Sinistra (Domande toscane)

(Forse qui sono riuscito a chiarire perché sto pubblicando tutti i giorni, contrariamente alle mie abitudini)

Sono stato in Toscana proprio a ridosso delle elezioni che, ed è stata una sorpresa per la prima volta da parecchi anni, hanno consegnato la guida della regione ad una giunta trainata dal centro sinistra; e la campagna elettorale, datosi che questa volta quegli altri devono aver avuto per davvero l’impressione di potercela fare, credo sia stata molto agguerrita, almeno a giudicare dal numero e dal tenore dei manifesti elettorali che vedevo ancora appesi ai loro supporti, con “il languore del circo prima o dopo lo spettacolo”, come avrebbe detto uno dei toscani più famosi degli ultimi cent’anni (indizio: non sto parlando di Leonardo Pieraccioni), alla cui osservazione mi sono dedicato con una certa attenzione, durante quei tragitti da un posto all’altro in cui non dovevo guidare. Più di tutti, ha colpito la mia attenzione, da qualche parte in val d’Era, quello di un candidato di Fratelli d’Italia che recitava: da sempre contro la sinistra.

Fare del sarcasmo sulla scelta dello slogan sarebbe fin troppo semplice, e per di più si tratterebbe di un sarcasmo amaro pronto a riversarsi addosso a chi lo fa: visti i partiti “importanti” che sono “sul campo” al giorno d’oggi, infatti, si potrebbe dire che ormai essere contro la sinistra è più o meno come essere contro i dodo. D’altronde, non mi interessa qui fare polemica politica, perché la presa di posizione di quel candidato non mi ha suscitato considerazioni politiche, bensì personali: per parte mia, infatti, credo di essere il suo esatto opposto perché, da quando ho memoria, mi sono sempre sentito di appartenere a quella parte che col tempo ho imparato chiamarsi sinistra.

Mentirei, se negassi che all’inizio questa “preferenza” era dettata da motivazioni assai poco nobili: quando scoprii che esisteva una cosa che qualcuno (non ricordo chi, purtroppo) ha voluto chiamare “la lotteria della vita”, ad offendermi non fu il fatto, assurdo, che alcuni ricevessero senza motivo un premio incommensurabilmente grande ed altri, quando andava bene, nulla, ma di non essere uno dei vincitori; e visto che nella sinistra cercavo solo qualcuno che lottasse al mio posto nella più immorale delle lotte, quella dell’uomo contro il suo simile, dovrei forse rivedere l’affermazione fatta poco fa, visto che questo era un modo profondamente di destra di essere di sinistra. Per altro, forse cercavo la stessa cosa anche nel cristianesimo, che col Magnificat mi prometteva che Dio avrebbe rovesciato i potenti dai troni ed innalzato gli umili… cosa che decisamente non ero

Fu la scoperta di essere comunque a mia volta un privilegiato a spingermi a rivedere le mie posizioni, a farmi comprendere che non bastava che io ricevessi quel che volevo, per realizzare l’utopia (o, almeno, per provare a realizzare) che avevo trovato in quei testi che andavo leggendo, in quelle lotte a cui mi andavo appassionando; bisognava che tutti avessero non quello che volevano, ma quello di cui, a vario titolo, avevano bisogno: da ciascuno secondo le sue possibilità, a ciascuno secondo i suoi bisogni divenne il motto del mondo in cui avrei voluto vivere, e lo è ancora adesso; anche se ora so che quella frase la scrisse Karl Marx, e che questa convinzione fa di me, almeno in questo, un comunista.

E so che, per come l’ho presentata, giunti a questo punto vi aspettate, probabilmente, che la domanda toscana odierna sia: stante questo, come diavolo si fa a non essere di sinistra?; ed invece non è questo che mi chiedo (anche perché so che tante persone hanno molti, gretti motivi per non esserlo), quanto piuttosto: vista l’ampia preferenza accordata anche da coloro che dalla distruzione di questo mondo avrebbero tutto da guadagnare, non è che forse mi sono sbagliato? Se tutto ciò in cui credo non è ritenuto desiderabile da così tante persone (lo dicono i risultati delle elezioni, che premiano chi si dichiara “da sempre contro la sinistra”: la Meloni in Toscana ha sfondato il 10%)… allora cos’è la sinistra?

