Perché le teorie del complotto di destra sono così ossessionate dalla pedofilia? – Parte 1

(Alcuni giorni fa mentre, come faccio sempre, stavo spulciando il profilo Twitter dei Wu Ming, mi sono imbattuto in un articolo della rivista americana Mother Jones, il cui titolo mi ha incuriosito: Why are right-wing conspiracies so obsessed with paedofilia?

Leggendolo, mi sono reso conto che esso era, se possibile, ancora più interessante di quanto fosse legittimo credere e sperare: non solo, infatti, si occupava del caso QAnon, che esattamente un anno fa attirò la mia attenzione e generò due post che forse ricorderete – uno e due, nel caso abbiate comprensibilmente dimenticato quel che scrivo io-, ma ne ascriveva la paternità non al “mondo dei social network”, “alla gente che oggi crede a tutto” o a “l’ha detto anche Umberto Eco, adesso tutti possono dire tutto quello che vogliono, è un disastro”, bensì a precise motivazioni sociologiche, che nulla hanno a che fare col “mondo moderno”, ma che sono più che altro legate agli ancestrali concetti di predominio e di privilegio. Motivazioni che in passato, in qualche modo, avevo cercato di esplorare anche io; ovviamente, riuscendoci molto meno bene di Ali Breland, che ringrazio per aver scritto questo articolo (chissà se mi leggerà mai).

Mi capita assai di rado – l’ho fatto una sola volta nella storia di questo sito, con un reblog di un articolo per me fondamentale di Ivan Cenzi – di riproporre materiale altrui tal quale: per questo articolo ho fatto un’eccezione, l’ho tradotto in italiano ed ho deciso di proporlo alla platea dei miei lettori; piccola, forse, ma assai scelta. Le motivazioni per cui l’ho fatto sono molteplici: perché esso in qualche modo mi da ragione; perché è un articolo denso quanto importante; perché affronta un argomento che mi è caro – l’insopportabile I bambini! Nessuno pensa ai bambini! –, e su cui è da tempo che mi ripropongo di scrivere qualcosa.

E, dunque, eccolo qui. Mi sembra scontato dire che non ho alcun diritto su questo scritto e che, se il legittimo proprietario si sentisse in qualche modo offeso dalla mia traduzione – possibile ed anzi verosimile – provvederò a rimuoverlo; sappiate che sono praticamente costretto a pubblicarlo in due puntate, perché era assai lungo e, quindi, temevo “appesantisse” eccessivamente la lettura di chi già – giustamente – mostra insofferenza di fronte alle mie mille e più parole a botta. Tranquilli: questo è lungo, ma è interessante.

E dunque qui è bene che inizi Breland e mi fermi io, altrimenti l’introduzione sarà più lunga del capitolo, il che è contrario alle consuetudini. Buona lettura).

Perché le teorie del complotto di destra sono così ossessionate dalla pedofilia?

La storia è sempre la stessa, dall’isteria sugli asili a QAnon: non ha nulla a che fare con i bambini, bensì con la paura di un cambiamento nell’ordine sociale.

I bambini venivano sodomizzati in tunnel sotterranei segreti. I loro carcerieri bevevano vino di fronte a loro e mettevano in scena sacrifici satanici. A volte i bambini venivano filmati con intenti pornografici. In tutto, diverse centinaia di bambini sono stati sottoposti a questo trattamento. E tutto in un vicinato tranquillo, dove si supponeva non avvenisse alcun tipo di crimine, figurarsi uno così impronunciabile ed orrendo.

Non che qualcuno avesse mai assistito agli abusi. Non c’era anzi alcuna prova che stessero realmente avendo luogo. Ma la gente era sicura che fosse così. Aveva troppo senso, su questo erano tutti d’accordo. “Tutto si incastrava alla perfezione”, disse uno di loro. Centinaia, forse migliaia, di americani, per il resto normali e tutto sommato equilibrati, credettero davvero che una cerchia di pedofili stesse operando sotto il loro naso.

