Società a responsabilità limitata

In tutte le cose c’è una crepa: è da lì che entra la luce.

Devo la conoscenza di queste parole (tradotte da una canzone di Leonard Cohen, Anthem), verosimilmente tra le più belle che siano mai state scritte, ad un’intervista che il mio amico Ivan Cenzi concesse a Mariano Tomatis, e che potete ascoltare qui. L’intervista in questione risale ad ormai sei anni fa; ammetto con vergogna di aver dimenticato molte delle cose che Ivan disse in quell’occasione (ma molte altre le ricordo con chiarezza, ed in effetti furono esse a fondare l’ammirazione che provo per lui), ma quella frase è rimasta impressa nella mia memoria; talvolta, con essa sono riuscito a sintetizzare perfettamente e completamente situazioni assai ingarbugliate e complesse.

Qualche giorno fa, mi è capitato sotto gli occhi un estratto dell’intervista (assai meno illuminante di quella che Ivan rese a Mariano, diremo) che Giorgia Meloni ha rilasciato a La Stampa. Durante il dialogo (o il monologo?) col quotidiano torinese, la leader di Fratelli d’Italia ha affrontato, tra le altre cose, un argomento di cui ho scritto, qualche settimana fa, a queste coordinate: mi lamentavo infatti qui dell’eccessivo trasporto (assai simile al tifo) con cui le opinion star italiane avevano accolto la decisione di Emmanuel Macron di rendere obbligatorio l’utilizzo del green pass per “qualunque attività che richieda di uscire da casa propria”, e dell’azione, prossima al lobbying, con cui stavano tentando di convincere Mario Draghi ad “importare” dalla Francia quel provvedimento; come sicuramente saprete, il presidente del consiglio sembra infine aver obbedito ai consigli che le opinion star gli fornivano: poco dopo la pubblicazione di quel mio post, infatti, lui ed il governo che presiede hanno imposto anche in Italia il green pass vaccinale per una serie di attività (per ora, quelle che prevedono di stare in luoghi chiusi con altre persone per fini diversi dal lavoro: andare al cinema, consumare al tavolo del bar…), la cui gamma verrà progressivamente estesa nei prossimi mesi (quando, potrebbe dire qualcuno il cui spirito è perverso, si assisterà ad un nuovo netto aumento dei casi e, visti i due anni appena trascorsi, sarà decisamente impopolare proporre nuove chiusure). A proposito di questa decisione, la Meloni si è mostrata incredibilmente acuta, ed ho dovuto, mio malgrado, ammettere che, per questa volta, ero d’accordo con lei, visto che ha voluto propalare a mezzo stampa un’opinione che io (non solo per quanto riguarda l’oggetto del contendere odierno) vado ripetendo da mesi, ossia che

così com’è configurato è un obbligo vaccinale mascherato […] se il governo ritiene che sia necessario l’obbligo vaccinale, se ne deve assumere la responsabilità.

Eccola, mi sono detto, leggendo quest’ultimo passaggio, la crepa da cui entra la luce: ma allora la Meloni lo sa, che se Conte prima, e Draghi poi, si sono “comportati male” non è stato perché (cito a caso dalle molte critiche che abbiamo sentito provenire dal mondo della destra) hanno dichiarato guerra alle aziende (a cui anzi hanno fatto svariati regali… ed in effetti anche richiedere ai propri dipendenti il green pass può diventare un mezzo eccezionalmente potente di controllo della manodopera, come miracolosamente hanno capito pure i sindacati); è capace di interpretare la realtà anche al di fuori delle maglie propagandistiche a cui pure deve aggrapparsi, visto che la sua storia la rende decisamente inadatta al ruolo di “giovane promessa dell’opposizione”, che la stampa le ha cucito addosso. Lo sa, è capace, e questo, lungi dal “giustificarla”, ai miei occhi la rende ancora più inqualificabile: perché significa che le sue uscite, sempre inopportune, sono dovute non all’ignoranza, ma al calcolo; che potremmo chiamare anche malafede.

