Fatevi i cazzi vostri

E va bene, forse il momento è giunto: negli scorsi giorni, ho accuratamente evitato non solo di scrivere, ma anche di leggere/ascoltare/visionare robe che avessero a che fare col risultato (che, ad onor del vero, avevo previsto sarebbe stato drammatico) delle lezioni europee che si sono tenute (anche con la mia partecipazione, che sospetto figlia di un incongruo senso di colpa) lo scorso ventisei maggio. Le diverse facce di questo mio assenteismo hanno, ovviamente, motivazioni diverse.

Se non ho scritto nulla, è perché ritenevo di non aver nulla da dire su dei risultati che mi sembravano sufficientemente esplicativi di per se: l’Europa sceglie di spostarsi sempre più a destra, ritenendo eccessivamente sovversiva anche la scialba socialdemocrazia del PSE; per mantenere la propria autorappresentazione filantropica, tuttavia, decide pure di assegnare una fetta consistente del suo parlamento (che ha ben scarsi poteri, per un’area geografica che si vanta di aver inventato la democrazia, e per ben due volte) ai Verdi, che sono ora chiamati a dimostrare di essersi meritati questo passaggio dai trending topics alla politica “vissuta”. Ancora più a destra va l’Italia, che mentre i leoni da tastiera del buonismo liberista esultano per gli zero virgola di CasaPound e Forza Nuova, si affida con scellerato entusiasmo ad un capetto prepotente, che ai neofascisti ha rubato slogan e parole d’ordine, e che per di più ha dovuto glassarli di bacioni e di lo faccio per voi per renderli appetibili ad un popolo che pare diventato incapace di comprendere qualunque messaggio sia più complesso di “vi voglio bene” o di “chiudiamo i porti!”. Un capetto che, se alle prossime politiche (che, visti gli eventi seguiti a quella domenica, sembrano ora sempre più prossime) si ripetessero i “flussi elettorali” di queste Europee (cosa che so essere molto difficile, ma non dimenticate che esiste la legge di Murphy), potrebbe andare al governo in coabitazione esclusiva con chi cercava di convincere gli italiani (con discreto successo, pure) che la loro priorità fossero le zucchine di mare.

Se, invece, mi sono tenuto alla larga da tutte le ponderose “analisi post-elettorali” che, in questi giorni, hanno invaso le televisioni, l’Internet, le colonne dei giornali, le conversazioni su Whatsapp e forse financo quelle condotte a mezzo di segnali di fumo, è perché prevedevo ciò che avrebbero contenuto. Dei cauti controlli a campione mi hanno confermato che i miei peggiori timori erano giustificati: ci sono i millenaristi snob, che vedono avvicinarsi i giorni dell’Apocalisse, non si capacitano che quelli lì non abbiano fatto ciò che a loro sembrava dettato dal più banale buonsenso, ed iniziano seriamente a pensare di uscire di casa con lo scafandro anti-contaminazione, visto che “una persona su tre di quelle che incontro ha votato Salvini” (perché il 44% che le urne le ha proprio disertate, semplicemente, non esiste); ci sono gli storici del meridionalismo che rinfacciano a Salvini i cori tipo “Senti che puzza/scappano i cani/stanno arrivando i napoletani”, e poi non tentano neppure di nascondere il razzismo con cui attaccano questi stupidi meridionali che hanno creduto all’ennesimo miracolato dai media; e ci sono, naturalmente, coloro che avevano scommesso sul fallimento del progetto Salvini, ed ora cercano in tutti i modi di convincerci di non aver avuto torto: i populisti continuano ad essere insignificanti a livello europeo, comunque i Cinque Stelle sono crollati, in fin dei conti Salvini ha solo il venti per cento dell’elettorato reale, il PD è tornato a salire (cosa non vera, per altro, e che non si vede perché dovrebbe essere una buona notizia), in elezioni diverse si vota non si vota mai in modo diverso…

(Che poi una delle prime cose che imparano gli studenti è che le frasi che contengono la parola mai sono sempre sbagliate; che poi, pure Barbalbero una volta ebbe ad ammonire “Mai è una parola grossa perfino per me”).

