Sospensione ed incredulità

Vi interesserà sapere che in Italia esiste una Fondazione Marisa Bellisario: dedicata alla prima manager donna del nostro paese, che questo sito internet, legato a Confindustria, definisce “indimenticata” (ma che, lo ammetto, mi era completamente ignota fino a pochi giorni fa), essa ha come scopo, o per meglio dire come mission, riporta la stessa fonte, “promuovere le capacità e professionalità femminili, nella convinzione che esistano potenzialità inespresse e allo stesso tempo che la volontà di emergere delle donne si scontri contro troppi ostacoli”. Nobile intento; tuttavia, ho il sospetto (per il contesto e per altri passaggi dello stesso testo) che esso possa essere tradotto dal linguaggio esoterico proprio di certi ambienti del Terzo settore in una maniera simile a quella che riporto di seguito: “essa lavora per far sì che anche alle donne sia consentito di assumere il ruolo di sfruttatori che, nella società capitalistica che ci sta rapinando del nostro pianeta e della nostra vita, è stato tradizionalmente riservato agli uomini”. Certo, senza dubbio questa lettura è figlia del mio “spirito perverso”, ma ho imparato nel tempo a tenermi lontano da visioni anche solo potenzialmente simili a questa della parità di genere, che non condivido ed anzi avverso; questo spiega perché, fino al ventisei maggio scorso, non avevo mai avuto modo di interessarmi alla sopraddetta fondazione.

Poi, proprio il ventisei maggio, la sua presidente, Lella Golfo (ex parlamentare del Popolo delle libertà), ha pensato di scrivere al direttore di Avvenire (il quale, chiaramente, le ha risposto).

Occasione per questo scambio epistolare sono stati gli Stati Generali della Natalità, a cui hanno partecipato (riporto testualmente) due “pezzi da novanta” come papa Francesco e Mario Draghi, e che più che sul tema dichiarato nella sua intestazione ha finito per occuparsi soprattutto di denatalità, che ormai è divenuta una specie di babau per un certa parte della società italiana: quella parte, per la precisione, che ha come obiettivo precipuo fornire un mercato al consumismo dilagante che è ciò su cui si regge la nostra società. In altre parole, le elite si sono riunite per prendere atto, con orrore, che gli italiani, o per meglio dire le italiane, non fanno più figli; e, capitanate dal leader di una congrega che impedisce ai suoi componenti, tutti maschi, anche solo di sposarsi, e da un uomo di settant’anni per cui i tempi della fecondità sono ben lontani, si sono spaccate la testa per trovare la causa di questo curioso comportamento: perché mai, si sono interrogate, ai giovani d’oggi, che invece di ficcare sanamente (cioè, senza profilattico) passano il tempo a guardare le serie su Netflix, ripugna l’idea di mettere al mondo cinque o sei marmocchi ciascuno, a cui vendere pannolini e giocattoli e vestiti e zaini della Marvel e, insomma, da trasformare fin da subito in piccoli consumisti capaci di sostenere la produttività e il PIL (e si badi che sto citando ancora alla lettera e dalla lettera)? Perché i disperati precari d’oggi attendono o addirittura si rifiutano di scodellare i disperati precari di domani, quelli che dovranno “pagare le pensioni” (come su) ai tre o quattro di noi che riusciranno a raggiungere quest’obiettivo fantascientifico?

Ignoro se le conclusioni a cui è giunto quell’esclusivo consesso di sapienti siano le stesse che Lella Golfo richiama nella sua missiva al giornale dei vescovi, e che sono poi quelle che numerose voci appartenenti al campo dei movimenti indicano da almeno vent’anni: mancanza di prospettive nonché di possibilità di conciliare vita familiare e vita lavorativa (o, per meglio dire, vita di schiavitù) per chi non è figlio di genitori (e la generazione dei miei genitori è stata non a caso indicata da alcuni come il vero welfare di questo paese) che siano in grado di fornire appoggi, raccomandazioni, o quanto meno prestazioni da baby sitter e da mensa senza richiedere in cambio prezzi esorbitanti. Forse, scoprire che Mario Draghi condivide queste posizioni mi spaventerebbe anche, se, come accade per la Golfo, esse gli servissero, senza alcuna consequenzialità apparente, per affermare (cosa assai pericolosa, per uno che ha il potere di fare quello che dice) che la denatalità italiana è colpa della legge 194, e che per far tornare questo paese ad essere pieno di gente che frigna dalle culle bisognerebbe (questa la “laica provocazione” a cui si riferisce il titolo della lettera) quanto meno sospenderla per cinque anni.