Ad ogni modo, scopo di questo articolo non è parlare della Meloni, e men che mai criticarla; la signora in questione, per altro, come già accennato, mi pare si presenti per ciò che è ogni volta che interviene su un tema quale che sia. Semmai, lo scopo è quello di sfruttare le sue parole per rendere evidente come perfino lei, che pure è una specialista nella creazione di nemici inesistenti, si è infine resa conto di qual è, il problema principale della gestione della pandemia così come impostata dai governi Conte e Draghi: quello della responsabilità. O, per meglio dire, della mancata assunzione di responsabilità.

Sottolineavo infatti già in tempi non sospetti (ossia, prima che una “voce dal sen sfuggita” alla Meloni venisse ad esplicitare qualcosa che per me era ovvio) che l’emergenza pandemica, che allora possedeva ancora i caratteri dell’eccezionalità, stava mettendo pericolosamente le figure di potere (tutte le figure di potere: dal vigile urbano su su fino al papa) nella condizione di provare l’ebbrezza di prendere decisioni con una libertà mai sperimentata prima: il presidente del consiglio governava a colpi di DPCM, della cui illogicità (ci torneremo) nessuno poteva chiedergli conto; i dirigenti sanitari cercavano modi per tenere aperti, o eventualmente riaprire il più in fretta possibile, gli ambulatori più remunerativi per le aziende; si sprecavano le segnalazioni degli abusi polizieschi commessi nelle attività di controllo delle autocertificazioni sanitarie, la cui compilazione è stata, per lunghi mesi, motivo di un terrore tale da fare il giro e divenire grottesco. In questo contesto, iniziava ad essere sempre più evidente che quelle stesse figure di potere non avevano alcuna intenzione di prendersi la responsabilità delle conseguenze che i provvedimenti che stavano prendendo in solitaria avrebbero potuto avere: dal che, la necessità, per loro, di trovare qualche innocente a cui addossare le colpe. La storia del dirigente ospedaliero che imputa la ripresa dei contagi agli specializzandi (categoria senza la quale spesso e volentieri i reparti Covid non avrebbero potuto restare aperti), i quali durante i loro turni osavano addirittura levarsi la mascherina per mangiare, è in questo senso paradigmatica; e così pure quella del governo che alla chetichella consente alle discoteche di riaprire, salvo poi dare addosso ai ragazzi che ci vanno.

Qualcuno potrebbe dire, utilizzando una terminologia che si sta trasformando rapidamente in una “idea senza parole”, che un simile stato di cose (che è essenzialmente lo stesso in cui continuiamo a vivere) sia dittatoriale, o quanto meno autoritario; per parte mia, considerando anche la scarsa levatura di coloro che l’hanno messo in atto, e che credo incapaci di un progetto così a lungo termine, tenderei piuttosto a parlare di comportamento arbitrario: intanto, perché l’arbitrio è appunto l’eccesso di libertà; in secondo luogo, perché questo sostantivo esprime non tanto, o non solo, l’imposizione della propria volontà sulla volontà di un altro, ma anche e soprattutto l’imposizione della propria volontà sulla logica.

Prescindendo dal giudizio sul caso specifico, ad esempio, è priva di logica la modalità con cui si è deciso di applicare l’obbligo del green pass (che è evidentemente un obbligo vaccinale mascherato): se certe attività (tipo prendere i treni a lunga percorrenza) sono considerate pericolose, e se il vaccino è ritenuto un’“arma” efficace contro il contagio, allora perché non rendere obbligatorio subito il green pass anche per esse? Viceversa, se la convinzione è che il vaccino non possa realmente contenere un’eventuale quarta ondata, allora perché si sta sostanzialmente diffondendo il messaggio “vaccinatevi e fate un po’ il cazzo che volete”? Le contraddizioni continue nelle decisioni del governo iniziano a parermi una scelta deliberata, una strategia portata avanti perché ce lo si può permettere; una strategia che consente di sfuggire alla responsabilità (e ci torniamo) di prendere una decisione e portarla fino in fondo. In fin dei conti, fa parte della cultura popolare il detto: se non puoi convincerli, confondili.

