San Galgano (Domande toscane)

(Qui alcune spiegazioni su questa rubrica)

Sognavo l’abbandonata abbazia di San Galgano (uno dei più belli e sicuramente il più pacifico tra i luoghi che abbia visto in Toscana) più o meno da quando avevo sei anni; e questo è curioso perché credo di essere venuto a conoscenza della sua esistenza non più di due anni fa.

Il fatto è che, per motivazioni che non saprei spiegare bene, fin da quando ero bambino sono innamorato di praticamente tutto quello che ruota attorno al ciclo arturiano e, be’, dovete sapere che nell’abbazia di San Galgano (o, per essere più precisi, nel poco distante eremo di Monte Siepi) c’è una vera spada nella roccia.

Certo, non ha nulla a che fare con i cavalieri della Tavola Rotonda: essa apparteneva infatti a Galgano Guidotti che, verso la fine del XII secolo, si ritirò su questo piccolo colle poco lontano da Chiusdino, la cittadina in cui era nato, per pregare il Signore e fare penitenza. In quel luogo venne tormentato dal diavolo, che gli impedì di costruirsi una croce in legno di fronte alla quale raccogliersi in meditazione; ed allora, per farsene una e, probabilmente, anche come simbolo di rinuncia della sua vita precedente, che era stata quella di un cavaliere, conficcò la spada nel punto più alto del monte, dove la roccia, miracolosamente, si schiuse per accoglierla. Fin qui, l’agiografia, che dovrebbe spiegare perché a nessuno dovrebbe venire in mente di provare ad estrarla (cosa che comunque non sarebbe possibile, visto che è protetta da un solido vetro antisfondamento); d’altronde, quando un certo universo di significato esiste, non ci si può aspettare che esso non risuoni quando incontra qualcosa che si lega in qualche modo ad esso: e quando si dice “spada nella roccia”, anche se si è massimamente devoti del santo di Chiusdino, è ovvio che al minimo involontariamente si pensi a re Artù; ed io stesso, in effetti, probabilmente non sarei mai arrivato a San Galgano se non avessi amato la Tavola Rotonda e tutta la sua leggenda.

Per questo motivo, sono rimasto piuttosto sorpreso quando ho letto, su uno dei (ricchissimi) cartelloni esplicativi che si trovano nella diroccata (ma sbalorditiva) chiesa della vecchia abbazia, che intenzione di chi la gestisce (ossia, essenzialmente, della chiesa cattolica) è rimuovere dalla storia di Galgano le incrostazioni (o qualcosa del genere) del ciclo arturiano: se non altro perché bisogna essere sciocchi, per credere che le suggestioni possano essere rimosse con un atto di imperio; e bisogna esserlo ancora di più, per pensare che sia sensato o vantaggioso farlo. Parlo a titolo puramente personale, ma credo che chiunque (anche un credente, soprattutto un credente) abbia visto almeno una volta La spada nella roccia della Disney potrebbe confermare che la storia di San Galgano, se è affascinante, lo è non benché, ma (anche) perché in un punto tange quella di chi cercava il Sacro Graal.

Certo, pur considerando questo esistono numerose spiegazioni per un tale atteggiamento: almeno l’eremo è pur sempre un luogo consacrato, e di certo la chiesa di Roma non ha nessun interesse a pubblicizzare il fatto che quello che impone di venerare come un santo ha “qualcosa a che fare” con una vecchia storia romanzesca. D’altronde, la domanda rimane: perché ad una religione organizzata (una che si è battuta perché l’Unione Europea riconoscesse formalmente che il nostro continente ha “radici cristiane”, poi) non dovrebbe far piacere rendere esplicito che ha “qualcosa a che fare” anche con l’immaginario?

14 thoughts on “San Galgano (Domande toscane)

  1. Ma infatti, io non ci trovo nulla di male se, all’interno di un contesto religioso, ci possa essere un richiamo al mondo della immaginazione, o del mito.
    Non si mette di certo in dubbio la religiosità del contesto, a mio parere.

    Troppa ottusità, credo sia questo il vero motivo.

