Dei suoi dolcissimi difetti

Tra gennaio ed aprile 2001, per un miracolo dovuto all’intercessione di qualche santo (più probabilmente, di tutti i santi), o forse ad una particolare ed irripetibile disposizione degli astri, andò in onda su Rai 2, sia pure in seconda serata, Satyricon, talk show scritto e condotto da Daniele Luttazzi. Si trattò di un programma memorabile per tutta una serie di ragioni: lanciò e contemporaneamente stroncò la carriera di Luttazzi, che da quel momento divenne abbastanza famoso da riempire praticamente tutti i teatri in cui si esibiva ma che dopo la conclusione di Satyricon dovette attendere quasi sette anni per tornare a lavorare in televisione; fece conoscere al pubblico “generalista” (e questo in effetti non so se sia stato un bene o un male) Marco Travaglio, che era all’epoca un oscuro giornalista della carta stampata che aveva scritto un libro controverso su Silvio Berlusconi (L’odore dei soldi), e che tale probabilmente sarebbe rimasto se Luttazzi non l’avesse intervistato, con tutte le polemiche che ne seguirono; dimostrò il grado di potere che lo stesso Berlusconi, divenuto presidente del consiglio quattro mesi dopo la sua messa in onda, aveva raggiunto, ed il modo in cui se ne sarebbe servito, quando divenne uno dei “perni” su cui si incardinò l’editto bulgaro, che lo spazzò via dai palinsesti Rai e, dunque, considerando che a quei tempi le uniche altre reti televisive che trasmettevano su tutto il territorio nazionale appartenevano proprio al Cavaliere, dalla televisione in toto.

Queste considerazioni di carattere storico e politico, certo importanti (soprattutto per ricordare che il problema, con Berlusconi, non era solo che raccontava barzellette sporche), hanno finito purtroppo per far perdere di vista il fatto che, però, Satyricon fu un programma fondamentale anche e soprattutto da un punto di vista artistico: intanto, perché importò in Italia, sia pure per fini parodici, un genere fino ad allora inedito, quello del talk show all’americano (il riferimento neppure troppo velato era David Letterman), che avrebbe dovuto trovare maggior fortuna nella forma addomesticata in cui, due anni dopo, lo declinò Fabio Fazio in Che tempo che fa, che stranamente non incorse mai nelle maglie della censura berlusconiana (e, diciamocelo, che Che tempo che fa sia ancora in onda, e Satyricon no, dimostra che al mondo non c’è giustizia); in secondo luogo, perché fu la prima e probabilmente l’unica trasmissione televisiva in cui Luttazzi, sia pure tra mille difficoltà, riuscì a far giungere al grande pubblico la sua idea, oserei dire filologica, di satira; quella, cioè, di genere comico che irride spietatamente i potenti (i quali se lo meritano a prescindere dal loro schieramento), e che per far ciò tratta primariamente di quattro argomenti: la politica, certo, ma anche la religione, la morte ed il sesso.

Ora: se su tutti gli altri Satyricon era tutto sommato “convenzionale”, è su quest’ultimo tema (all’autore particolarmente caro, visto che lo avrebbe ulteriormente espanso e sviluppato in Sesso con Luttazzi) che esso era straordinariamente avanti rispetto ai suoi tempi. Luttazzi dev’essere stato, tanto per fare un esempio, uno dei primi da utilizzare, su una rete pubblica, “pagata coi soldi di tutti” (e nessuno di noi l’ha mai ringraziato abbastanza per questo), la parola clitoride, ed anzi sul divieto implicito di ricordare, in televisione, che gli esseri umani possiedono anche degli organi genitali, e che è giusto e auspicabile che se ne servano per provare piacere, scrisse una valanga di battute (indimenticabile quella che racconta di un suo dialogo, credo fittizio, con un’impiegata dell’“ufficio controllo”: “Luttazzi, nel suo monologo c’è un clitoride, dobbiamo tagliarlo: e guardi che questa non è censura”. “Certo, tagli il clitoride, non è censura: è infibulazione”). Riguardo l’argomento, poi, mantenne sempre un atteggiamento ludico e divertito che era (ed è ancora) assolutamente sovversivo, in tempi in cui ancora si sentono gli effetti dell’esempio di quel presidente del consiglio cui abbiamo già accennato, ed in cui sembra che la priorità di ogni maschio sia dimostrare di avercelo più lungo, in senso non necessariamente metaforico.