Lo so: qualcuno potrebbe dire che tutto sommato questo atteggiamento è comprensibile. Anche i politici sono esseri umani, ed in questo momento prendere una decisione, quale che sia, è difficile, visto che la verità è che del Covid-19 continuiamo a sapere molto poco, e dei vaccini prodotti con l’obiettivo dichiarato di prevenirlo appena qualcosina di più. Ma a queste obiezioni si potrebbe rispondere che nessuno ha puntato una pistola alla testa di Mario Draghi dicendogli “o palazzo Chigi, o la vita”, e che il lavoro del politico consiste, appunto, nel prendere una decisione nei momenti di incertezza. Tutti i politici italiani sognano di essere Camillo Benso conte di Cavour: be’, se è così, nessuno sta chiedendo di dichiarare guerra all’Austria. Vi si sta solo chiedendo di fare le cose con un minimo di criterio: in fin dei conti, il fatto che “ci sta il Covid” non ha impedito che molti di noi le loro responsabilità dovessero continuare a prendersele e, anzi, se ne vedessero addossate anche alcune in più. I presidi, fa notare il mio amico bortocal, presto dovranno trasformarsi in sceriffi (cosa che, sospetto, ad alcuni di loro non dispiacerà) e potenzialmente essere la causa del licenziamento dei loro docenti; nel mio piccolo, mi sono lamentato nemmeno troppo velatamente del fatto che è sul sistema dell’emergenza che si scarica il pasticcio comunicativo (a proposito del quale vi invito a leggere qui) compiuto con “l’affaire vaccini”.

E, nei fatti, dubito che qualcuno, dalle parti di piazza Colonna, si consideri in cuor suo responsabile delle morti che la vaccinazione, o la mancanza di vaccinazione, possono produrre, o dei posti di lavoro che possono far perdere. L’unica cosa di cui potrebbero essere chiamati a rispondere, eventualmente, è dei voti fatti perdere al proprio partito scegliendo di sposare questa o quella opinione.

Via, signori, è un rischio che potete permettervi di correre, vi pare?

17 thoughts on “Società a responsabilità limitata

  1. forse va aggiunto, a proposito della tua conclusione, che proprio la pandemia ha definitivamente svelato che la democrazia occidentale di tipo parlamentare pluripartitico non è il sistema politico del quale non esistono migliori, come diceva Churchill, ma una forma di organizzazione del potere valida semmai solo per i periodi di benessere e lontani da problemi gravi; ma quando la vita sociale è ricondotta alla sua dimensione emergenziale (e incombe oramai la ben più grave crisi climatica) è totalmente inadeguata: l’impossibilità dei politici di prendere decisioni giuste, ma impopolari diventa obbligatoria in un sistema che li sottopone a periodici indici di gradimento e li seleziona sulla base della loro capacità di portare consensi “alla ditta”.

      • la vera domanda, semmai, è se questi controlli in un paese come l’Italia funzionano. abbiamo una storia terribile alle spalle, dagli anni del terrorismo a quelli delle stragi mafiose, abbiamo avuto Berlusconi, che forse alla fine è stato fermato, ma ci sono voluti 17 anni per farlo ed è comunque rimasto arbitro della politica. siamo sicuri che in Italia questi controlli ci siano e siano efficaci?

      • No, ma almeno a livello formale ancora esistevano. Adesso temo che si stia affermando l’idea che l’emergenza rende “obbligatorio” liberarsi di quelle pastoie e far decidere l’uomo forte/il competente.

