Volto Santo (Domande toscane)

(E per l’ultima volta, con questo scritto che conclude le Domande toscane, vi rimando all’Introduzione per avere qualche informazione su cosa esse siano)

Scriveva Borges che ogni uomo colto è un teologo, e che per esserlo credere in Dio non è necessario. Ho pensato a questa frase (che ritengo una delle più belle che il letterato argentino abbia mai scritto) nel duomo di Lucca, di fronte (ma questa terminologia è impropria, come vedremo) al Volto Santo.

Il Volto Santo è un’antica scultura lignea, conservata in una cappella nella navata sinistra della cattedrale della città toscana, e rappresenta il Cristo crocifisso: ma ciò non basta a spiegare perché sia popolarmente chiamato “il re di Lucca”, e perché la venerazione che gli viene tributata è tale che i lucchesi lo rappresentavano perfino sulle monete che batteva la loro zecca; e, credo, non bastano a spiegarlo neppure le sue particolari caratteristiche iconografiche (per altro, condivise con altre sculture simili), che lo rendono “strano”, e le leggende che ovviamente si tramandano sul suo conto, numerose quanto si può immaginare siano quelle fiorite attorno ad un oggetto significativo, che ha una storia lunga più di un millennio. Si racconta ad esempio che il Volto Santo non sia stato scolpito da mani umane (cosiddetta immagine acheropita), che giunse sulle coste toscane su una nave senza timoniere né equipaggio, che abbia scelto autonomamente di essere conservato a Lucca, precisamente nel luogo in cui si trova ora; e, naturalmente, che sia stato fonte di un gran numero di miracoli.

Uno di questi avrebbe avuto per protagonista un innocente ingiustamente condannato a morte: egli ne avrebbe invocato la protezione mentre la sentenza veniva eseguita, ed al boia che lo stava decapitando si sarebbe rivoltata verso l’alto la lama della mannaia, che evidentemente si rifiutava di porre fine alla vita di un individuo che aveva protezioni tanto in alto. Il graziato si sarebbe recato dunque in pellegrinaggio al Duomo di Lucca, portando come ex voto l’oggetto che avrebbe dovuto ucciderlo: e la mannaia, dice Wikipedia, da quel giorno è conservata in una teca a poca distanza dalla cappella dove si trova il Volto Santo.

Ora, come avrete notato nel raccontare questa storia ho utilizzato un tono dubitativo, un profluvio di condizionali ed un’ironia che è stata in larga parte involontaria; non è un mistero per nessuno, e soprattutto per chi mi conosce bene, che sono pervaso da uno scetticismo piuttosto solido riguardo tutto ciò che si muova “qualche centimetro sopra il livello del suolo”, e particolarmente riguardo tutto ciò che abbia anche solo lontanamente a che fare col paranormale e con la religione.

Eppure.

Eppure, mentre mi aggiravo attorno alla cappella dalla cupola dorata in cui il manufatto è conservato, alla ricerca di quella mannaia, mi è capitato, ad un certo punto, di volgere la schiena al Volto Santo; di trovarmi, in un certo senso, indifeso di fronte al suo sguardo: e, non appena me ne sono reso conto, ho sentito, chiaramente, un brivido attraversarmi la schiena. Mi sono voltato e, ovviamente, la scultura non si era mossa, non aveva raddrizzato la testa, non aveva spalancato gli occhi semichiusi; ad ogni modo, ho abbandonato subito la mia ricerca, ho camminato lateralmente verso la navata centrale e, per andarmene, ho scelto quella che era più lontana da quell’edicola in cui riposa un’immagine tutto sommato distesa e poco minacciosa di un Cristo che sta per morire.

Esistono spiegazioni razionali per quella sensazione? Certo, ne esistono ed anzi sono numerose, e la principale è il caso. Ed io mi sono detto che non ci credo, che non tutto quel che succede deve avere un senso, che un pezzo di legno è pur sempre un pezzo di legno. Eppure… eppure.

Ogni uomo colto è un teologo, e che per esserlo credere in Dio non è necessario. Si può estendere questo pensiero dicendo che ogni uomo è spirituale (forse, che ogni uomo è mistico), e che per esserlo credere in Dio non è necessario?

11 thoughts on “Volto Santo (Domande toscane)

  1. ottima conclusione.
    giudizio mio, di uomo comunemente considerato colto, nel senso che diamo oggi alla domanda, ma non teologo, dato che tutta la sua teologia consiste della frase che Dio indiscutibilmente esiste, visto che molti esseri umani lo pensano e che non è altro che questo loro pensiero.
    ma, dalla tua conclusione non si ricava forse che il paranormale non ha nulla a che fare con la religione? salvo che la religione se ne serve, in maniera totalmente incoerente, per i suoi scopi…
    se per essere un mistico non occorre credere in Dio, a maggior ragione non occorre che ci creda il fenomeno paranormale, per esistere.
    se spezzerai questo legame artificioso tra paranormale e religione, creato strumentalmente dalla religione che si appoggia al paranormale quando il razionale non basta più a sostenerla, forse vedrai che il paranormale ha più a che fare con la fisica quantistica che con la fede in Dio.
    almeno credo… 😉

    • Ma sai benissimo che più o meno questo è il mio pensiero sull’argomento; o meglio: francamente, non credo né all’una né all’altra cosa ma, come diceva Niels Bohr, non è necessario crederci per “farle funzionare”. E Bohr, in effetti, era un fisico quantistico…

      • in effetti per far funzionare le esperienze paranormali non occorre affatto crederci, forse questo è persino controproducente, quando poi le racconti; occorre soltanto osservarle – come del resto vale per tutta la realtà – che infatti non può esistere se un osservatore non fa quagliare, diciamo così, la funzione d’onda della probabilità in uno stato determinato, che solo così diventa reale. 😉
        ma se tu poni sullo stesso piano religione ed ESPERIENZE paranormali, non stiamo dicendo cose più o meno simili…

        ma hai perfettamente ragione a pensarla così, fino a che non ti capiterà di farne una – e magari non ti capiterà mai.
        anche io mi sono sempre comportato alla stessa maniera, fino a che non mi è capitato di farne, un paio di volte.
        naturalmente oramai è passato tanto di quel tempo, che non sono nemmeno più sicuro che quelle esperienze siano effettivamente successe; sono sicuro però che c’è stato un prima e un dopo, nel quale si sono guadagnate un francobollino del mio spazio mentale, che prima le escludeva totalmente.
        naturalmente non garantisco nulla, salvo l’incertezza, a cui invece tengo tantissimo… 😉

  2. La mia risposta è sì: l’uomo ha necessità di spiritualità, per la sua stessa natura di uomo. Sul brivido ovviamente proponendo anche io per il caso (anche se il maestro Oogwei direbbe “il caso non esiste” 😛 ), ma le due cose non sono in contraddizione.

  3. Pingback: una intensa settimana blog – 403 – Cor-pus 2020

  4. “Ogni uomo colto è un teologo”
    Io non lo credo affatto.
    Ci possono essere persone che noi non riteniamo “colte”, ma che sono comunque spinte verso una alta spiritualità.
    E molte persone “colte” che viceversa non hanno capacità di ragionamenti “teologici”.

    Teologia e spiritualità sono indipendenti dall’essere “colto”, IMHO

    • Secondo me no, se si espande il senso della parola colto. Chiunque si interroghi sul mondo, prima o poi giuge anche ad interrogarsi su Dio, anche se non ci crede: anche perché in certo senso sa benissimo che esiste, se non altro come idea a cui gli altri uomini credono.

  5. Pingback: la settimana blog – 416 – Cor-pus 2020

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