Ora, intendiamoci: se c’è una cosa che io credo essere fondamentale, è smontare la balla (che il diretto interessato ha ovviamente ripetuto come un mantra nelle ultime settimane) che vuole Salvini essere appoggiato da un terzo degli italiani o, addirittura, dagli italiani tout court; d’altronde, è infantile tirar fuori questioni, per così dire, procedurali, pur di chiudere gli occhi di fronte al trionfo di uno che ha preso un partito (il più vecchio di quelli che siedono attualmente in parlamento, lo ricordo) che stava per scomparire, e l’ha portato ad essere il più votato d’Italia (escluso il partito dell’astensione, certo, che però ha al suo interno più correnti dell’Ulivo che fu). Per farlo, non si è fermato di fronte a nulla, ha dimenticato vergogna e dignità, ha fatto ricorso a qualunque mezzuccio; tuttavia, è un dato di fatto che quella che sembrava essere la scommessa politica più azzardata dai tempi in cui Cicciolina smise di fare la pornostar l’ha vinta.

Poi, certo, lo scorso ventisei maggio si è votato per il parlamento europeo, e non per decidere dell’assetto politico italiano; ma fare simili distinguo avrebbe senso solo se Salvini e la Lega avessero un qualche interesse per l’Unione Europea: ma la storia recente ci insegna che dell’Europa a Salvini non frega un cazzo, tanto è vero che da europarlamentare ha brillato soltanto per la sua assenza, e che, già da ministro, ha disertato perfino un vertice continentale in cui si parlava dell’argomento che più gli sta a cuore (si fa per dire), e cioè la questione migratoria.

Come se non bastasse, queste excusationes non petitae sembrano dimenticare quel che c’è stato prima del ventisei maggio e, per usare un’efficace espressione dei Wu Ming, fanno cominciare la storia da dove fa più comodo: cioè dal momento in cui è stato chiaro che, a livello europeo, le estreme destre non hanno “sfondato”; e questo fallimento globale viene retroattivamente esteso a livello locale, indicando Salvini come non vincitore o, addirittura, come sconfitto in Italia alle ultime elezioni europee. Ciò significa aver dimenticato come Salvini ha condotto la sua campagna elettorale: e cioè, dipingendo quella tornata elettorale come qualcosa di diverso da ciò che effettivamente era. In altre parole, quelli che ora, più schifati che preoccupati, negano la realtà (e cioè che stiamo seriamente rischiando di avere un governo Salvini I), avrebbero ragione, se non dimenticassero che il Matteo ha presentato il ventisei maggio come la giornata della battaglia campale sulla sua persona, del referendum sul gradimento di cui poteva dirsi investito: “votate Lega se volete che continui a fare quello che sto facendo”, ha ripetuto in ogni piazza, reale o telematica, che occupava con i suoi raccapriccianti soliloqui; e bisogna essere in malafede oppure sciocchi (fortuna che esiste il rasoio di Hanlon) per non riconoscere che gli elettori hanno risposto “sì, ci piace, continua così!”.

In malafede, sciocchi, o forse intellettuali organici del PD: perché una parte del successo di questa formula è dovuta al fatto che “il più grande partito progressista d’Italia” (scusatemi, autocitazione, ma mi fa sempre troppo ridere ripeterlo) l’ha accettata di buon grado, ed addirittura è arrivato a contestare chi, per strada, col suo corpo prima che con le sue parole, cercava di impedire a Salvini di monopolizzare la scena e dettare l’agenda; anzi, la narrazione che i maggiorenti del PD hanno posto alla base della loro campagna elettorale rinforzava il messaggio lanciato dal ministro dell’interno, ripetendo ad nauseam la formula “o noi, o questa barbarie”. E, in fin dei conti, siamo sempre lì: se consenti al tuo nemico di giocare facendosi le regole, poi, se vince, non puoi sorprenderti. E nemmeno far finta che non sia accaduto.