In tal senso si spiegano alcuni “colpi di teatro” che, ad uno sguardo superficiale, potrebbero sembrare motivati unicamente dal desiderio di far parlare di se stimolando uno spirito pruriginoso ed anzi in certo modo voyeuristico: quello di avere come valletta una pornostar, o di utilizzare come fazzoletto da taschino le mutande che Anna Falchi si filò durante la prima puntata del programma, ad esempio, nonché quella di bere un bicchiere di birra “appena prodotto” da una transessuale (categoria la cui frequentazione, negli anni più oscuri del berlusconismo, sarebbe divenuta un’arma con cui abbattere avversari politici); ed in tal senso si spiega, pure, un’intervista a Franco Califano che andò in netto contrasto con l’immagine “nazionalpopolare” che si aveva (e si ha) di lui: davanti a Luttazzi, infatti, il Califfo, in contrasto con la fama (maschilista ed anzi machista) di playboy che lo accompagnava, fu capace di pronunciare frasi davvero illuminanti nella loro… direi quasi tenerezza; in particolare, di quell’intervista (che riuscii a recuperare solo molti anni dopo la sua messa in onda), mi rimasero impressi due passaggi: quello in cui Califano argomentava che, se “l’uomo è cacciatore”, è perché la donna è infinitamente superiore a lui e può permettersi di farsi conquistare, e quello in cui confessava di non avere preclusioni rispetto ai difetti fisici, e che anzi gli piaceva “quel po’ di cellulite che fa libidine”.  

Non mentirò: ricordo con chiarezza questa frase perché a chiunque fa piacere sapere che la sua opinione è condivisa da quelli che possono essere considerati degli “esperti in materia”; ma la ricordo anche perché i difetti fisici delle donne sono in un certo senso un tabù: gli unici che possono permettersi di parlarne sono quelli che scrivono le pubblicità dei centri estetici e delle creme rassodanti per glutei e cosce; per il resto, è una vergogna anche solo pensare che una donna possa avere dei difetti fisici: quanto meno, è una vergogna pensare che li abbia e non faccia nulla per cercare di rimuoverli. Ho sentito ragazze, a mio modesto parere bellissime, disperarsi perché non avevano tempo di andare in palestra, o compulsare ferocemente l’agenda alla ricerca di un momento per andare dall’estetista, per eliminare i chili in più accumulati durante le vacanze di Natale e rimuovere dal viso quei due o tre punti neri che, pervicacemente, non ne volevano sapere di sparire sotto strati di fondotinta: ed in definitiva le ho sentite essere così crudeli col loro stesso corpo, ed esserlo così spesso, che ad un certo punto mi sono chiesto se, per caso, non esista una sorta di pressione sociale che spinge le donne a credere che è un loro dovere obbedire sempre agli standard (altissimi) che la società (intendo: la società dei maschi) fissa riguardo il com’è una donna bella; che è un loro dovere che può ed anzi deve sopravanzare tutti gli altri: e mi sono risposto che in effetti è così, e che per rendersene conto basta vedere quanta importanza si da, nell’educazione “media” delle bambine (quella, per capirci, portata avanti da zii e nonni pieni di buone intenzioni), al loro aspetto fisico, che invece è molto più trascurato nei maschi (ed infatti, se ad un bambino piace passare il tempo a “mettersi in ordine”, subito i genitori iniziano a struggersi al pensiero che possa essere omosessuale). Nel bellissimo Se mi lasci ti cancello, c’è una scena straziante riguardo il peso che già le bambine sentono, riguardo il loro aspetto: una scena che coglie benissimo che, fin dall’infanzia, si insegna alle donne che l’unica cosa di valore che hanno è il loro corpo, che dovranno usare per sedurre un uomo che pensi a loro, e che poi diverrà una fabbrica di produzione di bambini.