15 thoughts on “Sinistra (Domande toscane)

  1. per non essere di sinistra, nel senso classico del termine, basta pensare che l’obiettivo che Marx dà ai comunisti, “a ciascuno secondo i suoi bisogni” è una solenne cazzata, ops una nobile utopia.
    questa promessa è soltanto una variante di quella capitalistica, che promette la stessa cosa, soltanto dando qui per solido presupposto sottinteso che i bisogni non sono uguali per tutti; cosa, fra l’altro, vera: i miei bisogni, in fondo abbastanza limitati, non sono affatto paragonabili a quelli di un Musk o di un Gates.
    è incredibile come Marx abbia potuto pensare di fondare sull’egoismo individuale il sogno di una società perfettamente giusta – altra solenne cazzata, ops nobile utopia: infatti parla di “ciascuno”, vede il comunismo come la realizzazione di una somma di bisogni ed egoismi individuali, non come l’espressione dei bisogni collettivamente organizzati della società.
    e questo spiega, assieme al disprezzo totale del fattore natura nella vita economica, come i socialismi realizzati, ispirati dalla sua visione politica (che a torto chiamiamo filosofica), contribuiscono alla distruzione dell’ambiente, e dunque della vita, quasi come i deliri del libero mercato fuori controllo.
    ma se lo scopo della storia è dare a ciascuno secondo i suoi bisogni, il capitalismo promette di fare altrettanto e perfino meglio: ovviamente non ci riesce, soprattutto se non ferma la bomba demografica; ma ci riescono i socialismi realizzati?
    sono società più equilibrate, questo è fuori discussione, ma a prezzi sociali non trascurabili.

    PS. la prima frase è sarcastica? non ho capito.
    no, è corretta, ma occorre un grande sforzo di astrazione per interpretarla nel modo giusto.

    • Non condivido Bort, perché credo che questa tua lettura parta dal concetto (“economico”) che i bisogni possano (e debbano) essere potenzialmente “infiniti” (il che è proprio di una visione, diciamo, di accumulo, se non capitalista). Il concetto di “bisogno” dovrebbe però (“filosoficamente” e non “economicamente” parlando) contenere in sé la logica dell’essenzialità, oltre la quale non è più tale ma diventa “utilità” e infine “superfluo”. In extenso, mi piace leggere la prospettiva di sinistra non come quella di una società che dà a tutti in egual misura ma che offra a tutti la medesima possibilità di accedere, appunto, al bisogno, il che rende la prospettiva “di sinistra” non solo individuale ma strettamente dipendente dal modello sociale. Detto ciò, tra individualismo ed egoismo c’è comunque differenza. Più che di individualismo parlerei piuttosto di risorse individuali, però: una società che le appiattisce non è di per sé di sinistra, è totalitarismo.

      • ecco un commento che fa rimpiangere di non trovarsi attorno a un tavolo a discutere a voce, tu, gaber ed io; qui comunque c’è un quintale di uva fragola, a occhio, che aspetta di essere raccolto qui a casa mia, e se vi va di andarvene via con 25 kg a testa, io provo ad invitarvi per una vendemmia, prima che sia troppo tardi. 🙂

        l’obiezione, tua e di gaber, è giusta e perfino un poco prevedibile; ma è per questo che dico che Marx non ha approfondito filosoficamente il tema dei bisogni; il Manifesto, certamente, non è un testo filosofico e non poteva farlo lì: ma poteva e doveva farlo prima. nei Grundrisse, ad esempio.

        che cosa possiamo intendere con “bisogni”? il minimo biologico vitale? cioè, le 1.400 calorie di una dieta per diabetici più l’acqua e l’aria pulita…
        per molti sarebbero un lusso e i secondi due requisiti anche per chi vive nelle società avanzate; ma sarebbe accettabile questo obiettivo? quanti sarebbero disposti a condividerlo?
        gli i-phone e una connessione internet fanno parte o no, ad esempio, dei bisogni fondamentali?
        come è evidente, i bisogni sono storicamente determinati e cambiano con l’evoluzione sociale; e dunque non è possibile ridurli al minimo vitale – fermo restando, comunque, che una civiltà avanzata dovrebbe garantire questo minimo a ciascuno dei suoi membri, in forme adeguate.
        ma, appena abbandoniamo questo criterio, diventa molto difficile trovarne un altro di accettabile; perché, se i bisogni si identificano con i desideri individuali, come distinguerli dagli appetiti, come propone gaber?
        giustamente, come tu sottolinei, questo rappresenta uno scivolamento verso il totalitarismo, in quanto il comunismo sarebbe realizzato da uno stato etico che decide quali bisogni sono giusti e da soddisfare e quali invece sono degli appetiti da combattere; aggiungiamo che il ventaglio dei bisogni avvertiti è diverso da essere umano ad essere umano, anche senza eccessi megalomani nei bisogni.