Certo, dare tutta la colpa al PD è ingeneroso e anti-storico; non foss’altro che per il fatto che si tratta di un partito che, in termini numerici assoluti, è riuscito addirittura a far peggio dei giorni oscuri che sono stati quelli della conclusione della segreteria Renzi. Men che meno, ritengo sia corretto attribuire delle responsabilità alla “grande capacità comunicativa” di Salvini, che è un concetto che dovrebbe apparire ridicolo a chiunque si fermi un attimo a riflettere su quanto può essere bravo a comunicare uno che è capace di farlo solo quando non ha alcun contraddittorio; o fare come coloro che, a corto di argomenti, pontificano sulla cosciente volontà di Salvini di ricostituire un’Italia fascista, e che così facendo contribuiscono ulteriormente a banalizzare (e quindi a rendere inefficace) tale accusa.

Francamente, io non credo che Salvini stia perseguendo un progetto fascista; e non lo credo perché penso che Salvini sia incapace di elaborare un progetto quale che sia, che non consista nel vivacchiare alla giornata e nell’alimentare il suo ego credendo di essere l’uomo del momento. Certo strizza l’occhio ai neofascisti, ed a quella massa di piccolo e medio borghesi padronali troppo pusillanimi perfino per essere violenti, e questo dovrebbe essergli imputato assai più di quanto non si faccia (ma come si potrebbe, se il maggior partito d’opposizione cerca di far innamorare di se esattamente la stessa fascia dell’elettorato?); ma la vera ragione del suo successo, io penso, sia da ricercarsi nell’aver definitivamente sdoganato quello che vorrei chiamare il diritto all’irresponsabilità: perché ogni uscita di Salvini, sia essa una dichiarazione alla platea festante delle agenzie di stampa che non attendono altro che una delle sue sparate clickbait, o una proposta di legge che, dopo i consueti mugugni, verrà prontamente fatta propria dagli “utili idioti” del Movimento Cinque Stelle, va nella direzione di dire agli italiani: l’unica cosa che potete e dovete fare è farvi i cazzi vostri. Piantatela di manifestare e di occuparvi del bene comune, compratevi una pistola e sparate addosso a chiunque entri dentro casa vostra e che potrebbe volervi sottrare quei quattro ninnoli che fanno di voi dei consumatori felici; tanto, c’è qui il vostro capitano che vi protegge.

Dalla vergogna sociale, che è quel che dovrebbe colpire persone con questa psicologia, più che dalla legge. Perché quella, che da sempre è la normalizzazione di un sopruso, va comunque a tutto vantaggio dei più vergognosamente prepotenti.

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18 thoughts on “Fatevi i cazzi vostri