Intendiamoci: mi rendo conto benissimo che per tutti la società ha delle aspettative, e che il sesso biologico porti con se una serie di pregiudizi da cui è difficile liberarsi, e con cui spesso è altrettanto difficile convivere (“sei uomo, gli uomini non piangono: al limite, aggiustano l’impianto elettrico. Ah, non sei capace? E non ti vergogni?”… nel caso vi servisse una prova del fatto che il maschilismo danneggia e ferisce anche gli uomini); ma esse non riguardano mai un fattore fisico, come il corpo che la natura ci dona (o con cui ci condanna, a seconda dei punti di vista) ubbidendo alle leggi in gran parte imperscrutabili della genetica, su cui la persona non può avere alcun controllo. In effetti, ora che ci penso, chi insulta una donna perché è brutta (e badate, è una cosa che succede assai più spesso che non agli uomini, a cui semmai si rimprovera di non essere abbastanza uomini) è in linea di principio la stessa cosa che proferire insulti razzisti: una persona non sceglie il luogo in cui nasce, allo stesso modo in cui non sceglie di avere le rughe o i fianchi larghi. E certo, so che la fissazione riguardo il “come sono le donne” ha anche motivazioni prettamente ed anzi grettamente economiche, visto che il “mercato della bellezza” si rivolge assai più a loro che agli uomini; ma queste obiezioni non cancellano il fatto che l’attenzione e l’ipercritica nei confronti del sesso femminile esistono anzitutto in quanto strumento di dominio dei maschi nei loro confronti: perché è da lì che vengono cose come “non puoi avere il posto da dirigente, sai che le donne sono solo belle bamboline”, o “dovresti ringraziarmi per averti scopato, brutta come sei, invece di fare tante storie”.

Perché è lì che si ancora (e torniamo sempre sullo stesso tema) il privilegio del maschio.

18 thoughts on “Dei suoi dolcissimi difetti

  1. ciao gaber, ho letto l’articolo di volo, trascinato dalla concatenazione degli argomenti, ma la fine mi ha sorpreso: mi è sembrato quasi che tu ti sia fermato di botto, conclusa l’introduzione, e che il bello dovesse ancora venire.
    scusa se ti faccio sempre osservazioni, per così dire, di secondo livello, ma non me ne rimangono altre da fare, visto che condivido la sostanza – solo, un po’ meno positivo, per me, il giudizio su Luttazzi, che del resto, a quanto pare, copiava ampiamente le battute da altri – anche se non è questo il senso della mia perplessità.
    non è mai chiaro del tutto, infatti, se l’abolizione della censura sul sesso e il parlarne in maniera volutamente sboccata sia una autentica forma di liberazione.
    anzi, viene il sospetto che sia una affermazione del maschilismo, non a caso definito anche spirito da caserma, espressione nata quando le donne non vi erano ammesse.
    non mi pare che questo modo di parlare del sesso possa essere visto come liberatorio da un punto di vista femminile, anzi potrebbe forse ribadire la loro sottomissione all’immaginario maschile.
    se è così, siamo in un bel pasticcio di contraddizioni.
    ops, ma questa è diventata anche una critica di contenuti, vedo.
    ma no, non è una critica: è solo per dire, appunto, che si dovrebbe approfondire la discussione e se ne sente la mancanza.

    • Dopo 1500 parole mi sembrava di abusare della pazienza del lettore… 🙂 A me sembra che Luttazzi trattasse ironicamente quella materia, comunque: interpreta anche quel personaggio, ma in senso critico. Vero è che spesso si è mosso su un confine sottile (penso ad esempio al suo monologo a Rai per una notte, che ti invito ad ascoltare).