Lo scandalo dell’asilo McMartin, negli anni Ottanta, fu una sorta di analogo del più recente Pizzagate, parte di un attacco di panico morale sensazionalistico e privo di fondamento, riguardo dei pretesi abusi su minori. Anche se i supposti crimini sarebbero accaduti a migliaia di chilometri ed a diverse decadi l’uno dall’altro, in circostanze completamente diverse, le due teorie del complotto condividono gli elementi di fondo. La saga del McMartin, che cominciò nel 1983 con l’accusa lanciata dalla madre di un bambino, arrivò a comprendere accuse fantasiose riguardo un’estesa cospirazione di pedofili che operava in segreto in un asilo di Manhattan Beach, in California. Il Pizzagate è stato inventato durante la campagna presidenziale del 2016 ed asseriva che figure prominenti del Partito Democratico facessero parte di una consorteria di pedofili che si riuniva nei tunnel sotto la pizzeria Comet Ping Pong, in un quartiere residenziale di Washington. Entrambe hanno dato vita a nuove teorie: scatenando una vera e propria isteria nazionale, il caso McMartin generò un’ondata di complottismo che aveva come bersaglio gli asili, mentre il Pizzagate ha condotto a QAnon, una teoria del complotto se possibile ancora più ampia, che ritiene che il presidente Trump stia per arrestare una schiera di eminenti figure liberal per aver facilitato o per aver partecipato agli abusi, che crescono di numero giorno dopo giorno. Entrambe si basano su paure naturali per la sicurezza dei bambini e le sovraccaricano, facendole diventare fenomeni nazionali con ramificazioni nel mondo reale. Entrambe, ovviamente, sono fiction.

Le teorie del complotto che si incentrano sulla vulnerabilità dei bambini non sono né nuove, né eminentemente americane. Nel corso degli anni, a partire dal XII secolo, gli ebrei sono stati di tanto in tanto accusati di uccidere i bambini cristiani e di usare il loro sangue in alcuni rituali – la cosiddetta “accusa del sangue” -; ciò avvenne assai prima che i cristiani stessi venissero sospettati di compiere riti simili. “Far male a dei bambini è una delle cose peggiori di cui si possa accusare qualcuno. È un modo facile per demonizzare un nemico”, dice Kathryn Olmsted, un professoressa di storia all’università della California-Davis che ha studiato le teorie del complotto.

Perché in certi momenti le teorie del complotto incentrate su abusi a danno di minori esplodono nell’opinione pubblica? Quando si cerca di spiegare la peculiare risonanza che hanno avuto il Pizzagate e QAnon, si tende a concentrarsi sui guasti nel sistema mediatico – bolle epistemologiche, polarizzazione, crescita sregolata dei social media. Ma le accuse del caso McMartin alimentarono uno spettacolo nazionale durante il quale numerose persone furono ingiustamente accusate di violenza sessuale contro dei bambini anni prima che la cultura di massa si frammentasse e che nascessero Reddit e 4chan.

La continuità tra il caso McMartin ed il Pizzagate suggeriscono che dev’esserci una spiegazione più ampia per le teorie del complotto su base pedofilica. Non si tratta di malfunzionamenti nella nostra cultura mediatica; si tratta piuttosto della conseguenza del normale funzionamento delle politiche reazionarie.

Richard Beck, nel suo libro We Believe the Children: A Moral Panic in the 1980s, individua le radici della teoria del complotto McMartin nel progresso sociale della decade precedente – particolarmente nelle conquiste delle donne. “Negli anni Ottanta si è avuto un forte, feroce riflusso anti-femminista che ha aiutato le teorie del complotto ad avere presa”, mi ha detto Beck. “Negli anni Settanta, le donne della media ed alta borghesia avevano iniziato ad entrare nel mondo del lavoro a tempo pieno, invece di fare le casalinghe”. Questo fu l’inizio di quella che l’economista Claudia Goldin ha chiamato la “rivoluzione silenziosa”. Grazie anche alla progressiva libertà riproduttiva, le possibilità di carriera si erano espanse al punto che le donne erano diventate, per utilizzare le parole di Goldin, “partecipanti attive che in qualche modo si barcamenavano tra la famiglia ed il mercato del lavoro”. Stavano, quindi, formandosi una nuova identità al di fuori della casa.

