’effetto, cazzo!

    3) io non parlo MAI di Matteo Salvini, perche` non si puo` parlare di chi non esiste come essere reale, ma soltanto come invenzione fantastica o incubo per alcuni; io parlo, come sai, sempre e soltanto del ministro dell’Interno: questo si` e` qualcosa che esiste; per me quell’altro personaggio immaginario non e` un incubo e non riesco a parlare degli incubi degli altri, se non li ho provati

    4) non riesco a capire come tu possa considerare la peggiore delle cose da me prodotte assai migliore della più riuscita delle tue, visto che io penso esattamente il contrario e sono sicurissimo di essere la perfetta reincarnazione dell’uomo senza qualita` di musiliana memoria: critica che non potrei mai rivolgere a te.

    mi rimane il rammarico – le smentite sono finite – di qualche accenno in piu` tuo ai dissensi numerosi che provi verso con le cose che dico, dici: servirebbero a me, per calibrare meglio il tiro e riflettere un po’ di piu`, quanto meno.

    – ah, tu e sherazade avete ragione di voler vivere a Granada: ci vivrei volentieri anche io, ma certamente non riuscirei a viverci serenamente assieme con lei, pare… 🙂 – quindi, non mi resta che lasciarvici fuggire assieme voi due… 🙂

    da ultimo, grazie di avermi fatto conoscere Bizzarro Bazar, e, tolta la maschera ironica, grazie per tutto l’immeritato resto, ovviamente.

      • serenamente assieme con lei…
        Sei un po’ equivoca! ‘tra’ voi due ti toglierei serenità oppure io apprescindere?
        E poi comunque io non vorrei scappare ma trasferirmi mica sono un cervello in fuga!
        🌲🌲🌲🌷

    • serenamente assieme con lei…
      Sei un po’ equivoca! ‘tra’ voi due ti toglierei serenità oppure io apprescindere?
      E poi comunque io non vorrei scappare ma trasferirmi mica sono un cervello in fuga!
      🌲🌲🌲🌷🌿

      • ahime`, cara shera, fra i tuoi commenti e la mia piena capacita` di comprensione dei medesimi ci sara` sempre di mezzo il tuo correttore automatico, temo.

        ammesso che questo commento sia riferito a me, come mi dice la notifica, chi e` l’equivoca?

        sul resto annaspo: ho soltanto scritto che non riuscirei a vivere serenamente a Granada assieme con te, pare…(purtroppo), visto che il buon gaber non vedeva male una nostra fuga assieme li` e suggerivo piuttosto una vostra fuga li`, sicuraente piu` serena; mai pensato a un menage a trois, tranquilla; ho detto che ci vivrei bene io (da solo, come abituato a fare), ma purtroppo non con te, e per scelta tua….

        vedo che confermi: a quanto pare, ci sono dei conigli di mezzo…

        ciao, carissima sherascontrosa, un abbraccio lo stesso!

      • mi risulta impossibile rispondere al commento di sopra, quindi lo faccio qui.
        il cane verra` liberato da quel recinto il 31 dicembre, questo era il massimo che potevo fare io.
        quanto ai conigli, si vede che non sei mai vissuta in campagna…
        ma temo che la tua incompatibilita` dichiarata con me resti…

      • resti…? Cosa?Lo dichiarerò pubblicamente mai ti ho sentito incompatibile anzi come hai detto tu scorbutica, forse non convinta Ma assolutamente ammirata 🌲🦋

  6. wow wow

    a forza di fishing for compliments ci sono riuscito, a farti smettere il broncio, evviva.

    ci basta se ci diciamo complementari e a questo punto progettiamo anche una fuitina a Granada? 😉

    e gaber, lo lasciamo a casa a fare i giochi di prestigio, ovviamente… 🙂

  7. @ Sherazade
    non oserei mai proporti una condivisione di tutte le mie due settiane che prevedo fra Portogallo e Andalusia, considerano i miei riti tuttora alquanto forsennati e la coprovata incapacita` di condividere un intero viaggio con altri; ma un incontro a Granada, almeno e un paio di giorni li`; se poi viene anche Gaber a sorvegliarci, arebbe il massimo!
    non perdiamo mai nessuna occasione di darci degli obiettivi positivi.
    un saluto e un augurio a te e al pazientissimo Gaber.

  8. Pingback: i miei commenti vaganti – cor-pus 15

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