Ho già espresso altrove su questo blog, e più volte, i miei pensieri in tema di aborto: la prima volta in cui l’ho fatto è stato credo con questo articolo, scritto in seguito ad un’esperienza personale che mi segnò nel profondo (e, purtroppo, devo rilevare che dal giorno in cui la vissi le opinioni diffuse sull’argomento non hanno fatto molta strada, ed ancora capita di sentire qualcuno affermare senza verecondia che ci sono donne che scopano a cuor leggero sapendo che tanto poi possono andare a “liberarsi del bambino”… che, per altro, ricordo non essere ancora un bambino). Alcuni mesi fa mi sono invece ritrovato a fare una sintesi del mio pensiero sull’argomento (forse, con l’inconscia e pia illusione che per qualche tempo avrei potuto evitare di occuparmene: sono stato uno sciocco, considerando che già allora si capiva benissimo che “i potenti” si preparavano a mettere sotto assedio il diritto all’aborto, come già accaduto in paesi come la Polonia): scrissi allora che chi “difende la vita” sta in realtà difendendo il privilegio maschile, che in un mondo in cui l’aborto non esiste può permettersi di pensare che la gravidanza sia un problema esclusivamente femminile, e di agire di conseguenza; scrissi pure che questa tanto decantata “difesa della vita” nasconde interessi economici non indifferenti poiché, come già ho accennato su, i bambini sono un gran bel modo, di far girare l’economia: e più se ne fanno, più è probabile che ci sia gente che spende. In occasione di quel mio post, il mio amico bortocal mi fece per altro notare che perfino parlare di diritto all’aborto, che pure è una terminologia giustamente cara ai gruppi realmente femministi (visto quanto questi ultimi hanno lottato perché questa possibilità venisse concessa a tutte, e non solo a coloro che potevano permettersi, alla chetichella, un viaggio all’estero) è fuorviante, poiché alimenta l’idea che l’aborto non sia qualcosa a cui naturalmente si può fare ricorso, ma una concessione dello stato (in gran parte dominato dai maschi) alle donne.

Ovviamente, tutte queste considerazioni sono ancora valide di fronte allo scambio di cortesie tra la Golfo ed il direttore di Avvenire, ed anzi se ne potrebbero ancora aggiungere altre: ad esempio, si potrebbe sottolineare che non solo non è dimostrato che la denatalità conduca alla crisi economica, ma neppure che esista un vero e proprio nesso tra denatalità e possibilità di accedere all’aborto; anzi, siccome negli ultimi anni si è assistito ad un calo parallelo sia del numero di aborti, sia delle nascite (come notato da una commentatrice della lettera su Twitter), si potrebbe argomentare che, se una relazione esiste, essa è di proporzionalità diretta, e non inversa: più aborti si fanno, più aumenta il numero di figli che nascono. Sarebbe assurdo, me ne rendo conto, ma non più che sostenere il contrario: tali sono le stupidaggini che si giunge a sostenere, quando si cede al “queste due cose stanno succedendo insieme, quindi questa sta causando quest’altra”. Ma questo non vuole essere un trattato di logica, non voglio mettermi a giocare a dei “giuochi per noi uomini di dottrina”: qui voglio invece rilevare un altro aspetto interessante, della missiva che contiene la “laica provocazione” della presidente della Fondazione Marta Bellisario: il fatto che essa ritenga che per risolvere quello che a suo dire è “un problema” sia sufficiente mettere mano all’impianto normativo.