  2. San Galgano è un luogo meraviglioso, già deturpato da quel guerrafondaio di Bonaparte – se non confondo Abbazia – a quanto ricordo (ma forse ne fece anche la fortuna, con quel “tetto un po’ così”), e altrettanto meraviglioso per me è stato il fatto di visitarlo da solo: primo viaggio in totale autonomia (non contiamo gli “anni fa”, però, ok?) con tenda e campeggio libero. Altrettanto interessante il centro per la cura dei rapaci a poche centinaia di metri, se hai avuto occasione, e altrettanto curioso (nota di folklore) il “vero mulino del Mulino Bianco” a pochissimi km. Lì credo di aver perso l’innocenza di fronte alla pubblicità 😆 (quando ti rendi conto che un rudere in quel modo può diventare l’edulcorata magione della famiglia felice per antonomasia, capisci davvero cosa può fare Photoshop e quanto ti possono ingannare). Aggiungo, infine, sempre in zona, una menzione per Roccaretederighi, tanto meno conosciuto di altre blasonate mete quanto affascinante nella sua semplicità.

      • faccio ammenda, sono andato a ricontrollare: quando le truppe napoleoniche lo usarono come carcere e caserma l’abbazia già versava in pessime condizioni. esempio tipico di memoria ingannevole: il tempo sbiadisce i ricordi e si ricorda quel che si vuole ricordare (e sicomme a me Napo-orso-capo sta antipatico in ogni poro, gli ho attribuito anche le colpe altrui, di quelli che vendettero il piombo del tetto per farne munizioni).

  3. c’è una domanda, alla fine del tuo post, che esige un tentativo di risposta: io direi che il cristianesimo è la religione del Lògos, che ha divinizzato la ragione.
    ammetterai che abbia qualche crisi di identità, allora; potrebbe tranquillamente ammettere che i suoi vangeli e le sue vite dei santi sono dei meravigliosi racconti di un nuovo tipo di mitologia, come in fondo fanno anche altre religioni (tranne l’islam, non a caso).
    e invece, eccolo lì che si batte, perché noi dobbiamo credere che quella è la verità storica. come se rischiasse di non essere più una forma di verità, se non è proprio quella storica.
    e tutto quello che non è vero storicamente disturba: anche la spada nella roccia di quel santo se ne ricorda un’altra chiaramente leggendaria; metti che qualcuno pensi che c’è della leggenda anche in questa…

  4. Sono stata a San Galgano da piccola, e mi ricordo bene la spada nella roccia come qualcosa che mi aveva colpito.. non sono credente e ho un’opinione sulla Chiesa cattolica che non voglio esprimere in questo contesto, è giusto che ognuno abbia la sua… ma quando tenta di dettare legge negando tutto quello che potrebbe minare la sua egemonia, mi innervosisce…

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  6. rispondo in ritardo perché i commenti non mi sono stati notificati.
    non è vero che Agostino “mi piace”, è indubbiamente grande, grandissimo, io dico questo; ma come si potrebbe dirlo di un grandissimo avversario; e per molti aspetti lo trovo insopportabile..
    è lui il protagonista della trasformazione nel Logos greco (parola, ma anche ragione, e poi Verbum) della “parola”, che per gli ebrei invece indicava la Torah, la rivelazione divina a Mosé? e così era anche lo strato profondo del Vangelo secondo Giovanni.
    non sono un esperto di Padri della Chiesa e credo di non poter rispondere.
    però trovo questa citazione di Agostino: «Come il Figlio dice relazione al Padre, così il Verbo dice relazione a colui di cui è il Verbo». La Trinità, VII, 2.3
    Figlio e Logos o Verbum sono identificati, ma sono entrambi soltanto forma di una relazione.
    all’inizio di questa stessa opera, Agostino afferma che è stata scritta “contro le false affermazioni di quelli che […] sono tratti in inganno da uno sconsiderato quanto fuorviato amore della ragione”.
    quindi a me pare che Agostino divinizzi non la ragione in quanto tale, ma quella forma particolare di ragione, subordinata alla rivelazione, che non è autonoma dalla rivelazione, ma le si sottopone come forma subordinata.

  7. Pingback: una intensa settimana blog – 403 – Cor-pus 2020

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