  2. Tu lo chiami obbligo mascherato, io lo sto chiamando TSO con inaspettate prove tecniche di dittatura (NON sanitaria). Sono preoccupato, frustrato (soprattutto), amareggiato, inondato di domande sulle ragioni scientifiche della scelta (a cui ormai ho le palle piene di rispondere), sconfortato per il “geniocidio” (no, non è mia, è di Bergonzoni ovviamente) che di sta compiendo.

  3. Nessuno si prende responsabilità perché, pare, ogni decisione presa sia automaticamente decuplicata ad affondo dittatoriale nelle libertà di questo o quell’altro gruppo.
    Le emergenze ci sono sempre state e sempre ci saranno, abbiamo avuto decenni di relativa calma, o perlomeno la civiltà occidentale in qualche modo ha potuto sempre assorbire elasticamente i colpi. Stavolta ci ha detto male, e la tempra non era fatta.
    Da vaccinato convinto, con famiglia vaccinata convinta, che qualche scrupolo sui prossimi mesi e anni se l’è fatto ma ritiene il Covid il più blando dei calci nelle palle che ci riservano i tempi venturi, dico: pazienza.

      • Certo, diciamo solo che la pandemia ha spostato le lancette qualche anno in avanti e siamo tutti in jetlag, da questo punto di vista.
        La sfera privata, il diametro che ce ne verrà concesso e i nuovi modi in cui si tenterà la breccia é da sempre nei sogni di ogni governo; ora esistono tutte le tecnologie desiderabili per tracciare e profilare, ma molte di loro sono ormai basilari (per dirne una, la traccia GPS nelle foto fatte col cellulare) e comunque le usiamo, magari lamentandoci solo del banner troppo fastidioso; sembra una brutta trama sci-fi, ma personalmente sono persuaso dall’idea per cui non saranno le nostre scelte ad essere considerate, quanto quelle dei nostri “doppi” virtuali, cui noi saremo mera retroazione, e che per mera igiene mentale preferisco non associare a grandi interrogativi.

  4. Io vedo molta confusione, e molta “arbitrarietà”, in ogni paese europeo ed anche nei principali paesi extra-europei. Per cui i nostri politici credo che si stiano comportando né più né meno di ogni altro politico del mondo: procedendo un po’ a tentoni, un po’ a logica, un po’ a consenso.

  5. Reblogged this on ammennicolidipensiero and commented:
    In un tempo e in un paese, l’Italia, in cui le dicotomie di pensiero trovano terreno fertilissimo (global/no-global, TAV/NO-TAV, MUOS/NO-MUOS e così via, abbiamo almeno vent’anni di scelta), non potevamo esimerci dal vivere la polarizzazione Vax/NO-Vax – che dura già da tempo ma che con l’attuale pandemia ha raggiunto livelli di reciproco terrorismo psicologico da primato. In questo tempo, cerco con insistenza un senso nella via di mezzo, in quello “stat virtus” di antica memoria, e sono contento di poter condividere le riflessioni del mio amico Gaber, che pur in passato ha già discusso della possibilità o impossibilità di affrontare l’argomento con un pensiero laterale, su un argomento che in questo momento mi desta parecchia preoccupazione: un trattamento sanitario obbligato camuffato da responsabilità individuale (e con altrettanta, e sempre maggiore, preoccupazione, rispetto a quanto la scienza sia stata declassificata negli ultimi due anni a mero orpello della politica).

    • Intanto grazie del reblog, ed in secondo punto noto con dolore che hai ragione sull’ultimo punto: in fin dei conti, “lo dice la scienza” è l’estrema deresponsabilizzazione. Come se decidere di rendere obbligatorio un vaccino, o di far finta di non farlo per farlo comunque, fosse una scelta scientifica e non politica.

  6. Pingback: miei fuoriblog dal 7 al 13 agosto 2021 – 383 – Cor-pus 2020

  7. Pingback: … nonché qualche postilla | Suprasaturalanx

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