        riflettendo, a me pare che il problema dei bisogni dovrebbe essere affrontato invece in un’ottica sociale: non esistono bisogni individuali giusti o ingiusti, su cui lo stato possa o debba intervenire, esiste solo un limite sociale al consumo delle risorse del pianeta: in altri termini, il limite globale dei bisogni da soddisfare è dato dal limite delle risorse annue rinnovabili nel pianeta.
        questo limite, come sappiamo, già oggi, pur con le profonde ingiustizie e le diffuse povertà del pianeta, è superato in un rapporto 1:2 circa; in altre parole nel suo insieme l’umanità consuma il doppio di quello che deve, per mantenere in equilibrio il pianeta e garantire il suo stesso futuro.
        il limite sociale accettabile ai bisogni dovrebbe essere dato dunque all’incirca dalla media individuale delle risorse che si ottiene dividendo il valore delle risorse consumabili a livello planetario per il numero degli abitanti; e questo è all’incirca il limite delle risorse individuali di cui il sistema fiscale dei diversi stati dovrebbe consentire a ciascuno di disporre.
        questo non sarebbe il regno del comunismo che promette a ciascuno di ricevere secondo i suoi bisogni, ma un sistema mondiale ecologicamente equilibrato dove ciascuno può disporre liberamente della soddisfazione dei suoi bisogni nei limiti resi possibili dal fatto di vivere in un pianeta limitato.
        ma chiaramente l’ipotesi di un dimezzamento del livello medio di benessere e dunque di consumi attuale dell’umanità – con un peggioramento ancora più drastico delle condizioni di vita dei paesi più ricchi – è totalmente irrealistica e non gestibile politicamente – a meno che non ci pensino il covid e altre epidemia, assieme alle catastrofi climatiche locali, a portarci a viva forza a questo stato di cose.
        per questo lasciamo fare a loro, e noi accontentiamoci almeno della consapevolezza dei problemi irrisolvibili.

      • Non pretendo di rispondere a tutto :-), ma io credo che bisognerebbe lavorare su una società che gestisca diversamente, per così dire, la percezione dei bisogni. Un iPhone è necessario? E se sì perché? È necessario un libro? Possiamo produrlo in un modk che impatti meno sul pianeta, che ci da da mangiare a tutti? Per come la vedo io, la “nostra” e la “tua” proposta non sono inconciliabili affatto: ed un primo punto per iniziare a lavorare in quella direzione sarebbe eliminare l’idea che è giustificato ed anzi giusto agire sempre per il soddisfacimento immediato dei propri appetiti più smodati ed immediati. Che è il contrario di quel che penso io a proposito dei bisogni.

        (Amo l’uva fragola).

      • non penso affatto che siamo in disaccordo, qui (e neppure tanto altre volte in cui invece dichiariamo di esserlo, dall’una o dall’altra parte): penso che stiamo approfondendo e per farlo dobbiamo distinguere le posizioni su alcuni punti.
        ad esempio qui condivido le tue riflessioni; mi accontento soltanto di dire che, purtroppo, non sono risolutive né le mie né le tue e che non abbiamo vere soluzioni: ce lo impedisce in generale la biologia degli appetiti, diciamo così, oltre che una cultura dei diritti individuali che è ineliminabile dalla nostra testa, ma deleteria, nel caso particolare della civiltà occidentale, diventata modello planetario, salvo che in Cina e nelle residuali zone miserabili del pianeta.

      • Ma certo, io so benissimo che la mia idea di “mondo perfetto” è irrealizzabile. Ma ciò non mi deve impedire di lavorare (poco, troppo poco) in quella direzione.

      • e siamo in due a farlo, con tanti altri, naturalmente, ognuno a suo modo.
        poi, meglio lavorare per qualche miglioramento concreto realizzabile, anche se modestissimo e quasi miserabile, che per qualche obiettivo che sappiamo irrealizzabile già in partenza.
        meglio soggettivamente (meno frustrazioni), ma forse anche oggettivamente (più risultati, anche se piccolissimi). 🙂

    • Dipende da cosa si intende per bisogni. I bisogni di Musk o Gates non sono uguali ai tuoi, ma… sono bisogni? O dovremmo chiamarli piuttosto appetiti?

      Sì, me ne sono reso conto. Ma non sono riuscito a renderla meglio.

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  4. Ho lasciato in sospeso troppo a lungo questo post, fino quasi a dimenticarlo.
    Posso girare la domanda (interpretandola almeno in parte) cosi’? “la sinistra deve corrispondere col desiderio della maggioranza?” (maggioranza intesa in senso non politicamente tecnico)
    Per esempio, in un documentario sull’Argentina della dittatura, veniva riportata una frase di una giovane montonera: “il popolo sta con Peron, e noi dobbiamo stare col popolo”.

    La domanda non e’ secondaria, non solo per la sinistra (la si potrebbe porre, per esempio, a tutta la cooperazione allo sviluppo). E, spinta un passo oltre, la domanda potrebbe essere ulteriormente riformulata come: [sinistra e’] autonomia o benessere?
    Ovvero, la sinistra deve farsi portatrice della liberta’ individuale, o del progresso (economico, materiale, ma non solo)? Deve accettare e difendere le diversita’ di idee, anche quando a detrimento del benessere di molti, o deve promuovere quest’ultimo anche a discapito delle prime?

    • Penso che la risposta sia quella che si da ad ogni esame quando non sai che dire: dipende. Dipende da quali sono le idee, dipende dalla definizione di benessere, dipende da cosa intendiamo per progresso (vedi Pasolini e la differenza tra progresso e sviluppo). Ma questa rubrica è nata per fare le domande, non per dare le risposte :-).

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