E francamente trovo ridicolo dover spiegare ad una donna dell’esperienza della Golfo, per altro correndo anche il rischio di fare mansplaining, che non è rimuovendo la possibilità di accedere all’aborto che si rimuoverà l’aborto (fermo restando che dovrebbe esistere, per tutti e tutte, il sacrosanto diritto di non diventare genitori senza doversi sentire in colpa perché non si stanno dando baionette allo stato e consumatori al mercato): semmai, per raggiungere quest’obiettivo bisognerebbe spingere sull’educazione sessuale e garantire alle donne la possibilità di crescere un figlio senza dover temere di perdere il lavoro e la carriera, come ancora succede assai spesso; ho colleghe che hanno rinunciato alla specialità, perché sono rimaste incinte e non hanno potuto “starci dietro” come richiedevano i loro primari (spesso uomini, ça va sans dire). E lo trovo ridicolo perché per una persona che si occupa di questioni di genere dovrebbe essere chiaro che leggi come la 194 esistono non per favorire, ma per regolare l’aborto: che esiste (come esistono la tossicodipendenza e la prostituzione, per citare altri due temi un tempo caldi), che la legge lo voglia o no. L’unica cosa su cui si può intervenire è il modo in cui una donna può accedere a questa possibilità: e, francamente, preferisco vivere in un paese in cui esiste un impianto normativo che consente di fare qualcosa che forse rallenta l’economia, piuttosto che in uno dove se sei ricca abortisci e sopravvivi, ed altrimenti muori.

11 thoughts on “Sospensione ed incredulità

  1. Mah. Di fronte a certe riflessioni sembra quasi di sparare sulla Croce Rossa, a cercare di spiegare perché sono delle minchiate colossali. Però evidentemente soffro di presunzione, in questo, e dovrei viceversa accettare che c’è una grossa parte dellle persone cresciute nel mio stesso (?) contesto culturale che la pensa in maniera totalmente opposta alla mia (e delle mie idee avrà le medesime opinioni che io ho delle loro).
    Non sono comunque del tutto convinto che l’unica ragione di una bassa natalità siano le precarie condizioni offerte dal futuro (o dal presente, per i potenziali genitori). Quantomeno, mi è capitato più volte di riflettere sul perché contesti culturali diversi abbiano portato (e portino) a soluzioni opposte: paesi in condizioni di impoverimento molto più grave del nostro mostrano tasso di natalità elevati, in virtù del fatto (sì dà come spiegazione principale) che i figli siano “un investimento” per la famiglia e per il futuro. Non sono del tutto convinto nemmeno di questo, credo le ragioni siano più di ordine biologico/etologico che economico, ma il discorso è lungo e meriterebbe un post dedicato.

    • E allora scrivilo! 🙂

      Comunque, seppure non fosse per quello che le persone non fanno figli, io penso che dovrebbe essere nel diritto di ognuno decidere di non farlo, senza sentirsi dire che si è traditori della patria.

      • guarda, già il mese scorso ho scritto venti righe di post e mi è sembrato di scalare una montagna per trovarte il tempo… dubito di dare seguito ai buoni propositi.
        per il resto, non posso che essere totalmente d’accordo

  2. condivido completamente questo articolo: chi se la piglia con una legge che regolamenta la libertà della donna di non gestire una gravidanza che non vuole, non solo dimostra una concezione davvero maschilista di questa libertà, ma ha un’idea delle libertà individuali veramente strana; del resto non è neppure strano che chi contrasta l’autodeterminazione femminile al momento della nascita – e solo femminile! perché quella maschile è garantita dalla natura, si direbbe -, alla stessa maniera contrata l’autodeterminazione senza distinzione di genere sessuale al momento della morte. e ci si chiede come facciano costoro a definirsi liberali.
    ma certamente deviano completamente l’attenzione dal problema vero: pensare di sostenere le nascite vietando alle donne di abortire sarebbe un proibizionismo parte inefficace, dato che esiste persino la pillola del giorno dopo e hai voglia a proibirla!, parte stupido. significa poi pensare anche di aumentare il numero di bambini che finirebbero negli istituti (piuttosto che, non sia mai, affidati a coppie gay che li desiderano!)