      • penso che tu ti riferisca a questo, vero?

        ce ne sono diversi su Youtube…
        vedo dalle riprese molte donne che ridono ed applaudono la parte francamente scurrile e da caserma, che sfiora l’apologia di reato, quando descrive il luogo comune di un rapporto che vede la donna all’inizio non consenziente, ma poi felice di essere violentata.
        ci ritrovo del tutto Beppe Grillo, qui dentro, ed il peggiore maschilismo.
        ma se ci sono donne che applaudono, vuol dire che ci sono donne che consentono ad un rapporto così.
        certo, rivedersi questi video è un pugno in faccia, che dice bene quanto è cambiata l’Italia in soli undici anni.
        – quanto alla lunghezza dei tuoi post, ti direi di non farti problemi: chi viene a leggerti la apprezza, direi, sa quello che si aspetta e può perfino succedere che a volte non li trovi abbastanza lunghi…
        (ma mi rendo conto che con questo aggettivo entriamo in un campo pericoloso, ahhah).

      • A me Luttazzi è sempre sembrato molto più consapevole (e coraggioso) di Grillo, e lì anche non mi sembrava francamente maschilista… ma magari parlo per partito preso perché sto difendendo il mio comico preferito.

  2. Ho seguito alcune puntate di Luttazzi, e devo dire che faceva “anche” ridere, se non fosse che a me la comicità che per far ridere deve per forza parlare di culi e tette non mi piace (esempio per cui, pur lontanissima da Luttazzi, nemmeno la Littizzetto mi piace).
    DI Luttazzi mi piacque la voglia di trasgressione, pur non condividendone la forma, e ricordo molto bene l’intervista a Travaglio, che a quel tempo era – almeno per me – un totale sconosciuto.
    Di Luttazzi comperai anche il libro “Sesso con Luttazzi”, ma in effetti esso confermò la mia repulsione per un certo modo di far ridere.
    Mi piacque tuttavia la sua intenzione di fare un programma quasi “all’americana”, come Fazio finge di voler fare.

    Capitolo bellezza: a me piacciono i “difetti” fisici. Troppo facile amare ed adorare la bellezza perfetta.

  3. Da quel che scrivi sulla bellezza femminile mi viene da consigliarti il profilo Instagram @maryscupofteaa.
    Il commento precedente mi è partito per sbaglio.

  4. Pingback: miei fuoriblog dal 5 all’11 giugno 2021 – 261 – Cor-pus 2020

  5. Gaber mi sei piaciuto tanto perché hai scritto un post verissimo, la cui forma mantiene nella chiarezza il rispetto. Valido dagli anni 50 ‘ certamente perché li ho vissuti. Non voglio raccontare di me, mi parrebbe di drammatizzare e non è il caso.
    Le mie righe me le tengo e i chili che porto a spasso di troppo ,mi disturbano in termine di salute. Mi sono liberata di tutte le paturnie degli uomini piuttosto superficiali e ripetitivi. Rischio di essere io sfrontata talvolta … Per contro vedo che a certi uomini obsoleti sta bene e ci scherzano su. Con tre figlie , bambine e bambini delle elementari confermo le cretinate demenziali a partire dai genitori. Soprattutto i padri. Luttazzi è stato indubbiamente vivace . A me non piace la sua satira ,”eccessiva”, per certi aspetti . Rischia di sortire l’effetto opposto. Ed è quello che e capitato e capita a me. Aggiungo però ,che non amo la satira in generale. Grazie per la Cura e l’Attenzione la Sensibilità e la Chiarezza che hai espresso nel tuo post . Ti ho trovato squisitamente elegante . Non si trovano molti uomini capaci di esprimono come te. Troppi tabù e tradizioni errate. Buon tutto ✌️🌹🙅☀️

    • Ti ringrazio per il commento, è sempre un piacere confrontarsi! E mi fa piacere sentirti dire queste cose: cerco di combattere il maschilismo che permea anche me ogni giorno, e fa piacere sapere che almeno qui, almeno un po’ ce la faccio.

  6. Grazie sincero del tuo contributo quotidiano.
    Sono certa che verranno superati ma i tempi non sono maturi su alcun fronte culturale sociale ed economico.
    Spero che i miei Nipotini comprendano bene e agiscano con tenacia e coerenza nella legalità e giustizia intesa a tutto tondo . Tema a cui si deve porre rimedio . Scusami per gli errori che commetto ma interviene la “correzione intelligente programmata”e la mia distrazione , non programmata ,ma, dovuta a lacuna personale. Ciao

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