Nel tempo come nello spazio, ultimo frammento

(I frammenti precedenti li trovate qui:

Non è obbligatorio leggere Nel tempo come nello spazio nell’ordine deciso dall’autore; tuttavia, si consiglia la lettura dei frammenti precedenti prima di intraprendere la lettura di questo)

(Scritti e pensieri riportati in queste pagine sono tradotti, in modo piuttosto libero, dalle lingue e dai tempi di provenienza)

Mentre, fuori dal palazzo presidenziale, infuriava la battaglia, lui era impegnato a fissare con beatitudine le antiche illustrazioni di quel volume: e, francamente, non credeva di doversi sentire in colpa per questo.

In fin dei conti, aveva pagato una cifra esorbitante per farlo rubare da un museo, ed una ancora maggiore per farlo uscire dal paese dove era stato fino a qualche mese prima. Riteneva, dunque, che la rivolta di quattro pezzenti che non riuscivano ad accettare che preferisse la compagnia di pochi, grandi industriali alla loro non fosse un motivo sufficiente per separarsene.

Prese un appunto, bevve un sorso di sherry e sfogliò una pagina: si era ormai convinto che in quel linguaggio astruso non ci fosse nulla di segreto, che si trattasse solo dello scherzo di pessimo gusto di qualche burlone medievale. Tuttavia, non aveva mai abbandonato il sogno di legare il suo nome alla decifrazione di quel manoscritto; allo stesso modo, non aveva mai abbandonato il sogno di essere il presidente più amato della storia della sua nazione, nonostante, in quello stesso momento, il suo esercito, eseguendo suoi precisi ordini (che presto, sedata la ribellione, avrebbe rivendicato ed annunciato di aver dato nell’ordine della pace sociale), stesse sparando contro i cittadini che avrebbero dovuto “guardare a lui come ad un padre” (cfr. il suo discorso di insediamento).

Lo schianto della porta che si apriva lo colse davanti al disegno di una pianta che sul pianeta Terra (e neppure su Marte, se era per quello) non era mai esistita; alzò la testa, e gli morì sulle labbra quell’“avevo detto che non volevo essere disturbato” che stava per pronunciare: perché ad aver spalancato la porta non era stato uno dei suoi, ma un commando di rivoltosi, e vederli lì, a casa sua, lo sorprese meno che notare che portavano tutti, al collo, le migliori armi d’assalto che il mercato nero avesse da offrire.

Così non vale!, avrebbe voluto urlare; tuttavia, gli riuscì solo di balbettare: “Chi… chi è che ha pagato per questa rivolta?”, prima di volgere gli occhi sull’uomo che stava proprio accanto alla donna che ora avanzava verso di lui: era l’insignificante intermediario che gli aveva portato il libro, quello a cui aveva dato… La comprensione lo travolse, mentre la donna, dopo averlo dichiarato in arresto ed avergli puntato il fucile addosso, gli rispondeva: “Oh, è facile: siete stati voi”.

Nel tempo come nello spazio, tutte le lotte sono una lotta

– Letta su un muro di Ancona

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8 thoughts on “Nel tempo come nello spazio, ultimo frammento

  1. stavo per dirti la ia delusione per la preannunciata rapida fine di questa narrazione; ma la conclusione, allo stesso tempo shockante e rivelatrice, e` cosi` fulminante nella sua perfezione, che ritiro tutto. 🙂

  2. Pingback: un clic dall’Ucraina: come funziona un blog. 10-13 gennaio 2009. bortoblog 3 – 17 – cor-pus 15

    • Non posso: questa storia non finisce, ed io non posso starci dietro per sempre: nel tempo che impiegherei per scrivere una pagina, accadrebbero eventi che ne possono riempire dieci. E quindi non si può che andare avanti così, per frammenti: l’importante è che qualcuno (più bravo di me, magari), arrivi a metterli insieme.

      (Quale Pablo?)

      • Diciamo che è un po’ un ribaltamento di quella storia:-). Perché qui non è di un orrore che si parla. Se dovessi scegliere una frase da porre in exergo a questo video, sarebbe quella con cui Silente chiarisce ad Harry Potter che è stato Voldemort a crearsi il nemico che lo sconfiggerà, perché questo è quel che fanno i tiranni .

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