Gentlemen’s agreement

“La prego, ignori la penna” disse il Tipo Rispettabile, e mi guardò, o per meglio dire provò a guardarmi, visto che i miei occhi continuavano a restare incollati alla dozzinale biro arancione che, fino a qualche momento prima, era rimasta posata sul tavolo che ci separava: sapete, è piuttosto difficile distogliere lo sguardo da una penna che scrive da sola.

“Oh, non è niente sa, solo un mio piccolo vezzo” si schernì, allora, il Tipo Rispettabile, con lo stesso tono di un prestigiatore sorpreso ad infilare un coniglio nel doppio fondo di un cappello a cilindro. “Ma lei non ha idea di quanto tempo mi fa risparmiare: certo, una volta era possibile concludere tutto con una stretta di mano tra gentiluomini, ma oggi come oggi neppure io posso essere sicuro che chi fa affari con me non stia tentando di giocarmi un brutto tiro…”. Si interruppe per riflettere, o forse perché aveva sentito la sirena di un’ambulanza che sembrava star venendo proprio nella direzione di casa mia. Come ripensandoci , aggiunse poi: “Spero non consideri offensiva questa mia precauzione. Le assicuro che ho piena fiducia in lei”.

“Ed io in lei” mi affrettai a rispondere. “Ed aggiungo che una semplice stretta di mano sarebbe bastata. Anche perché… ma via, che bisogno c’è di dirlo? Lei saprà senza dubbio cosa sto pensando”. Sorrisi, ma lui non fece altrettanto.

“La prego, non facciamo confusione” mi ammonì, sollevando la mano e poi l’indice destro: nel gesto, la sua giacca risalì e scoprì un improbabile orologio rosa di Hello Kitty, indossato direttamente sul polsino della camicia. “Io non sono un telepate. Conoscevo già i suoi desideri, certo, ma questo perché… credo sia corretto dire che è  perché i suoi desideri sono il mio mestiere“. Voltò la testa verso la finestra: l’ambulanza era venuta a fermarsi proprio lì sotto.

“È stato comunque bravo, se mi consente l’impudenza. Il mio non dev’essere un desiderio assai comune”. Il Tipo Rispettabile tornò di scatto a guardare nella mia direzione: “Un superpotere? Di questi tempi? Vuole scherzare?”.

“Ammetterà comunque che il superpotere – sì, devo ammettere che è una buona definizione – che io ho chiesto non sia uno dei più, come dire, ricercati”. Il Tipo Rispettabile si prese un attimo per riflettere; prese la biro, firmò il contratto che essa aveva scritto senza che lui la impugnasse, mi porse l’uno e l’altra e, quando vide che iniziavo a scrivere, finalmente rispose: “In generale, no. Ma è assai ricercato da quelli come lei“.

Mi astenni dal chiedere chi erano, quelli come me; domandai, invece: “Sì? E sono venuti già in molti, a chiederle di ricevere il dono di far diventare vero ciò che scrivono?”.

Il Tipo Rispettabile proruppe in una risata. “Via, non vorrà mica chiedermi di violare il segreto professionale!”. Tese una mano ed afferrò il documento che, pur avendo già firmato, avevo appena iniziato a leggere. “Non si preoccupi: soliti cavilli, pagamento standard, nessuna clausola scritta in piccolo… che, comunque, non avrebbe tempo di leggere. Qualcuno la sta cercando”.

In quel momento, bussarono. “Chi è?”, domandai, allarmato, rivolto non alla porta chiusa ma al Tipo Rispettabile.

“Il medico venuto con l’ambulanza, ovviamente. Saranno” guardò Hello Kitty “almeno venti minuti che la sentono parlare da solo, come capirà, si sono preoccupati. D’altronde, non è lei che ha scritto, non molto tempo fa, che presto una certa cosa che pensava l’avrebbe portata a scomparire dentro qualche oscuro reparto psichiatrico, e che quello sarebbe stato l’ultimo articolo del suo blog? Ecco, ora sta succedendo davvero”.

Prima ancora che potessi pensare alla parola miserabile, mi prevenne: “Non si azzardi. Non si era parlato di cosa, quando e come rendere reale. Il contratto è valido. Ci vedremo al momento del saldo”.

Prese il giaccone, ma dovette percepire che, ancora, avrei potuto aggrapparmi a qualche fragile obiezione, e dunque disse, mentre avanzava verso la mia finestra e saliva sul davanzale: “Mi dica una cosa: pensa che mettersi ad urlare di aver stretto un patto col diavolo – sia pure, un patto ingannevole, come potrebbe ingenerosamente qualificarlo – sia un buon modo, per tenersi alla larga dagli psichiatri?”. Bussarono di nuovo, ed il Tipo Rispettabile concluse, con tono terribilmente definitivo: “E comunque, si fidi, sarà meglio che la dia a me, la sua anima. In un manicomio, tanto, finirebbe per perderla comunque”.

Saltò nel vuoto e scomparve.

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