  1. il like significa che l’ho letto e l’ho trovato interessante, non che mi ha convinto.
    del resto faccio anche fatica a focalizzare bene di che cosa vorresti convincermi, alla fine: ti ho seguito con piacere in questa bella passeggiata, ma alla fine mi sono ritrovato al punto di partenza.
    naturalmente non mi è sfuggito che avrei dovuto riconoscermi in questo gruppo: “ci sono, naturalmente, coloro che avevano scommesso sul fallimento del progetto Salvini, ed ora cercano in tutti i modi di convincerci di non aver avuto torto: i populisti continuano ad essere insignificanti a livello europeo, comunque i Cinque Stelle sono crollati, in fin dei conti Salvini ha solo il venti per cento dell’elettorato reale, il PD è tornato a salire (cosa non vera, per altro, e che non si vede perché dovrebbe essere una buona notizia), in elezioni diverse si vota non si vota mai in modo diverso”… (questa ultima frase è oscura).
    non sono sicuro di essere in questo gruppo solo perché non ho sostenuto affatto che il PD è tornato a salire: infatti ritengo la segreteria Zingaretti assolutamente opaca e ben poco trascinante.
    invece continuo a essere convinto del fallimento imminente del progetto Salvini e il bello è che lo credo per il motivo esatto che dici tu: anche io “penso che Salvini sia incapace di elaborare un progetto quale che sia”.
    e dunque un non progetto è destinato al fallimento: o meglio, diciamo che dietro questo non progetto che porta Salvini a offrire Nutella a tutti gli italiani inseguendo a parole ogni obiettivo che può portare comunque consenso, al di fuori di qualunque quadro di realtà, ce n’è un altro, ed è la difesa della vecchia politica arraffona: non a caso abbiamo a che fare col maggiore ladro politico della storia italiana: 49 milioni di furto senza scasso e con destrezza – nel senso anche autentico e originario della parola…
    naturalmente questo non significa che Salvini non possa continuare a vincere tutte le elezioni del mondo, dato che non ha praticamente avversari, ma solo due diverse forme di finta opposizione, i 5Stelle e il PD, e quest’ultimo tifa per lui, per andare alle elezioni e fargliele vincere, purché la ditta abbia qualche deputato in più.
    però significa anche che una sua eventuale vittoria, che sarà dovuta soltanto all’inezia dei suoi finti avversari, sarà la catastrofe del paese, che si riscuoterà a quel punto dal suo delirio narcisista a base di selfie.
    insomma, situazione grave, è vero, ma non per merito di Salvini, ma per inezia degli avversari.
    avessimo una opposizione seria, proverebbe a mettersi d’accordo tra tutte le sue correnti di pseudo-oppositori per fare una legge elettorale proporzionale, metterla una volta per tutte in Costituzione e dunque garantirsi a priori che Salvini non potrà governare da solo neppure col 45% dei voti.
    ma come possiamo crederci, se il PD è nato, lo ripete in queste ore, con una vigorosa “vocazione maggioritaria”, cioè anti-democratica nel suo DNA?
    e nessuno è in grado di dirlo, che l’unico modo vero di rispettare il volere della maggioranza in democrazia non è di dare il potere ad una minoranza, quella più forte per lo sparpagliamento degli avversari, ma di costringere alla formazione di un governo che sia effettivamente l’espressione di una maggioranza.
    e a questo punto concludo con un guizzo polemico che ti lascerà sconcertato e con una lode a questo governo: che, anche se non ci piace, rappresenta almeno la maggioranza di coloro che sono andati a votare nel 2018, e da questo punto di vista rappresenta un ENORME passo avanti, perfinoi Salvini compreso, rispetto ai precedenti governi PD che rappresentavano una esigua minoranza dell’elettorato, che per giunta li aveva votati in base alla promessa di fare tutt’altro.
    questa a me pare anche la non troppo faticosa risposta alla domanda di come mai non esista una sinistra in Italia: perché da anni la cosiddetta sinistra italiana è fatta da ciarlatani e delinquenti politici assolutamente invotabili, da D’Alema che ha fatto bombardare la Serbia, a Vendola che sghignazzava al telefono sui tumori provocati dall’ILVA, da Veltroni cialtrone che doveva andare in Africa, a Renzi il servo sciocco di Marchionne.
    e il resto, i puri e duri che sono sempre contro a tutto, e non sono neppure capaci di rispettare la volontà chiara della maggioranza neppure quando si tratta di costruire una TAV fra le tante?
    settari che si tagliano fuori da soli, forse per disperazione.

    – e ti chiedo scusa di avere finito per scrivere qui da te il mio post di oggi, non era nelle intenzioni iniziali.

    • Ciò di cui cercavo di convincerti era che Salvini, due domeniche fa, ha effettivamente vinto; e che lo ha fatto perché ha ulteriormente deresponsabilizzato gli italiani o, per meglio dire, dato una legittimità al loro egoismo.

      • Legittimità al loro egoismo e ai loro istinti più beceri … nessuno ebbe il coraggio di ammettere di avere votato in forma plebiscitaria Berlusconi oggi è una medaglia ammettere di avere votato Salvini: questo è.
        shera ps… nn ho letto proprio tuttotutto!