    ma qual’è allora il centro del problema? vado controcorrente, tanto ci sono abituato: non solo la precarietà, giustamente da mettere sul banco degli accusati, ma anche l’egoismo diffuso di chi ha completamente introiettato il modello di vita capitalistico e consumista e non fa figli o al massimo non ne fa più di uno solo, perché vuole degli standard di vita elevati per se stesso ed eventualmente anche per la progenie.
    questo spiega bene come nel contesto attuale, l’unica vera alternativa al calo delle nascite sia l’immigrazione (e la conseguente necessaria integrazione civile e culturale a pineo titolo).
    ma a quegli stessi ambienti non va bene in realtà neppure questa.
    e dunque diciamo pure che la loro prospettiva è il suicidio della comunità che abita questo paese.

    del resto, ultima nota controcorrente: un certo calo demografico è perfino necessario globalmente per evitare la catastrofe ambientale e quella in corso lo esige e lo prepara.
    quindi di che cosa ci lamentiamo? se 140 anni fa l’Italia esisteva con 40o milioni di abitanti e funzionava bene, perché non potrebbe tornare a farlo nel 2050?
    e ci rendiamo conto che clima ci sarà per allora qui? tante nascite di meno, tante morti di meno nei prossimi decenni.

    • Il punto he sollevi potrebbe essere una concausa, ma secondo me i ricchi si stanno talmente contraendo come gruppo sociale che è una concausa marginale. Semmai, il punto potrebbe essere che una coppia fa un solo figljo perché così può garantirgli studi adeguati, vita tranquilla… cosa che con più figli non potrebbe fare.

      Riguardo l’emigrazione: qualcuno nei commenti a quell’articolo scriveva infatti (giustamente) che ciò che preoccupa davvero chi lancia questi peana è la denatalità bianca. E se il caso è questo, vietare l’aborto è stupido, visto che altrove ho letto che la maggioranza delle donne che vi si rivolgono è straniera (probabilmente perché prive della possibilità di utilizzare altri metodi contraccettivi).

      Sull’ultimo punto, sono d’accordo, ma solo perché l’Italia lo sta facendo “spontaneamente”. Non credo di essere d’accordo con soluzioni come quella cinese (che poi sarebbe tutto da dimostrare che un calo della popolazione porterebbe ad un calo delle emissioni, per dire).

      • indubbiamente l’egoismo è una concausa della denatalità e lo avevo anche scritto (“anche l’egoismo diffuso”); per paradosso, basterà che la povertà di massa torni ad essere un modello di vita comune ed accettato anche da noi, per vedere crescere di nuovo un poco la natalità (non a caso sono i paesi più poveri anche i più prolifici).

        preoccupa la denatalità bianca? certo. però va anche sottolineato che, via via che gli immigrati si integrano, la denatalità si diffonde anche fra loro, e quindi neppure l’immigrazione è la soluzione definitiva, a meno che non sia continuamente rinnovata.

        infine sulla Cina: la politica di un figlio solo imposta per legge è stata indubbiamente efficace a limitare l’espansione demografica, almeno per un periodo – comunque la si debba giudicare sul piano dei diritti civili. però è profondamente sbagliata, sta facendo rischiare il collasso del sistema pensionistico, è già stata abbandonata e proprio oggi viene approvata la nuova legge che consente tre figli per coppia. c’è da chiedersi però con quali prospettive future. va inoltre sottolineato che il problema migratorio esiste anche in Cina, ma è quasi esclusivamente interno, nel senso che le migrazioni che da noi oggi avvengono dall’Africa verso l’Europa, lì avvengono tra cinesi delle province povere verso le città.
        non dimenticherei mai comunque che i diritti civili individuali sono assicurati esclusivamente dalla collettività e dunque vanno necessariamente subordinati a questa, da un punto di vista esclusivamente pratico.

  3. Io tuttavia rimango contrario all’aborto, ma non voglio apparire un bastian contrario e nemmeno generare litigi.
    Sono contrario per motivi personali che non sto qui ad elencare.

  4. Pingback: fuoriblog dal 29 maggio al 4 giugno 2021 – 247 – Cor-pus 2020

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