Provocazione

Nei giorni o, addirittura, nelle ore convulse che seguirono il terremoto dell’Aquila, qualcuno (purtroppo, non ricordo chi), evidentemente appassionato di letteratura pulp, propose difucilare (sul posto e senza processo, presumo) tutti coloro che si fossero resi colpevoli del reato di sciacallaggio (per altro, non previsto all’epoca, né ora, dal codice penale… ma, siccome nulla è nuovo, nel corso della storia, in quell’occasione si ventilò la possibilità di applicare il codice di guerra).

Com’è ovvio, questo progetto (poi fortunatamente rimasto ipotetico) suscitò in me tutta l’indignazione di cui ero capace; col tempo, per altro, avrei compreso che le parole di chi avanzava simili proponimenti erano non solo abiette, ma anche diversive: perché ad approfittare di quel disastro, di lì a pochi mesi, non sarebbero stati tanto i quattro ladruncoli per cui la natura aveva eseguito una colossale operazione di scasso, quanto piuttosto tutte quelle “brave persone”, accuratamente scelte nel “tessuto produttivo” del paese che, anche senza compiere strettamente nessun reato, si sarebbero radunati attorno ai corpi di quei trecento cadaveri (come sciacalli, appunto) per spartirsi una quantità inverosimile di commesse miliardarie. Quelli che alle tre e trentadue di quel sei aprile ridevano, insomma.

Durante la recente ondata di Covid-19, e nonostante anche in quest’occasione a Palazzo Chigi sedesse un governo di destra, non ho sentito nessuno avanzare simili propositi di (in)giustizia sommaria; se fosse accaduto, comunque, questa volta avrei saputo, ed in anticipo, di trovarmi di nuovi di fronte ad un tentativo di distrazione simile a quello dell’”allarme sciacalli” di undici anni fa. Alessandra Daniele (e l’ho già scritto una volta) ha acutamente notato che l’unica cosa a non essersi fermata, durante la pandemia, è stata la pubblicità; la quale, ve ne sarete accorti, ha pesantemente sfruttato le tematiche dell’epidemia e del lockdown (il che sarebbe già abbastanza grave, anche senza il suo continuo ricorrere alle modalità zuccherose e stucchevoli con cui essi sono stati raccontati da chiunque avesse una qualche forma di potere) per i suoi fini: come chiamare questo cinismo, questo tentativo di convertire una strage in consumismo, se non sciacallaggio?

Ma io, badate, non sono un parafascista che non attende altro che di veder scorrere il sangue (per procura, chiaramente); sono un progressista che crede nello stato di diritto o, quanto meno, uno che lo ritiene preferibile ai tribunali dove avvocato, giudice e boia sono la stessa persona (ricordiamo sempre che il rapporto che i tribunali militari hanno con la giustizia è lo stesso che la bande musicali hanno con la musica): non chiedo dunque che i pubblicitari che hanno ideato le infinite campagne su cui è stato appiccicato l’odioso hashtag #andratuttobene, ed i responsabili delle aziende che quelle campagne le hanno finanziate, siano trascinati sulla pubblica piazza e fucilati; chiedo, piuttosto, che vadano a rispondere in tribunale di un comportamento sconsiderato e perfino disonesto. Perché, quale che sia il reato che potrebbe essere loro contestato, e che lascio decidere a chi, nel campo, è più competente di me (come detto, c’è in Italia un vuoto normativo sull’argomento), quel che è certo è che ad esso può applicarsi l’aggravante prevista dall’articolo 61, punto 5), del codice penale:

Aggravano il reato […] le circostanze seguenti: […]l’avere profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona, anche in riferimento all’età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa […].

Stavamo vivendo (e forse dovremo vivere ancora) una pandemia, d‘accordo? Nessuno di noi (almeno, nessuno di noi nato nella porzione giusta del pianeta) pensava gli sarebbe mai capitata, una situazione del genere: nulla di strano, dunque, che fossimo disposti a fidarci di chiunque. Perfino di Giuseppe Conte. Perfino della pubblicità.

Se questa non è una circostanza tale da ostacolare la pubblica o privata difesa, davvero non so quale possa esserlo.

Come potete leggere dal titolo, questa che avete appena letto è una provocazione, e come tale deve essere letta: un testo che, in virtù del suo contenuto e/o della sua forma, mira a suscitare shock e/o scandalo allo scopo di far parlare di se e, nella migliore delle ipotesi, anche delle tematiche di cui si occupa.

Ovviamente, in questo caso, il motivo per cui credo voi dobbiate essere shockati (e, se credete, scandalizzati) è il fatto che quello che avete appena finito di leggere, che è un mio articolo, è lungo appena 715 parole.

9 thoughts on “Provocazione

  1. Nooooooooo! La tua chiosa ha anticipato il mio commento 😛 giuro che l’avevo pensato… Comunque, se vogliamo parlare di sciacallaggio ti offro un altro esempio: Trenord, che non aspettava altro che la scusa della pandemia per togliere treni (?!?) e mettere al bando i riders e le biciclette perché “non garantiscono il distanziamento sociale sui treni” (quando tutto il mondo si sta muovendo verso la mobilità di due ruote). Questo È sciacallaggio.

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