      • Personalmente lo vedo come un gesto di infouflata arroganza ‘io’…ho votato.. soltanto che a me quel i o ricorda il ragliare di un asino (con tutto il rispetto per l asino).

      • tutto dipende da che cosa si intende col verbo vincere.
        dopotutto si vince anche il campionato o il festival di Sanremo; ma la politica è questo?
        che vincere sia avere più successo degli altri alle elezioni la trovo una deformazione parlamentaristica.
        vincere in politica e nella storia significa realizzare un progetto.
        Berlusconi ha vinto: nel progetto di trasformare gli italiani.
        Salvini per ora vive di rendita, della vittoria antropologica di Berlusconi e dei fallimenti dei Demokrat, e ora anche dei 5Stelle.
        un po’ poco per dire che il suo progetto ha vinto, anche perché nessuno di noi due vede il suo progetto ancora.

  2. Pingback: perché non esiste una sinistra in Italia? – bortoblog 25 – cor-pus 15

  3. Mio padre (88 anni) e mia madre (85) ieri sarebbero dovuti andare a votare al ballottaggio per il loro Sindaco. Mi hanno sorpreso dicendo che non sono andati perchè non si sentivano rappresentati da nessuno dei due candidati (PD e Centrodestra). Non sono persone ne’ particolarmente dedite alla politica ne’ particolarmente acculturate. Per liquidarla con una battuta sono i classici pensionati che credono a tutto quello che “…l’ha detto la televisione”, compresa Radio Maria e pure Life120 di Panzironi.

    Se perfino loro si sono aggiunti al partito degli astenuti vuol dire che, non solo le proposte politiche convincono sempre meno gente ma che anche i media che le hanno pompate non sono riusciti nell’intento. Si potrà dire che Salvini sia il “padrone” dell’Italia ma se a quel 44% di astenuti si sommano le schede bianche, le nulle e quelle di chi come me ha votato inutilmente ben sapendo che il partito votato non avrebbe raggiunto il 4%… forse il “non voto” potrebbe superare che il 50%.

    L’errore di tutte le analisi politiche è dire che il “non voto”, “non esiste”. Esiste eccome ma non c’è nessuna proposta politica e culturale che lo intercetti perchè chi volesse intercettarlo dovrebbe rimettere in discussione 30 anni di politiche a favore del neoliberismo, dello strapotere della finanza e delle multinazionali. Sono voti congelati, messi da parte, in attesa di essere consegnati a qualcuno che veramente se li meriti. Lo scorso anno qualcuno ne aveva scongelati un gruzzoletto ma se dici che chiudi l’Ilva e blocchi Tap e Tav e dopo un anno hai fatto tutto il contrario la gente ripiglia i suoi voti e li rimette nel freezer.

    Io confido in quel 44% senza rappresentanza perchè, non sempre ma spesso, si tratta di persone che in silenzio fanno volontariato, lottano per i diritti di tutti, per l’ambiente e per un futuro migliore e, dopo aver preso un sacco di fregature non si fanno più abbindolare dal primo che passa e urla più forte. Gli altri invece, come tu scrivi, si fanno rumorosamente i cazzi propri e non c’è molta differenza fra i cazzi indicati dai vari partiti o dai vari mass-media.

  4. ma io sono ancora abbastanza convinto che esiste un margine di oggettività nella parola vincere per cui il significato che uno gli dà conta poco.
    altrimenti siamo al mussoliniano Vincere! e vinceremo!, e poi sappiamo bene come è andata a finire.

  5. Anche secondo me il ritornello “Arriva il fascismo! Arriva il fascismo!” è stato usato a sproposito così tante volte (fin dai tempi di Berlusconi) che adesso non fa più nessuna impressione sull’elettorato. Ammesso che l’abbia mai fatta, dato che noi italiani non abbiamo mai avuto una posizione di netta e condivisa condanna del nostro passato totalitario.

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