La famiglia patriarcale era sotto assedio, o almeno così la vedevano i conservatori, e gli asili erano diventati la rappresentazione fisica delle forze sociali che li tormentavano. “C’era questa rinascita dei conservatori guidata da Reagan”, dice Beck “e gli asili erano guardati al minimo con sospetto, se non come una forza malignamente attiva al servizio del femminismo”.

Gli asili avevano un posto di rilievo nella demonologia della destra. Già negli anni Sessanta, i conservatori mettevano in guardia contro di essi, considerandoli “un complotto comunista per distruggere la famiglia tradizionale”, come scrive la sociologa Jill Quadagno in The Color of Welfare. Nel 1971, il presidente Nixon mise il veto sul Comprehensive Child Development Act, che avrebbe dovuto fondare un sistema nazionale di asili. Nelle motivazioni di questa scelta, Nixon usò un linguaggio da “paura rossa”, come invocato dal suo assistente speciale, Pat Buchanan, dicendo che il programma avrebbe impegnato “la grande autorità morale del governo a sostenere modelli comunitari di educazione dei bambini, invece che quelli incentrati sulla famiglia”. In una decade in cui i divorzi stavano aumentando, almeno il complottismo ed il conservatorismo sociale reazionario si godevano un matrimonio felice. Quando poi Judy Johnson, nel 1983, lanciò contro un insegnante dell’asilo McMartin l’accusa di aver molestato suo figlio, il paese era stato preparato ad aspettarsi il peggio, dopo più di un decennio di allarmismo sugli asili.

Certamente non fu soltanto l’ingresso delle donne nei luoghi di lavoro a creare le condizioni per un’ondata di panico reazionario. C’erano altre forze culturali al lavoro. La campagna anti-stupro degli anni Settanta, scrive lo storico Philip Jenkins in Moral Panic, aveva “formulato i concetti ed il vocabolario che sarebbero diventati fondamentali per l’ideologia della protezione dei bambini”, in particolare il “rifiuto di dubitare” delle vittime. Il “movimento delle memorie negate” aveva generato il consenso dei terapeuti, che accettavano senza discussioni le accuse di molestie lanciate dei bambini: “Sii pronto a credere all’incredibile”, così la metteva il libro di auto-aiuto The Courage to Heal “Credi alle vittime… nessuno fantastica sugli abusi”. In più, il movimento anti-sette dei tardi anni Settanta aveva agitato lo spettro di circoli satanici impegnati in sacrifici umani ed altri spaventosi comportamenti.

Beck paragona le teorie del complotto alle parabole. Quelle che hanno presa sono quelle che più efficacemente confermano le ansie di un gruppo sociale, dando la colpa a chi ne è esterno. In uno studio del 2017 sul Pizzagate, il professore di psicologia Jim Kline, che insegna al Northern Marianas College, afferma che le teorie del complotto “nascono in tempi di crisi ed incertezza”. In un’intervista, Kline è andato oltre: “La crisi sociale può annullare il pensiero critico. Ci fa andare oltre ciò che è logicamente possibile. Entriamo in uno stato di isteria e lasciamo che ci sovrasti”.

– continua tra poco…

4 thoughts on “Perché le teorie del complotto di destra sono così ossessionate dalla pedofilia? – Parte 1

  1. Complice la Frescura del giardino il mio nullafacentismo ho letto ogni rigo non senza difficoltà nell’associare complotto e bambini anche se il ragionamento è perfetto.
    State con quelli : “imostri di Bibiana” ci arrivo ma nn ha cmq un senso x me.

    Shera
    Ps cercherò l articolo originale

    • Scusami, non ho ben capito: perché hai difficoltà ad asociare complotti e bambini, quando appunto il caso dei “mostri di Bibbiano” dimostra quanto facile sia manipolare l’opinione pubblica su questo tema?

      P.S.: è linkato nella mia introduzione:-).

  2. Tutto ciò è molto interessante, e anche molto inquietante – perché chi perde il suo tempo a immaginare voluttuosamente abusi immaginari sui bambini in un mondo che ne offre tanti esempi acclarati, gridati e ahimé del tutto impossibili da negare ha qualcosa di molto, molto malato. E mi scuso per la deplorevole banalità del commento, ma quello mi è venuto.

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