Dialogo teatrale

(si apre il sipario)
PERSONAGGIO UNO (compare): Salve.
PERSONAGGIO DUE: Ma che cazzo, dovevo essere solo in questa… oh, ma sei tu!
UNO: Sì, scusami se piombo mentre stai lavorando ma, sai, non mi è riuscito di trovare altre possibilità.
DUE: No, è solo che… non ti da fastidio parlare davanti a tutte queste persone?
UNO: Penso che mi conoscano, tanto. Chiunque mi conosce, pare.
DUE: Già… non mi pare vero che, insomma, che io ti conoscevo già da prima. Ne sono cambiate di cose.
UNO: Sì, potremmo dire così.
DUE: Pensavo, ecco, ora che sei qui… dovrei tipo inginocchiarmi?
UNO: Dici perché ho ricevuto quei poteri che mi hanno reso una specie di Dio in terra? (silenzio) No. Direi di no.

DUE: Ah, ecco, meno male. Sai, ammetto che sarei stato un po’ in imbarazzo a farlo (sorriso). Soprattutto considerando che avresti modo e motivo di staccarmi la testa dal collo, se lo facessi.
UNO: Qualche anno fa non consideravi giustificato questo mio desiderio. Sì, ho desiderato di farlo.
DUE: Effettivamente… ma le persone cambiano e ripensano alle scemenze che hanno fatto e se ne pentono.
UNO: Sicuro che non lo stai dicendo solo alla luce della mia nuova, mmm, condizione, vero?
DUE: Ecco, io…
UNO: Puoi dirmi la verità: ti ricordo che sono capace di scrutare nell’anima degli uomini – e fidati, non ti piacerebbe se lo facessi -, e comunque, se avessi voluto vendicarmi dei vecchi torti, avrei potuto, e senza fatica, fulminarti senza prendermi l’incomodo di venire fin qui… per quanto sia stata questione di poco sforzo.

DUE(singulto)
UNO: Ma non ho voluto, no? (pacca sulla spalla)
DUE(sorriso tirato): Meno male… però posso almeno dirti che mi dispiace?
UNO: Puoi. Ed io potrei dirti che avresti potuto ricordartelo anche prima, e non aspettare che il caso mi desse la possibilità, in qualche modo, di importelo… ma la verità sai qual è?
DUE: Quale?
UNO: Che non ce n’é bisogno.

DUE (sorpreso): Oddio, non direi. In fin dei conti, sono stato davvero ingiusto…
UNO(interruzione): Diciamo pure che sei stato un lurido figlio di puttana, che mi hai fatto male come poche altre persone nella mia vita e che ti sei comportato come se io non fossi una persona ma un pezzo di immondizia indegno perfino di essere raccolto e gettato in un cestino (sguardo). Sei d’accordo?
DUE: Io…
UNO (gesto): Ma è proprio per questo che non devi scusarti di nulla. Ora che posso guardare con reale obiettività al mio passato (sai, per quella storia che il tempo ormai per me non ha più alcun significato), devo riconoscere che quello che mi ha insegnato di più, e quello che forse, in definitiva, mi ha condotto ad essere ciò che sono ora, sono state proprio le sofferenze che mi hanno causato persone come te.
DUE: Quindi…

UNO: Quindi avevano ragione quegli scrittori melensi, che dicevano che ti vuole più bene chi ti fa più male. Quindi, puoi credermi: nessun rancore.
DUE: Oh, caspita, questa è davvero una sorpresa. Però…
UNO: Però?
DUE: Però, davanti a tutta questa gente, vorrei scusarmi. Sono davvero pentito e poi (risata) e poi non vorrei che tu in futuro cambiassi idea!
UNO: Non lo farò, stanne certo; anche perché futuro, per me, significa anche meno di passato. E per dimostrartelo, sono qui con una risoluzione precisa: quella di darti un premio.

DUE: Un premio?
UNO: Certo. Te l’ho detto: la sofferenza che tu mi hai causato, per usare una parola che penso tra di voi sia abusata, mi ha fatto crescere. Ed anzi, per qualche tempo (si fa per dire), ho pensato che, nonostante quella che possiamo chiamare tranquillamente onnipotenza, non sarebbe stato possibile estinguere il debito che avevo con te. Ma poi…
DUE: Poi?
UNO: Poi, ho pensato che la cosa più giusta (sguardo) sarebbe stata dare anche a te la possibilità di crescere un po’.
DUE (terrore)
UNO: Oh, non fare quella faccia: saprò farti soffrire abbastanza da insegnarti parecchio… ma non tanto da ucciderti. Tranquillo.

Sipario. DUE urla.

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